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novembre 2010:

2 novembre: Francia-Gran Bretagna. Francia e Gran Bretagna hanno raggiunto un accordo amministrativo relativo ai migranti presenti nella zona di frontiera tra i due paesi, sul litorale della Manica e del Mare del Nord. Francia e Gran Bretagna si sono accordate per instaurare una procedura permanente al fine di ridurre in modo significativo il numero di migranti privi di permesso di soggiorno, con voli congiunti di rimpatrio e programmi di informazione preventiva nei paesi di partenza dei migranti, ad iniziare dal Vietnam, dall’Iraq e dall’Afghanistan.

3 novembre: Spagna. Secondo i dati forniti dalle autorità spagnole dal mese di giugno a oggi sono stati 240 i migranti che hanno tentato di raggiungere le coste della città autonoma spagnola di Ceuta a bordo di precari gommoni gonfiabili. Secondo le autorità, la pressione migratoria via mare si sta facendo sempre più importante a causa dell’incremento dei controlli lungo il perimetro di frontiera che circonda la città e che la separa del territorio marocchino. Oltre a questo dato è stato constatato un aumento di casi di migranti che hanno cercato di entrare a Ceuta a nuoto dalle contigue coste marocchine.

3 novembre: Spagna. Il Sindacato di Polizia spagnolo (SUP) e l’Associazione della Guardia Civil (AUGC) hanno denunciato abusi ai danni di immigrati da parte delle forze dell’ordine e hanno confermato che le retate indiscriminate ai fini dell’identificazione continuano a verificarsi nonostante i divieti. Il rappresentante del SUP, Anchez Fornet, ha ribadito che le retate “violano la Costituzione e non sono legali”. A Castellón, comune della provincia di Madrid, si effettua una media di 6 retate giornaliere con circa 30 arresti per “clandestinità”. Il sindacato AUGC ha espresso l’intenzione di interrompere definitivamente questo genere di controlli.

4 novembre: Usa. La Legge del governo statunitense offre la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno speciale ai minori stranieri che, una volta varcata la frontiera Usa, denuncino di essere stati vittima di violenza da familiari o da sconosciuti nel corso del viaggio verso nord. La giovane Doris Monge, ecuadoriana d’origine, è riuscita a ottenne il documento, il cosiddetto SIJ (Special Immigrant Juvenile), ma molti suoi coetanei stranieri perdono questa possibilità a causa delle lungaggini burocratiche. Se nel corso della verifica dei singoli casi i richiedenti raggiungono la maggiore età (21 anni per la legge statunitense), essi rischiano di non potere più aderire a questo programma di protezione per minori. Considerando l’elevato numero di minori che vengono abbandonati dai coyotes nelle aree desertiche di frontiera, si presume che siano innumerevoli i casi di abusi e violenza che non vengono denunciati.

4 novembre: Australia. Un gruppo di 700 manifestanti protesta contro una delegazione del governo federale giunta a Northam, nell’Australia Occidentale, per promuovere l’apertura di un centro di detenzione per migranti senza documenti nell’ex sede di un campo militare. Sulle magliette dei manifestanti, scritte contro l’iniziativa:"No detention centre", "Hands off Northam" e "Gillard you have no mandate".

4 novembre: Canada. Il Ministro dell’Immigrazione Jason Kenney annuncia un aumento delle quote del 2011 per l’ingresso dei lavoratori qualificati (tra i 240 e i 265mila).

4 novembre: USA. Una coalizione di 13 stati presenta un appello alla Corte Suprema perché dichiari incostituzionale una legge del 2007 dello stato dell’Arizona secondo la quale le autorità locali possono revocare la licenza a esercizi commerciali che assumano migranti senza documenti. La legge violerebbe la giurisdizione federale in materia di immigrazione, un argomento che la Corte ha già accolto contro la recente legge SB1070 dell’Arizona approvata in aprile parzialmente revocata in luglio che rendeva reato penale nello stato dell’Arizona l’immigrazione senza documenti e autorizzava retate etniche.

5 novembre: Porto Rico. Approvata al Senato una misura per promuovere l’immigrazione stagionale di lavoratori agricoli nelle piantagioni di caffè. Se ratificata anche alla Camera, la legge 1038 introdurrà quote nazionali per l’ingresso di braccianti stranieri (per un totale tra i 5 e gli 8mila) e regolamenterà la loro permanenza in base ai bisogni del mercato agricolo.

5 novembre: USA. La Corte Suprema del Nebraska decide di non discutere la legge dello stato del Nebraska che rende illegale affittare case ai migranti senza documenti. La legge era stata approvata in giugno, poi denunciata di fronte alla Corte da una serie di associazioni per i diritti dei migranti in luglio. Sempre oggi, lo stato del Nebraska annuncia l’implementazione in cinque contee di un sistema integrato per il controllo delle impronte digitali che coordina le informazioni biometriche con i dati dell’Homeland Security e notifica ai Federali i profili di migranti senza documenti passibili di deportazione.

5 novembre: USA. Garantita un’estensione di 18 mesi (fino a settembre 2012) del permesso di soggiorno temporaneo per 300 rifugiati somali residenti negli Stati Uniti. Per beneficiare dell’estensione, i cittadini somali devono aver risieduto negli Stati Uniti continuativamente dal settembre del 2001.

5 novembre: Italia. “Oggi 5 novembre 2010 siamo saliti sulla torre di via Imbonati anzitutto per manifestare la nostra solidarietà ai nostri compagni immigrati di Brescia, che da sabato scorso sfidano il freddo e le intemperie in un gesto estremo di protesta contro la condizione cui siamo costretti a vivere. La protesta di noi immigrati nasce infatti dalle profonde ingiustizie cui ci condanna lo Stato italiano, che attraverso la legge Bossi Fini non permette a chi lo desidera di regolarizzarsi e condanna molti di noi, che lavorano, alla condizione di clandestini, ora divenuta anche reato”. E’ il comunicato diffuso dai 5 migranti che a Milano sono saliti su una torre, in via Imbonati, per protestare, come a Brescia, contro la “sanatoria truffa” del 2009 e chiedere il permesso di soggiorno per tutti coloro che hanno inoltrato la domanda di regolarizzazione. Nel frattempo, come a Brescia, al di sotto della torre si è formato un presidio permanente di solidarietà che nei prossimi giorni proporrà varie iniziative.

5 novembre: Svizzera-Nigeria. In occasione della visita ufficiale a Berna da parte di Martin Uhomoibhi, segretario di stato agli affari esteri della Nigeria, i due stati hanno concluso i negoziati per arrivare a un accordo di partenariato sulle migrazioni. Si tratta del primo accordo di cooperazione sul tema delle migrazioni tra la Svizzera e un paese africano.

6 novembre: Italia. “Siamo saliti sulla gru per i nostri diritti, per non essere continuamente sfruttati, per uscire dalla clandestinità. Non vogliamo più essere invisibili, merce di scambio di padroni senza scrupoli. Abbiamo preso la parola e facciamo la nostra parte da protagonisti” scrivono così i migranti saliti sulla gru del cantiere della metropolitana di Brescia, il 30 novembre scorso e che, in primo luogo, chiedono il permesso di soggiorno per tutti coloro che hanno fatto domanda per la “sanatoria per le colf e le badanti”, apertasi nel 2009, e che sono stati truffati e si sono visti rifiutare la regolarizzazione. Oggi, una manifestazione di solidarietà a cui hanno partecipato circa 10.000 persone ha attraversato la città di Brescia.

7 novembre : Algeria-Ue. Il quotidiano algerino « El Watan » fa sapere che un gruppo di ricercatori del Centro tecnologico per l’innovazione e la comunicazione (Cetic) dell’Università di Las Palmas (Gran Canaria) sta lavorando da alcuni mesi per la messa a punto di un nuovo sistema di intercettazione delle imbarcazioni “sospette” da affiancare al sistema integrato di sorveglianza esterna (SIVE) già operativo da alcuni anni lungo le coste spagnole. Il nuovo sistema, chiamato Amass, è stato sovvenzionato con 5 milioni di euro dall’Unione europea e la sua entrata in vigore è prevista per la fine del 2011.

7 novembre: Spagna. Oggi, nelle prime ore del mattino, quattro migranti marocchini sono riusciti a scavalcare la prima fila di rete metallica che divide il territorio marocchino da Ceuta. I 4 uomini sono stati fermati mentre stavano per superare la seconda barriera e sono stati condotti in un ospedale dalla Guardia Civil per via delle escoriazioni provocate dal filo spinato. Al momento, il gruppo di migranti si trova nel Ceti della città autonoma.

