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dicembre 2010:

1 dicembre: Italia. E’ stato trovato morto un cittadino afghano sulla motonave Cruise Europa, partita dal porto greco di Patrasso. L’uomo si era imbarcato senza i documenti di viaggio e di ingresso insieme a un suo connazionale nel tentativo di raggiungere l’Italia.

1 dicembre: Gran Bretagna. Il vicepremier Nick Clegg, dopo mesi di polemiche, assicura che la Gran Bretagna metterà fine alla detenzione dei minori nei centri di detenzione. Il vicepremier non ha ancora fissato la data, che in un primo momento era stata fissata per la fine del 2010, ma assicura che il progetto è attualmente in discussione nella commissione parlamentare degli affari interni. In discussione sono, essenzialmente, quali saranno le misure alternative alla detenzione.

1 dicembre: Ue-Libia. Nella seduta del 23 novembre scorso, il Parlamento europeo, in vista della sessione del 19 gennaio 2011 della Commissione affari esteri, ha esaminato il progetto di rapporto dell’Unione europea con la Libia ed elaborato una serie di raccomandazioni al Consiglio e alla Commissione sulle negoziazioni in corso. Alcuni punti delle raccomandazioni riguardano la cooperazione con la Libia sull’immigrazione. A tal proposito, le raccomandazioni del Parlamento sono le seguenti: chiede al Consiglio e alla Commissione di persuadere la Libia a ratificare la Convenzione di Ginevra sui rifugiati e di adottare una legislazione in materia d’asilo; chiede al Consiglio e alla Commissione di fare pressione sulla Libia affinché firmi un accordo con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati che permetta all’Unhcr di operare nel paese; invita il Consiglio a interrompere le negoziazioni per un accordo di riammissione con la Libia, dal momento che la Libia non rispetta i diritti dell’uomo e applica la pena di morte; invita il Consiglio a proporre un programma di reinsediamento negli stati membri Ue dei rifugiati presenti in Libia e riconosciuti dall’Unhcr, chiede al Consiglio e alla Commissione di proporre un’assistenza alla Libia e all’Unhcr relativo al problema della tratta degli esseri umani nella regione, con particolare attenzione alle tratta delle donne e dei minori.

1 dicembre: Australia. L’opposizione presenta una proposta per la gestione dei richiedenti asilo afgani: deportare quelli che raggiungono le coste australiane via mare in campi appositi costruiti lungo il confine con il Pakistan in cambio di un innalzamento del numero di rifugiati “legali” che l’Australia si impegnerebbe ad accogliere e di risorse economiche per costruire i campi. Scott Morrison, leader dell’opposizione in materia d’immigrazione, sostiene che la proposta rispetterebbe la Convenzione per i Rifugiati utilizzando contemporaneamente il principio dei Paesi Terzi (approvato dal Migration Act) per gestire le migrazioni dei sans-papiers. I rappresentanti delle organizzazioni per i diritti dei migranti criticano il concetto di “scambio” su cui si basa la proposta e ne indicano l’incostituzionalità’.

1 dicembre: USA. Manifestazione di una cinquantina di persone a Houston per sostenere il Dream Act, una proposta di legge che stabilisce un iter di cittadinanza per giovani senza permesso di soggiorno attraverso la scolarizzazione o il servizio militare e che verrà discussa entro la fine di dicembre. Riunitisi di fronte a un punto vendita di foto per passaporto, i manifestanti cantano “Si se puede” nel traffico dell’ora di punta.

2 dicembre: Australia. Il governo laburista lavora alla proposta per un centro di detenzione per richiedenti asilo fuori dal territorio dello stato (una delle location possibili è il Timor Est) che analizzi le richieste d’asilo verso l’Australia prima che i rifugiati arrivino e fuori dai protocolli legali australiani. La proposta, già avanzata il 5 luglio scorso conosce un momento di rinnovata attualità dopo che la Corte Suprema ha riconosciuto legittimo il diritto di due rifugiati sri lankesi, rivendicato tramite ricorso, di essere processati in Australia.

2 dicembre: Grecia-Turchia. L’agenzia europea per il controllo delle frontiere esterne (Frontex) fa sapere che dopo il dispiegamento delle pattuglie Rabit, che dall’inizio del mese di novembre di quest’anno controllano la zona di frontiera terrestre tra la Grecia e la Turchia, si è verificato un forte calo delle entrate illegali sul territorio della Grecia, con una diminuzione del 40% rispetto ai mesi precedenti. La diminuzione dei passaggi di frontiera potrebbe in parte essere dovuta, stando al portavoce dell’agenzia, anche al periodo invernale, ma sicuramente il dispiegamento delle pattuglie ha contribuito a dissuadere i migranti a intraprendere questa via per cercare di arrivare in un paese dell’Unione europea.

2 dicembre: Italia. Sono scesi dalla Torre di via Imbonati, a Milano, gli ultimi due migranti che la occupavano dal 5 novembre, in segno di solidarietà con i migranti di Brescia che avevano occupato una gru e di protesta per tutte le “truffe” relative alla sanatoria del 2009 che riguardava la possibilità di regolarizzazione solo per colf e badanti. Sulla Torre, dopo il ricovero per assideramento la settimana scorsa di un loro compagno, erano rimasti soltanto Abdelrajat, marocchino di 32 anni, e Marcelo, con la doppia cittadinanza italiana e argentina, di 40 anni. I due sono scesi a causa delle condizioni di salute di Abdelrajat che è stato poi ricoverato all’ospedale per una colica renale. Si teme, però, che dopo il ricovero venga portato in un Centro di identificazione ed espulsione e, di qui, espulso.

3 dicembre: Belgio. Il Cire (Coordination et initiatives pour réfugiés et étrangers) critica le politiche del governo belga nei confronti dei richiedenti asilo e dei rifugiati, molti dei quali non trovano luoghi di ospitalità e sono costretti a vivere sulla strada o in luoghi di fortuna anche nel periodo invernale.

3 dicembre: USA. Termina oggi la Marcia di 2.400km (Miami-Washington DC) di quattro studenti sans-papiers in supporto del Dream Act, la proposta di legge che stabilisce un iter di cittadinanza per giovani senza permesso di soggiorno attraverso la scolarizzazione o il servizio militare che verrà discussa entro la fine del mese.

