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Forme di auto-organizzazione, Venezia-Treviso, Italia, 2002-2004

Le interviste qui pubblicate sono state raccolte nell’ambito di una tesi di dottorato in “Sociologia dei processi comunicativi e interculturali nella sfera pubblica”, svolta tra il 2002 e il 2004, successivamente trasformata in un libro (Immigrazione e cittadinanza. Auto-organizzazione e partecipazione dei migranti in Italia, FrancoAngeli, 2007).

L’indagine ha avuto come oggetto l’auto-organizzazione e la partecipazione dei migranti in Veneto, e ha prestato attenzione ad alcuni elementi poco indagati dalla letteratura italiana su questi temi, come le dinamiche che si creano tra organizzazioni italiane pro-immigrati e associazioni di stranieri in ambito locale, o il collegamento tra i vari livelli della mobilitazione dei migranti. Il modello di analisi utilizzato per lo svolgimento della ricerca, sinteticamente, sostiene l’importanza dell’adozione di un approccio relazionale (che si focalizza cioè sulle relazioni e non sulle “essenze”, come “attore”, “struttura”, ecc.) e dell’utilizzo di uno strumento di analisi delle “mobilitazioni etniche”, che, dopo aver indagato il contesto “macro”, tenga conto di ciò che avviene nella sfera politico-organizzativa e in quella infra-politica, e presti inoltre attenzione alle variabili individuali che possono avere un’influenza sulla propensione alla partecipazione (come l’anzianità d’immigrazione, le precedenti esperienze politiche e sindacali, lo status giuridico, la situazione economica, ecc.).
Dopo aver descritto il contesto regionale, la ricerca si è addentrata nello studio di ciò che avviene a livello provinciale e/o comunale, prendendo in considerazione le province di Venezia, Treviso e Vicenza. Tramite interviste, analisi di rete qualitativa e fruizione di media locali, è stata ricostruita la mappa etnografica degli attori-chiave italiani e immigrati di quello che (riadattando un noto concetto bourdieusiano) ho definito campo dell’immigrazione locale. Gli attori italiani presi in considerazione consistono prevalentemente in responsabili di sportelli immigrati o del settore immigrazione nei sindacati, negli enti locali, nel terzo settore. I migranti sono quelli che ho denominato immigrati visibili: immigrati mobilitati (che si mobilitano a diversi livelli per la rappresentanza di un interesse collettivo) che hanno vinto la competizione per l’accesso alla sfera pubblica e che quindi, con diversi ruoli e a diverso titolo, sono diventati noti a livello locale, e partecipano spesso a strutture ed organizzazioni italiane che si occupano della rappresentanza degli interessi dei migranti. Degli attori italiani, in particolare, ho analizzato gli interventi portati avanti nei confronti degli immigrati, specialmente quelli riguardanti la tematica della partecipazione e della rappresentanza; dei migranti ho indagato le opinioni e le problematiche espresse a proposito della cittadinanza e della partecipazione politica, l’associazionismo (prevalentemente quello rivolto alla società d’arrivo) e la partecipazione ad enti, strutture e organizzazioni messi in piedi dagli italiani.
Ho poi approfondito le dinamiche infra-politiche, i legami transnazionali e il background culturale di due gruppi nazionali (bangladesi e senegalesi), mostrando come la conoscenza di questi fattori sia importante per la comprensione anche delle dinamiche che si verificano nella sfera politico-organizzativa. La scelta è caduta su questi due gruppi nazionali sia perché numericamente rilevanti nelle aree prese in considerazione, sia perché si tratta delle due nazionalità di migranti che diversi testimoni privilegiati hanno definito come «le più organizzate». Gli immigrati che ho intervistato in questa parte della ricerca sono mobilitati, ma spesso non visibili. In questo approfondimento ho fatto un uso rilevante del metodo etnografico, ed ho mantenuto un’attenzione costante anche alle caratteristiche e strategie individuali, sulla scorta dell’adozione di una prospettiva teorica che considera il rapporto di ciascuna persona con la propria “cultura” come qualcosa di unico e mutevole.
Ho scelto di pubblicare alcune interviste fatte a migranti senegalesi, perché, sia per la conoscenza reciproca derivante dalla mia frequentazione in quel periodo della Rete Antirazzista di Mestre (dove molti di loro sono attivi), sia per “compatibilità linguistica” (conosco molto meglio il francese che l’inglese!), sono tra le più approfondite e dense. In esse vengono affrontati temi come la storia personale, la partecipazione ad associazioni di vario tipo, la percezione della cittadinanza e dell’appartenenza. Dalla ricerca è emerso, tra le altre cose, come, più che l’ottenimento di status formali come la cittadinanza italiana, che non paiono costituire una meta desiderata in sé, i migranti sembrano desiderare l’eliminazione degli ostacoli materiali (difficoltà di soggiorno e movimento, mancanza di diritti politici, difficoltà di mobilità verticale, mancanza di spazi di ritrovo, ecc.) e simbolici (mancanza di riconoscimento da parte degli autoctoni, immagine negativa dell’immigrato nel discorso pubblico, ecc.) che impediscono l’inserimento e la partecipazione nella società di arrivo. In particolare, pesa loro molto la sensazione di sentirsi esclusi dalla comunità dei “veri cittadini”, perché guardati dagli autoctoni come “stranieri”, anche dopo molti anni di residenza in Italia, fino ad arrivare ad atti di vero e proprio razzismo, come emerge in particolare dalla toccante testimonianza di Fatoumata.

Claudia Mantovan, maggio 2008

Fatoumata, (nome inventato, 48 anni, sposata con un italiano), Mestre -VE- (Italia), febbraio 2004 (intervista raccolta da Claudia Mantovan)

Amadou (nome inventato, 37 anni, delegato CGIL, membro Rete Antirazzista di Mestre), Mestre -VE- (Italia), novembre 2003 (intervista raccolta da Claudia Mantovan)

Mamadou (nome inventato, 35 anni, membro Rete Antirazzista di Mestre), Mogliano Veneto, Treviso, (Italia), ottobre 2003 (intervista raccolta da Claudia Mantovan)

Aminata (37 anni), Dolo, Venezia (Italia), marzo 2004 (intervista raccolta da Claudia Mantovan)

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