Home page > Immagini e Video > Video
I video di Ursula Biemann (Federica Sossi, gennaio 2008)

Sahara Chronicle, Contained Mobility, Performing the Border, Europlex, Remote Sensing. Presentiamo qui una breve sezione di clip dedicata ai video di Ursula Biemann.

Non è facile scegliere un’immagine o una frase, o meglio, un racconto fatto di immagini-frasi, da cui partire. Né è facile decidere che cosa selezionare per parlare dei video di Ursula Biemann, perché nella selezione si perde tanto, si tralascia tutto il resto altrettanto essenziale.

Ma dal momento che bisogna farlo, scelgo di partire dall’ultima scena del video Europlex, dall’epilogo che ci racconta con ironia un ulteriore attraversamento di una frontiera che in questo caso non ha direttamente una collocazione spaziale, ma che diventa spazio proprio nel momento in cui viene attraversata.

Le comparse per il film del regista marocchino Mohammed Ismail passano dalla finzione alla realtà: ingaggiate per il suo film sulla migrazione, nel momento in cui si trovano in mare, nello stretto di Gibilterra, migrano veramente e arrivano in Spagna. Agiscono nella realtà la finzione e la fanno diventare reale, concretizzando, allora, anche quella frontiera spaziale di cui Ursula Biemann ci fa vedere le infinite altre concretizzazioni.

Ecco, credo che sia questa una cifra comune a tutti i suoi lavori: l’insistenza sul fatto che la frontiera esiste solo nel caso in cui sia attraversata, cioè il bisogno di passare dall’astratto al concreto affinché ci sia frontiera. Questo vale in molti casi, che Ursula Biemann rende visibili soprattutto attraverso il gioco del contrasto tra l’immagine di uno spazio visto dall’alto, colto dalle immagini satellitari, e poi la concretezza di quel luogo colto dal basso: in cui il luogo si fa oggetti abbandonati, vestiti rimasti, scatolette, oppure uomini e donne, tende, militari, migranti, abitanti del luogo, desideri, strategie di esistenza.

“Le visioni satellitari della globalità si basano su un’ottica binaria che è stata programmata in 0 ed 1. Del tutto incapace di cogliere le interferenze che stanno in mezzo tra gli 0 e gli 1: l’area di confine, la zona grigia. La zona della possibilità”, dice la voce narrante in Remote Sensing, dove la zona grigia diventa lo spaccato di una delle industrie più floride del capitalismo globale, quella del sesso.

Ma la necessità dell’attraversamento affinché ci sia frontiera, vale anche per quella frontiera per eccellenza astratta che è il limite con cui gli stati-nazione si sono dati un “proprio” territorio separandolo dagli altri stati-nazione.

Allora, però, questi video che sono video sul presente ci dicono qualcosa anche rispetto alla storia passata: se la frontiera esiste solo se attraversata, ridefinita, re-immaginata, ri-giocata, in mille declinazioni diverse, allora anche il “proprio” del territorio nazionale non è più così evidentemente “proprio”. Così come quell’appartenenza al territorio con cui si è voluta pensare per secoli la cittadinanza scopre allora che deve a sua volta lasciare spazio a infiniti attraversamenti che sospendono l’aderenza del cittadino al territorio immettendo in essa zone di sospensione.

Un’altra cifra, forse, almeno quella che io ho colto guardando i suoi video, è la molteplicità dei modi in cui la frontiera si fa concreta: come frontiera economica; frontiera temporale (il cambiamento del fuso orario che le donne marocchine vivono tutti i giorni andando a lavorare nell’enclave di Ceuta); frontiera spaziale di contenimento delle mobilità in cui però le esistenze si muovono e ricreano lo spazio proprio a partire dal fatto che lì, almeno stando ai discorsi ufficiali, non sono previste; frontiera dell’immaginario (quella nuance che anche le donne occidentali dovrebbero concepire per riuscire a cogliere il fenomeno della prostituzione senza più l’aut aut tra la vittima, la donna che è stata costretta, e la scelta, la donna demoniaca che sceglie di prostituirsi),

Una molteplicità dei modi che comporta il fatto che anche gli attori di questa concretizzazione della frontiera siano a loro volta diversi. Allora, forse, per ritornare alle immagini di Europlex, il corpo femminile che si riempie di abiti per entrare o uscire da Ceuta è un’immagine che riesce a raccogliere in sé tutte queste molteplicità.

Ma vorrei soffermarsi su un punto particolare: l’Unione europea, si sente dire in questo video, dal punto di vista economico ha allargato i suoi confini fino al Nord Africa usando risorse umane e materiali lì disponibili per produrre per il mercato europeo.

Questa affermazione, con le immagini di questo e di altri video che per così dire la mostrano, ci permette allora di ripensare in altro modo le politiche di contenimento delle migrazioni o meglio, le politiche di governo delle migrazioni che l’Unione europea sta attuando da alcuni anni proprio rispetto al continente africano.

E di vedere come l’allargamento dei propri confini verso l’Africa dal punto di vista economico sia necessariamente intrecciato a uno strano fenomeno di allargamento dei propri confini rispetto alle politiche migratorie, strano, perché destruttura completamente quell’idea di frontiera statal-nazionale con cui l’Europa aveva disegnato il proprio territorio negli ultimi due secoli.

Credo che alcune immagini di Ursula Biemann servano a imporre a noi tutti un esercizio di rovesciamento dello sguardo per riuscire a cogliere questa concretezza al di là delle immagini satellitari e dei discorsi altrettanto “satellitari”.

Un’ultima osservazione, per ritornare da dove ero partita. Da quel passaggio della frontiera dall’immaginario (un film) alla realtà.

Credo che l’azione singolare e collettiva, sempre singolare e collettiva, del migrare, comporti sempre anche un attraversamento di questa stessa frontiera ma nella direzione opposta: quell’invenzione del sé, quella accettazione dell’essere altro, di dirsi con altri documenti, con altri nomi, con un’altra storia, un altro luogo di origine, un altro luogo di provenienza con cui i migranti mettono in atto le loro strategie di esistenza e di resistenza rispetto alle attuali politiche di governo e di contenimento delle migrazioni.

(Federica Sossi, gennaio 2008)

Sahara Chronicle | 2006-2007
A COLLECTION OF VIDEOS ON MOBILITY AND THE POLITICS OF CONTAINMENT IN THE SAHARA

Contained Mobility | 2004
SYNCHRONIZED DOUBLE VIDEO | 21’

Europlex | 2003
VIDEO ESSAY, 20 MIN. 2003, ENGLISH WITH FR/SP/ARABIC SUBTITLES

Remote Sensing | 2001
VIDEO ESSAY, 53 MIN. 2001, ENGLISH

Performing the Border | 1999
VIDEO ESSAY, 45 MIN. 1999, ENGLISH

Il progetto
Français
English

Interviste e racconti
Africa
Europa
Nord America
Sud America
Australia
Asia

Politiche migratorie e dispositivi di controllo
Interviste e documenti
Cronologia

Immagini e Video
Video
Immagini

Links
scritture migranti
escrituras migrantes
Passaparole Milano

Iscriviti alla Newsletter