3 dicembre: Yemen-Arabia Saudita. Il portavoce dell’Organizzazione internazionale per le migrazioni, in occasione di un conferenza stampa, ha fatto sapere che nelle ultime settimane sono morti almeno 30 migranti alla frontiera tra lo Yemen e l’Arabia Saudita, a causa di malattie o per morti violente. L’Oim denuncia una situazione di sempre maggior degrado alla frontiera, dove negli ultimi mesi è cresciuto il numero dei migranti originari della Somalia, Etiopia, Sudan che stazionano alla frontiera per cercare di entrare in Arabia Saudita.

4 dicembre: Italia. Sarà espulso tra qualche giorno Abdelrajat, il giovane marocchino che per 28 giorni è rimasto sulla torre di via Imbonati, a Milano, per protestare insieme ad altri migranti contro la sanatoria truffa del 2009. Sceso il 2 dicembre per motivi di salute, insieme all’altro occupante rimasto sulla torre, era stato portato all’ospedale e subito dopo al Cie di Via Corelli, a Milano, ma di qui, per evitare rivolte, trasferito al Cie di Modena dove, ieri mattina, il giudice di pace ha confermato la richiesta di permanenza nel Cie.

4 dicembre: Canada. Il leader liberale Michael Ignatieff si pronuncia contro la legge C49, “Prevenire il traffico di esseri umani e gli abusi del sistema migratorio canadese”, sostenendo l’incostituzionalità di una sua clausola relativa all’obbligo per i rifugiati di dimostrare la sussistenza della necessità di ricevere asilo dopo cinque anni dal primo riconoscimento. La legge era entrata nel dibattito parlamentare nel corso dell’estate, come risposta istituzionale all’arrivo di un’imbarcazione con a bordo più di duecento richiedenti asilo Tamil tailandesi e già contestata a fine novembre con una lettera aperta dei preti cattolici al ministro dell’immigrazione.

5 dicembre: Indonesia. Riescono ad evadere dal centro di detenzione di Pekanbaru (Isola di Sumatra) ventotto migranti afgani scavando un tunnel che dalla loro cella conduce all’esterno del carcere bypassando il muro alto sette metri che recinta la struttura.

6 dicembre: Egitto. Dopo la denuncia da parte dell’agenzia Habeshia nel novembre scorso, si precisano meglio le condizioni dei profughi tenuti prigionieri nel deserto del Sinai dai trafficanti di esseri umani. Si tratta di circa 250 persone, la maggior parte eritree, ma provenienti anche dall’Etiopia, dalla Somalia e da Sudan. Alcune di loro, tra l’altro, erano state arrestate in Libia e facevano parte del gruppo di rifugiati deportati nel carcere di Braq l’estate scorsa. Dopo aver pagato la cifra di 2000 dollari per cercare di raggiungere, dall’Egitto, lo stato di Israele, attualmente, da più di un mese sono ostaggio dei trafficanti che chiedono loro la cifra di 8000 dollari in cambio della loro liberazione. Alcuni sono stati uccisi e ad altri è stato asportato un rene, per pagare il riscatto. Sulla loro condizione si terrà oggi a Roma una conferenza stampa da parte di Don Mussie Zerai, sacerdote eritreo che è in contatto telefonico con alcuni ostaggi e con i loro familiari.

6 dicembre: USA. L’Immigration and Customs Enforcement (ICE) fa sapere che nel corso dell’anno fiscale 2010, sotto l’amministrazione Obama, sono state deportate 392.862 persone.

7 dicembre: USA. Chicago. Arrestati 15 manifestanti nel corso di una dimostrazione pacifica di fronte all’Ufficio Immigrazione di Chicago contro le deportazioni dei migranti sans-papiers.

7 dicembre: Australia. Esponenti dell’industria mineraria nazionale chiedono maggiore flessibilità per l’immigrazione dei lavoratori qualificati, necessari, sostengono, per espletare progetti già in corso, prevalentemente nel Nord dell’Australia, per un totale di 140miliardi di dollari.

7 dicembre: Belgio. Il partito socialdemocratico belga ha presentato quattro proposte di legge in materia di immigrazione: la prima auspica una politica “più ferma” in materia di asilo, la seconda è relativa ai matrimoni “in bianco” e propone la creazione di una banca dati consultabile dai funzionari dello stato civile, la terza riguarda l’accesso alla nazionalità belga, per la quale la proposta di legge prevede che si sia residenti in Belgio da almeno 5 anni e la conoscenza di una delle lingue del paese, mentre la quarta riguarda il ricongiungimento familiare e propone che ci sia un controllo della coabitazione.

7 dicembre: Egitto. L’alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati esprime forte preoccupazione per la sorte dei 250 rifugiati tenuti in ostaggio nel deserto del Sinai da un gruppo di trafficanti. Unhcr ha preso contatto con le autorità egiziane affinché il governo si faccia mediatore per una loro liberazione. Rassicurazioni in proposito sono state date dal ministero degli interni egiziano che afferma di aver messo in atto sforzi per localizzare i rifugiati e per un loro rilascio.

8 dicembre: Macedonia-Ue. Il ministro degli interni macedone, Gordana Jankuloska, chiede ai propri cittadini di non viaggiare nei paesi dell’Unione europea per chiedere asilo politico. Alcuni paesi europei, infatti, nei mesi scorsi avevano espresso la loro preoccupazione per l’aumento delle richieste d’asilo da parte di cittadini serbi e macedoni da quando, nel dicembre 2009, erano stati soppressi i visti di ingresso per i cittadini provenienti dai due paesi. La soppressione dei visti di ingresso sarà estesa, la settimana prossima, anche ai cittadini provenienti dalla Bosnia e dall’Albania.

8 dicembre: Francia. In un comunicato reso pubblico oggi, la direzione della Cité nationale de l’histoire de l’immigration à Paris, il museo dell’immigrazione aperto nel 2007, fa sapere che dalla fine di novembre ha chiuso il museo al pubblico a causa degli alti costi che l’occupazione dei “sans papiers” ha comportato in questi mesi alla gestione del museo. Da due mesi, infatti, un gruppo di 500 sans papiers occupa la hall del museo per chiedere la regolarizzazione e per denunciare che tra i lavoratori del museo alcuni erano sans papiers e che, dal momento che il museo è un Etablissement public administratif, è lo stato francese stesso a impiegare i “sans papiers”.