7 novembre: Spagna. Tra settembre e ottobre le coste delle Isole Canarie hanno ricominciato a registrare un aumento degli arrivi dalle coste africane dopo mesi di netta inflessione. L’amministrazione locale e le Ong sostengono che le buone condizioni atmosferiche di questi mesi abbiano favorito gli arrivi dei migranti, ma hanno anche segnalato la predominanza di imbarcazioni a “patera”, tipiche del Marocco. Secondo queste fonti la quasi totale assenza di imbarcazioni a “cayuco”, caratteristiche dei paesi subsahariani, sta a indicare che il Marocco non starebbe mantenendo i programmi di cooperazione con la Spagna in materia di lotta all’“immigrazione clandestina”, soprattutto in seguito alla preoccupante situazione diplomatica che si è venuta a creare tra le due monarchie durante la scorsa estate e in questi stessi giorni per la questione del Sahara Occidentale.

8 novembre: Italia. Violente cariche della polizia per sgomberare il presidio di solidarietà sotto la gru di Brescia. Il bilancio della giornata, dopo il fermo di più di trenta persone, è di 6 arresti (4 migranti e 2 italiani), 12 migranti fermati perché privi di permesso di soggiorno e una redattrice di Radio onda d’urto ferita.

8 novembre : Senegal. Dal 30 gennaio al 6 febbraio 2011 si terrà sull’isola di Gorée, in Senegal, un incontro mondiale dei migranti per completare la stesura del testo della Carta mondiale dei migranti, una carta dei principi che garantiscano la libera circolazione dei migranti e la loro possibile residenza in ogni luogo del mondo.

8 novembre: Spagna. Sette bengalesi, appartenenti al gruppo di persone che erano state trasferite dal Ceti di Melilla al Cie di Barcellona nel mese di settembre, sono stati rimpatriati a bordo di un velivolo militare in Bangladesh dopo essere stati rimessi in libertà in seguito al compimento dei 60 giorni di reclusione previsti all’interno del centro di identificazione. Il governo bangladese non ha riconosciuto in un primo momento la nazionalità dei rimpatriati, quindi le autorità spagnole hanno dovuto raccogliere testimonianze tra i familiari in patria per certificare la loro cittadinanza bangladese. Fino a qualche giorno fa il Deputato del Partito Popolare Antonio Gutiérrez aveva richiamato l’attenzione del Parlamento su questo caso ancora irrisolto e aveva invocato la necessità di avviare le pratiche per il permesso di soggiorno e di lavoro per andare incontro alla controversa situazione dei migranti bengalesi, già vittime del limbo burocratico che li vide bloccati a Melilla per più di tre anni.

8 novembre: USA. Secondo una recente proposta di legge della Florida la polizia stradale sarebbe tenuta a verificare i documenti di immigrazione di chiunque venisse fermato per contravvenzioni del codice della strada.

9 novembre: Canada-Tailandia. In un incontro tra il ministro degli esteri tailandese Kasit Piromya e il primo ministro canadese Stephen Harper, le autorità dei due paesi si impegnano a cooperare per combattere il traffico di esseri umani e l’immigrazione dei sans-papiers. Una collaborazione tra i due paesi era stata avviata in agosto quando un’imbarcazione con a bordo 492 richiedenti asilo dello Sri Lanka aveva raggiunto le coste canadesi dalla Tailandia.

9 novembre: Canada. Rimane costante il numero delle richieste d’asilo presentate nel 2010, rispetto all’anno precedente. Il Canada Immigration and Refugee Board stima che entro la fine dell’anno le richieste d’asilo verso il Canada saranno 20mila. Il rapporto, inoltre, precisa che nel corso dei primi dieci mesi dell’anno, 9.800 richieste sono state rifiutate (un numero che include anche pratiche avviate negli anni precedenti) e 9.100 accolte. Il maggior numero di richieste d’asilo proviene dalla Cina (1.170 richieste); seguono: l’Ungheria (1.325), la Colombia (1.100), l’Afganistan (368), l’Albania (165) e il Bangladesh (95). In media, solo il 38% delle richieste viene accolto.

9 novembre: Italia. Ancora una giornata di repressione oggi a Brescia: cinque dei dodici migranti raggiunti dal foglio di espulsione sono stati trasferiti al Centro di identificazione ed espulsione di Torino, mentre il processo per alcuni delle persone arrestate ieri è stato fissato per il 29 novembre. Per altri due migranti, invece, il processo è stato rinviato in data da destinarsi.

9 Novembre: Italia-Libia. E’ stato votato oggi alla Camera il testo di una mozione sul trattato Italia-Libia che, grazie al voto a favore del gruppo dei deputati di Futuro e libertà, prevede una revisione dell’accordo tra i due paesi. Dopo che l’emendamento era stato presentato dal Partito radicale, il governo aveva ritirato la mozione, per evitare che venisse approvato un testo diverso da quello previsto, ma il voto congiunto dell’opposizione insieme ai parlamentari del gruppo legato a Gianfranco Fini (Futuro e libertà), ha fatto sì che la mozione modificata passasse. La mozione elogia i risultati ottenuti dall’accordo tra Italia e Libia nel contrasto all’immigrazione, ma invita l’esecutivo “a sollecitare con forza le autorità di Tripoli affinché ratifichino la Convenzione Onu sui rifugiati e riaprano l’ufficio dell’Unhcr a Tripoli quale premessa per continuare le politiche dei respingimenti dei migranti in Libia". L’esecutivo viene inoltre invitato a “impegnarsi a rivedere il trattato di amicizia con la Libia alla luce di quanto accaduto recentemente, a chiarire i termini degli accordi relativi ai pattugliamenti congiunti in corso, in particolare per quanto riguarda la catena di comando e le regole d’ingaggio, incluso l’uso delle armi durante tali operazioni; ad attivarsi, sia attraverso i contatti bilaterali con Tripoli, che a livello internazionale, per ottenere che la Libia riconosca i confini marittimi sanciti dal diritto internazionale e consenta ai pescatori siciliani di pescare legalmente in acque internazionali senza il rischio di subire attacchi armati o il sequestro dei pescherecci".

9 novembre: Messico. Una delle principali conclusioni della I giornata di lavoro del Tribunal de Conciencia de los Pueblos en Movimiento, nell’ambito del IV Foro Internazionale dell’Immigrazione e dello Sviluppo (FMMD), è stata la dimostrazione di una responsabilità dello stato messicano rispetto all’uccisione dei 72 migranti di Tamaulipas, giustiziati dai gruppi narcotrafficanti lo scorso agosto. La Commissione, riunitasi dal 4 all’8 novembre in Messico, ha dichiarato che "non si tratta di un episodio isolato ma di una tipologia di massacri ai quali il Messico assiste da almeno cinque anni assecondando la connivenza esistente tra Stato e gruppi narcotrafficanti”. Questo Tribunale è sorto quest’anno e si propone di portare all’attenzione della coscienza collettiva episodi rilevanti di violenza e marginalizzazione dei migranti, delineando le eventuali responsabilità da parte delle Istituzioni che dovrebbero invece garantirne la tutela. Il primo caso sottoposto all’esame del Tribunale ha riportato la testimonianza diretta di alcuni attivisti del Chiapas, Oaxaca e San Salvador Atenco sul tema della tratta di esseri umani e il caso dell’assassinio del sindacalista statunitense Santiago Rafael Cruz nell’aprile del 2007.

9 novembre: Spagna. Il “Gruppo di Assistenza ai giovani stranieri senza protezione”, sorto per tutelare i minorenni stranieri non accompagnati, ha effettuato un’inchiesta sulle condizioni dei giovani detenuti nei numerosi centri per minori presenti nella provincia di Alava. L’associazione sostiene che i minori ricevono un trattamento “ingiusto e degradante” e che questi centri non sono in grado di accompagnarli in un percorso di integrazione sociale.

9 novembre: Spagna. Un uomo di origine marocchina è stato trovato senza vita all’interno di un’imbarcazione leggera dispersa in mare di fronte alla costa gaditana di Chipiona. Secondo le dichiarazioni della Guardia Civil, all’interno della patera è stato trovato più di un chilogrammo di hashish.

10 novembre: Spagna. Un uomo marocchino di 54 anni, Brahim A., è morto in seguito a un incidente sul lavoro a Ceuta. Mentre stava lavorando ad alcuni metri di altezza da terra per la ristrutturazione di un’abitazione, Brahim ha perso l’equilibrio ed è caduto. L’uomo che l’aveva assoldato in nero per i lavori di casa, uno spagnolo di 34 anni, lo ha abbandonato, già in gravi condizioni, alla porta d’entrata dell’ospedale della città ed è fuggito temendo un’accusa per il lavoro illegale. Arrestato, è stato poi messo in libertà.

