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Pescatori d’uomini (Italia, 2007-2008)
Tribunale di Agrigento. Udienze dibattimentali (trascizioni effettuate da Germana Graceffo)

L’8 agosto 2007 sono stati arrestati dalla procura di Agrigento, a Lampedusa, sette pescatori tunisini che avevano soccorso e salvato in mare 44 migranti, provenienti da Sudan, Eritrea, Etiopia, Marocco, Togo e Costa D’Avorio, intercettati su di un gommone, in avaria per le cattive condizioni del mare, con a bordo anche due bambini, di cui uno disabile, e due donne in stato di gravidanza.

L’equipaggio dei due motopescherecci tunisini, il Mohamed El Hedi e il Morthada, si trovava a circa 40 miglia dalle coste di Lampedusa, dove stava svolgendo attività di pesca. Dopo avere lanciato l’SOS ed avere adempiuto ad ogni obbligo prescritto dal codice della navigazione e dalle norme di diritto internazionale, i comandanti hanno provveduto al trasbordo dei naufraghi, per condurli nel porto “sicuro” più vicino al fine di assicurare loro assistenza sanitaria. Raggiunti dalle forze dell’ordine che pattugliano il Canale di Sicilia, i sette pescatori sono stati scortati fino al porto di Lampedusa, dove sono stati arrestati in flagranza di reato, con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina a fini di lucro, ex art. 12, comma 3 e 3 bis, Testo Unico sull’immigrazione ( L. n. 286/1998). I due bambini, insieme alla madre, ed una donna in avanzato stato di gravidanza, sono stati trasferiti a Palermo, con il servizio di elisoccorso, per un ricovero ospedaliero urgente. Dopo la convalida degli arresti, il tribunale di Agrigento ha iniziato un processo per direttissima nei confronti dei sette pescatori, difesi dagli avvocati, Leonardo Marino e Giacomo La Russa, del foro di Agrigento. Il 22 agosto, dopo la convalida degli arresti, si è tenuta la prima udienza dibattimentale presso il tribunale di Agrigento, davanti al collegio giudicante, composto dai dott. Domizia e Geraci, presieduto dalla dott.ssa Antonina Sabatino (presidente del collegio del processo Cap Anamur). Attorno alla vicenda si è costituito un movimento spontaneo composto da numerose associazioni e movimenti internazionali per la difesa dei diritti dell’uomo, italiani, francesi, tunisini, tedeschi, inglesi, belgi, marocchini e algerini, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla vicenda e sui temi dell’immigrazione e per portare il caso all’attenzione degli europarlamentari, i quali, in 111, hanno sottoscritto una petizione per chiedere l’immediata scarcerazione dei pescatori. Il 6 settembre si è tenuta una conferenza stampa a Roma, presso la camera dei deputati, indetta dal cartello di associazioni euro-mediterranee, alla presenza di alcuni deputati italiani. Il 7 settembre 2007, in concomitanza al sit-in di protesta tenutosi ad Agrigento, sono state organizzate manifestazioni in diverse città italiane e a Parigi, Tunisi, Rabat. Il 10 settembre 2007 cinque membri dell’equipaggio tunisino sono stati scarcerati, anche grazie al lavoro difensivo degli avvocati sostenuti dall’apporto tecnico dell’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione). Il 22 settembre 2007, dopo 45 giorni di detenzione preventiva, anche i due comandanti sono stati messi in libertà per decisione del tribunale delle Libertà di Palermo, a giudizio del quale “appare altamente verosimile e logicamente assai probabile” la versione dei fatti riferita dal comandante del Morthada. Il 26 settembre 2007, a Strasburgo, in concomitanza ad una sessione plenaria del Parlamento europeo sui temi dell’immigrazione e del controllo delle frontiere, si è tenuta una conferenza stampa ed una audizione degli avvocati e delle associazioni impegnati sulla vicenda, organizzata dagli europarlamentari Catania, Flautre, Napoletano e Fava, promotori dell’appello in solidarietà dei pescatori tunisini. Il 20 dicembre 2007, durante una seduta alla Camera dei deputati, i parlamentari Mascia, Frias, Zaccaria, Monelli, Venier, Migliore, Di Salvo e Amici, firmatari di una interpellanza urgente, datata 1 dicembre 2007, sulla vicenda dei sette pescatori tunisini, di fronte al contenuto della risposta “ingiustificabile ed incomprensibile” del sottosegretario agli interni, dott.ssa Lucidi, si dichiarano “completamente insoddisfatti” e pronti a riproporla nelle settimane a venire. La prossima udienza dibattimentale del processo a carico dei sette pescatori tunisini è stata fissata in data 10 marzo 2008. L’ultima vittima “nota”, del clima di terrore che si respira da mesi tra i pescatori che lavorano nel Canale di Sicilia, ha perso la vita, a largo di Lampedusa, il 10 gennaio 2007, per mano di un pescatore pugliese, che, forse, per paura di incorrere in un arresto in flagranza con l’accusa di traffico di esseri umani, anziché soccorrere un naufrago che era riuscito a salire a bordo della sua imbarcazione l’ha rigettato in mare e oggi si trova in carcere, indagato dalla Procura di Agrigento per omicidio volontario.

Qui di seguito pubblichiamo le udienze del processo ai 7 pescatori arrestati con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. (vai a: Tribunale di Agrigento. Udienze dibattimentali)

Germana Graceffo Rete Antirazzista Siciliana Collettivo Agrigento (gennaio 2008)

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