Marzo 2011:
1 marzo: Libia-Tunisia-Egitto. Situazione sempre più difficile al confine tra la Libia e la Tunisia per il continuo afflusso di persone in fuga dalle violenze di Gheddafi sulla popolazione dopo l’inizio della rivolta. Dal 20 febbraio sono 110.000 le persone che hanno lasciato la Libia riversandosi alle frontiere della Tunisia e dell’Egitto. In Tunisia, al posto di frontiera di Ras Jedir, la situazione è particolarmente difficile per il grande afflusso di cittadini di altri paesi, soprattutto egiziani, che aspettano di essere rimpatriati. L’OIM partecipa alle operazioni di rimpatrio. L’Unhcr chiede che si mettano in modo gli aiuti internazionali e esprime preoccupazione per le sorti di alcune migliaia di rifugiati sub-sahariani rimasti incastrati in Libia.
1 marzo: Italia. Inaugurata l’anno scorso in Italia e in Francia, la giornata di sciopero dei migranti “Un giorno senza immigrati: 24 ore senza di noi” si è ripetuta anche quest’anno. Molte le città italiane in cui ci sono state iniziative: a Padova il corteo è terminato in via Antenore, dove alcuni migranti protestano da quattro giorni contro la “sanatoria truffa”; a Bologna il corteo ha raggiunto il Cie di via Mattei e i manifestanti hanno invaso la struttura mentre un gruppo di detenuti, tra cui anche alcuni tunisini arrivato a febbraio sull’isola di Lampedusa, hanno solidarizzato con la protesta. A Verona, le lavoratrici migranti occupate alle Gecchele srl, azienda agricola dell’est veronese, hanno occupato l’azienda per chiedere il pagamento delle retribuzioni arretrate.
1 marzo: Libia. Cittadini di vari paesi africani, lavoratori o rifugiati che in questi anni non sono riusciti a raggiungere l’Europa a causa delle politiche italiane di respingimento in mare, continuano a mandare messaggi di allarme sulla loro situazione. Intrappolati in Libia, vengono accusati dalla popolazione di essere mercenari di Gheddafi. A Bengasi, circa 2000 persone, tra ghanesi, camerunesi, maliani, vivono tra alcune baracche vicino all’Università Gar Younes, protetti da alcuni cittadini e studenti libici.
1 marzo: Italia. Mentre continuano gli arrivi dei migranti tunisini sull’isola di Lampedusa, il sindaco dell’isola è indagato per “incitamento all’odio razziale” per un’ordinanza anti accattonaggio e bivacco emanata durante il mese di febbraio.
1 marzo: Australia. Una relazione parlamentare rivela che sono 6.500 i richiedenti asilo rinchiusi nei centri di detenzione; tra questi, anche 900 rifugiati la cui richiesta è stata formalmente approvata.
1 marzo: Spagna. La campagna di Almeria rappresenta una delle maggiori ricchezze agricole della regione dell’Andalusia. Ogni anno le coltivazioni intensive e le serre, tipiche di quest’area geografica, attirano numerosi di lavoratori stranieri sans papiers provenienti dall’Africa settentrionale e subsahariana. Essi vivono lontano dai centri abitati nei pressi delle aree coltivate nelle cosiddette ’chabolas’, strutture diroccate e baracche di fortuna, senza acqua corrente né servizi. Il documentario, realizzato dal quotidiano britannico The Guardian, mostra le immagini della fortuna agricola andalusa costruita giorno dopo giorno sullo sfruttamento della manodopera a basso costa dei migranti giunti in Spagna. In alcune località della zona come San Isidro il 40% della popolazione è rappresentata da stranieri. Il loro sfruttamento è sotto gli occhi di tutti, eppure il trattamento lavorativo e salariale continua a rimanere invariato.
1 marzo: Kuwait. Il governo del Kuwait ha varato una sanatoria per la regolarizzazione amministrativa delle migliaia di lavoratori stranieri che vivono nel paese. La comunità straniera più numerosa, quella proveniente dallo Sri Lanka, teme tuttavia che la procedura amministrativa, possibile dal 1 marzo al 30 giugno 2011, comporti la perdita della loro occupazione. Infatti, è prevedibile che alcuni datori di lavoro decidano di concludere il rapporto di lavoro in vista di maggiori responsabilità contrattuali. Secondo la diplomazia dello Sri Lanka, saranno circa 10.000 i connazionali che rischieranno di diventare ‘illegali’, nel caso in cui non trovino un nuovo lavoro entro la fine del mese di giugno e, soprattutto, nel caso in cui essi non riescano a rientrare in patria prima della scadenza. In quel caso essi rischierebbero di essere espulsi e di perdere la possibilità un domani di rientrare in Kuwait con un nuovo contratto lavorativo.
2 marzo: Spagna. Il giornalista Edu Leon, fotografo della testata spagnola Diagonal, affronterà un nuovo processo con l’accusa di aver fotografato e ripreso alcune immagini durante le retate della polizia di Madrid e durante i controlli dei documenti agli stranieri. Negli ultimi mesi la polizia ha sequestrato il materiale audiovisivo in possesso del giornalista, restituendogli in seguito solo parte delle memory card che contenevano le fotografie contestate. Di fronte all’accaduto, la redazione della testata è intervenuta in difesa di Leon, mentre alcune associazioni di categoria, tra cui l’Albo dei giornalisti e l’Associazione della Stampa di Madrid, hanno assecondato la condotta delle autorità governative.
2 marzo: Francia. In seguito alla condanna della Grecia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo dello scorso gennaio per il trattamento degradante dei richiedenti asilo, il ministro dell’interno francese annuncia che darà istruzioni ai prefetti per non eseguire il trasferimento dei richiedenti asilo verso la Grecia applicando la clausola di sovranità prevista dall’articolo 3 del regolamento di Dublino.
2 marzo: Italia. Dopo aver presidiato con le tende per 4 giorni Piazza Antenore, a Padova, un gruppo di migranti è salito sulla facciata della Basilica del Santo per continuare a denunciare la sanatoria truffa e chiedere un permesso di soggiorno per protezione sociale dopo aver denunciato le persone che li hanno truffati vendendo loro falsi contratti di lavoro. Chiedono, inoltre, che in attesa della decisione della Procura vengano sospese le espulsioni nei loro confronti. Sono oltre 50.000 i migranti che sono in questa situazione e per i quali le autorità italiane non hanno proposto alcuna soluzione e che rischiano dunque di rimanere nella clandestinità del lavoro nero.
2 marzo: Francia. Una ventina di migranti, 9 tunisini, 5 libici, 4 egiziani, un romeno e un afghano, in provenienza probabilmente dall’Italia, sono stati arrestati alla stazione di Lione. Dopo una segnalazione avvenuta a bordo del treno, alla stazione sono stati accolti da un ingente dispositivo di polizia. Il nuovo ministro degli interni francese, Claude Guéant, aveva appena affermato che « la ricerca di libertà che si manifesta al sud del Mediterraneo pone la Francia dinanzi a due responsabilità : accompagnare questi popoli verso una reale democrazia, ma senza subire un’immigrazione non controllata”.
2 marzo: Libia-Tunisia. Secondo Human Right Watch sarebbero ormai 140.000 i profughi che hanno lasciato la Libia verso I paesi di frontiera. Alla frontiera con la Tunisia, nonostante la buona volontà del paese che viene sottolineata dall’organizzazione, le autorità non riescono più a far fronte alla situazione e chiedono l’aiuto internazionale. La frontiera viene chiusa durante varie ore della giornata, per limitare l’afflusso. Un campo è stato installato alla frontiera, ma con una possibilità di accoglienza di 12.000 persone, mentre sono 40.000 le persone che cercano di entrare in Tunisia. Human Right Watch richiama inoltre l’attenzione sui rifugiati di origine sub-sahariana che non riescono a lasciare la Libia e che si nascondono per paura di essere scambiati per mercenari di Gheddafi.
