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Cronologia. Ottobre 2010

Ottobre 2010:

1 ottobre: Arabia Saudita. Il 29 settembre i migranti sans-papiers detenuti nel centro di espulsione di Jeddah si sono rivoltati e in 300 sono riusciti a fuggire dal centro. Dopo i rinforzi delle forze dell’ordine, la rivolta è stata sedata all’interno del centro mentre quasi tutti i migranti, nei giorni subito seguenti, sono stati riportati al centro. 34 prigionieri, comunque, a tutt’oggi non sono stati ritrovati. Secondo le autorità, la maggior parte dei detenuti del centro sarebbe costituita da persone venute in occasione del pellegrinaggio con un visto e poi rimaste in Arabia Saudita, allo scadere del visto, per cercare lavoro.

1 ottobre: Marocco. L’Associazione Medici Senza Frontiere in Marocco denuncia il fatto che negli ultimi tempi il Governo marocchino abbia ripreso a deportare verso il confine algerino i migranti sans papiers, intensificando le pressioni nelle aree boschive prossime alle città e nei quartieri a maggiore concentrazione di stranieri. MSF ha inoltre denunciato che dei 186 pazienti migranti assistiti nelle ultime settimane, ben 103 riportavano contusioni e ferite in seguito a percosse ricevute durante il periodo di detenzione nelle carceri locali.

1 ottobre: America del Sud-USA. Nove stati latino-americani (Brasile, Argentina, Bolivia, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Nicaragua, Paraguay,Perù) appoggiano la causa intentata dal Messico contro lo stato dell’Arizona per la legge SB 1070 che rendeva reato penale l’immigrazione senza documenti e autorizzava pratiche di retate etniche, approvata in aprile e parzialmente revocata dal Dipartimento di Giustizia in luglio.

1 ottobre: USA. Arrestati 78 immigrati senza permesso di soggiorno in Colorado, nella più grande operazione dell’anno a opera delle autorità federali dell’immigrazione (ICE).

1 ottobre: Spagna. Sette migranti sub sahariani hanno scavalcato le reti metalliche che circondano la città autonoma spagnola di Melilla, provocando una nuova polemica intorno al presunto scarso impegno da parte delle autorità marocchine nel vigilare le zone di confine con l’enclave, in particolare in seguito all’incidente diplomatico dello scorso luglio proprio sulla questione migratoria. Il Presidente di Melilla è intervenuto pubblicamente per ricordare che comunque l’entrata dei sans papiers in territorio spagnolo avviene maggiormente via mare e solo in minima parte via terra, delimitando in tal modo l’accaduto come un caso isolato. I 7 migranti sono stati condotti nel CETI della città in attesa di espulsione.

2 ottobre: Messico–Usa. Anche quest’anno è stato applicato il programma annuale di “rimpatrio volontario” riservato ai migranti detenuti in Arizona durante i mesi estivi. I voli di rimpatrio dagli Stati Uniti al Messico sono cominciati la prima settimana di luglio e sono continuati per circa quattro mesi, registrando un totale di 23.384 persone. Tale programma, ideato nel 2004 dai due paesi confinanti, è stato ideato nel tentativo di disincentivare i migranti a ritentare nuovamente l’attraversamento della frontiera statunitense.

2 ottobre: Ue. Da un articolo pubblicato sul quotidiano “Le Monde” si apprende la notizia che il volo di rimpatrio diretto verso la Georgia è partito martedì 28 settembre da Varsavia. Si tratta del primo volo collettivo gestito direttamente dall’agenzia per il controllo delle frontiere esterne (Frontex) e aveva a bordo 56 migranti provenienti dalla Georgia e arrestati in diversi stati dell’Ue: Polonia, Francia, Austria, Germania. L’operazione, che è stata effettuata con un aereo lituano (il più economico sul mercato) ed è costata 100.000 euro è solo la prima di una di una serie di operazioni di rimpatrio gestite direttamente dall’agenzia previste per il 2011.