8 dicembre: Francia. Il ministro degli interni francese, Brice Hortefeux, alla vigilia di una sua visita in Marocco per discutere del tema dell’immigrazione con Taib Cherkaoui, ministro degli interni marocchino, ha annunciato la necessità, per la Francia, di una politica più ferma nella concessione dei visti di ingresso e una maggiore attenzione nella lotta contro “l’immigrazione clandestina”.

8 dicembre: Indonesia. Arrestati 77 migranti la cui imbarcazione, diretta in Australia, è andata in avaria in acque indonesiane. Di origine iraniana, irachena, somala e afgana, i migranti sono stati portati in un centro sulla terraferma per accertamenti.

8 dicembre: USA. Viene assegnata a Geo Group, una compagnia privata leader nella gestione degli istituti correzionali, la gestione della prima struttura per la detenzione amministrativa di migranti in attesa di deportazione esistente in Usa. Il centro aprirà alla fine del 2011 a Karnes City, in Texas, con una capienza di 600 persone e fa parte del programma dell’amministrazione Obama di migliorare la struttura penitenziaria del paese.

8-10 dicembre: Isole Vergini. Otto migranti sono morti al largo delle Isole Vergini per l’avaria di un’imbarcazione partita dalle isole caraibiche e diretta verso le Isole Vergini. Venticinque persone sono sopravvissute: quattro versano in gravi condizioni mediche all’ospedale, le altre ventuno sono state arrestate.

9 dicembre: Italia. Diventa obbligatorio a partire da oggi il test di conoscenza della lingua italiana per i migranti che richiedono il permesso di soggiorno CE di lungo durata, ex carta di soggiorno. I migranti già in possesso di un regolare permesso di soggiorno e residenti da 5 anni che vorranno richiedere il permesso di soggiorno di lunga durata dovranno presentare alle prefetture del luogo di residenza la richiesta di accedere al test e saranno in seguito convocati entro 60 giorni dalla data di richiesta.

9 dicembre: Israele-Egitto. Dopo la denuncia del caso dei 250 rifugiati ostaggi dei trafficanti nel deserto del Sinai, i medici volontari della Open Clinic in Israele, che garantiscono cure mediche a coloro che sono privi di copertura sanitaria, fanno sapere che da molti mesi, ormai, curano rifugiati provenienti dal deserto del Sinai arrivati in Israele e detenuti nei centri di detenzione israeliani. Nei mesi scorsi la struttura ha rilevato un numero crescente di interruzioni di gravidanza richieste da donne che erano state violentate durante la loro permanenza nel Sinai. Nel periodo tra gennaio e novembre 2010, 1.303 donne sono state sottoposte a trattamenti ginecologici, la maggior parte dei quali resisi necessari a causa delle violenze subite nel Sinai. Il quotidiano israeliano “Yediot Aharonot” denuncia inoltre che la pratica di maltrattamenti, violenze e torture su rifugiati eritrei, etiopi, somali e sudanesi che cercano di arrivare in Israele passando dalla frontiera egiziana è un fatto abituale e che negli ultimi mesi il riscatto chiesto ai rifugiati è notevolmente aumentato arrivando a 8 mila, 9 mila dollari. A peggiorare le situazione, anche la nuova politica di respingimento alla frontiera adottata dallo stato di Israele, definita di “hot return” (ritorno caldo) e consistente nel respingere in Egitto i rifugiati al loro ingresso in Israele, respingimento possibile sino al quinto giorno dall’arrivo.

10 dicembre: Australia. Ricoverato in ospedale un uomo di venticinque anni che ha tentato il suicidio nel centro di detenzione di Darwin.

10 dicembre: USA. Georgia. Dalla prigione di Gwinnett County in Georgia sono state deportate 1.400 persone in meno di dodici mesi, dichiara un portavoce dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement). L’operazione rientra nel contesto di un controverso programma che autorizza attività di partnership tra autorità federali e locali in tema di immigrazione, legalizzando cioè un’eccezione rispetto al principio della giurisdizione federale in materia di immigrazione.

10 dicembre: Unhcr-Ue. Nella conferenza stampa che si è tenuta oggi a Ginevra, il portavoce dell’Alto commissariato per i rifugiati ha esortato i paesi membri dell’Ue e l’agenzia Frontex a garantire l’accesso alle procedure per l’asilo politico ai migranti che ne avrebbero diritto e che invece, dopo l’avvio delle missioni Frontex nel Mediterraneo, non riescono più ad arrivare in Europa.

10 dicembre: Francia-Olanda. Balla, uno studente maliano residente in Francia con un regolare permesso di soggiorno e con il diritto dunque di viaggiare nello spazio Schengen, è stato arrestato e portato in un centro di detenzione Olandese mentre era andato a trovare la sua famiglia.

10 dicembre: Spagna. Il Consiglio dei ministri spagnolo ha autorizzato la costruzione di nuove recinzioni metalliche attorno ai Centri di Permanenza Temporanea di Ceuta e Melilla, secondo quanto proposto dal Ministro del lavoro Valeriano Gómez. Il costo dell’opera a Melilla si aggira intorno ai 400 mila euro, mentre per Ceuta è previsto un investimento di circa 206 mila euro. Gómez ha espresso la necessità del rinforzamento delle barriere di sicurezza delle due enclave per “garantire la sicurezza e l’integrità delle persone e dei beni dei CETI, così come la sicurezza cittadina dell’area circostante”.

10 dicembre: Spagna. Un lavoratore ucraino di 52 anni è morto in seguito a un’esplosione nel corso dei lavori per la realizzazione del tratto ferroviario ad alta velocità di Eskoriatza. Altre due persone sono rimaste ferite, tra le quali un altro dipendente di origine bulgara. Si tratta del terzo incidente mortale registrato nei Paesi Baschi nel settore delle costruzioni ferroviarie dal 2008 a oggi che vede come vittima un lavoratore straniero: lo scorso 11 agosto morì un dipendente portoghese di 49 anni mentre lavorava allo scavo di un tunnel ferroviario a Durana, mentre nel luglio del 2008 a Luka perse la vita un lavoratore rumeno.

10 dicembre: Spagna. Ieri a Lleida è entrata ufficialmente in vigore la delibera comunale che proibisce l’utilizzo del burka e di qualsiasi indumento che copra parte del volto all’interno di edifici pubblici. Nel mese di luglio i consiglieri comunali del partito indipendentista CIU avevano presentato questa proposta ricevendo voti favorevoli da parte dell’ala conservatrice, il PSC (Partito Socialista catalano) e il Partito Popolare. Il sindaco ha voluto sottolineare che la delibera è stata pensata con un obiettivo “pedagogico”; secondo il primo cittadino l’intenzione sarebbe quella di garantire i processi di integrazione delle donne islamiche che vivono nella città catalana, tuttavia sono state fissate delle sanzioni amministrative tra i 30 e i 600 euro.