3 marzo: Egitto-Israele. Le autorità israeliane fanno saper che dopo l’inizio delle rivolte in Egitto c’è stato un forte calo nel numero di migranti che cercano di raggiungere lo stato di Israele passando attraverso la frontiera egiziana.
3 marzo: Qatar. La Fondazione per la lotta al traffico di esseri umani in Qatar ha ricevuto nel corso del 2010 147 richieste di assistenza da parte di lavoratori stranieri che stavano subendo maltrattamenti o che denunciavano di essere nelle mani di organizzazioni criminali. Questo programma mira soprattutto a informare e tutelare i lavoratori stranieri che potrebbero trovarsi in situazioni difficili nel paese. Nell’ultimo anno, il lavoro della Fondazione ha condotto alla condanna di 674 datori di lavoro che non rispettavano le condizioni salariali pattuite e i contributi assistenziali per i propri dipendenti stranieri.
3 marzo: Australia. Il ministro dell’Immigrazione Chris Bowen annuncia la costruzione di un nuovo centro di dentizione (con capacità di 1.500 posti) a Wickham Point, fuori dalla città di Darwin e l’ampliamento del centro di detenzione all’aeroporto di Darwin.
4 marzo: Gran Bretagna. Deportati 92 migranti di origine nigeriana – 77 uomini e 15 donne. Una delle donne nigeriane racconta di essere residente a Londra dal 2004 con regolare permesso e di non capire il motivo della deportazione. Un altro migrante deportato racconta di essere immigrato a Londra per studiare ingegneria elettrica e di essere rimasto nel paese una volta completati gli studi fino all’arresto, tre mesi fa, e alla deportazione.
4 marzo: Europa-Africa. Un gruppo di associazioni per i diritti dei migranti di vari stati europei e africani pubblica un appello in cui si criticano fortemente le politiche dell’Unione europea e dei singoli stati membri di fronte ai cambiamenti avvenuti al sud del Mediterraneo, politiche preoccupate, si legge nell’appello, “unicamente a proteggersi dinanzi a un ipotetico flusso incontrollabile di migranti”. Nell’appello si chiede alle autorità europee di approntare immediatamente un dispositivo di evacuazione dalla Libia e di rimpatrio non solo dei propri cittadini, ma anche di coloro che non riescono o non possono rientrare nei loro paesi; di prevedere l’accoglienza negli stati Ue dei rifugiati bloccati in Libia; di accordare la protezione temporanea ai migranti in arrivo dalla Libia o dalla Tunisia; di porre termine alla missione Frontex che impedisce l’arrivo dei rifugiati.
4 marzo: Grecia. Sono sempre più difficili le condizioni di salute dei migranti in sciopero della fame da più di un mese per protestare contro le politiche repressive della Grecia e chiedere la loro regolarizzazione. In questi giorni, 36 scioperanti sono stati ricoverati all’ospedale.
4 marzo: Francia. I detenuti del centro di detenzione di Vincennes sono in sciopero della fame da ormai 10 giorni. Chiedono il rispetto dei loro diritti e in particolare l’accesso alle cure mediche e la cessazione di ogni violenza nei loro confronti. Molti di loro, originari di vari paesi arabi, chiedono inoltre che venga sospeso il rimpatrio versi i paesi in cui sono in corso le rivoluzioni. Le associazioni di sostegno ai diritti dei migranti indicono un presidio davanti al centro per il 5 marzo.
4 marzo: Ue. L’unione europea annuncia che metterà a disposizione 30 milioni di euro per l’aiuto ai rifugiati che sono fuggiti dalla Libia e che hanno raggiunto la frontiera della Tunisia. Ma la priorità, ora, è quella di provvedere al rimpatrio dei rifugiati verso i loro paesi di origine. Dalla parte libica, attualmente la frontiera è sotto il controllo dei miliziani di Gheddafi, mentre più di 12.000 persone cercano di passare dal lato tunisino.
4 marzo : Italia-Francia. Il nuovo ministro degli interni francese, Claude Guéant, chiede alle autorità italiane di trattenere sul proprio territorio i migranti tunisini che cercando di arrivare in Francia. Quella dalla Tunisia, secondo Guéant, è in realtà un’immigrazione economica contro cui le autorità francesi sono determinate a resistere. Il ministro chiede all’Italia di rispettare pienamente le regole europee, trattenendo i migranti tunisini sul proprio territorio e riprendendo quelli che vengono rimandati in Italia dalle autorità francesi. Circa 500 migranti tunisini sono stati intercettati dalla polizia francese nell’ultimo mese nel sud est del paese e le autorità francesi stimano che siano 15.000 i migranti tunisini in provenienza dall’Italia che potrebbero cercare di entrare in Francia.
5 marzo: Australia-Malesia. Le autorità australiane regalano all’aeroporto malese di Kuala Lampur nuove attrezzature per effettuare perizie di documenti. Il potenziamento dei controlli sull’emigrazione dalla Malesia rientra nella cooperazione in materia di immigrazione iniziata dai due paesi nel 2007.
6 marzo: Australia. Vengono trasferiti dal centro di Christmas Island ad altri centri e strutture di accoglienza sulla terraferma i cento richiedenti asilo sopravviisuti al naufragio del 15 dicembre – il trasferimento non coincide ancora con il riconoscimento del diritto d’asilo. Un portavoce dell’associazione Social Justice Network racconta che i superstiti sono stati spostati senza essere informati della destinazione. La scelta delle città di Adelaide e Melbourne, inoltre, risulta in contrasto con la preferenza espressa dai migranti per Syndney dove la maggior parte di loro ha parenti e amici. Sempre oggi, l’associazione Refugee Action Coalition presenta un appello al governo perché’ prenda in esame urgentemente le richieste di asilo di tre rifugiati di origine Tamil che sono al sesto giorno di sciopero della fame nel centro di Villawood, a Sydney. Il 25 febbraio i rifugiati avevano scritto una lettera al Department of Immigration chiedendo di essere ammessi in Australia o trasferiti in un paese terzo e minacciando uno sciopero della fame se non avessero ricevuto risposta entro il primo marzo.
6 marzo: USA. Un congressman repubblicano presenta una proposta di legge (H.R.932, Criminal Alien Removal Act) per identificare e deportare tutti i migranti senza permesso di soggiorno attualmente presenti nelle carceri statunitensi.
6 marzo: Messico. Sono stati trovati dalla Polizia statunitense 35 migranti di origine messicana nel deserto di Sonora in Arizona. Il gruppo era stato abbandonato giorni prima dai trafficanti ai quali avevano pagato il passaggio alla frontiera americana. Intercettati dalle autorità locali, i cosiddetti gruppi Beta, i migranti hanno ricevuto assistenza medica e ora si trovano in buone condizioni di salute.
7 marzo: Grecia. I 300 migranti sans papier in sciopero della fame da più di un mese hanno deciso di continuare lo sciopero ad oltranza e di smettere di prendere sali minerali e zucchero nell’acqua. Denunciano il rifiuto del governo greco di rispondere alle loro rivendicazioni. Le loro condizioni di salute, intanto, si aggravano e sono ormai 66 gli scioperanti ospedalizzati.
7 marzo: USA. Maine. Manifestazione di protesta ad Augusta, in Maine, contro i tagli all’assistenza pubblica proposti dal governatore LePage. Tra questi, la restrizione ai soli cittadini statunitensi del diritto di accedere a servizi sociali di base come la sanità e gli assegni famigliari – la misura escluderebbe dall’accesso a questi servizi tutti i migranti non naturalizzati, anche se in possesso di un regolare permesso di soggiorno.