3 ottobre: Ue-Libia. Due commissari europei, Stefan Füle e Cecilia Malmström, si recheranno domani in Libia per una serie di colloqui con alcuni rappresentati delle autorità libiche sui temi dell’immigrazione. La visita si svolge nell’ambito dei negoziati tra l’Ue e la Libia in vista di un accordo quadro di cooperazione. Il programma della visita prevede anche un viaggio lungo la frontiera sud del paese, per il controllo della quale la Libia chiede finanziamenti europei. Durante la sua ultima visita a Roma, lo scorso agosto, il colonnello Gheddafi aveva chiesto un contributo di 5 miliardi di euro all’anno all’Ue per un maggior controllo dei migranti in modo da affiancare la cooperazione già in atto con l’Italia che dal maggio 2009 si è effettuata soprattutto nel Mediterraneo con l’intercettazione dei migranti e il loro respingimento verso la Libia. Alcuni stati membri, come la Germania, Malta e l’Italia, si sono detti favorevoli.

4 ottobre: Italia. Arrivo insolito sulle coste italiane. Anziché sulle coste siciliane e, come quest’estate, sulle coste della Calabria, l’imbarcazione in questo caso è arrivata a Latina. Le forze dell’ordine accorse sul luogo hanno fatto sapere che sono arrivati 25 migranti, di origine egiziana, ma ipotizzano che altri possano essere riusciti a fuggire prima del loro arrivo.

4 ottobre: Onu. L’alto commissario delle Nazioni unite per i rifugiati, António Guterres, ha espresso la sua preoccupazione per il fatto che l’aumento dei conflitti a lunga durata genera situazioni in cui i rifugiati diventano rifugiati quasi a vita. Secondo Guterres questo richiede una rafforzamento delle politiche di asilo e di protezione a favore dei 43 milioni di persone che hanno abbandonato i loro paesi o i loro luoghi di residenza. Guterres ha fatto gli esempi della situazione in Afghanistan e in Somalia, in cui i combattimenti durano da decenni. Quattro quinti dei rifugiati risiedono attualmente in paesi in via di sviluppo, per questo, secondo Guterres, è fondamentale rafforzare la solidarietà internazionale.

4 ottobre: Turchia-Cipro. Secondo la testata turca Today’s Zaman, il ministero dell’Interno turco ha affermato che gli arrivi sarebbero diminuiti dal 2007 a oggi come conseguenza dell’indurimento dei controlli che, in ogni caso, non hanno fatto che deviare i flussi verso la parte turca di Cipro. Il ministero riporta un numero, comprensivo di migranti provenienti da Siria, Irak, Georgia, Grecia e Bulgaria, pari a 28.355 persone nel 2009, cifra che contrasta con i 50.800 arresti registrati nel 2008 e con i 7.465 nel primo semestre del 2010. L’Istituzione riporta anche un calo dei casi di morte: nel 2007 sono stati 82 i migranti deceduti, mentre nel corso del 2010 se ne sono registrati 9.

4 ottobre: Messico-Usa. Ogni anno circa 130 mila messicani ottengono un posto di lavoro negli Stati Uniti attraverso il programma per lavoratori stagionali, grazie al quale vengono concessi due tipi di visto temporanei, l’H2A (per il settore agricolo) e l’H2B (per il settore terziario). La maggior parte di essi proviene dagli Stati centrali messicani di Guanajuato, San Luis Potosí, Jalisco e Zacatecas e si dirige specialmente in Louisiana, Nord Carolina, Massachusetts, New York e Washington. Secondo il programma istituito dal Governo americano, il lavoratore ha diritto al rimborso delle spese di viaggio e di alloggio, ma in realtà ciò non accade nel 55% dei casi. Inoltre, secondo lo studio di Enrique González, ricercatore dell’Università Autonoma del Messico, il 70% dei lavoratori messicani pagherebbe una tangente al datore di lavoro per ottenere il visto d’ingresso e il contratto, senza ottenere alcuna tutela da parte del governo messicano e senza la garanzia di alcuna ispezione da parte del rispettivo Ministero del Lavoro.