10 novembre: Australia. Il Ministro dell’Immigrazione Chris Bowen e il vertice della provincia di Canberra, Jon Stanhope, annunciano una serie di iniziative per promuovere l’immigrazione di lavoratori qualificati nel corso del 2011. Sempre in giornata, Jon Stanhope annuncia che le istituzioni della provincia di Canberra sono disponibili a sondare la possibilità di costruire un centro che ospiti temporaneamente i richiedenti asilo, offrendo una possibile alternativa alla disputa tra le autorità federali e la cittadinanza di Northam.

10 novembre: Australia. Un prete che lavora nei centri per i richiedenti asilo, Paul Crotty, denuncia che la maggior parte dei bambini figli di richiedenti asilo non riceve educazione scolastica, nonostante gli accordi con il sistema educativo australiano.

10 novembre: USA. Il Servizio di Cittadinanza e Immigrazione (USCIS) rende pubblico che nel 2010 è stata conferita la cittadinanza a 11.146 stranieri che hanno prestato servizio militare nell’esercito statunitense durante le guerre in Iraq e Afganistan. In tutto, dal settembre 2001 sono stati naturalizzati 65.000 soldati dell’esercito statunitense. (Per servire nell’esercito degli Usa basta avere un permesso di soggiorno e lavoro – dal 2008 basta anche semplicemente un permesso temporaneo).

10 novembre: USA. Un rapporto dell’agenzia BBVA Bancomer Foundation rende pubblico al Global Forum on Migration and Development di Puerto Vallatra che la discriminatoria legge anti-immigrazione approvata in Arizona in aprile e parzialmente revocata in luglio dalla Corte degli Stati Uniti per incostituzionalità ha indotto 100.000 migranti latini risiedenti in Arizona a decidere di spostarsi verso altre zone degli Stati Uniti.

11 novembre: Australia. Vittoria di due rifugiati srilankesi di origine Tamil che hanno fatto ricorso contro le autorità australiane dell’isola di Christmas che avevano negato loro il diritto di asilo. I due uomini erano arrivati sull’Isola in ottobre chiedendo asilo per sfuggire alla persecuzione nel loro paese. Di fronte al rifiuto delle autorità, hanno fatto ricorso, chiedendo che il loro caso fosse revisionato direttamente dal Ministro dell’Immigrazione Chris Bowen. In risposta, i due uomini hanno ottenuto un nuovo rifiuto con la curiosa motivazione che il Ministro non aveva giurisdizione sull’Isola, retta da un sistema di regolamentazioni speciali. La Corte Suprema ha dichiarato errato il giudizio sui due casi particolari e ha anche affermato che il sistema semigiudiziario in vigore sull’isola di Christmas (un sistema che, per esempio, prevede la detenzione mentre le richieste d’asilo vengono analizzate) viola gli accordi del Migration Act (1958) e invalida i requisiti di “procedimento equo” (procedural fairness). Il Primo Ministro Julia Gillard non ha rilasciato dichiarazioni ed è impegnata in fitte consultazioni legali rispetto alle implicazioni della decisione delle Corte che, come sostengono alcuni legali e militanti per i diritti dei migranti, potrebbe rendere incostituzionale il ruolo dell’Isola come centro per la gestione amministrativa delle richieste d’asilo e la detenzione dei richiedenti, un ruolo ripetutamente criticato dalle Nazioni Unite.

11 novembre: USA. Utah. Viene pubblicato oggi lo ’Utah Compact’, una dichiarazione firmata da politici, imprenditori, forze dell’ordine e autorità religiose locali finalizzata a esprimere una linea “moderata e civile” nel dibattito sull’immigrazione e a influenzare in questa direzione la discussione sulla riforma della legge migratoria. La dichiarazione fa il punto sulla giurisdizione federale in materia di immigrazione (in contrasto con recenti legislazioni statali, come ad esempio quella dell’Arizona), sostiene che le autorità di polizia locale si debbano concentrare a combattere la criminalità (e non l’immigrazione, ricordando la distinzione tra reato penale e violazione civile), si oppone a politiche che separano le famiglie di immigrati e riconosce il ruolo decisivo dei migranti nella comunità come lavoratori e contribuenti.

11 novembre: Spagna. Il Tribunale Supremo della Regione Andalusia (TSJA) ha accolto parzialmente il ricorso di un migrante che si era visto negare l’accesso al territorio spagnolo della Penisola da Ceuta, città da cui aveva fatto richiesta di asilo politico. La Corte ha definito tale divieto non “conforme alla Legge” dal momento che il richiedente asilo ha diritto di libera circolazione all’interno del territorio dello Stato fino alla risoluzione del suo status.

11 novembre: Messico. Centinaia di persone hanno marciato ieri nella capitale dello Stato messicano di Jalisco in occasione del IV Forum Internazionale della Migrazione e dello Sviluppo per esigere giustizia dai rappresentanti governativi. Alcune di queste persone avrebbero diritto alla cittadinanza statunitense, ma varie circostanze hanno interrotto il loro percorso di migrazione, come nel caso di María Rosa Elena Franco, espulsa dagli stati Uniti con il figlio Jason, il quale non potrà fare richiesta di cittadinanza per i prossimi 10 anni nonostante il padre l’abbia ottenuta da tempo. Nel gruppo di manifestanti erano presenti molte madri delle Honduras che da anni sono alla ricerca dei figli partiti anni fa per il Messico.

11 Novembre: Zimbabwe. Lo scorso settembre il Governo del Sud Africa ha annunciato che da quel momento avrebbe accettato soltanto cittadini dello Zimbabwe in possesso di un contratto di lavoro o di un permesso di studio. Le richieste di permesso di soggiorno saranno accettate fino al 31 dicembre; data oltre la quale sarà considerato "illegale", e quindi deportato, chiunque entri in territorio sudafricano senza idonea documentazione. Le Ong dichiarano che in Sud Africa si trovano milioni di cittadini dello Zimbabwe, Paese in cui la situazione economico-politica non offre alcuna prospettiva per i suoi abitanti. Per aderire al programma burocratico del Sud Africa, essi devono presentare agli Uffici amministrativi il certificato di nascita e il passaporto Zimbabwuese, che è richiedibile unicamente presso il Consolato dello Zimbabwe di Johannesbourg, il solo presente nello Stato sudafricano. Chris Mapanga, Console generale, ha dichiarato che il Consolato riuscirà ad accogliere tutte le richieste, ma in realtà si teme che non tutti i richiedenti riusciranno a ottenere i documenti in tempo entro la data stabilita dal Governo. Il leader sudafricano del partito MDC, Austin Moyo, conferma che nella maggior parte dei casi il periodo di attesa per l’ottenimento del Passaporto è di circa 6 settimane e che la burocrazia zimbabwuese non possiede i mezzi per trasmettere i documenti in tempi brevi e per un numero così alto di persone. Dal mese di ottobre sono state già registrate circa 16 mila richieste.

12 novembre: Messico. Secondo i dati emersi in un rapporto della Commissione per i Diritti Umani messicana l’80% dei 20 mila migranti che ogni hanno cadono vittima di sequestro sono cittadini delle Honduras. I sequestratori estorcono alla famiglie delle vittime dai 3 ai 5 mila dollari in cambio della liberazione dei loro familiari. Le famiglie dei migranti rapiti nelle sole Honduras avrebbero sborsato una cifra totale che supera i 20 milioni di dollari.

12 novembre: Messico. I corpi di undici persone assassinate sono stati ritrovati nello Stato messicano di Tamaulipas; sei cadaveri sono stati individuati nello stesso villaggio in cui era avvenuto il massacro dei 72 migranti uccisi lo scorso agosto.

12 novembre: Spagna. Con l’aggravarsi della crisi economica la Spagna sta conoscendo un fenomeno relativamente nuovo legato all’immigrazione: il problema dei senza tetto. Secondo una ricerca dell’Istituto Statistico Nazionale (INE) nell’ultimo anno il numero dei senza tetto delle grandi città del paese è aumentato e, della cifra totale, il 53 per cento sarebbe costituito da stranieri di varie nazionalità. Stretti nella morsa della crisi, i migranti in Spagna non hanno i mezzi economici per trovare un riparo notturno salvo una minoranza che riesce ad accedere ai dormitori pubblici, ormai non più sufficienti ad accogliere la domanda esistente. La loro salute, secondo la sociologa Barbara Contreras, è pregiudicata in partenza per via della loro condizione di sin papeles e del difficile accesso al servizio sanitario pubblico, ma è poi aggravata dalla loro permanenza in strada che li allontana ulteriormente dai circuiti assistenziali.