11 dicembre: Uganda. I rifugiati congolesi in Uganda rendono pubblico un loro comunicato di denuncia dell’accordo raggiunto il 29 ottobre scorso tra la Repubblica democratica del Congo, l’Uganda e l’Alto commissariato per la Nazioni Unite che prevede il “rimpatrio volontario” dei rifugiati congolesi presenti in Uganda. Nel comunicato l’accordo viene denunciato come estremamente pericoloso per la vita dei rifugiati e come dettato da ragioni politiche più che umanitarie. Viene poi criticata l’espressione “ritorno volontario”, eufemismo per un ritorno del tutto forzato come è stato il caso del rimpatrio dei rifugiati ruandesi avvenuto lo scarso luglio.

12 dicembre: Italia. Un tentativo di fuga bloccato sul nascere dalla polizia ha fatto scoppiare l’ennesima rivolta nel Centro di identificazione ed espulsione di via Corelli a Milano. Violenti i pestaggi della polizia per i quali sono stati ricoverati cinque detenuti. Danneggiata una parte del centro.

13 dicembre: Libia-Algeria-Marocco-Tunisia-Mauritania-Malta-Italia-Spagna-Francia-Portogallo. Inizia oggi a Tripoli e terminerà domani la settima riunione dei ministri degli interni dei paesi del Mediterraneo coinvolti nel dialogo “5+5”. La riunione avrà al centro i problemi relativi all’immigrazione e la necessità di una maggiore cooperazione dei paesi coinvolti (Libia, Algeria, Marocco, Tunisia, Mauritania, Malta, Italia, Spagna, Francia, Portogallo) nella “lotta contro l’immigrazione clandestina”.

13 dicembre: Tunisia-Algeria. 36 migranti algerini, partiti con un’imbarcazione nei pressi di Annaba, sono stati intercettati dalla guardia costiera tunisina vicino alla città di Tabarka, dopo che le loro famiglie avevano allertato le autorità algerine della loro scomparsa. Si teme ora che, dopo essere stati tratti in salvo, vengano portati in un centro di detenzione tunisino. Sui centri di detenzione tunisini sono recenti, infatti, gli appelli di alcune Ong internazionali che denunciano la situazione di circa 300 migranti arrestati e detenuti da lungo tempo nei centri e che ipotizzano l’esistenza di numerosi luoghi non ufficiali finanziati in parte dall’Italia nel quadro degli accordi bilaterali con la Tunisia.

13 dicembre: Cipro. Majid Eazadi, un cittadino iraniano arrivato a Cipro nel 2001, dopo aver cercato di arrivare in Grecia ed essere stato respinto aveva fatto domanda di asilo politico. Dopo il rigetto della domanda, Eazadi era stato accusato e arrestato per possesso di droga, condannato a 4 mesi di carcere trascorsi i quali, dal 2007, si trova tuttora all’interno del centro di detenzione di Nicosia.

14 dicembre: Algeria. Arrestati mentre cercavano di lasciare il paese a bordo di un’imbarcazione, un centinaio di harraga sono stati processati e condannati dal tribunale di Aïn El Turck a un’ammenda di 60.000 dinari ciascuno; il pm aveva chiesto invece una condanna di 6 mesi di prigione, pena massima prevista dalla legge algerina che prevede il “reato di emigrazione clandestina”.

14 dicembre: Malta-Libia. Un rapporto di Amnesty International denuncia le torture subite dai migranti che, trovati in acque maltesi lo scorso luglio, erano stati riportati in Libia. Seeking safety, finding fear: Refugees, asylum-seekers and migrants in Libya and Malta si intitola il rapporto che riporta testimonianze di alcuni rifugiati che hanno subito anche l’elettroshock.

14 dicembre: Italia. Un morto e nove feriti è il bilancio dell’arrivo di uno zodiac in Puglia, nei pressi di Capo di Leuca. I migranti a bordo dell’imbarcazione erano stati fatti scendere in prossimità della costa e un uomo di 29 anni ha sbattuto la testa contro lo scoglio. Gli altri migranti sono stati trovati sulla spiaggia dalla guardia costiera.

14 dicembre: Israele. Lo stato di Israele sta cominciando la costruzione del campo di detenzione nel deserto del Negev per i rifugiati del Corno d’Africa che arrivano sul suo territorio passando dalla frontiera egiziana. Il campo potrà detenere sino a 10.000 persone prima che la loro richiesta di asilo sia stata valutata dalle autorità, impedendo loro la libertà di movimento e la possibilità di lavorare. Per quanto firmatario della Convenzione di Ginevra sui rifugiati, Israele non ha mai introdotto una legislazione relativa al diritto d’asilo per non perdere il “carattere ebraico dello stato”. Il primo ministro Binyamin Netanyahu ha recentemente affermato che per non perdere il carattere ebraico dello stato la massa degli “infiltrati” deve essere fermata.

14 dicembre: Repubblica Ceca. Le Autorità governative della Repubblica Ceca hanno introdotto l’utilizzo di test fallometrici nella valutazione di casi di richiedenti asilo che dichiarano di aver subito persecuzioni e discriminazioni per la loro omosessualità. Il Ministero dell’Interno ceco ha così proceduto nel caso di due cittadini iraniani, Rahim e Karim, i quali sono stati sottoposti a visite con specialisti in psichiatria e sessuologia per accertare che la loro omosessualità non fosse un escamotage per la richiesta di asilo. Nel corso delle visite hanno subito test degradanti per la loro dignità individuale, come l’utilizzo di sensori posti sui genitali durante la visione di film pornografici. La scorsa settimana il caso è finito sul tavolo di discussione del Consiglio d’Europa dei diritti umani. In seguito alla richiesta di chiarimenti dell’Istituzione europea, il Governo ceco si è giustificato spiegando che i test sarebbero stati eseguiti solo in 10 casi.

14 dicembre: Spagna. Una donna migrante nigeriana ha partorito nel corso della traversata in patera verso le coste spagnole di Granada. La donna, secondo la sua testimonianza, attendeva il giorno della partenza da Tangeri da circa un anno. Il travaglio è cominciato proprio durante il viaggio in compagnia del marito e si è concluso poco prima dell’avaria dell’imbarcazione che nel frattempo aveva raggiunto l’isolotto spagnolo di Alborán. A bordo della patera si trovavano 37 persone tra le quali sette donne in stato di gravidanza e sei minorenni.