4 ottobre: Spagna. Dopo le delibere dei Comuni catalani di Barcellona e di Tarragona, votate dalle giunte municipali lo scorso mese di giugno sul tema del divieto del velo integrale islamico, emerge un nuovo caso di valutazione all’interno delle Politiche Sociali spagnole. Questa volta si tratta del Comune navarro di Villafranca che si è trovato per la prima volta a riflettere sull’uso del burqa. La Direttrice dell’Istituto per le Pari Opportunità regionale, Sara Ibarrola Intxusta, ha dichiarato che il velo, in ogni sua forma, rappresenta un’oppressione della libertà della donna, tuttavia non avverte l’urgenza di una misura proibitiva come quella adottata dai comuni catalani.

5 ottobre: Ue-Libia. La Commissione europea ha chiesto alla Libia un impegno per lottare contro “l’immigrazione clandestina” e ha offerto un finanziamento di 50 milioni di euro annui per il periodo 2011-2013 per un programma che riguardi anche i rifugiati. Nessun commento, invece, da parte dei commissari europei in visita a Tripoli sulla richiesta di 5 miliardi di euro l’anno per bloccare definitivamente ogni forma di immigrazione a partire dalle coste libiche che il colonnello Gheddafi aveva inoltrato all’Ue durante la sua visita in Italia alla fine dello scorso agosto. Al termine della visita, il portavoce di Cecilia Malmström, incaricata delle questioni relative all’immigrazione per l’Ue, ha valutato molto positivamente l’incontro che, a suo avviso, “ha permesso di dialogare sui diritti dell’uomo e di identificare cinque punti di collaborazione: gestione dei flussi migratori, protezione internazionale per i rifugiati e i richiedenti asilo, questione visti, gestione delle frontiere e dialogo pan-africano”. Il portavoce della Malmström, Michel Ceccone, ha poi proseguito riconoscendo che l’assenza dell’Unhcr ai colloqui, dal momento che lo scorso giugno la Libia aveva accusato e poi invitato i suoi funzionari a lasciare il paese, pone un problema: l’Ue appoggerà la richiesta dell’Alto commissariato alla Libia di firmare un accordo che gli permetta di ritornare a Tripoli e di visitare i campi dei migranti. Anche il fatto che la Libia si rifiuti di sottoscrivere la Convenzione di Ginevra costituisce un problema, poiché, secondo il portavoce, bisogna trovare una soluzione di lungo termine al problema dei rifugiati, ma, sempre secondo quanto riportato dal portavoce, i dialoghi di questi giorni hanno fatto riferimento al fatto che la Libia è firmataria della Convenzione sui rifugiati dell’Organizzazione dell’Unione africana del 1969.

5 ottobre: Marocco. Durante la conferenza internazionale sulla protezione dei diritti umani alle frontiere, che si è tenuta a Oujda e che ha visto la partecipazione di numerosi associazioni e Ong che lavorano per la difesa dei diritti dei migranti, i partecipanti alla conferenza hanno sollecitato un vero e proprio cambiamento delle attuali politiche migratorie degli stati, esclusivamente repressive e securitarie, e rinnovato l’appello per una politica della libera circolazione delle persone.

6 ottobre: Francia. Il parlamento francese ha votato un provvedimento che prevede l’interdizione del ritorno per i migranti sans-papiers che non rispettino la scadenza del “ritorno volontario”. Il ministro dell’immigrazione e dell’identità nazionale, Eric Besson, ha giustificato questa misura con la necessità di recepire nel diritto francese la “direttiva ritorno” dell’Unione europea. Nel quadro della discussione sulla nuova legge sull’immigrazione, il parlamento aveva già approvato nei giorni scorsi il provvedimento che prevede che la cittadinanza francese ottenuta da meno di dieci anni possa essere revocata nel caso in cui la persona sia colpevole di un reato contro le forze dell’ordine. Un altro provvedimento, anch’esso molto criticato dalle associazioni in difesa dei diritti dei migranti, prevede l’istituzione di “zones d’attente” temporanee che potranno essere create nel caso di arrivi di migranti.

6 ottobre: Spagna. Tra il 29 agosto e il 6 ottobre del 2005 14 migranti persero la vita nel tentativo di scavalcare le reti metalliche che circondano le enclavi spagnole di Ceuta e Melilla sotto il fuoco incrociato della Guardia Civile e della Gendarmerie marocchina. In occasione dell’anniversario di quel tragico evento, l’associazione Pro Derechos de la Infancia (Prodein) ha dichiarato che dallo scorso mese di settembre ogni giorno si sono registrati diversi casi di rifugiati o richiedenti asilo che tentano di entrare a Melilla dalle vicine coste marocchine alla ricerca di protezione umanitaria. L’ONG ha calcolato una media di 15-25 persone al giorno.