12 novembre: Spagna. L’unica pratica adottata dallo Stato per certificare l’età dei giovani migranti che arrivano in Spagna è il test radiologico che permette di valutare lo sviluppo osseo dell’individuo. Tuttavia, gli stessi medici forensi ammettono che l’esame non è attendibile e che quindi il suo utilizzo dovrebbe essere ammesso solo in caso di mancanza di documentazione alternativa. Il 10% dei ricorsi presentati alla Corte Suprema spagnola in ambito migratorio è costituito proprio da casi di minorenni dichiarati maggiorenni in seguito al test osseo, provocando in tal modo l’iter dell’ordine di espulsione. Il Comitato dei Diritti del Bambino ha sollecitato l’elaborazione di un protocollo uniforme a livello nazionale per la determinazione dell’età.

12 novembre: Ue. “AUX FRONTIERES DE L’EUROPE. Contrôles, Enfermements, expulsions" si intitola il secondo rapporto annuale sulle politiche migratorie europee pubblicato dalla rete Migreurop. Ricco di inchieste sul terreno, il rapporto si concentra su tre punti: gli ostacoli allo spostamento dei migranti, le detenzioni e le espulsioni. Denunciando il processo di esternalizzazione delle frontiere dell’Unione europea il rapporto mostra come i paesi terzi siano costretti a una stretta collaborazione con le politiche dell’Ue.

12 novembre: Israele. Israele sta costruendo una barriera di 60 chilometri lungo la frontiera con l’Egitto per impedire il passaggio dei migranti e dei richiedenti asilo. Il progetto, per il quale è stato preventivato un costo di 1,35 miliardi di dollari, dovrebbe terminare nel 2013 e correrà lungo la striscia di Gaza e vicino a Eilat. Nel frattempo, è aumentato il clima di intolleranza nei confronti dei “lavoratori illegali” dopo che già lo scorso luglio il premier Netanyahu aveva affermato che sono una “minaccia concreta per il carattere ebraico e democratico del paese”. Secondo il servizio israeliano dell’immigrazione sarebbero 10.000 circa i migranti arrivati in Israele nel corso del 2010 passando la frontiera senza documenti d’entrata. Un progetto di legge prevede che le guardie di frontiera possano espellere immediatamente i cittadini appartenenti a paesi considerati nemici, il che avrebbe ricadute molto negative sui rifugiati provenienti dal Sudan.

12 novembre: Australia. In una retata nei frutteti dell’Australia Occidentale, le autorità hanno arrestato 27 migranti senza permesso di soggiorno (24 di origine malese e 3 indonesiana). L’azienda agricola riceverà una multa di 66mila dollari.

12 novembre: USA. Secondo i dati di una ricerca della Università di Syracuse pubblicata oggi, le deportazioni dagli Stati Uniti sarebbero fortemente contenute dal sistema giudiziario. Nel corso dell’ultimo anno, in grandi città come New York e Los Angeles, i giudici avrebbero condonato la deportazione nel 70 per cento dei casi presentati, calmierando i numeri comunque massicci delle deportazioni sotto l’amministrazione Obama, come emerge dai dati ufficiali del 12 agosto scorso.

13 novembre: Gran Bretagna. 1.085 minori stranieri sono stati messi in stato di detenzione l’anno scorso come risultato della politica migratoria del Governo britannico. Più di un centinaio sono stati reclusi nei Centri per minori tra il mese di aprile e di giugno. Durante una conferenza tenutasi nel mese di ottobre Damian Green, ministro all’Immigrazione, aveva annunciato che il Governo avrebbe interrotto questa prassi entro la fine del 2010, tuttavia in questi giorni il Ministro degli interni britannico, Nick Clegg, ha annunciato che questo progetto dovrà essere prorogato al mese di marzo del prossimo anno, procrastinando ulteriormente la liberazione dei minorenni presenti nei Centri del Paese.

14 novembre: Spagna. Nell’ultimo anno è calato visibilmente il numero dei minorenni stranieri accolti nei centri per minori baschi. Ciò si è verificato in seguito all’apertura del Centro di Deba nel 2009 a Guipúzcoa, provocando polemiche e scontri tra le amministrazioni locali, e la fuga di decine di giovani che si trovavano nel Centro di Alava. Fonti anonime del quotidiano El Pais dichiarano che il calo del numero dei minori reclusi nei centri della regione Basca non dipende da una reale diminuzione di casi, ma dalla ritrosia delle amministrazioni interne a emettere ordini di tutela. Ad Alava si è registrata una media di 100 minori in meno rispetto al 2009, mentre attualmente ne sta accogliendo solo 50. Prossimamente verrà chiuso per inattività il centro di Zabaltzen gestito dalla Croce Rossa di Vittoria.

14 novembre: Colombia-Ecuador. Colombia ed Ecuador hanno stabilito un programma di ritorno volontario per 15 mila colombiani che negli ultimi anni sono fuggiti dal conflitto armato interno verso i confini del Paese vicino. Prossimamente una Commissione tecnica inizierà a negoziare con la rispettiva organizzazione ecuadoriana il rimpatrio del 30% di coloro che posseggono già lo status di rifugiati. Si stima che siano circa 52 mila i colombiani che hanno lasciato il Paese, mentre ancora 15 mila sono in attesa di farlo. Il direttore generale dei Rifugiati dell’Ecuador Alfonso Morales ha dichiarato: “ci aspettiamo il ritorno di circa il 30% dei rifugiati nei prossimi quattro anni”.

14 novembre: Australia. Retata nella città di Gingin dove sono stati arrestati 27 migranti sans-papiers.

14 novembre: USA. La senatrice Dianne Feinstein, democratica della California, chiede alle autorità dell’immigrazione di fermare le deportazioni contro gli studenti infermieri del City College.

15 novembre: Italia. Arun, Rachid, Jimi, Sajad, i quattro migranti che da 17 giorni si trovavano sulla gru del cantiere della metropolitana di Brescia sono scesi dopo che i loro avvocati e il presidio di solidarietà che li ha sostenuti durante la loro protesta erano riusciti a ottenere garanzie da parte della questura di Brescia che non ci sarebbero state ripercussioni nei loro confronti e che non sarebbero stati espulsi. Intanto, sempre nella giornata di oggi, sono stati rimpatriati in Egitto sia i migranti rinchiusi nel Cie di Corso Brunelleschi a Torino, sia quelli portati nei Cie di via Corelli a Milano: in tutto nove migranti che erano stati fermati e arrestati durante il presidio caricato dalla polizia l’8 novembre scorso. E’ stato anche trattenuto e poi portato al Cie di Milano un altro migrante di origini egiziane, Mohammend, fermato durante il presidio che si è svolto a Milano sotto il consolato egiziano per protestare contro il rimpatrio degli altri. Si teme che anche lui venga espulso nei prossimi giorni.

15 novembre: Francia. Mentre molte associazioni antirazziste chiamano a una manifestazione contro il progetto di “legge Besson”, votato il 12 ottobre scorso all’Assemblea Nazionale e che deve ora essere sottoposto al voto del Senato, la “Fédération des associations de solidarité avec les travailleurs immigrés (FASTI)”, in un comunicato contro il progetto, critica quest’ultimo soprattutto per i risvolti negativi che avrebbe sulla detenzione dei migranti sans papiers. Il progetto, infatti, prevede che possano essere istituite “zones d’attentes” mobili nel caso in cui debbano essere trattenuti più di 10 migranti in zone sprovviste di luoghi di detenzione, trasformando così, secondo il comunicato, l’intero territorio francese in una potenziale “zone d’attente”. Nel comunicato viene criticato anche il ruolo sempre minore riservato al giudice per le libertà nei centri di detenzione, l’aumento della durata della detenzione, che passerebbe da 32 a 45 giorni, e la “messa al bando” delle persone espulse con l’introduzione dell’interdizione al ritorno sul territorio francese.

16 novembre: Italia. L’associazione italiana Medu (Medici per i diritti umani) pubblica un rapporto sul Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria a Roma. Il rapporto rivela come il passaggio dai due ai sei mesi di detenzione, previsto dal Pacchetto sicurezza del 2009, abbia peggiorato di molto le condizioni di vita dei migranti trattenuti nel centro, mentre non è aumentata la percentuale degli espulsi (43% dei migranti) come invece auspicato dal governo italiano nel momento di legiferarlo. “Medu” richiama l’attenzione anche sul peggioramento delle condizioni di salute per i trattenuti, dal momento che l’ente gestore riesce a garantire solo un’assistenza sanitaria di primo livello.