7 marzo: USA. Le autorità frontaliere statunitensi schedano i migranti messicani sans-papiers che varcano il confine per rientrare nel loro paese con l’obiettivo di costruire un archivio dei sans-papier che permetta di accelerare le operazione di deportazione nel caso di re-ingresso.
8 marzo : Austria. Il ministro dell’interno austriaco propone una nuova legge sull’immigrazione che sarà discussa dal Parlamento. La legge prevede, tra l’altro, il prolungamento della durata della detenzione amministrativa a 18 mesi, la scelta, per i genitori di minori, in caso di detenzione nei centri, tra il trattenimento nello stesso centro anche dei figli o la loro consegna al servizio per l’infanzia e il venir meno delle misure alternative alla detenzione per i maggiori di 16 anni.
8 marzo 2011: Regno Unito. Pubblicato il report annuale dell’Osservatorio inglese sulle migrazioni, secondo cui il Regno Unito è attualmente uno dei Paesi europei con il maggior numero di detenuti all’interno dei centri di detenzione: 30 000 ogni anno (di cui 2000 minorenni) esclusi i migranti detenuti in prigione o in posti di polizia). Il report segnala inoltre che metà dei migranti che si trovano nei centri di detenzione vi rimangono per più di due mesi. Il 48% delle persone detenute nei centri sono richiedenti asilo.
9 marzo: Grecia. I 300 migranti sans-papiers in sciopero della fame da 44 giorni ad Atene e Salonicco hanno cessato oggi lo sciopero, dopo aver ottenuto in parte la soddisfazione delle loro richieste. In particolare, il ministro dell’interno greco, Yannis Ragoussis, si è impegnato a sospendere le loro espulsioni e a emanare un decreto che riduce il numero degli anni per ottenere la carta di soggiorno (da 12 a 8). I 300 migranti, tutti uomini e per la maggior parte originari dal Maghreb, sono lavoratori agricoli che avevano perso il loro lavoro a causa della crisi. In Grecia, dove il permesso di soggiorno è legato al lavoro, sono circa 150.000 i lavoratori immigrati che hanno perso il loro titolo di soggiorno. In totale, il numero dei migranti sans-papiers presenti in Grecia è stimato tra i 350.000 e i 480.000.
9 marzo: Francia. Incendio al centro di detenzione (Cra) di Canet a Marsiglia. Tre i detenuti sono stati ricoverati all’ospedale, mentre gli altri sono stati evacuati e trasferiti al centro di detenzione di Nimes.
9 marzo : Italia. Il ministro della difesa italiano, Ignazio La Russa, ha annunciato l’invio di 200 soldati in Sicilia, da stanziare sull’isola di Lampedusa per far fronte all’arrivo dei tunisini e una cinquantina al “villaggio della solidarietà” di Mineo, in provincia di Catania, dove dovrebbero essere inviati i richiedenti asilo presenti nei Cara italiani per svuotarli in vista del trasferimento di eventuali rifugiati in provenienza dalla Libia. Il sindaco dell’isola si è felicitato per la decisione di La Russa: . «Sono stato io a chiedere al ministro La Russa di mandare 100 soldati con funzioni di presidio e di vigilanza sul retro del centro di accoglienza, da dove centinaia di immigrati escono illegalmente e girano per l’isola», ha affermato De Rubeis.
9 marzo: Emirati Arabi. Il direttore del dipartimento ‘Affari umani’ del Ministero degli Interni degli Emirati Arabi, Brig Gen Ahmed al Muharami, ha segnalato dati preoccupanti rispetto all’entrata di stranieri nelle mani di trafficanti e alle condizioni di sfruttamento e violenza che questo traffico genera. In primis, le vittime più numerose sono i lavoratori agricoli, provenienti dal Sud-Est asiatico, assoldati da datori di lavoro che offrono loro uno stipendio irrisorio e che, oltretutto, trattengono loro i passaporti, in modo da ricattarli. La seconda categoria a rischio sono le donne, vittime di abusi sessuali e costrette a prostituirsi, e i minori.
10 marzo: Ue-Libia. La rete di associazioni euro-africane Migreurop lancia un appello per l’evacuazione umanitaria di 250 rifugiati, eritrei, etiopi e somali che attualmente sono bloccati a Bengasi. I rifugiati fanno sapere la situazione di pericolo in cui si trovano e chiedono la loro evacuazione, mentre rifiutano la proposta di essere trasportati in Egitto con un bus messo a disposizione dall’Oim dal momento che tale proposta non corrisponde al loro bisogno di protezione. Molti di loro hanno trascorso anni nei campi libici, mentre altri hanno subito vari respingimenti in mare dalle autorità italiane o libiche.
10 marzo: Bosnia-Erzegovina. Dal centro di detenzione di Lukavica, a Sarajevo, dove lo scorso gennaio alcuni detenuti avevano proclamato uno sciopero della fame per chiedere la loro liberazione e denunciare il fatto che nel centro non avevano mai incontrato né un avvocato, né un giudice, arriva ora la lettera di uno dei detenuti, che denuncia che la situazione è rimasta immutata.
10 marzo: Mauritania. Alcune associazioni per i diritti dei migranti denunciano le operazioni di polizia in diversi quartieri di Nouadhibou volti all’arresto e in seguito all’espulsione alla frontiera con il Senegal di donne migranti accusate di prostituzione. Le autorità mauritane legittimano le loro operazioni con il fatto di evitare così il carcere in Mauritania alle donne migranti, ma le associazioni denunciano che l’espulsione di persone ancora presunte innocenti costituisce una violazione della costituzione mauritana. In totale, sono circa una quarantina le donne espulse in tali operazioni.
10 marzo: Tunisia. L’arrivo dei profughi in fuga dalla Libia è diminuito negli ultimi giorni, si ipotizza che la causa sia il controllo della frontiera libica da parte dei miliziani di Gheddafi. La diminuzione degli arrivi ha permesso un migliore organizzazione dell’accoglienza nel campo di Coucha, a qualche chilometro del posto di frontiera di Ras Jedir, anche se molte profughi originari di alcuni paesi, come il Sudan e la Nigeria, non riescono ad essere di rimpatriati.
10 marzo: India. Le autorità indiane emettono un ordine di deportazione per 20 donne sans-papiers dello Sri Lanka che abitano in India da lungo tempo (dieci-quindici anni), sono sposate con cittadini indiani e hanno figli.
10 marzo: India-UE. L’India fa pressione presso le autorità dell’Unione Europea per un accordo che consenta l’emigrazione di 50mila lavoratori qualificati indiani verso paesi europei. Il 14 marzo, per esempio, il Regno Unito approveràmisure restrittive sull’immigrazione dall’India.
10 marzo: Malesia. In risposta a un’interrogazione parlamentare, il governo malese ammette che, tra il 2005 e il 2010, 29.759 stranieri sono stati bastonati per reati relativi all’immigrazione. Amnesty International denuncia che si tratta di una pratica in assoluta violazione delle leggi internazionali che non può essere applicata in nessuna circostanza.
10 marzo: USA. Chicago. Più di un migliaio di giovani partecipa alla manifestazione organizzata dagli attivisti del Dream Act, una proposta di legge, bocciata lo scorso 18 dicembre al Senato, che istituiva un iter di cittadinanza per i giovani privi di documenti portati nel paese illegalmente.
10 marzo: Usa. Connecticut. I lavoratori a giornata vincono una causa contro lo stato: da oggi diventa legale chiedere lavoro per le strade del Connecticut. Per quanto la pratica del reclutamento in strada sia comune nelle maggiori città statunitensi, resta illegale anche negli stati più progressisti.