6 ottobre: USA. Segnato il record del maggior numero di deportazioni nella storia degli Stati Uniti: 392.000 i migranti senza documenti deportati nei loro paesi di origine nel corso dell’anno fiscale 2010 (fonte: Dipartimento di Stato).

7 ottobre: Canada. Arrestati all’una di notte nove migranti nascosti in un container nel porto di Montreal. Le autorità non hanno ancora rilasciato dichiarazioni ma da indiscrezioni pare che i migranti siano originari del Marocco.

7 ottobre: Ue-Libia. Dopo la sua recente visita in Libia, la commissaria europea degli affari interni, Cecilia Malmström, si dice soddisfatta dell’accordo raggiunto con la Libia per il contrasto all’immigrazione. La commissaria afferma che l’accordo comprende un programma di cooperazione tra l’Unione europea e la Libia.

7 ottobre : Consiglio d’Europa-Francia. Il Consiglio d’Europa ha votato oggi una risoluzione sul tema delle discriminazioni contro le minoranze rom, testo dal quale è stato tolto ogni riferimento diretto alla Francia. La risoluzione è dunque un appello a evitare qualsiasi forma di discriminazione dei rom e a impegnarsi in una campagna contro i pregiudizi e gli stereotipi che associano i rom alla criminalità. Secondo il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, è comunque vero che «la lotta contro la criminalità nella quale la Francia si è impegnata ha preso di mira in particolare i rom originari di Romania e Bulgaria»; per questo il commissario invita la Francia a combattere «gli atteggiamenti razzisti e l’ostilità della maggioranza della popolazione nei confronti della comunità rom», riconosce inoltre che «la Francia non è sola: l’Italia ha arrestato ed espulso un numero notevole di rom romeni in questi ultimi anni». Il dibattito sui rom e i sinti, una popolazione di quasi 12 milioni di persone nei vari paesi europei, trova comunque posizioni molto diverse tra loro nei vari paesi. Allineate sulle stesse posizioni di sgombero e rimpatrio tanto la Francia quanto l’Italia, mentre su posizione più ferme nel voler obbligare i paesi al rispetto dei diritti dei rom e dei rom cittadini europei sono i paesi della Scandinavia. Per il prossimo 20 ottobre è prevista la riunione dell’Unione europea e dei 47 paesi del Consiglio d’Europa per dibattere di tale argomento con l’obiettivo di arrivare a un documento comune sulle vie da seguire per una migliore inclusione sociale dei rom.

7 ottobre: Ue-Bosnia Erzegovina-Albania. Dopo l’esenzione dei visti di ingresso per i cittadini provenienti dalla Serbia, dal Montenegro e dalla Macedonia, votata dal parlamento europeo nel novembre del 2009 e entrata in vigore nel dicembre dello stesso anno, il Parlamento ha accordato oggi la stessa misura anche alla Bosnia Erzegovina e all’Albania che erano state escluse la volta precedente perché non considerate in grado di adempiere pienamente ai criteri richiesti sull’immigrazione, la sicurezza e l’ordine pubblico. Solo i cittadini in possesso del passaporto biometrico potranno usufruire dell’esenzione.

7 ottobre: UE. Una ricerca prodotta dall’Istituto Race Relation (IRR), effettuata attraverso l’analisi di 38 casi di decesso di richiedenti asilo e di immigrati nel corso di un anno e mezzo, ha evidenziato le conseguenze dei tagli economici ai budget governativi da destinare ai programmi d’integrazione e di assistenza ai rifugiati. Tra i casi trattati in questo report, sono stati rilevati numerosi episodi di suicidio, motivati dalla paura della deportazione, e decessi causati dalla mancanza di cure adeguate. Inoltre, i tagli all’assistenza legale, la criticità dell’accesso alla giustizia e la detenzione prolungata nei centri sono elementi che aggravano ulteriormente lo stato di stress psicofisico dei migranti.