16 novembre: Messico. Le autorità militari messicane hanno comunicato la notizia della liberazione di 10 persone sequestrate, probabilmente da poliziotti stessi, nel nord del Paese. Si tratta di quattro cittadini colombiani, due salvadoregni, un ecuadoriano e tre messicani. La liberazione sarebbe avvenuta nella zona di Tamaulipas, già scenario della tragedia dei 72 migranti uccisi lo scorso agosto.

16-22 novembre: Australia. Ahmad al-Akab, un insegnante di 41 anni iracheno, si suicida nel centro di detenzione di Villawood a Sydney dopo aver saputo che la sua richiesta di asilo è stata negata per la seconda volta. La notizia genera azioni di lotta e protesta sia a Villawood che su Christmas Island dove i rifugiati iniziano uno sciopero della fame. Nel centro sull’Isola di Christmas, in particolare, la protesta conta duecento detenuti. Il 19 novembre un gruppo di dieci rifugiati si è cucito le labbra. Le autorità hanno commentano dicendo che il gesto di autolesionismo non ha causato ferite gravi. Mentre il governo Gillard continua a sostenere che la situazione è sotto controllo, il numero dei rifugiati in sciopero è salito a 230 e quello di chi si è cucito la bocca raddoppiato (20 persone).

17 novembre: Messico. Il portavoce di Amnesty International Messico, Alberto Herrera Aragón, ha dichiarato che ogni anno 20 mila migranti sono vittima di sequestro nel solo territorio messicano e che sei donne su dieci subiscono violenza sessuale nel periodo in cui attendono la liberazione. Gli abusi non vengono praticati solo da membri della organizzazioni criminali, ma anche dalle autorità locali e statali. Il portavoce dichiara che “si tende a non dare retta alle denuncie di assalti, rapine, violenze, sequestri e assassini; peraltro, se anche dovessero prendere il via alcune indagini, queste cadrebbero nel vuoto perché le vittime del reato nel frattempo vengono rimpatriate o sono già fuggite per continuare il viaggio verso l’America del Nord”. Ascoltando le testimonianze dei migranti, Herrera segnala che la polizia messicana è sempre più coinvolta direttamente nei casi di sequestro.

17 novembre: Messico. Le azioni dei gruppi criminali messicani non colpiscono solo i gruppi di migranti in transito ma anche i cooperanti che orbitano nelle aree di maggior passaggio per offrire assistenza e aiuto. Il Direttore della Casa per migranti minorenni YMCA, Uriel González Pérez, dichiara che in certe zone, come Nuevo Laredo e Matamoros, gli attivisti hanno dovuto rinunciare al loro lavoro perché troppo rischioso. I pericoli non si limitano alla frontiera settentrionale ma si estendono con maggior virulenza sulla frontiera meridionale, passaggio obbligato tra le zone montane e desertiche del Centro America che conducono verso il Messico.

17 novembre: Spagna. Il centro d’accoglienza per stranieri minorenni di Deba, situato nella regione basca, ha attivato al suo interno un innovativo programma formativo e socio-professionale. La struttura era stata chiusa l’anno scorso in seguito a numerosi episodi di cronaca, quali un incendio, proteste e fughe organizzate dai minori presenti al suo interno. Al momento sono stati coinvolti nel programma solo 8 minori. Deba diventerà sede di corsi formativi per minori che hanno già svolto un primo periodo di inserimento professionale nei centri di formazione ed educazione della Regione.

17 novembre: Spagna. La Via García Salazar di Bilbao è stata bloccata per un’ora e mezza a causa di un’operazione poliziesca condotta dalla Brigata Immigrazione del Corpo superiore di Polizia di Bilbao e durante la quale sono stati fermati e perquisiti gli stranieri presenti nella zona. Secondo alcuni testimoni sarebbero stati arrestati una ventina di sin papeles. La retata è iniziata alle sei del pomeriggio, momento in cui normalmente molti venditori ambulanti stranieri si concentrano per vendere. Due furgoni della Polizia hanno chiuso la strada bloccando l’entrata e l’uscita dei passanti fino alla conclusione dell’operazione.

17 novembre: Spagna. L’Ong catalana Sos Racismo e l’“Associazione Papeles e Diritti per tutti” hanno criticato duramente il video trasmesso dal Partito Popolare catalano in vista delle prossime elezioni regionali. Il video elettorale raffigura le immagini del videogioco “Lara Croft”, in cui la protagonista femminile ha le sembianze della politica popolare Alicia Sanchez Camacho ed è impegnata in una violenta lotta contro i sin papeles presenti nel Paese. La portavoce di Sos Racismo lo ha definito “totalmente riprovevole” per i contenuti altamente xenofobi che istigano alla violenza. Il PP, dopo aver fatto ritirare e modificare il video, è intervenuto spiegando che l’azienda produttrice del video non avrebbe dovuto rappresentare “clandestinos”, bensì “gruppi mafiosi”.

18 novembre: Francia. Sono stati condannati a cinque anni di prigione, con l’interdizione di soggiorno sul territorio francese per 10 anni, Hicham Mekkaoui e Mohamed Skakkni, i due giovani marocchini accusati di aver provocato l’incendio del centro di detenzione di Bordeaux il 19 gennaio 2009 in seguito al quale il centro è rimasto chiuso sino ad oggi. La riapertura del centro è comunque prevista a breve.

18 novembre: Italia. E’ stato espulso anche Mohammed, il migrante di origine egiziana che insieme ad altre persone era andato a protestare a Milano davanti al consolato egiziano contro il rimpatrio dei migranti arrestati durante il presidio dell’8 novembre sotto la gru di Brescia. Intanto, continua la protesta dei migranti sulla torre di via Imbonati, a Milano, così come continuano le iniziativa a loro sostegno e il presidio permanente sotto la torre.

18 novembre: Italia. Rivolta al Centro di identificazione ed espulsione di Bari. Dopo il tentativo di fuga di due migranti, e la loro immediata cattura, all’interno del centro è scoppiata una rivolta che la polizia ha duramente represso. Due moduli del Centro sono stati distrutti da un incendio.

18 novembre: Belgio. Negli ultimi mesi, in Belgio, le domande d’asilo sono sensibilmente aumentate rispetto agli anni precedenti e l’agenzia federale incaricata dell’accoglienza dei richiedenti asilo (Fedasil) non trova luoghi in cui ospitarli. Si stima che alla fine dell’anno saranno circa 20.000 le richieste inoltrate contro le 17.000 dell’anno scorso. Per denunciare la loro condizione lavorativa i funzionari di Fedasil hanno indetto uno sciopero. Protesta, invece, la Ligue des droits de l’homme contro il progetto del governo Belga di inasprire le regole del diritto di asilo.

19 novembre: USA. Manifestazione di 70 persone davanti al centro di detenzione di detenzione di Stewart County per protestare contro le condizioni disumane di detenzione dei migranti che, come testimoniano i dati in mano ai manifestanti, spesso muoiono in attesa del verdetto.

20 novembre: USA. Si concludono quattro giorni di retate che hanno visto i Federali massicciamente dispiegati in una regione che comprende New York City, Long Island e le contee di Westchester e Orange. Sono stati arrestati 54 migranti sans papiers rientrati negli Stati Uniti dopo essere stati deportati verso i paesi di origine.

20 novembre: Italia. “Siamo qua e vogliamo vivere e lavorare alla luce del sole!” era l’appello partito dal comitato immigrati di Milano che ha organizzato per oggi una manifestazione nel quartiere di via Imbonati in solidarietà con i migranti saliti sulla torre per protestare contro la “sanatoria truffa” per le colf e le badanti. La manifestazione ha visto la partecipazione di alcune migliaia di persone, mentre continua il presidio permanente sotto la torre.

20 novembre: Ue (Frontex). L’agenzia Ue per il controllo delle frontiere esterne (Frontex) ha pubblicato una nuova carta statistica delle rotte seguite dai migranti, relativa ai mesi di gennaio-settembre 2010. Secondo la carta, mentre in tutti gli altri percorsi seguiti in questi anni dai migranti i numeri degli arrivi sono in diminuzione, si è prodotto invece un incremento del 369% dei viaggi tra la Turchia e la Grecia nel passaggio lungo la frontiera terrestre. I numeri forniti da Frontex sono i seguenti, sempre per i mesi gennaio-settembre comparati con lo stesso periodo del 2009: 11.163, contro 39.084 nel 2009, con una riduzione del 71% il dato generale; 2.866 arrivi in Italia, con una riduzione del 65%; 29 a Malta, con una riduzione del 98%; 1.089 in Spagna, 20% di riduzione; 16 Spagna-Canarie, 98% in meno; e, rispettivamente, 31.021, alla frontiera terrestre tra Turchia e Grecia, con un incremento del 369% e 5.606 sulle coste Greche, con una diminuzione del 78%.