11 marzo: Australia. Annunciato un rinnovamento del centro di detenzione dell’Isola di Christmas: i 1500 letti da 182 cm (retaggio degli Anni Venti quando il centro era stato inaugurato) verranno sostituiti con letti di misura standard.
11 marzo: Francia. Il presidente francese Nicolas Sarkozy, durante una conferenza stampa in seguito al vertice che si è tenuto a Bruxelles sulla situazione in Libia e nel Mediterraneo, ha affermato che, come richiesto dalla Francia, gli stati membri dell’Ue si sono messi d’accordo per la creazione di “zone umanitarie” nei paesi del Nord Africa per “gestire i flussi migratori”. Secondo Sarkozy, le “zone umanitarie” potrebbero essere allestite un primo tempo in Tunisia e in Egitto, ma “ci auguriamo che siano installate rapidamente anche in Libia per gestire la questione di decine di migliaia di profughi”.
11 marzo: Gran Bretagna. Il ministro degli interni britannico che lo scorso anno aveva annunciato la fine della detenzione dei minori nei centri di detenzione amministrativa ha ora indicato quale sarà la soluzione: un centro sarà costruito nella regione di West Sussex, a Pease Pottage, con una disponibilità di 6500 posti e dove “accogliere” i minori con le loro famiglie in attesa del rimpatrio che dovrebbe avvenire in 2 o 3 giorni o al massimo in due settimane. Critiche le associazioni per i diritti dei migranti per le quali si tratta di un nuovo centro di detenzione mascherato.
13 marzo: Francia. 6 uomini di origine algerina sono stati arrestati in seguito all’incendio avvenuto nei giorni scorsi al centro di detenzione di Marsiglia.
12-13 marzo: Australia. 150 richiedenti asilo evadono dal centro di detenzione dell’Isola di Christmas (12 marzo)– secondo fonti del centro, si tratterebbe di un gruppo di uomini in prevalenza iraniani e iracheni. Un portavoce dell’organizzazione Refugee Action Coalition racconta alla stampa che il giorno prima dell’evasione le autorità del centro avevano limitato la libertà di movimento dei prigionieri all’interno della struttura, portando all’esasperazione i richiedenti asilo che già vivono la detenzione mentre aspettano risposta sulle loro domande di visto. Un portavoce del Department of Immigration and Citizenship dice che non ci sono stati feriti o incidenti all’interno del centro, che la situazione è sotto controllo e un gruppo di 50 evasi è già stato riportato nel centro. Gli altri sono dispersi sull’isola. Durante la notte del 13 marzo, un altro gruppo di richiedenti asilo riesce a evadere dal centro di detenzione di Christmas Island, attraverso un buco nella rete che circonda il centro e raggiunge l’aeroporto. Qui organizza una manifestazione per protestare contro la lentezza della procedura burocratica per analizzare le richieste di asilo (tempo durante il quale i rifugiati sono costretti a stare in carcere).
14 marzo: Niger. Nel comune Dirkou, solitamente una tappa di passaggio dei migranti verso la Libia, sono arrivati molti profughi in fuga dalla Libia. Secondo le stime dell’Oim circa di 2000 persone, ma l’Alto commissariato per i rifugiati ritiene che potrebbero essere circa 60.000 i profughi che per fuggire dalla Libia oltrepasseranno la frontiera con il Niger. Il prefetto di Dirkou fa sapere che cominciano a scarseggiare le risorse alimentari di cui la zona si approvvigionava, solitamente, tramite il commercio con la Libia.
14 marzo: Spagna. Il comitato Onu si è riunito per valutare il rapporto consegnato da SOS Racismo Madrid in merito alla denuncia di razzismo nei confronti della polizia locale spagnola, attiva da anni in retate di strada. SOS Racismo ha accusato le autorità di polizia di mettere in atto una pratica di controllo su base razziale. Dopo il tentativo del Ministero degli interni spagnolo di negare categoricamente l’esistenza delle retate denunciate, l’Onu si è espressa invitando caldamente il Governo spagnolo a vigilare sulle procedure delle autorità di competenza dello Stato. Nel rapporto Onu compare anche una voce sulle condizioni dei CIE: l’organizzazione esprime preoccupazione per la scarsa assistenza legale e sanitaria nelle strutture e per le precarie condizioni in cui vertono i migranti dopo i 60 giorni di permanenza nei centri, potenziali vittime di abusi e violenze.
14 marzo: Gran Bretagna. Il governo introduce una legge che abbassa a 21.700 il numero dei lavoratori qualificati non europei che potranno immigrare nel Regno Unito. La legge, inoltre, rende piu’ complicato l’accesso al mercato del lavoro per alcune figure professionali come parrucchieri e cuochi. Nel mondo della ristorazione, per esempio, i cuochi dovranno d’ora in poi avere la laurea per poter fare domanda di immigrazione – le catene di fast food, i ristoranti take-away indiani, cinesi e i punti vendita di kebab tendono a impiegare immigrati turchi, indiani, cinesi e del Bangladesh.
15 marzo: USA. Utah. Lo stato dello Utah approva un pacchetto di leggi su temi di immigrazione, “Utah solution to immigration”. Il pacchetto passa con sostegno bipartisan e viene presentato in contrapposizione all’approccio securitario della legge SB 1070 dello stato dell’Arizona (approvata il 23 aprile 2010 e parzialmente revocata dal Dipartimento di Giustizia lo scorso 28 luglio). Il padrino della legge, il Repubblicano Wayne Niederhauser, afferma in un’intervista che “il miglior modo di risolvere il problema dell’immigrazione illegale è facilitare l’immigrazione legale”. Il pacchetto, che entrerà in vigore nel 2013, istituisce programmi di guest-worker (HB116), una partnership con il Messico per programmi di emigrazione temporanea (HB466), un programma di sponsorship per cui i residenti dello stato potranno fare domanda di immigrazione per uno straniero impegnandosi come garanti finanziari (HB469), misure per intensificare le operazioni di controllo dei permessi di soggiorno (HB497) e nuove sanzioni per chi assume migranti in nero (HB116). Il pacchetto ha suscitato reazioni polemiche da parte dei sostenitori del Tea Party che interpretano il guest-worker program come una sanatoria per i migranti senza permesso di soggiorno e dovrà ottenere la delibera dal governo federale prima di diventare operativo, trattando di un tema di competenza nazionale.
15 marzo : Italia-Marocco-Libia. Le autorità italiane hanno impedito l’attracco al porto di Augusta a una nave proveniente dalla Libia e con a bordo 1800 migranti marocchini. La nave aveva chiesto la possibilità di dirigersi verso il porto di Augusta per fare rifornimento.
15 marzo: Italia. Continuano gli arrivi di migranti tunisini sull’isola di Lampedusa. Alcuni di loro raccontano di un barcone con a bordo 40 persone affondato lungo il percorso, 5 persone sono state tratte in salvo da un’altra imbarcazione mentre gli altri sono dispersi.
15 marzo : Bosnia-Erzegovina. Due detenuti che facevano parte del gruppo che lo scorso gennaio aveva protestato con uno sciopero della fame al centro di detenzione di Lukavica, a Sarajevo, hanno cercato di evadere. Subito ripresi dalle forze dell’ordine sono stati picchiati e messi dapprima in cella di isolamento. Uno di loro, secondo le informazioni raccolte dall’associazione bosniaca che segue l’evoluzione della protesta, sarebbe stato ricoverato all’ospedale per una ferita all’occhio.