8 ottobre: Spagna. Il Ministero dell’Interno spagnolo stanzierà 384.730 euro in vista della collaborazione con l’UNCHR. UNCHR s’impegna a fornire allo Stato spagnolo cinque tecnici che studieranno i vari casi di richiesta di asilo in conformità con la legislazione spagnola in materia di asilo, mentre il Ministero si assumerà le loro spese di permanenza. Lo stesso accordo era stato siglato anche l’anno scorso e ha la durata di un anno solare.

8 ottobre: Canada. Le autorità canadesi sospettano che un’imbarcazione con a bordo rifugiati Tamil abbia lasciato lo Sri Lanka e stia puntando verso il Canada, come era accaduto in agosto per un’imbarcazione con quasi 500 rifugiati Tamil tailandesi poi arrestati una volta giunti in Canada.

9 ottobre: Canada. Ricercati gli organizzatori di un traffico di esseri umani accusati di aver ridotto in schiavitù 16 cittadini ungheresi, fatti arrivare legalmente in Canada e poi impiegati nell’edilizia o regolarmente iscritti alle liste di disoccupazione. Il racket incassava gli stipendi e gli assegni di disoccupazione e alloggiava gli uomini in scantinati in condizioni estreme.

9 ottobre: Francia. I lavoratori sans-papiers, in sciopero da ormai otto mesi, hanno occupato la Cité nationale de l’histoire de l’immigration, in attesa di una risposta da parte del ministro dell’Immigrazione e dell’identità nazionale, Eric Besson, in merito alla loro richiesta di regolarizzazione di 6804 scioperanti.

9 ottobre: Italia. A più due anni dalla strage di Castelvolturno, avvenuta il 18 settembre del 2008 e in cui sono stati uccisi sei migranti da un commando camorrista, per due giorni i lavoratori migranti nel comune di Castelvolturno ma anche in altri comuni vicini, hanno scioperato presentandosi nei luoghi abituali del loro ingaggio giornaliero da parte dei caporali ma rifiutandosi di andare al lavoro ed esponendo su cartelli i motivi dello sciopero. Secondo i dati emersi dall’inchiesta fatta dal movimento dei migranti e dei rifugiati di Caserta prima di indire lo sciopero, sono oltre 6.500 i lavoratori migranti che vivono lungo la fascia costiera, dall’inizio della crisi la disoccupazione tra loro è aumentata notevolmente, mentre coloro che trovano lavoro lavorano come manovali nell’edilizia, braccianti agricoli o facchini guadagnando in media 20 euro per una giornata di lavoro di 10-12.

10 ottobre : Italia. L’aeroporto di Cagliari è stato chiuso al traffico per alcune ore in seguito alla rivolta scoppiata al Cpa (Centro di prima accoglienza) di Cagliari. Alcuni migranti detenuti al Cpa di Elmas, durante la rivolta sono riusciti a oltrepassare i cancelli del Centro e a fuggire nella zona aeroportuale, che è stata immediatamente chiusa dalla polizia aeroportuale. Alla fine i migranti sono stati riportati al Cpa mentre dieci di loro sono stati arrestati. Si tratta delle terza rivolta nel giro di pochi giorni, la prima si era verificata il primo ottobre e la seconda qualche giorno dopo, per protestare contro il trasferimento al Cie di Gradisca d’Isonzo di alcuni migranti di origine algerina, provocando il danneggiamento della struttura e la chiusura, per inagibilità, del piano superiore del Centro.

11 ottobre : Ue. I deputati della commissione Libertà civili, giustizia e affari interni hanno espresso il loro sostegno alla creazione di un’agenzia per la gestione operativa a lungo termine del sistema di informazione Schengen di seconda generazione (SIS II), del sistema di informazione visti (VIS) e di Eurodac (il sistema delle impronte digitali). L’agenzia specializzata dovrebbe essere aperta nel 2012 e il suo costo previsto per il periodo 2011-2013 è di 113 milioni di euro. Due i paesi candidati per ospitarla, l’Estonia e la Francia.