20 novembre : Francia. Mentre erano in corso delle proteste da parte di un gruppo di detenuti, altri sono riusciti a fuggire dal Centre de rétention administrative (CRA) di Vincennes. Tre sono ancora introvabili.

21 novembre: Belgio. “Da ormai 15 anni il Belgio dà l’immagine di un paese in cui tutto è permesso e chiunque può beneficiare di una regolarizzazione. Bisogna porre fini a questa immagine ed è quindi indispensabile una politica di espulsioni più rapide e dure dei richiedenti asilo”: sono le parole del primo ministro belga, Yves Leterme, di fronte all’aumento delle richieste d’asilo che si è verificato in questi mesi in Belgio.

21 novembre: Canada. Entra in vigore il ’Preventing Trafficking, Abuse and Exploitation of Vulnerable Immigrants Act,’ un’iniziativa governativa che vorrebbe proteggere alcune categorie di lavoratori immigrati considerate vulnerabili. Di fatto, la legge autorizzava gli ufficiali dell’immigrazione a negare il permesso di lavoro a immigrati – in particolare donne impiegate in lavori non qualificati – che verrebbero impiegati in lavori considerati degradanti e di sfruttamento. Un esempio citato dai giornali che presentano l’iniziativa è il caso delle ballerine esotiche nei night club.

22 novembre: USA. California. La Corte Suprema della California ha deciso all’unanimità che gli studenti sans-papiers che frequentano le università americane debbano pagare la retta da non residenti (sensibilmente superiore a quella applicata ai residenti). Nel 2002 la California aveva deciso di applicare le tariffe da residenti agli studenti senza permesso di soggiorno che avessero completato tre anni di scuola superiore in California. Un gruppo di studenti che pagavano la retta da non residenti ha denunciato la misura come incostituzionale. La sentenza di oggi gli dà ragione.

22 novembre : Italia. Continuano le proteste al Centro di identificazione ed espulsione di Torino, dove 4 detenuti si sono cuciti la bocca il 19 novembre scorso, mentre altri due hanno ingoiato delle pile. Dopo le medicazioni in ospedale, i detenuti, di origine tunisina, sono stati liberati con un foglio di via. Nel Centro, invece, altri detenuti si sono cuciti la bocca ma non sono stati portati all’ospedale, bensì posti in isolamento. Nel frattempo un gruppo di prigionieri ha dichiarato lo sciopero della fame e altri, oggi, si sono tagliati mani e piedi con delle lamette.

22 novembre: Spagna. La pratica di rimpatrio dei rom sembra prendere piede anche in Spagna. Il Comune andaluso di Motril ha pagato 15 biglietti aerei di sola andata per la Romania a un gruppo di rom in seguito allo sgombero del loro campo. Inoltre gruppi di volontari e avvocati hanno denunciato che lo scorso 4 novembre anche il Comune di Madrid avrebbe offerto il viaggio di ritorno in Romania agli occupanti dei campi rom di Las Tablas e di Samur Sociale. L’Amministrazione locale ha spiegato che non si tratta di una misura di natura razzista, ma di una pratica normalmente attuata in casi di emergenza abitativa. Secondo le Ong intervenute sul tema, il cosiddetto “ritorno volontario” non è altro che un’“espulsione camuffata”.

22 novembre: Messico. Il Governo messicano ha raccomandato ai migranti che si apprestano a fare rientro nei paesi d’origine per la feste natalizie di prestare la massima attenzione. È stato consigliato di viaggiare in gruppo per non incorrere nel pericolo dei sequestratori e dei delinquenti che, come accade per i migranti che viaggiano verso nord, spesso approfittano del loro passaggio per fare razzia dei loro beni. La segreteria di Stato ha annunciato attraverso un comunicato ufficiale che le forze dell’ordine potrebbero organizzare dei cordoni di sicurezza per scortare le autovetture in transito verso sud, in particolare nella zona di Tamaulipas, una delle più pericolose.

23 novembre: Spagna. Nella notte di ieri una palazzina di Vizcaya ha preso fuoco causando la morte di due senza tetto marocchini che alloggiavano da tempo nello stabile diroccato. È probabile che il rogo sia stato causato dal cortocircuito di una stufa.

23 novembre: Spagna. I minorenni stranieri non accompagnati usciti dai centri di accoglienza per immigrati dell’arcipelago delle Canarie hanno fondato l’Associazione “Jóvenes Africanos” al fine di offrire appoggio e sostegno agli stranieri alla ricerca di un impiego. I sin papeles minorenni non accompagnati che migrano in Spagna trascorrono gli anni precedenti alla maggiore età nei centri di accoglienza statali. Al compimento del diciottesimo anno ottengono un permesso di soggiorno della durata variabile e devono trovare un’occupazione della durata minima di un anno. Per i cinque anni successivi, allo scadere dei documenti di validità annuale, devono rinnovare il permesso di soggiorno dimostrando di possedere un posto di lavoro.

23 novembre: Spagna. Alcuni centri di accoglienza per migranti nella provincia di Jaen hanno aperto le loro porte dopo più di una settimana dall’arrivo dei lavoratori stagionali stranieri che ogni hanno accorrono in queste campagne per la raccolta delle olive. Durante questa prima settimana di lavoro i migranti sono stati costretti a dormire all’aperto nel freddo autunnale. Il Comune ha messo a disposizione 20 strutture che andranno a coprire una richiesta di circa 700 posti letto. In ognuna di esse il lavoratore potrà pernottare per sole 3 notti, rispetto alle 5 notti degli anni passati.

23 novembre : Grecia. Quattro migranti, probabilmente di origine iraniana, sono stati trovati morti per asfissia su un camion che era diretto in Italia.

23 novembre: Australia. Rientrano, in parte, le proteste iniziate il 17 novembre da parte di un gruppo di rifugiati nei centri di Villawood e Christmas Island in memoria di Ahmad al-Akabi, morto suicida il 16 a Villawood. Durante una telefonata con un’organizzazione per i diritti dei rifugiati, alcuni detenuti hanno testimoniato che 19 persone hanno acconsentito a farsi scucire le labbra e metà dei duecento in sciopero della fame hanno ripreso a mangiare.

24 novembre : Germania. I detenuti del centro per richiedenti asilo di Augsburg, in Baviera, hanno proclamato uno sciopero della fame per protestare contro le loro condizioni di detenzione.

24 novembre: Mondo. Secondo uno studio demografico svolto dall’Institut national français d’études démographiques (INED), relativo al decennio 2000, tenendo conto delle persone nate in un paese diverso dal paese di residenza, i migranti nel mondo nel 2010 sarebbero 210 milioni di persone, corrispondente al 3,1% della popolazione mondiale, con percentuali molto alte nei paesi con risorse petrolifere: 86% in Qatar, 70% negli Emirati arabi uniti, il 69% in Kuwait, il 55% a Macao e il 41% a Singapore. Gli Stati Uniti, invece, sono il paese con il maggior numero di migranti, che rappresentano però il 13% della popolazione, mentre le percentuali nei paesi europei sono le seguenti: Austria (16%), Svezia (14%), Spagna (14%), Germania (13%), Francia (11%), Paesi Bassi (10%), Gran Bretagna (10%), Belgio (9%), Italia (7%). Contrariamente all’opinione corrente, tra i primi 15 paesi di emigrazione figurano anche paesi europei, come la Germania, la Gran Bretagna e l’Italia. L’elenco, per l’anno 2000, in termini di numeri di persone emigrate è il seguente: Messico, India, Bangladesh, Cina, Gran Bretagna, Germania, Filippine, Pakistan, Italia, Turchia, Afghanistan, Marocco, Stati Uniti, Egitto, Algeria.