16 marzo: Francia. Un comunicato della Fédération des Tunisiens pour une Citoyenneté des Deux Rives (FTCR) fa sapere che la polizia francese sta conducendo delle operazioni di respingimento alla frontiera dei migranti tunisini in provenienza dall’Italia che non rispettano le regole internazionali né gli accordi di Schengen. Questa mattina, la polizia avrebbe voluto consegnare 39 migranti sul treno in direzione per l’Italia direttamente ai controllori e scendere prima della frontiera. L’operazione è stata impedita dai ferrovieri del sindacato Cgt che si sono rifiutati di portare a termine la “consegna” dei migranti tunisini alle autorità italiane.
16 marzo: Italia. Il ministro degli interni italiano ha risposto oggi alla Camera a un’interrogazione della Lega Nord sugli arrivi dei migranti in Italia in seguito alle rivolte nei paesi del Nord Africa. Maroni ha fatto sapere che a oggi sono arrivati 11.285 migranti tunisini e, ancora una volta, ha accusato l’Ue di dare risposte poco soddisfacenti alle sollecitazioni italiane tese a un intervento comune. “Abbiamo chiesto l’intervento dell’Unione Europea, ma finora non è stato soddisfacente", ha affermato Maroni; tra le richieste italiane, ha spiegato c’è "il burden sharing, un sistema europeo per l’asilo, con regole comuni e la comune disponibilità a prendersi carico da parte di tutti i Paesi europei non solo dei rifugiati, ma anche dei clandestini, che vuol dire prima accoglienza, identificazione e rimpatri". L’Italia chiede inoltre un contributo straordinario di 100 milioni di euro. Maroni ha fatto sapere che porterà tali richieste domani all’incontro con la commissaria europea Cecilia Malmstrom. Attualmente, a Lampedusa sono presenti 2850 migranti e, mentre L’Unhcr invita a incrementare i trasferimenti per prevenire possibili tensioni, il prefetto di Palermo, Giuseppe Caruso, nominato commissario straordinario per l’emergenza immigrazione, annuncia l’allestimento di una tendopoli, aggiungendo che da venerdì sarà operativa la struttura di Mineo.
16 marzo: Italia. Il traghetto ‘Mistral Express’, con a bordo 1800 persone, quasi tutte marocchine, a cui inizialmente il ministro Maroni aveva vietato di entrare in acque nazionali, ha potuto fare rifornimento al porto di Augusta, senza però poter ormeggiare in banchina. Una corvetta della marina militare italiana ha poi accompagnato la nave fuori dalle acque territoriali italiane.
16 marzo: Ucraina. Amnesty International denuncia il fatto che le guardie di frontiera dell’aeroporto di Boryspil a Kiev hanno picchiato violentemente 8 cittadini afgani che dovevano essere rimpatriati.
17 marzo: Ue-Libia-Tunisia-Egitto. La commissaria europea incaricata all’aiuto umanitario, Kristalina Georgieva, ha affermato durante una conferenza stampa che la comunità internazionale deve prepararsi a un esodo massiccio dalla Libia. La commissaria ha affermato che, dopo la fuga dei lavoratori migranti dalla Libia, a fuggire sono ormai anche famiglie libiche verso le frontiere della Tunisia, dell’Egitto, del Niger e dell’Algeria. La commissaria ha detto che l’Unione europea sta lavorando con l’Alto commissariato per i rifugiato delle Nazioni unite per inviare ai paesi di arrivo dei profughi gli equipaggiamenti di cui hanno bisogno per allestire i campi di accoglienza.
17 marzo: Ue-Italia. Il ministro degli interni italiano ha avuto oggi un colloquio telefonico con la commissaria Ue agli affari interni Cecilia Maelmstrom sulla situazione dei paesi del Nord Africa e sugli arrivi dei migranti in Italia. Secondo la nota diffusa a Bruxelles, la commissaria europea si è detta molto preoccupata ed ha affermato la “necessità di essere pronti ad affrontare qualsiasi scenario”. Rispetto agli attuali arrivi sull’isola di Lampedusa, la Commissaria ha ricordato il dispiegamento della missione “Hermes 2011” di Frontex e ha affermato che l’Ue può prendere in considerazione un maggiore contributo in risorse umane e tecniche. Alla fine della nota Maelmstrom ricorda che per avere un risultato di lunga durata l’Ue deve sostenere l’area del Nord Africa con una “strategia globale” che si articoli sull’assistenza alla transizione democratica ed economica, su una partnership per la mobilità delle persone e su efficaci controlli delle frontiere.
17 marzo: Spagna. La Caritas Spagnola ha denunciato che nel 2010 i controlli della polizia agli stranieri che vivono nel paese sono aumentati visibilmente. Se prima le pratiche di controllo dei documenti avvenivano per la strada, secondo il direttore, Sebastián Mora, oggi esse sono sempre più effettuate nei luoghi di accoglienza e di assistenza ai migranti, per esempio nelle associazioni che offrono servizi sanitari e nelle mense. Spesso, spiega Mora, la Polizia entra nei locali Caritas all’improvviso; con il pretesto di cercare una persona in particolare, gli agenti chiedono le generalità a tutti coloro che potrebbero corrispondere all’identikit, generando quindi un clima di tensione razziale. Dal rapporto Caritas 2010 emergono dati rilevanti: secondo i Sindacati, gli stranieri in situazione ‘regolare’ sarebbero tra i 400 mila e gli 800 mila; Caritas arriva ad assisterne circa 400 mila all’anno, dei quali 150 mila sono sans papiers. Tra questi ultimi sono numerosi coloro che hanno perso il diritto al permesso di soggiorno in seguito alla perdita del lavoro nell’ultimo anno.
17 marzo: Australia. Dopo le evasioni del 12 e del 13 marzo, continuano le lotte dei richiedenti asilo australiani per protestare contro la lentezza della procedura burocratica per analizzare le richieste di asilo (fino a 18 mesi – tempo durante il quale i rifugiati sono costretti a stare in carcere).
Nel centro dell’Isola di Christmas scoppia una rivolta: 250 richiedenti asilo danno fuoco a due complessi della struttura carceraria e la polizia usa gas lacrimogeni e proiettili di gomma per sedare la protesta. Nel centro di Broadmeadows, a Victoria, un ragazzo iracheno di 17 anni si arrampica sulla cima di un grande albero e minaccia il suicidio dopo aver appreso che la sua richiesta di asilo è stata rifiutata. Nel centro di Curtin, vicino a Derby, un gruppo di cento richiedenti asilo organizza un sit in in un’area comune – i migranti di Curtin avevano organizzato uno sciopero della fame in gennaio sugli stessi temi.
18 marzo: Spagna. Un altro caso di morte sul lavoro che ha visto come vittima una giovane donna del Paraguay torna a scuotere la coscienza dei Paesi Baschi. La donna lavorava come addetta alle pulizie all’interno di un edificio a Santurtzi. Mentre stava pulendo le vetrate esterne del palazzo, è scivolata cadendo a terra. Il datore di lavoro non l’aveva assunta con regolare contratto, quindi non prevedeva al pagamento della sua assicurazione. Dopo l’arresto, il datore di lavoro è stato quasi subito scarcerato provocando le reazioni dei familiari della donna e delle associazioni umanitarie locali.
18 marzo: Italia. Situazione sempre più critica a Lampedusa per gli arrivi dei migranti tunisini che non vengono trasferiti in altri luoghi del territorio italiano. Mentre numerose testimonianze e reportage parlano del centro di detenzione ormai sin troppo sovraffollato, e di accampamenti di fortuna in vari posti dell’isola, alcuni abitanti impediscono per ore l’attracco al porto alle motovedette della guardia costiera che stava trainando un’imbarcazione con 116 migranti a bordo e per protestare contro l’ipotesi della tendopoli annunciata dal commissario straordinario per l’emergenza immigrazione Giuseppe Caruso. Altre motovedette, bloccate al largo, sono riuscite ad attraccare in serata.