14 dicembre: Argentina. Sono almeno 5 mila le persone che alloggiano nello spazio verde del grande parco cittadino indoamericano di Buenos Aires. Si tratta per lo più di migranti provenienti dalla Bolivia, dal Paraguay e dal Perù senza fissa dimora che hanno avuto come unica scelta quella di crearsi un riparo nello spazio del parco. L’occupazione dura da mesi ma negli ultimi tempi la presenza degli occupanti ha provocato tensioni con le forze dell’ordine e con la popolazione locale, già contrariata dall’esistenza di baraccopoli in varie zone della città. Le cosiddette “villas miserias” di Buenos Aires contano un numero di circa 150 mila persone, non costituito da soli stranieri ma anche da cittadini argentini, cifra che negli ultimi due anni ha registrato un aumento del 25%. In questi giorni la tensione tra gli occupanti e le forze dell’ordine è esplosa in uno scontro che è stato represso con l’uso di gas lacrimogeni.

14 dicembre: Australia-Afganistan. Firmato un accordo tra i due paesi per il rimpatrio forzato di centinaia di rifugiati afgani a cui l’Australia non ha riconosciuto il diritto d’asilo. Secondo i dati delle stesse autorità australiane, dei 4.300 migranti afgani arrivati in Australia dalla fine del 2008 solo due persone hanno scelto il rimpatrio volontario nel loro paese. Le autorità per i diritti dei rifugiati denunciano l’accordo come una condanna a morte per i futuri deportati.

14 dicembre: Australia. Il naufragio di un’imbarcazione avvenuto vicino alla costa di Christmas Island, a cui hanno assistito, impotenti, gli abitanti dell’isola, ha provocato la morte di 27 migranti, tra cui alcuni bambini. Circa 100 i superstiti, di nazionalità iraniana e irachena, mentre continuano le operazioni di ricerca da parte della guardia costiera australiana.

15 dicembre. Spagna–Bolivia. L’espulsione di un cittadino boliviano avvenuta la scorsa settimana in Spagna mette in luce l’ennesimo caso di maltrattamenti da parte della Guardia civil spagnola. Gildardo Hurtado, ormai rimpatriato nel suo Paese d’origine, racconta di aver trascorso due mesi in carcere per essersi negato a eseguire il test alcoolemico e per essere un sin papel. Normalmente un cittadino spagnolo avrebbe dovuto pagare un’ammenda amministrativa, ma la sua condizione di sin papel non glielo ha permesso. Il giorno del trasferimento dalla prigione di Huelva all’aeroporto di Barajas a Madrid, Gildardo aveva una gamba ingessata e necessitava delle stampelle per poter camminare. Una volta affidato alla polizia dell’aeroporto, gli agenti gli hanno bloccato le braccia attraverso un’imbragatura che gli creava problemi di respirazione ed è stato costretto a camminare senza i supporti necessari. Non si tratta di un caso isolato, infatti nel giugno 2009 un migrante senegalese ha subito simili trattamenti a Barajas poco prima dell’imbarco per il rimpatrio. Nelle immagini di un video registrato da un testimone il giovane era stato immobilizzato e trattenuto a terra senza alcun motivo. In quell’occasione il Difensore civico aveva dichiarato illegale simili pratiche di immobilizzazione poiché provocano “l’ostruzione delle vie respiratorie”.

15 dicembre: Ue-Bosnia-Albania. Entra oggi in vigore l’esenzione dei visti per i cittadini provenienti dalla Bosnia e dall’Albania, concessa dall’Unione europea ai due paesi lo scorso ottobre, dopo l’esenzione accordata a Serbia, Macedonia e Montenegro, in vigore dal dicembre del 2009. A tal proposito, la rete di associazioni Migreurop pubblica un comunicato in cui, pur felicitandosi per la soppressione dei visti di ingresso per i soggiorni di durata non superiore ai tre mesi, critica l’Ue per le riserve formulate negli ultimi mesi dal Consiglio che prevede la possibilità di reintrodurre l’obbligo del visto nel caso in cui ci sia una “affluenza massiccia” di persone cittadine di tali paesi. Alcuni stati membri dell’Ue, infatti, nei mesi scorsi avevano sottolineato la loro preoccupazione di fronte alla crescita degli arrivi di cittadini serbi, montenegrini e macedoni sui loro territori e per la conseguente crescita delle richieste d’asilo da cittadini provenienti da tali territori, chiedendo ai governi di tali stati di prendere delle misure precauzionali e di aumentare i controlli alle loro frontiere controllando anche i motivi delle partenze, venendo meno così, come nota il comunicato di Migreurop, ai principi previsti dai trattati internazionali. La risposta dei governi dei tre paesi è stata quella di concordare con l’Ue e di assicurare il maggior controllo, ma contemporaneamente di rimarcare che l’aumento delle richieste d’asilo era dovuto ai cittadini rom. Il comunicato di Migreurop, inoltre, ricorda come la concessione della soppressione dei visti di ingresso sia stata preceduta dall’obbligo di firmare degli accordi di riammissione, entrati in vigore nel gennaio 2008, il che rende più fragili le garanzie accordate ai richiedenti asilo e, tra tutte, quella del non refoulement. “La nuova iniziativa dell’Unione europea – si legge nel comunicato – che potrebbe diventare un modello per gli accordi futuri, consiste nel domandare alle autorità di questi stati di impedire la partenza dei loro fuoriusciti che si stimano vittime di persecuzioni nei loro paesi, violando così i principi della Convenzione di Ginevra relativa allo statuto dei rifugiati e quelli della Dichiarazione universale dei diritti dell’Uomo che nell’articolo 13 prevede che ogni persona ha il diritto di lasciare ogni paese, compreso il proprio, e di farvi ritorno”.

15 dicembre: Italia. Il governo italiano annuncia che è pronto il nuovo decreto flussi 2010-2011. Dopo il blocco di due anni, il decreto sarà formalmente il decreto flussi del 2010, ma sarà applicato nel 2011. Prevede la regolarizzazione di 98.080 migranti, con 52.080 “quote” riservate ai paesi che abbiano sottoscritto accordi bilaterali di riammissione e 30.000 ingressi per lavoro domestico. Come per il decreto flussi del 2007, la procedura sarà presentata per via telematica al trentunesimo giorno successivo alla data di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto.