11 ottobre: Spagna. Circa duecento persone hanno partecipato alla Marcia della Solidarietà organizzata in occasione della commemorazione annuale degli 11 migranti assassinati nel 2005 alle frontiere di Ceuta e Melilla mentre tentavano di scavalcare le reti metalliche che dividono la Spagna dal Marocco. Come ogni anno, i partecipanti hanno interpellato i politici europei, chiedendo loro un atto di responsabilità rispetto alle violazioni dei diritti umani tanto nei paesi Ue quanto nei paesi di frontiera come il Marocco, e hanno inoltre sottolineato la responsabilità dei politici africani che siglano accordi bilaterali con i paesi europei in materia d’immigrazione.

11 ottobre: Spagna. In questi giorni il Ministero del Lavoro spagnolo sta lavorando su alcuni regolamenti implicati nella Ley de Extranjería (Legge sull’Immigrazione) approvata nel dicembre 2009. Il governo spagnolo sta cercando di arginare il pericolo che coppie di coniugi o coppie di fatto straniere vengano divise a causa dell’espulsione di uno dei due, in caso di un improvviso stato di disoccupazione. Quest’eventualità interessa gli immigrati che hanno conseguito la regolarizzazione amministrativa grazie al cosiddetto “arraigo social”, ovvero attraverso il possesso di alcuni requisiti che dimostrano la loro “integrazione” sociale, lavorativa e abitativa. Attualmente, se uno dei coniugi dovesse perdere il lavoro, rischierebbe di perdere il proprio permesso di soggiorno per “arraigo”, di diventare un sin papel e quindi di essere espulso dal Paese.

12 ottobre: Bulgaria. La Bulgaria si sta preparando a entrare a far parte dell’area Schengen e sta muovendo i primi passi verso un controllo delle proprie frontiere. A tal proposito l’Agenzia Stampa locale Novinite ha riportato che il Governo bulgaro avrebbe impiegato 5 nuove motovedette per il controllo delle acque di frontiera, provvedimento che il Paese ha dovuto affrontare per concorrere alla sua entrata nell’UE, prevista per marzo 2011. Queste imbarcazioni rientrano nel Programma Eurosur di monitoraggio delle frontiere europee e nelle operazioni di Frontex.

12 ottobre: Spagna. Dopo 5 anni di residenza “legale” in Spagna, David, ecuadoriano di 24 anni, è diventato un sin papel da un giorno all’altro per non aver accumulato abbastanza giorni di lavoro nell’arco del 2008, e quindi di contributi sociali. L’Istituto di Previdenza sociale spagnolo prevede un minimo di 6 mesi all’anno, ma David rimase senza lavoro quando mancavano 9 giorni al raggiungimento del limite minimo che gli avrebbe consentito di vedersi rinnovare il permesso di soggiorno. Come lui migliaia di migranti in Spagna hanno perduto il lavoro a causa della crisi. Población Activa stima che nel secondo trimestre del 2010 la disoccupazione tra gli stranieri nel Paese si aggira intorno 30,24%, a fronte del 18% degli spagnoli.

12 ottobre: Francia. Il Parlamento francese ha approvato il progetto di legge sull’immigrazione voluto dal ministro dell’immigrazione e dell’identità nazionale Eric Besson. Alcuni deputati della maggioranza hanno votato contro. Il progetto prevede diverse nuove normative, tra cui: la revoca della cittadinanza ai francesi naturalizzati da meno di dieci anni che abbiano commesso un reato di omicidio o di tentato omicidio nei confronti delle forze dell’ordine, la creazione di speciali “zones d’attente” per l’arrivo di migranti, misure di espulsione per cittadini europei che “abusino” del diritto al soggiorno di tre mesi con andate e ritorno atte a rendere continuativo il loro soggiorno, espulsioni anche dei cittadini europei in caso di “minaccia all’ordine pubblico”, l’interdizione di soggiorno da due a cinque anni per i cittadini stranieri che non abbiano rispettato la scadenza della partenza volontaria, aumento della durata della detenzione nei centri di detenzione amministrativa da 32 a 45 giorni, braccialetti elettronici per gli stranieri in istanza di espulsione, sottoscrizione di una “carta dei diritti e dei doveri del cittadino” nel momento della naturalizzazione.