18 marzo: Italia. Sono iniziati oggi i trasferimenti dei richiedenti asilo accolti nei vari CARA in Italia al residence degli aranci di Mineo, soprannominato “villaggio della solidarietà”. La motivazione adotta dal governo italiano per questa scelta è quella di liberare posti nei CARA per nuovi eventuali arrivi di richiedenti asilo dalla Libia. Molto critiche le associazioni per i diritti dei migranti che accusano il governo di deportare i richiedenti asilo in un vero e proprio centro di detenzione, distante 8 chilometri dal centro abitato e sorvegliato dai militari, e di puntare così a un restringimento delle politiche di asilo in Italia. I primi richiedenti arrivati sono stati trasferiti dal CARA di Bari. Nel comunicato dell’associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (ASGI) si legge: “I trasferimenti forzati, iniziati dal CARA di Bari e che stanno avvenendo manu militari, senza alcun provvedimento individuale, oltre che comportare inutili ingentissime spese, pongono, come già sollevato da tutti gli enti di tutela e dall’UNHCR, rilevanti problemi di legittimità per lo sradicamento delle competenze in sede amministrativa e giurisdizionale. Nei trasferimenti forzati in corso non si rinviene alcun criterio di ragionevolezza ed utilità relativamente ad un esame equo e veloce delle istanze di asilo già depositate (anzi appare evidente come l’intera procedura venga fortemente rallentata) e comunque avvengono senza tenere conto delle condizioni di vulnerabilità psico-fisica di molti richiedenti (persone traumatizzate, vittime di tortura, disabili, famiglie con minori etc.) che avevano già intrapreso percorsi di accoglienza e di cura presso i servizi socio-sanitari nei vari territori, che vengono così bruscamente interrotti”. Il residence è stato pensato per alloggiare sino a 2000 persone. Secondo un articolo del giornalista Antonio Mazzeo si tratterà di un business “che sta suscitando appetiti a destra e manca. Conti alla mano, i 45-50 euro al giorno in budget per ogni richiedente asilo, moltiplicati per i 2.000 "ospiti" di Mineo comporteranno introiti per circa 3 milioni di euro al mese, più il canone che il governo verserà alla Pizzarotti S.p.A., la societÀ di Parma proprietaria del villaggio, che dal Dipartimento della difesa statunitense riceveva per l’affitto delle 404 villette, 8,5 milioni di dollari all’anno”.
19 marzo: Grecia. I rifugiati afgani che dal mese di novembre si sono installati nel centro di Atene per ottenere una risposta sulle loro domande d’asilo scrivono un appello per chiudere sostegno alla loro lotta al popolo greco. Molti di loro attendono una risposta alle loro domande da anni e dal 29 dicembre scorso hanno iniziato uno sciopero della fame, mentre nei giorni successivi alcuni si erano cuciti la bocca. Nell’appello scrivono: “L’asilo politico è la nostra sola speranza e il solo mezzo per avere un giorno una vita normale e decente. Per questo abbiamo contattato il Ministero della Protezione civile e altri ministeri e istituzioni, abbiamo mandato un lettera al Parlamento greco e abbiamo raccolto più di 10.000 firme di sostegno alla nostra lotta. Chiediamo al popolo greco la sua comprensione e il suo sostegno”.
19 marzo: Mauritania-Senegal. Le autorità mauritane stanno procedendo alla costruzione di una cinquantina di posti di frontiera al confine con il Senegal. Il rafforzamento delle frontiere mauritane è finanziato all’Unione europea con circa 15 milioni di euro e sarà realizzato dall’Oim (Organizzazione internazionale delle migrazioni) che formerà inoltre 100 agenti specializzati nelle gestione delle questioni relative all’immigrazione.
19 marzo: Australia. Miqdad Hussain, 20 anni, un hazaro di origine afgana, si toglie la vita nel centro di Scherger, impiccandosi con le lenzuola del suo letto. La sua richiesta di asilo era stata recentemente respinta e viveva nel terrore del rimpatrio forzato in Afghanistan dove la minoranza hazara è perseguitata.
20 marzo: Iraq. 30 curdi di origine iraniana e residenti in Iraq sono stati arrestati, trattenuti per una settimana alla Julakaan Prison a Sulemani e infine deportati in Iran. Le associazioni per i diritti dei migranti hanno condannato l’azione del governo: i curdi deportati sono rifugiati politici con regolare permesso di lavoro che in Iran rischiano la prigione, tortura e anche di essere uccisi. Il governo del Kurdistan non ha rilasciato informazioni sulle motivazioni della deportazione.
20 marzo: Libia-Ue. Dopo la risoluzione Onu per imporre una no fly zone in Libia e l’inizio dei raid aerei sulla Libia, le autorità libiche fanno sapere di aver deciso di interrompere la cooperazione con l’Unione europea nella lotta contro l’immigrazione. “La Libia non si ritiene più responsabile dell’immigrazione clandestina verso l’Europa” afferma un rappresentante del governo libico. L’11 marzo, prima della decisione dell’Onu, il colonnello Ghaddafi aveva già affermato che se “l’Europa non appoggia e ignora il ruolo attivo della Libia nella lotta contro l’immigrazione e come garante della stabilità in Africa del Nord e nell’intera Africa, la Libia sarà obbligata a cessare di lottare contro l’immigrazione clandestina e di impedire che milioni di neri affluiscano verso l’Europa”.
20 marzo: Germania-Italia. La corte di Darmstadt aveva giudicato il mese scorso che i richiedenti asilo non potessero essere rinviati in Italia, come primo paese di transito, secondo quanto stabilisce il regolamento di Dublino II, dal momento che l’Italia non assicura i loro diritti. La decisione ha annullato la procedura di rinvio di un richiedente asilo.
20 marzo: Italia. Alcuni abitanti di Lampedusa hanno impedito oggi l’attracco al porto della nave che avrebbe dovuto portare l’equipaggiamento necessario per la costruzione della tendopoli per i migranti tunisini. Le associazioni per i diritti dei migranti presenti sull’isola denunciano le politiche del governo italiano che sta trattenendo sull’isola i migranti anziché trasferirli velocemente sul continente. Sull’isola, attualmente, si trovano circa 4000 migranti in accampamenti di fortuna dal momento che il centro di detenzione dell’isola dispone di 850 posti.
20 marzo: Emirati Arabi. Ogni mese una cinquantina di collaboratrici domestiche straniere residenti a Dubai si recano presso le loro ambasciate per denunciare abusi e maltrattamenti da parte dei datori di lavoro. Le denunce più frequenti sono relative al non pagamento dello stipendio, alle violenze psicologiche e fisiche dei proprietari dell’abitazione. Si tratta di donne provenienti da India, Sri Lanka, Bangladesh, Indonesia, Filippine ed Etiopia. I loro contratti vengono siglati a distanza prima del loro arrivo negli Emirati Arabi, ma da quel momento il Ministero del Lavoro non controllo gli esiti del rapporto e il trattamento dei lavoratori. Dopo essere scappata dalla casa in cui prestava servizio, una ragazza indiana di 23 anni ha raccontato: “la padrona di casa mi tirava i capelli quando mostravo di essere stanca. Sono svenuta tre volte negli ultimi mesi a causa della stanchezza. Mi hanno portato all’ospedale e i medici mi hanno consigliato di riposare, ma sono stata costretta a tornare al lavoro. lavoravo dalle 5 di mattina fino all’1.30 di notte. Ero così stanca, volevo solo stendermi e morire”.