16 dicembre: Ue-Ucraina. “Buffeted in the Borderland : The Treatment of Asylum Seekers and Migrants in Ukraine” si intitola il rapporto pubblicato da Human Rights Watch sulle detenzioni e i maltrattamenti subiti dai migranti, anche minori, che vengono respinti in Ucraina dai paesi Ue. Nel rapporto vengono intervistati 161 rifugiati, migranti e richiedenti asilo in Ucraina, Slovacchia e Ungheria.

16 dicembre: Australia. Protesta dei detenuti del centro di detenzione di Chrismas Island. Tra loro, anche alcuni sopravvissuti del naufragio di due giorni fa, i quali, nonostante le condizioni precarie di salute, non sono stati portati sul territorio australiano per essere seguiti dai medici ma trattenuti nel centro dell’isola-detenzione.

16 dicembre: Ue-Egitto. Il parlamento europeo interviene sul caso dei rifugiati eritrei ostaggi dei trafficanti nel deserto del Sinai da più di un mese chiedendo alle autorità egiziane di cercare di ottenere la liberazione degli ostaggi, di evitare di intervenire con la forza contro i rifugiati che cercano di passare la frontiera con Israele, di rispettare la dignità dei migranti e di fare in modo che i richiedenti asilo possano contattare i rappresentanti dell’Unhcr.

16 dicembre. USA. Arizona. Il Senatore dell’Arizona Russell Pearce sta lavorando a un’iniziativa parlamentare contro il principio di jus solis che regola la cittadinanza negli Stati Uniti (14esimo emendamento). L’iniziativa del Senatore vorrebbe togliere la cittadinanza ai bambini nati negli Stati Uniti da migranti senza documenti.

17 dicembre: Australia-Sri Lanka-Romania-US-Canada. Il Canada e gli Stati Uniti rifiutano l’asilo a 17 rifugiati dello Sri Lanka che erano stati arrestati dalle autorità australiane e trasferiti in Romania in un centro per il reinsediamento di migranti in paesi terzi. Il gruppo di 17 richiedenti asilo rifiuta il trasferimento in Australia, proposto oggi dalle autorità, perché teme una detenzione illimitata su Christmas Island.

17 dicembre: Italia. La Corte costituzionale boccia parzialmente una delle norme contenuta nel pacchetto sicurezza del 2009, il cosiddetto “reato di clandestinità”. Interpellata dal Tribunale di Voghera sul caso di una donna priva di permesso di soggiorno che non aveva lasciato il territorio italiano perché priva di mezzi per potersi pagare il biglietto di ritorno al suo paese, la Corte costituzionale rileva, infatti, che non avendo previsto un “giustificato motivo”, come quello dell’indigenza della persona inottemperante al decreto di espulsione, la legge 94 del luglio 2009 non ha previsto una clausola fondamentale tra quelle "destinate in linea di massima a fungere da ’valvola di sicurezza del meccanismo repressivo, evitando che la sanzione penale scatti allorché, anche al di fuori della presenza di vere e proprie cause di giustificazione, l’osservanza del precetto appaia concretamente inesigibile in ragione, a seconda dei casi, di situazioni ostative al carattere soggettivo od oggettivo". La corte costituzionale, lo scorso giugno, aveva già dichiarato illegittima la norma relativa all’aggravante di clandestinità prevista dal pacchetto sicurezza del luglio 2008.

17 dicembre : Tunisia-Algeria. Da un trafiletto pubblicato dal giornale algerino “El Watan” si viene a sapere che i migranti di origine algerina soccorsi in mare dalla guardia costiera tunisina e di cui si temeva la detenzione in qualche centro di detenzione della Tunisia nei giorni successivi al loro ritrovamento sono stati consegnati alle autorità algerine e giudicati dal tribunale di Souk Ahras per il reato di “emigrazione clandestina”.

17 dicembre: Danimarca. Il parlamento danese ha approvato a stretta maggioranza una nuova normativa che prevede la possibilità di rimpatriare i minori non accompagnati richiedenti asilo. Insieme alla Norvegia, il governo della Danimarca sta progettando di costruire dei centri di accoglienza in Afghanistan per i minori richiedenti asilo le cui domande siano state rigettate e di cui non sia possibile rintracciare le famiglie.

17 dicembre: Spagna. Il 75% dei 700 mila lavoratori agricoli che annualmente participano alle raccolte stagionali nella regione di Murcia e’ straniero. Questa regione meridionale rappresenta, insieme all’Andalusia, una delle aree di maggior richiamo per la manodopera straniera nell’intero paese.

17 dicembre: Spagna. Oggi si è celebrata la Giornata Mondiale dei migranti. Le manifestazioni svoltesi in tutta Spagna hanno portato avanti la protesta contro l’attività dei Cie e l’esecuzione di retate ai danni di migranti per il controllo dei documenti. Il Centro di identificazione di Aluche a Madrid continua a essere scenario di rivolte interne e di violazione dei diritti umani nei confronti dei suoi ospiti. Questa struttura era stata già definita inqualificabile dal Difensore Civico della capitale in seguito a un’indagine interna del 2009 che aveva messo in luce la sua natura tipicamente “penitenziaria”.

18 dicembre: Ecuador. Nel giugno 2008 il presidente dell’Ecuador Rafael Correa ha aperto le frontiere del proprio paese ai migranti di qualsiasi nazionalità, trasformando l’Ecuador in uno dei luoghi di passaggio privilegiati per raggiungere il Nord America. La politica migratoria delle “porte aperte” di Correa ha creato problemi diplomatici con i governi dei paesi vicini, tra cui Cile, Panama, Costa Rica, e soprattutto con gli Stati Uniti. Infatti, l’abbattimento delle frontiere ha creato un enorme effetto richiamo per migranti provenienti dall’intera America del Sud, ma anche dall’Africa e dal sud-est asiatico. Il ministro ecuadoriano Bustamente aveva dichiarato allora che “l’Ecuador possiede una visione umanitaria dell’immigrazione, dal momento che combatte la sua criminalizzazione, e che Correa crede fermamente nella libera circolazione delle persone”. Tuttavia, dopo alcuni mesi Correa si è visto costretto a porre dei limiti all’entrata di cittadini cinesi, il cui flusso aveva raggiunti livelli altissimi in poco tempo. Si è calcolato che in questi due anni siano entrati in Ecuador circa 60 mila cittadini cubani con l’obiettivo di emigrare in seguito negli Usa; ora nel paese la loro comunità è seconda a quella colombiana per numero.

