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Senegal, migranti rimpatriati (2006)

30 maggio 2006. All’aeroporto di Dakar arriva un aereo dal Marocco con a bordo 433 persone, una delle quali ferite, e sette bare.

E’ un rimpatrio collettivo, di giovani senegalesi che, diretti verso le isole Canarie, avevano trovato dei problemi nel tratto di mare vicino alla Mauritania e al Marocco, erano stati soccorsi dalle motovedette marocchine e portati in Marocco. Delle sette bare si parla sui giornali senegalesi del giorno successivo, così come del rimpatrio, ma senza alcuna polemica. I due paesi, infatti, hanno da tempo firmato un accordo di rimpatrio e i rapporti tra di loro sono rimasti amichevoli nonostante il regno del Marocco proceda ormai d’abitudine al rimpatrio dei senegalesi.
Le polemiche, invece, scoppiano il giorno successivo, quando allo stesso aeroporto scendono 99 persone, tutti uomini, provenienti, in questo caso, da una non ben localizzata isola dell’Arcipelago delle Canarie. Raccontano, quei giovani, di essere stati fatti uscire da un centro di detenzione dell’isola in cui avevano fatto approdo, dove erano stati identificati come senegalesi, di essere stati accompagnati all’aeroporto dalla polizia spagnola, fatti salire sull’aereo con la promessa di prendere il volo verso Madrid, ammanettati una volta a bordo e di essersi ritrovati a Dakar.
Protestano i rimpatriati, protestano le loro famiglie, protesta il governo senegalese per il trattamento “disumano”, le manette, riservato ai suoi giovani figli. Il primo giugno si riunisce il Consiglio dei ministri senegalese che alla fine della riunione fa sapere alla Spagna, pronta a scaricare a Dakar altri 600 migranti, che per ora i rimpatri saranno sospesi sino a nuovo ordine.
Un ordine che, in segreto, non tarda ad arrivare. Tra il 19 e il 24 giugno, infatti, ma questa volta in sordina e senza clamore sui giornali, i rimpatri riprendono: 189 persone vengono fatte scendere sempre all’aeroporto di Dakar, con l’avvallo del governo senegalese che accoglie i rimpatriati parlandogli del piano Reva, il piano di ritorno all’agricoltura lanciato dal presidente Wade per stoppare l’emigrazione massiccia e proposto ora anche ai giovani di ritorno dopo la breve avventura spagnola per il loro reinserimento in Senegal. Molti sono scettici, alcuni fanno sapere anche pubblicamente che di zappare il suolo senegalese non ne vogliono sapere, sono giovani, si aspettano qualcosa di più dal loro governo dopo quel viaggio per intraprendere il quale avevano venduto tutto quello che avevano, e, soprattutto, in molti sono originari di villaggi di pescatori e dell’agricoltura nulla hanno mai saputo.
Nel frattempo, per poter continuare la politica dei rimpatri, la Spagna aveva annunciato e concesso varie cose al Senegal: una politica meno ferma rispetto ai visti e, soprattutto, 20 milioni di euro per la sua collaborazione nel fermare il fenomeno migratorio. Così, di rimpatrio in rimpatrio, e ogni volta con un accordo a voce perché Wade, sotto elezioni, non poteva concedersi di firmare dei veri e propri accordi di rimpatrio, si è arrivati al dato del dicembre 2006, momento in cui sono state raccolte queste interviste: 6000 senegalesi fatti rientrare in Senegal, la maggior parte dalle Canarie, una minoranza dal Marocco. Che fare della loro delusione che nel frattempo aveva cominciato a diventare un protesta collettiva e organizzata, con associazioni di rimpatriati e familiari nate nei vari villaggi di partenza? Sul piano “Reva” si erano già sprecate le ironie, dal momento che era stato velocemente ribattezzato piano sogno (rêve) da parte dei suoi destinatari, e bisognava dunque promettere loro qualcosa di più tangibile soprattutto in vista delle elezioni presidenziali del febbraio 2007: dai calcoli proposti sulla stampa, ogni rimpatriato portava via dai 40 agli 80 voti a Wade, considerando le famiglie allargate senegalesi, il che significava dai 200.000 ai 400.000 voti in meno. E’ così che il governo senegalese ha inventato un accordo con la Spagna per gli ingressi di lavoro regolare, senza far sapere ai giovani rimpatriati che, visti gli accordi Schengen, loro non avrebbero potuto usufruirne.

(Federica Sossi, luglio 2007)

Interviste collettive ai rimpatriati a Tharoi-sur-mer (Dakar, Senegal), 7 dicembre 2006 (audio: 1 ora e 2 minuti, interviste raccolte da Cristina Sebastiani, Ilaria Scovazzi, Federica Sossi)

Tharoi-sur-mer (Dakar, Senegal). Intervista a un ragazzo che è arrivato alle Canarie (in Wolof con traduzione in francese da parte di un amico) (intervista audio: 20 minuti, raccolta da Cristina Sebastiani, Ilaria Scovazzi e Federica Sossi)

Vieux e a un suo amico, Saint-Louis (Senegal), 10 dicembre 2006 (audio: 40 minuti, interviste raccolte da Cristina Sebastiani, Ilaria Scovazzi, Federica Sossi)

Aminata, Rufisque (vicino a Dakar, Senegal) 13 dicembre 2006 (intervista raccolta da Ilaria Scovazzi e Federica Sossi)

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