22 marzo: Italia. Sono cominciate anche a Roma e a Gradisca di Isonzo le operazioni di trasferimento dei richiedenti asilo dai Cara, i centri di accoglienza per i richiedenti asilo, alla struttura di Mineo, l’ex-residence per i militari Nato di Sigonella soprannominato dal governo italiano “villaggio della solidarietà”. Alcuni attivisti della campagna “Welcome” si sono incatenati davanti ai cancelli del CARA di Roma ma alla fine il trasferimento è comunque riuscito. Per quanto riguarda la situazione sull’isola di Lampedusa, dove attualmente si trovano circa 6000 migranti, il ministro Maroni ha incontrato i rappresentati delle regioni italiane per programmare un piano di distribuzione, ma alcuni amministratori si sono detti disponibili ad accogliere eventuali richiedenti asilo provenienti dalla Libia, 50.000 secondo il ministro Maroni, e non i migranti tunisini arrivati a Lampedusa. Domani dovrebbero comunque iniziare le operazioni di trasferimenti, anche se non è stata ancora comunicata la destinazione dei migranti trasferiti, mentre il sindaco dell’isola parla di una situazione pericolosa dal punto di vista sanitario e del rischio di epidemie.
23 marzo: Italia. Sono iniziate oggi le operazioni di trasferimento dei migranti tunisini dall’isola di Lampedusa verso il continente. In tutto sono stati trasferiti 1200 migranti, con ponti aerei e sulla nave San Marco. Su quest’ultima sono stati fatti salire 550 migranti provenienti dalla Tunisia trasferiti poi all’ex-residence degli aranci di Mineo, che secondo le dichiarazioni del ministro Maroni dei giorni scorsi avrebbe dovuto accogliere unicamente richiedenti asilo già presenti nei vari Cara, Centri di accoglienza per richiedenti asilo, del territorio italiano. Polemiche, a questo proposito, da parte del sindaco di Mineo, che ha parlato di una “colossale presa in giro”. Si ha notizia, tra l’altro, che nei trasferimenti dai Cara a Mineo avvenuti nei giorni scorsi ci sono anche alcuni migranti tunisini trasferiti dall’isola di Lampedusa al Cara di Bari.
23 marzo: USA. Virginia. Una retata durata tre giorni nello stato della Virginia porta all’arresto di 130 migranti con precedenti penali; sono già state attivate le pratiche di deportazione.
24 marzo: Canada. Il Ministro dell’Immigrazione Jason Kenney annuncia una partnership con la comunità queer canadese per un progetto pilota dedicato ai rifugiati perseguitati nei loro paesi d’origine per il loro orientamento sessuale. Il Citizenship and Immigration Canada contribuirà con 100.000 dollari per fornire un aiuto economico ai rifugiati mentre il Rainbow Refugeee Committee coprirà le necessità di assistenza, vitto, alloggio e orientamento.
24 marzo: USA. Georgia. 8mila persone manifestano per protestare contro due leggi anti-immigrazione a cui lo stato sta lavorando e che autorizzerebbero le forze di polizia locale a verificare il permesso di soggiorno di chi è sospettato di aver commesso qualsiasi reato, incluse le infrazioni del codice della strada. La bozza HB87, inoltre, autorizzerebbe i residenti della Georgia a fare causa contro le amministrazioni locali e statali che, a parere dei cittadini, non mettono in pratica le nuove leggi anti-immigrazione.
24 marzo: Usa. Il Census Bureau riporta che gli ispanici residenti negli Stati Uniti hanno sorpassato i 50 milioni, con una crescita del 43% negli ultimi dieci anni, dovuta più a un incremento delle nascite di ispanici di seconda generazione che all’ingresso di adulti di prima generazione. Nel censimento del 2010 gli ispanici costituiscono più del 23% della popolazione statunitense sotto i 18 anni.
24 marzo: Ecuador. Il governo dell’Ecuador deliberato un programma di regolarizzazione dei lavoratori peruviani che si trovano nel Paese. Si prevedono circa 3 mila richieste al momento. Il programma prevede che i lavoratori peruviani ed ecuadoregni possano muoversi nei vicini paesi per un periodo massimo di sei mesi, in seguito a una registrazione amministrativa presso i rispettivi centri dell’impiego e dovrebbe prevenire il generarsi di contrattazioni ‘illegali’ e di condizioni contrattuali non in linea con le politiche lavorative.
24 marzo: Spagna. Il 23 e il 24 marzo una delegazione dell’assessorato delle politiche lavorative di Huelva visiteranno alcuni campi agricoli in cui lavorano molti braccianti di origine marocchina. L’obiettivo è il controllo e la verifica delle condizioni di lavoro e di vita nelle quali vivono i lavoratori stranieri durante le stagioni della raccolta. L’Ambasciata spagnola a Rabat ha sottolineato che per l’attuale stagione sono stati assunti con regolare contratto 5169 persone, dei quali gran parte si trovano già in Spagna mentre altri raggiungeranno il paese con l’inizio di giugno.
25 marzo: Australia. Le autorità australiane si preparano a deportare un gruppo di una cinquantina di hazari afgani a cui non è stato riconosciuto il diritto d’asilo secondo l’accordo per i rimpatri firmato il 17 gennaio dall’Australia e dall’Afghanistan. L’ambasciata afgana in Australia esprime forte preoccupazione per il rimpatrio forzato dei richiedenti asilo in un paese in cui l’etnia hazara è oggetto di persecuzione.
25 marzo: Italia. Inizia oggi sull’isola di Lampedusa la campagna di Melting pot “Welcome”, una campagna di monitoraggio e di contrasto delle politiche migratorie del governo italiano.
26 marzo : Francia. Il nuovo ministro degli interni francese, Claude Guéant, ha annunciato che l’obiettivo minimo delle espulsioni per il 2011 è stato fissato a 28.000 e ha chiesto ai direttori dei dipartimenti della sicurezza pubblica e ai comandanti della gendarmeria di mobilitarsi per raggiungere tale obiettivo.
25 marzo: Italia-Tunisia. Visita del ministro degli interni Maroni e del ministro degli esteri Frattini a Tunisi per incontrare il premier Beji Caid Essebsi e altri ministri del nuovo governo. I ministri italiani hanno chiesto al governo tunisino di ripristinare i controlli di polizia sulle coste tunisine per impedire le partenze dei migranti e un accordo per il rimpatrio dei migranti già arrivati sull’isola di Lampedusa. L’Italia, fanno sapere i due ministri, prevede di mettere a metterà a disposizione della Tunisia una linea di credito di 150 milioni di euro che si aggiungerà a quella di 100 milioni di euro già messa in campo per il sostegno alla bilancia dei pagamenti, oltre a fornire anche mezzi per il contrasto delle partenze. Sui rimpatri, comunque, non è stato raggiunto alcun accordo.
25 marzo: Italia-Ue-Frontex. In un comunicato stampa diffuso oggi, l’agenzia per il controllo delle frontiere esterne dell’Unione europea, Frontex, fa sapere che è stato deciso di prolungare la missione « Hermes 2011 » iniziata il 20 febbraio a Lampedusa e nel canale di Sicilia. La missione, che inizialmente era prevista sino alla fine di marzo, è stata prolungata sino alla fine di agosto 2011 ed estesa anche alla Sardegna. “Frontex sorveglia da vicino la situazione nel Nord Africa e si tiene pronta a apportare un sostegno operativo agli stati membri, qualora sia necessario. Se la situazione lo richiederà, svilupperemo un sistema operativo in tutto il Mediterraneo”, si legge nel comunicato. Dal 20 febbraio, inizio dell’operazione “Hermes 2011” Frontex ha censito 9098 migranti nella zona delle operazioni, uomini, in prevalenza, ma anche 52 donne e 240 minori. Il costo delle operazioni per i primi 40 giorni è stato di 2 milioni e 600 mila euro. Il ministro Frattini fa inoltre sapere che l’Italia potrebbe offrire un contributo di 2500 euro ad ogni migrante che scelga la via del “rimpatrio volontario”.