18 dicembre: Canada-India. Il ministro dell’immigrazione Jason Kenney si impegna formalmente ad accogliere fino a mille rifugiati tibetani attualmente residenti in India (nello stato di Arunachal Pradeshin) nel corso dei prossimi cinque anni.

18 dicembre: USA. Bocciata al Senato la proposta di legge “Dream Act” per una differenza di 5 voti (55 i voti a favore, contro il minimo di 60 richiesto per la promozione della bozza a legge), dopo che era passata alla Camera (8 dicembre). Il Dream Act avrebbe introdotto un iter di cittadinanza per i giovani senza permesso di soggiorno attraverso la scolarizzazione o il servizio militare. L’iter della bozza di legge era iniziato nell’agosto del 2001.

18 dicembre: Belgio. In occasione della giornata internazionale dei diritti dei lavoratori migranti e delle loro famiglie, proclamata dalla Nazioni unite, si è tenuto a Bruxelles il forum sociale dei migranti in preparazione del forum sociale mondiale che si terrà a Dakar nel febbraio del 2011. Il forum si è concluso con un appello all’Ue e a Parlamento europeo affinché ratifichi la Convenzione delle Nazioni Unite sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e dei membri delle loro famiglie.

19 dicembre: Australia-Onu. L’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite interviene nel dibattito sulla gestione dei richiedenti asilo in Australia, sostenendo la necessità del rimpatrio delle persone a cui viene negato l’asilo, priorità del resto già sottoscritta dal governo per il 2011.

20 dicembre: Australia. Julia Gillard, primo ministro australiano, è intervenuta oggi a proposito del naufragio avvenuto nei giorni scorsi lungo la costa di Christmas Island, dichiarando che molto probabilmente il numero delle vittime è di 48 persone, dal momento che i sopravvissuti sono 42 e che sull’imbarcazione c’erano circa 90 migranti.

20 dicembre: Ue-Mauritania-Mali. “Prisonniers du désert” si chiama il rapporto pubblicato dal Ong francese Cimade sulle conseguenze delle politiche migratorie europee per i migranti alla frontiera tra la Mauritania e il Mali.

21 dicembre: Ue-Bulgaria-Romania. La commissaria europea alla sicurezza, Cécilia Malmström, ha ricevuto oggi una lettera da parte dei ministri degli interni di Francia e Germania, Brice Hortefeux e Thomas de Maizière, in cui esprimono la contrarietà dei loro due paesi all’entrata della Bulgaria e della Romania nello spazio Schengen, prevista per il marzo del 2011. Nella lettera, i due ministri fanno sapere che giudicano prematura l’entrata dei due paesi nello spazio Schengen dal momento che entrambi non hanno adempiuto in misura sufficiente alla lotta contro la corruzione e la criminalità organizzata. Il presidente rumeno Traian Basescu ha denunciato come discriminatoria tale presa di posizione. Una posizione che farà molto probabilmente slittare la data, dal momento che per una simile decisione è prevista l’unanimità degli stati membri Ue.

22 dicembre: Spagna. Iolanda Pineida, sindaco della cittadina catalana di Salt, ha avanzato una proposta in materia migratoria che andrebbe a modificare le procedure di concessione del permesso di soggiorno per “integrazione sociale” e del ricongiungimento familiare. Pineida richiede che i rapporti forniti dai comuni sulla condotta civica dell’interessato siano integrati dalla fedina penale, normalmente consultabile solo da parte dal governo centrale. Le autorità amministrative non hanno la facoltà di valutare i carichi pendenti dei migranti che stanno effettuando la pratica di “integrazione sociale”, quindi la mozione del sindaco risulterebbe anti-costituzionale.

22 dicembre. USA. Massachusetts. Manifestazione di un gruppo di attivisti per i diritti dei migranti contro l’intenzione del Governantore Daval Patrick di sottoscrivere il programma “Secure Communities”, un’iniziativa federale mirata a coordinare le banche dati di impronte digitali per verificare lo status di immigrazione di chi viene arrestato.

23 dicembre: Sud America. Migliaia di rifugiati colombiani partiranno dall’Ecuador, paese che li ha accolti nell’ultimo anno, diretti in Canada, Stati Uniti, Nuova Zelanda, Brasile e Cile, in conformità con il piano di accoglienza internazionale annunciato dall’Unhcr. L’organizzazione mondiale ha annunciato che il numero dei rifugiati continua ad aumentare progressivamente nel paese. Al momento le fonti governative dichiarano che sarebbero circa 500 mila.

23 dicembre: Messico. Il 16 dicembre un treno merci proveniente da Arriaga in Chiapas ha dovuto fermarsi a causa di un controllo della polizia in prossimità di Chahuites nello Stato di Oaxaca. Si trattava di un convoglio sul quale viaggiavano decine di migranti sistemati pericolosamente sul tetto per raggiungere come sin papeles il nord del Messico, per poi proseguire negli Stati Uniti. Nel corso della retata alcuni di essi sono fuggiti, mentre molti altri sono riusciti a evitare i controlli rimanendo sopra il tetto del treno. Dopo alcuni chilometri il treno ha dovuto fermarsi di nuovo per via di un’interruzione del binario; all’improvviso un gruppo di sconosciuti, armati di machete e armi da fuoco, ha iniziato a colpire i migranti, costringendoli a seguirli come ostaggi. Dell’evento sono stati immediatamente informati la Commissione per i diritti umani (CNDH) e la console del Salvador, Vilma Mendoza, la quale ha immediatamente chiesto l’intervento del governo messicano per indagare sulla nazionalità dei sequestrati e sul loro destino. A oggi si presume che si tratti di un gruppo di una cinquantina di persone tra le quali comparirebbero cittadini di El Salvador, Guatemala e Honduras.

23 dicembre: Gran Bretagna. Il governo inglese reintroduce il tetto per regolamentare il numero di visti per lavoratori qualificati provenienti da paesi non UE (quota di 10.832 fino a Aprile 2011), dopo che una sentenza della Corte Suprema aveva dichiarato illegale istituire quote per decreto senza l’approvazione parlamentare (20 dicembre).