24 novembre: Costa d’Avorio. Si tiene in questi giorni la conferenza congiunta tra l’Unione africana e il Comitato internazionale della Croce rossa sugli spostamenti forzati in Africa. Secondo i dati forniti oggi da Marie M’Boundzi, consigliera alla questioni umanitarie dell’Unione Africana (UA), nella regione dell’Africa sub sahariana sono circa 12 milioni le persone costrette ad abbandonare i loro luoghi di residenza. La conferenza è stata pensata proprio per sensibilizzare i paesi africani al problema e per chiedere loro la ratifica della convenzione di Kampala, adottata nell’ottobre del 2009 da 29 paesi africani ma ratificata per ora solo da 3. La convenzione impone alcuni obblighi giuridici agli stati relativi alle norme di assistenza e di protezione dei rifugiati, ma potrà entrare in vigore solo dopo essere stata ratificata da almeno 15 paesi.

24 novembre: Costa d’Avorio. Si tiene in questi giorni la conferenza congiunta tra l’Unione africana e il Comitato internazionale della Croce rossa sugli spostamenti forzati in Africa. Secondo i dati forniti oggi da Marie M’Boundzi, consigliera alla questioni umanitarie dell’Unione Africana (UA), nella regione dell’Africa sub sahariana sono circa 12 milioni le persone costrette ad abbandonare i loro luoghi di residenza. La conferenza è stata pensata proprio per sensibilizzare i paesi africani al problema e per chiedere loro la ratifica della convenzione di Kampala, adottata nell’ottobre del 2009 da 29 paesi africani ma ratificata per ora solo da 3. La convenzione impone alcuni obblighi giuridici agli stati relativi alle norme di assistenza e di protezione dei rifugiati, ma potrà entrare in vigore solo dopo essere stata ratificata da almeno 15 paesi.

24 novembre: Malta. Il Consiglio dell’Ufficio Europeo per l’Assistenza ai Richiedenti Asilo si recherà il 25 e il 26 novembre a Malta per la prima volta da quando l’isola è stata scelta come sede dell’Ufficio europeo. Il suo principale compito consiste nel garantire lo scambio di informazioni, analisi e rapporti sull’operato dei vari Stati Membri e lo sviluppo della cooperazione tra le amministrazioni durante l’esame delle richieste di asilo. Annualmente saranno organizzati degli incontri con i 27 Paesi Membri europei e l’UNHCR. Il budget di partenza per il progetto maltese è di 5.250 milioni di euro.

24 novembre: Turchia. L’adesione della Turchia all’Unione Europea sta sollevando alcune controverse questioni, come i visti e gli accordi di riammissione verso paesi terzi. In seguito alla concessione europea di visti per i cittadini dell’area balcanica, la Turchia ha iniziato a vedere vacillare il progetto di entrare a far parte dell’UE, oltre al fatto che la Francia si sarebbe già detta contraria alla sua adesione. In caso di adesione, la Turchia dovrebbe accettare di riammettere cittadini turchi entrati "illegalmente" in uno Stato UE o cittadini di Paesi terzi entrati nella UE passando per il territorio turco.

24 Novembre: Serbia. La Serbia ha ricevuto il questionario dell’Unione europea, determinante per il percorso di avvicinamento dello Stato balcanico al progetto di adesione all’Unione Europea. Il Primo Ministro serbo Mirko Cvetkovic consegnerà il documento all’Ue entro la fine di gennaio 2011. Secondo il Commissario europeo Stefan Fule, la Serbia si troverebbe in un’ottima posizione politica grazie ai progressi in ambito di cooperazione internazionale, di lotta alla corruzione e alla malavita organizzata. Il Ministro degli Interno Ivica Dacic ha sollevato il problema dei richiedenti asilo, aumentati visibilmente negli ultimi mesi: "Penso che il numero di quelli che vengono definiti richiedenti asilo, e che per noi non lo sono, subirà una netta inflessione. Infatti la maggior parte di essi sono rom e albanesi provenienti dalla Serbia meridionale".

25 novembre: Israele. Il governo israeliano dovrebbe approvare nel prossimo consiglio dei ministri il progetto di apertura di un centro di detenzione nel deserto del Negev per detenere i migranti, la maggior parte sudanesi ed eritrei, che arrivano nel paese oltrepassando la frontiera con l’Egitto. La struttura potrebbe detenere sino a 10.000 persone.

25 novembre: Francia. L’Association Service Social Familial Migrants (ASSFAM), autorizzata a fornire assistenza giuridica ai detenuti del Centro di detenzione di Vincennes, fa sapere in un comunicato che 5 detenuti hanno denunciato alla Procura della Repubblica la violenza subita da parte delle forze dell’ordine all’interno del Centro.

25 novembre: Egitto. L’agenzia Habeshia denuncia la situazione di un gruppo di 80 profughi eritrei sequestrati alla frontiera tra l’Egitto e Israele dai trafficanti di esseri umani. I profughi si trovano nella mani dei loro sequestratori da quasi un mese e sono “segregati in condizioni disumane con catene ai piedi e senza acqua in alcune case nel deserto del Sinai”. All’agenzia hanno raccontato di essere partiti dalla Libia, pagando due mila dollari, ma di essere stati poi rapiti con la richiesta di altri otto mila dollari a persona per poter essere liberati.

25 novembre: Canada. I preti cattolici scrivono una lettera al ministro dell’immigrazione Jason Kenney per protestare contro la legge C-49 “Prevenire il traffico di esseri umani e gli abusi del sistema migratorio canadese”, introdotta nel dibattito parlamentare in ottobre, denunciando gravissime limitazioni al diritto d’asilo e una forte penalizzazione dei diritti dei rifugiati. In particolare, vengono criticati i seguenti articoli: obbligo di dimostrare il sussistere di un bisogno d’asilo dopo cinque anni dal conferimento dello statuto di rifugiato; autorizzazione a un anno di detenzione per i richiedenti asilo al fine di verificarne le generalità e gli eventuali precedenti penali.

25 novembre: USA. Continua ormai da due settimane lo sciopero della fame di una decina di studenti della University of Texas at San Antonio che chiedono al senatore repubblicano del loro stato, Kay Bailey Hutchison, di sostenere il Dream Act, la proposta di legge che stabilisce un iter di cittadinanza per giovani senza permesso di soggiorno attraverso la scolarizzazione o il servizio militare, che verrà discussa in dicembre.

26 novembre: Spagna. In un comunicato trasmesso da diverse Ong di Madrid, tra cui l’Associazione “Apoyo. C. P. San Carlo Borromeo” e l’Associazione Giovanile El Gallo de Santo Domingo, è stato denunciato che “la Delegazione del Governo regionale di Madrid starebbe generando un clima di esclusione e discriminazione sociale nei confronti delle comunità rom, fomentato dai quotidiani sgomberi forzati effettuati negli ultimi tempi”. I firmatari dichiarano che nel quartiere di El Gallinero, da sempre utilizzato per gli accampamenti, “vivono 600 persone di cui 350 minori che non sono coinvolti nella delinquenza” differentemente da quanto sostenuto dalle campagne politiche favorevoli agli sgomberi e all’operazione poliziesca conosciuta con il nome di “Chispa”.

26 novembre 2010: Sahara occidentale. A metà ottobre si è verificata una delle maggiori manifestazioni di protesta da parte del popolo saharawi nei confronti del Governo marocchino. Il Marocco è Stato sovrano del Sahara Occidentale dal 1975, anno in cui la Spagna cedette il suo controllo coloniale sul territorio. In quel momento ebbero inizio le rivendicazioni di indipendenza del territorio da parte dei suoi abitanti, i saharawi, i quali organizzano il Polisario, Fronte militare di liberazione. Tra il 16 e il 17 ottobre a 15 chilometri da El Aaiun è stato allestito un campo di protesta, battezzato Agdaym Izik, con circa 6.500 tende. I manifestanti hanno richiesto diritti di natura socioeconomica al governo marocchino, astenendosi quindi da rivendicazioni d’indipendenza politica. Per parecchi giorni il campo è stato circondato da gendarmi marocchini armati. Dopo lunghe giornate di tensione in cui l’esercito alahuita ha intimato ai manifestanti di abbandonare la protesta, l’8 novembre le autorità sono riuscite a smantellare definitivamente il campo di protesta in seguito a scontri e colluttazioni che, secondo fonti marocchine, avrebbero provocato cinque morti e 70 feriti all’interno dell’esercito. Il movimento del Polisario ha dichiarato che durante lo sgombero sarebbero scomparse 159 persone dopo essere state arrestate arbitrariamente, mentre il bilancio delle vittime tra i civili saharawi ammonterebbe a 11 morti e 273 feriti. Tra i manifestanti sono state registrate decine di feriti oltre a un morto, che va a sommarsi al quattordicenne saharawi ucciso lo scorso 26 ottobre mentre tentava di entrare nel campo di protesta. In quegli stessi giorni è stato vietato l’ingresso in Marocco a giornalisti spagnoli diretti a El Aaiun per seguire l’accaduto ed è emersa una notizia che ha sollevato una reazione decisa da parte del Governo spagnolo, ovvero la morte di Babi Hamday Buyema, cittadino spagnolo deceduto durante l’irruzione dei gendarmi dell’8 novembre. L’organizzazione Human Rights Watch denuncia l’utilizzo della forza ai danni della popolazione civile che era accampata ad Agdaym Izik e degli abitanti che vivono nei pressi di El Aaiun, trovatisi coinvolti loro malgrado nei disordini di quella giornata, oltre agli abusi e alle violenze inferte ai saharawi detenuti e condotti in carcere.