26 marzo: Spagna. Tre migranti subsahariani sono morti ieri all’alba a Melilla in seguito all’incendio della casupola nella quale vivevano e dormivano durante la notte. Il loro giaciglio, costituito da coperture di plastica e di cartone, si trovava nei pressi del CETI di Melilla e avrebbe preso fuoco a causa delle torce a gas che gli occupanti usavano per riscaldarsi. Dopo l’accaduto, più di un centinaio di migranti si sono recati di fronte alla Delegazione del Governo spagnolo della città autonoma per denunciare la morte dei compagni al grido di ’No a la violencia y a la discriminación’.
27 marzo : Italia. E’ arrivata nella notte un’imbarcazione in partenza dalla Libia, con a bordo 300 persone, per la prevalenza eritree e etiopi. Si tratta della prima imbarcazione arrivata dopo l’inizio della ribellione contro il colonnello Gheddafi e i raid aerei della coalizione degli stati “volenterosi” sulla Libia. Soccorsa dalla guardia costiera italiana, l’imbarcazione è stata trascinata sino all’isola di Linosa, mentre due donne, l’una incinta e l’altra che aveva partorito sulla nave, sono state trasferite in elicottero all’ospedale di Lampedusa.
28 marzo: Italia. Continuano le tensioni a Lampedusa, dove nel corso degli ultimi giorni sono arrivati altri migranti, facendo salire a circa 7000 i migranti trattenuti sull’isola. Alcuni pescatori, per protesta, hanno disposto alcune imbarcazioni lungo il porto per impedire l’attracco delle motovedette che scortavano le imbarcazioni in arrivo. Nella notte, invece, i rifugiati eritrei e etiopi arrivati a Linosa sono stati trasferiti dapprima a Porto Empedocle e poi al centro di Mineo.
28 marzo: Francia. L’associazione “La Cimade” che è presente con sportelli legali nei centri di detenzione francesi fa sapere in un comunicato che dall’inizio dell’anno si sono verificati due casi di aggressioni sessuali subiti da due detenute da parte dei detenuti del centro di detenzione di Rochambeau. Uomini e donne, infatti, per quanto previsto dal regolamento, non vengono separati e dormono in camere comuni. Solo dall’inizio di febbraio, continua il comunicato, alle donne è stato fatto sapere che hanno il diritto di chiedere di essere isolate dagli uomini durante la notte.
29 marzo: Arabia Saudita. Secondo fonti del Consolato filippino di Jeddah in Arabia Saudita un migrante filippino di 48 anni sarebbe morto per insufficienza renale in seguito alle mancate cure. L’uomo attendeva dal 2008 di essere ricondotto nel paese d’origine dopo aver denunciato presso il suo consolato il maltrattamento da parte del suo datore di lavoro. In attesa del rimpatrio è stato costretto a inserirsi nel mercato del lavoro nero per poter sopravvivere, senza tuttavia avere le risorse economiche per curarsi adeguatamente. Al momento nel paese sono circa 1.200 i cittadini filippini che attendono, per lo stesso motivo, di tornare in patria.
29 marzo: Italia-Libia. Il capo del Consiglio nazionale di transizione (CNT) libico, Moustapha Abdeljalil, ex-ministro della giustizia di Gheddafi, intervistato durante una trasmissione televisiva italiana, ha fatto sapere che nel caso il movimento dei ribelli riuscisse a prendere il potere sarebbero rispettati tutti gli accordi con l’Italia, quelli economici così come quelli relativi alla lotta contro l’immigrazione. “Parteciperemo agli sforzi per bloccare l’immigrazione clandestina impedendo agli immigrati di entrare in Libia e combattendo le organizzazioni criminali che lo permettono”.
29 marzo: Francia-Italia. Molti migranti tunisini arrivati nelle settimane scorse all’isola di Lampedusa e poi trasferiti sul continente e fuggiti o rilasciati dai centri in cui erano stati portati cercano ora di raggiungere altri paesi europei e in primo luogo la Francia. Nella città di Ventimiglia, in particolare, al confine con la Francia aspettano il momento per passare la frontiera. Le autorità francesi, per questo, hanno intensificato i controlli alle frontiere o nelle città vicine procedendo all’arresto e al respingimento verso l’Italia dei migranti.
29 marzo: Italia. Per trasferire i migranti tunisini dall’isola di Lampedusa al continente il governo italiano propone l’ipotesi di allestire varie tendopoli detentive in varie zone dell’Italia: dopo quella già allestita a Manduria (Taranto) nei giorni scorsi, si sta procedendo all’allestimento di un Cie temporaneo a Trapani nell’area dell’ex-aeroporto di Chinisia. Altri luoghi previsti dovrebbe essere a Pisa, Palermo, Foggia, Brindisi, Massa Carrara, Bologna, Milano, Trieste. Gli abitanti dell’isola in segno di protesta hanno occupato oggi il consiglio comunale.
29 marzo: Serbia-Germania. E’ stato firmato oggi un protocollo di intesa tra la Serbia e la Germania per una maggiore cooperazione tra i due stati volta nel prevenire il cosiddetto fenomeno dei “falsi richiedenti asilo”. Nel protocollo si afferma che la Serbia è un paese libero e che non c’è ragione per i cittadini serbi di fare richiesta d’asilo in altri stati e prevede, dunque, la possibilità di rimpatrio da parte della Germania di coloro che ne abbiano fatto richiesta. Nel corso del mese di febbraio di quest’anno, le richieste d’asilo da parte di cittadini serbi in Germania sono aumentate del 35% rispetto allo scorso dicembre.
30 marzo: Italia. Visita del presidente del consiglio italiano sull’isola di Lampedusa, dove promette che nel giro di pochi giorni tutti i migranti arrivati sull’isola saranno imbarcati per essere trasferiti e annuncia anche rimpatri direttamente dall’isola. Su un’isola completamente militarizzata, sono iniziate anche le operazioni di trasferimento. Nella serata è affondato un gommone con a bordo 17 persone: sei i superstiti. Alcuni migranti tunisini trasferiti nei giorni scorsi nella tendopoli di Manduria sono riusciti a fuggire scavalcando la recinzione.
30 marzo: Australia. Mohammed Asif Atay, un rifugiato hazaro di origine afgana di 19 anni, si suicida nel centro di Curtin. Una portavoce dell’Asylum Seeker Resource Center dice che Atay era psicologicamente provato dai dieci mesi di attesa rispetto alla sua richiesta d’asilo e che soffriva di attacchi di panico rispetto a un possibile rimpatrio forzato in Afghanistan dove la minoranza hazara è perseguitata.
31 marzo: Tunisia. Sono stati ritrovati per ora 27 corpi dei migranti morti durante due naufragi avvenuti il 13 e il 27 marzo a largo della città di Sfax. Le autorità tunisine fanno sapere che continuano le operazioni per i ritrovamento.
31 marzo: Messico. 89 ‘sin papeles’ di origine centro e sudamericana sono stati ritrovati all’interno di un container sigillato caricato a bordo di un camion proveniente da Las Choapas, nello Stato di Veracruz, diretto a Coatzacoalcos. Riportavano evidenti sintomi di disidratazione. Dopo la scoperta, il gruppo è stato condotto all’Istituto nazionale migratorio di Veracruz.
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