24 dicembre: Israele. Circa duemila persone hanno manifestato oggi a Tel Aviv contro il progetto del governo israeliano di costruire un centro di detenzione per i migranti e i richiedenti asilo nel deserto del Negev. “Noi chiediamo rifugio, loro ci danno una prigione” stava scritto sui cartelli dei migranti africani che hanno partecipato alla manifestazione.

24 dicembre: Honduras. Secondo il Centro assistenza migranti rimpatriati (CAMR) quest’anno circa 46 mila honduregni sarebbero stati rimpatriati nel loro paese dopo aver tentato di emigrare. Circa 22 mila sono stati rimpatriati dagli Stati Uniti, mentre 23 mila sono stati bloccati durante il loro viaggio mentre si trovavano ancora in Messico e Guatemala.

25 dicembre: Spagna. Grazie alla campagna governativa “Aquí vivo, aquí voto” alcune associazioni spagnole stanno lavorando per diffondere informazioni sul diritto di voto tra gli stranieri che vivono in Spagna. In vista delle prossime elezioni politiche del 22 maggio 2011, i cittadini provenienti da Ecuador, Colombia, Chile, Bolivia, Perú, Paraguay, Islanda e Nuova Zelanda, paesi coi quali la Spagna ha stabilito accordi di reciprocità, potranno iscriversi al censo elettorale entro il 15 gennaio. Si stima che saranno 350 mila stranieri non comunitari a votare per la prima volta, oltre ai 380 mila che hanno formalizzato la cittadinanza spagnola negli ultimi quattro anni. Tuttavia questa prima cifra rappresenta solo il 16 % di tutti gli immigrati del paese che potrebbero votare, se i paesi come Marocco, Brasile, Messico e Repubblica Dominicana non proibissero ai loro cittadini di esercitare il diritto al voto all’estero. Fondamentale è infatti l’accordo di reciprocità che la Spagna è riuscita a sottoscrivere solo con alcuni paesi extra-UE.

25 dicembre: Messico. Ogni giorno circa 55 migranti vengono sequestrati in territorio messicano, secondo cifre fornite dalla Commissione nazionale per i diritti umani messicano (CNDH). Dal mese di gennaio al mese di giugno 2010 sarebbero circa 10.000 i casi di sequestro. Decine di vittime hanno denunciato la presenza di membri dei cartelli della droga, come i messicani “Los Zetas”, i centroamericani “Los Maras”, come pure il coinvolgimento di agenti della polizia municipale, statale e federale messicana. Molti sequestri sono avvenuti negli stati di Oaxaca (sud), Tamaulipas e Chihuahua (al confine con gli Stati Uniti) e a Veracruz mentre i migranti viaggiavano su treni e autobus.

27 dicembre: Spagna. La presidentessa del Partito popolare catalano, Alicia Sanchez-Camacho, è intenzionata a presentare in regione una proposta in materia d’immigrazione. Si tratta di introdurre una sorta di “contratto” di integrazione sociale che gli immigrati dovrebbero sottoscrivere una volta arrivati in Spagna, impegnandosi a rispettare la legge, a mantenere un’occupazione lavorativa e di rientrare nel paese d’origine in caso di perdita del lavoro. Il Partito popolare proporrà di rendere questo documento obbligatorio per inoltrare richiesta di permesso di soggiorno e di ricongiungimento familiare.

29 dicembre: Tunisia-Libia. Di fronte alle rivolte che si sono verificate in questi giorni in Tunisia, soprattutto nella regione di Sidi Bouzid, dove sono scoppiate forti proteste da parte dei manifestanti, giovani privi di lavoro, duramente represse dalla polizia che ha provocato la morte di un manifestante e il ferimento di molti altri, il colonnello Muammar Gheddafi invita i giovani tunisini disoccupati ad entrare in Libia e chiede che vengano tolti tutti gli ostacoli amministrativi e finanziari che impediscono l’entrata in Libia dei “nostri fratelli tunisini”.

29 dicembre: Marocco. Come ormai d’abitudine da alcuni anni in questo periodo, la polizia marocchina ha effettuato oggi una vasta operazione di rastrellamento nei quartieri abitati dai migranti e dai rifugiati. Un centinaio di persone, tra cui molti minori, sono state arrestate nei quartieri popolari di Sidi Moussa a Sale, Hay Nahda, Douar Kora, G3, G5, Kamra e Takadoum a Rabat. Si trovano ora alla gendarmeria di Rabat in attesa delle consueta deportazione verso Oujda e l’espulsione. A Tangeri, sono state arrestate 38 persone, durante l’irruzione della polizia in una casa privata in cui i migranti stavano festeggiando il Natale; anch’esse sono ora in stato di fermo in attesa di essere espulse. In questo modo, il Marocco interviene per prevenire i possibili passaggi di frontiera verso le enclave spagnole di Ceuta e Melilla, più facili nel periodo festivo, e per aumentare le cifre delle espulsioni annuali da presentare all’Unione europea.

29 dicembre: Spagna. Due migranti di origine camerunense e algerina stavano viaggiando nascosti nel carico di immondizia di un camion diretto al porto di Ceuta per essere imbarcato sulle navi dirette in Spagna quando, nel corso del viaggio, l’autoveicolo è uscito di strada ribaltandosi. Nell’impatto il trentatreenne camerunense è morto mentre il compagno è riuscito a salvarsi.

30 dicembre: Spagna. Da un rapporto stilato dalla Guardia civil di Lanzarote, visionato dal quotidiano spagnolo ABC, sono emerse accuse di responsabilità nei confronti del personale SIVE che monitora 24 ore su 24 le coste dell’arcipelago canario per intercettare il passaggio di imbarcazioni di migranti. Il sistema di vigilanza SIVE, secondo il documento, non avrebbe individuato diverse pateras a causa dell’inadempienza del personale, come nel caso della patera in avaria dello scorso 18 agosto. Anche in quel caso la sua presenza in acque canarie non fu intercettata e i soccorsi non potettero arrivare in tempo per salvare la vita ai 25 migranti che viaggiavano a bordo.

31 dicembre: Spagna. Nel corso del 2010 almeno 2.669 migranti sono arrivati sulle coste spagnole dell’Andalusia, delle Isole Canarie, della Regione di Valencia e di Murcia. Secondo dati rilevati da EuropaPress l’anno scorso le Forze di Sicurezza dello Stato spagnolo avrebbero invece intercettato 7.285 migranti, cifra che suggerisce un calo del 45 % rispetto al 2009.

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