26 novembre: Usa. Chiunque vorrà ricorso per la chiusura di una pratica a proprio carico in materia d’immigrazione dovrà pagare una tassa di 630 dollari, secondo quando prevede il nuovo listino tariffario dell’Ufficio per il Cittadino e per i Servizi Migratori statunitense (USCIS), dipartimento che appartiene agli Affari Interni di Stato. La nuova tariffa è entrata in vigore il 23 novembre e graverà ulteriormente sulle spese degli immigrati che vorranno semplicemente, per esempio, richiedere la revisione e la riapertura della propria situazione amministrativa. L’avvocato J. Rivera di Miami ha commentato che “per gli immigrati sarà sempre più difficile far rispettare i propri diritti, perché la maggior parte di loro non possiede i mezzi economici per finanziare un ricorso in appello”.

27 novembre: Italia-Grecia. Sono stati riportati in Grecia i migranti arrivati sul litorale ionico della Calabria il 21 e il 23 novembre scorsi. I 63 migranti sono stati scortati sino a Patrasso da 54 unità della polizia di Stato.

27 novembre: Australia. Amnesty International Australia scrive alle Nazioni Unite per denunciare le gravissime condizioni del centro per richiedenti asilo di Darwin. La lettera è in realtà dell’inizio di novembre ma viene resa pubblica solo oggi. Nella lettera Amnesty denuncia che più di 700 persone vengono detenute a Darwin, 400 nel centro e 300 in due hotel per sovraffollamento del centro; a tutte le donne in custodia, continua il rapporto, vengono somministrati anti-depressivi; per i bambini non ci sono spazi all’aperto ombreggiati per giocare; e la carenza di telefoni e accessi a Internet sta gravemente compromettendo la salute mentale di tutti i richiedenti asilo. Le ong che lavorano con i richiedenti asilo riferiscono inoltre che e’ da settembre che ai volontari viene negato l’accesso ai centri del Northern Territory.

28 novembre : Svizzera. E’ stato approvata al referendum, con una maggioranza del 52,9%, la proposta del partito populista UDC che prevede l’immediata espulsione degli stranieri colpevoli di dei seguenti reati: omicidio, stupro, traffico di droga e frode alla previdenza sociale.

28 novembre: Ecuador. Tutti gli anni, da luglio a dicembre, centinaia di cittadini peruviani si dirigono a La Troncal, una piccola località dell’Ecuador a qualche chilometro da Guayaquil, per la raccolta della canna da zucchero per la Società Ecudos che possiede il monopolio nel settore. Nel corso di quei mesi i lavoratori vivono in condizioni precarie in baracche costruite nei pressi dei campi in cambio di un salario molto basso. Un sindacalista del luogo, Liz Toro, spiega che non è un caso che siano lavoratori peruviani perché “è risaputo che essi lavorano più velocemente dei locali e sono disposti a lavorare anche nei giorni di riposo”.

28 novembre: Spagna. Le baraccopoli di Huelva sono sorte come effetto del richiamo di lavoratori stagionali stranieri per le annuali raccolte agricole. Ogni anno la campagna di raccolta delle fragole di Huelva richiama centinaia di sin papeles soprattutto di origine subsahariana. Le cosiddette chabolas, agglomerati di casupole costruite con materiali di scarto, aumentano in primavera e arrivano a ospitare fino a 500 persone. Attualmente, mentre si sta avviando la stagione delle olive a Jaen e delle arance a Valencia, le baracche del quartiere di Lepe si sono svuotate e non sono rimaste che un centinaio di persone senza lavoro, costrette a sopravvivere al freddo e alle intense piogge di questo mese. Le autorità locali hanno vorrebbero intervenire ma solo con il sostegno economico della Regione la quale, invece, preme per una responsabilizzazione territoriale. Nel frattempo la Croce Rossa locale cerca di prevenire epidemie controllando le loro condizioni di salute e tenta di informare i migranti sul pericolo dei falò accesi per il freddo, spesso causa di pericolosi roghi notturni.

29 novembre: Messico. Nell’ultima settimana sono state effettuate 7 operazioni di rastrellamento da parte della Polizia Migratoria messicana per intercettare e arrestare migranti sulle rotte principali del Paese. L’ultima si è verificata nella città di Chauites e ha condotto all’arresto di 60 persone di origine centroamericana che stavano percorrendo la linea ferroviaria che porta verso nord. I poliziotti dichiarano di utilizzare normalmente gas lacrimogeni nell’intento di immobilizzare le persone. Ultimamente le retate stanno aumentando in prossimità della linea ferroviaria commerciale che dal sud del Paese conduce verso la frontiera con gli Stati Uniti. I migranti che scelgono questa strada camminano lungo i binari per alcuni tratti e spesso viaggiano sui tetti dei vagoni merce in transito. Secondo l’Istituto Migratorio messicano solo in due giornate, il 25 e il 27 novembre, sono stati registrati 229 arresti.

29 novembre: Spagna. Si è verificata l’ennesima protesta all’interno del Centro per Immigrati di Aluche, già bersaglio di polemiche nei mesi scorsi per le continue rivolte dei detenuti e le repressioni da parte della polizia. Questa mattina, verso mezzogiorno, dalle camerate interne si è sollevata una protesta che è stata accompagnata dalle grida dei familiari dei detenuti che si trovavano davanti alle cancellate dell’edificio. Il concentramento di persone davanti al Centro è stato organizzato dalla Ong Sos Racismo che da oltre un anno conduce una campagna per chiedere al Governo la chiusura generale dei Cie dell’intero Paese.

29 novembre: Libia-Ue. Il colonnello Gheddafi ha nuovamente chiesto la somma di 5 miliardi di euro all’Unione europea per mettere fine al fenomeno dei migranti che transitano attraverso il territorio della Libia per giungere in Europa. La richiesta era già stata avanzata nell’agosto scorso durante una visita del colonnello in Italia.

29 novembre: Italia. La questura di Milano ha aperto un’inchiesta per il reato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina nei confronti del medico che nei giorni scorsi ha aiutato a scendere dalla torre di via Imbonati uno dei migranti, accompagnandolo prima all’ospedale e firmando il foglio di dimissione il giorno seguente, prima dell’arrivo della polizia. L’amministrazione dell’ospedale fa comunque sapere che la procedura non presenta alcuna irregolarità.

29 novembre: Francia. 23.498 migranti sono stati rimpatriati dalle autorità francesi dall’inizio del 2010 sino alla fine dello scorso ottobre. Questi i dati forniti dal ministro degli interni, Brice Hortefeux, che ha precisato che circa un terzo dei rimpatriati ha accettato il programma di “ritorno volontario”.

29 novembre: Australia. Arrestati cento migranti – sans-papiers e potenziali richiedenti asilo – nel corso di un pattugliamento di due giorni delle coste attorno all’isola di Ashmore.

29 novembre: Taiwan. Introdotto un sistema elettronico per il controllo dei passaporti e dei visti (Edison TD system) in otto aeroporti internazionali e sedici porti marittimi. Più di 50 nazioni sottoscrivono l’Edison TD system.

30 novembre: Francia. Colpito dalle forze dell’ordine con il Taser, la pistola che produce scariche elettriche, è morto un uomo di origine maliana, Mamadou, di 38 anni, privo di permesso di soggiorno. Riparte, dunque, la polemica sulla pericolosità dell’arma.

30 novembre: Egitto. Sei dei profughi eritrei che da un mese sono prigionieri dei trafficanti nel deserto del Sinai sono stati uccisi dai loro sequestratori. Intanto, l’Onu e l’Unione europea chiedono al governo egiziano di intervenire per salvare i profughi mentre il gruppo EveryOne denuncia le responsabilità del governo italiano e dell’Unione europea per la situazione che si è venuta a creare dal momento che gli accordi con la Libia e i respingimenti in mare attuati dall’Italia impediscono ai profughi di arrivare in Europa.

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