12 ottobre : Gran Bretagna. Jimmy Mubenga, un uomo di 46 anni, padre di tre figli, originario dell’Angola, è morto subito dopo l’arrivo all’ospedale dove era stato portato d’urgenza in seguito ai maltrattamenti subiti da parte degli agenti di sicurezza durante il suo rimpatrio. Alcuni passeggeri del volo Londra-Luanda ricostruiscono la scena che ha portato alla morte di Jimmy Mubenga. Prima ancora che iniziasse l’imbarco dei passeggeri l’uomo si trovava già a bordo con alcuni poliziotti, ma i passeggeri potevano sentire le sue urla di resistenza al rimpatrio. A un certo punto è calato il silenzio. A quel punto i poliziotti hanno fatto ritornare indietro l’aereo, già in fase di preparazione per il decollo e un’ambulanza attendeva Jimmy Mubeng per trasportarlo all’ospedale.

12 ottobre: Italia. Il ministro degli interni italiano, Roberto Maroni, nel corso di una riunione del Comitato parlamentare Schengen ha reso noto il progetto di apertura di quattro nuovi Centri di identificazione ed espulsione da affiancare ai 13 già operanti sul territorio italiano. Le quattro nuove strutture, secondo Maroni, saranno aperte nel Veneto, nelle Marche, in Toscana e in Campania. Maroni ha poi fatto notare che gli arrivi dei migranti via mare in Italia sono diminuiti rispetto al 2009: 2.868, a fine settembre dell’anno in corso, contro gli 8.292 dell’anno precedente. Il ministro è intervenuto anche sulla vicenda del peschereccio “Ariete” da parte della motovedetta libica, avvenuta lo scorso 14 settembre, quando la motovedetta donata alla Libia dall’Italia per il pattugliamento anti-immigrazione del Mediterraneo aveva sparato al peschereccio di Mazzara del Vallo, operazione a cui avevano partecipato anche finanzieri italiani, a bordo della motovedetta con compiti esclusivamente tecnici come prevedono gli accordi con la Libia. A questo proposito, Maroni ha fatto sapere che sono in corso «contatti con la Libia per modificare la presenza dei nostri finanzieri che sono su quei mezzi solo per dare assistenza tecnica. Stiamo, quindi, per definire un accordo che eviti il ripetersi di queste situazioni».

13 ottobre: Spagna. Dopo le dichiarazioni del Presidente del Partito Popolare del Comune di Barcellona, Alberto Fernández Díaz, secondo il quale “con sempre maggior frequenza ampie fette della popolazione immigrata abusano dell’accesso e del diritto alla sanità pubblica”, giunge anche l’opinione del Capogruppo Regionale dello stesso Partito, Alicia Sánchez Camacho. Secondo la rappresentante dei Popolari spagnoli, supportata in tale questione dal Capogruppo nazionale Mariano Rajoy, la pratica amministrativa dell’“empadronamiento”, ovvero la registrazione anagrafica comunale di ogni straniero residente sul territorio a prescindere dalla sua situazione amministrativa, andrebbe regolata e bandita ai sin papeles. L’“empadronamiento”, introdotto sotto il mandato di Aznar e dallo stesso Rajoy, e l’accesso dei servizi sanitari hanno rappresentato alcuni dei capi saldi della politica sociale del Paese, e tali restrizioni comporterebbero l’esclusione di una parte di popolazione straniera priva di risorse economiche per salvaguardare la propria salute.

14 ottobre: USA. L’associazione per i diritti dei migranti ACLU accusa le autorità federali dell’immigrazione di aver circuito un migrante affetto da problemi psichici perché firmasse le carte per la sua deportazione.

15 ottobre: Spagna. Sono stati risolti i casi che vedevano imputati dei giovani migranti subsahariani con l’accusa di falsa dichiarazione anagrafica. Lo scorso febbraio 18 migranti dichiararono di essere minori, richiedendo così la tutela della Regione accogliente, la Comunidad di Madrid. Tuttavia, gli esami radiologici effettuati su di essi rilevarono caratteristiche ossee corrispondenti a individui maggiori di 18 anni e ciò sospese l’obbligo di tutela da parte delle Istituzioni. La Fondazione Raices ha reso pubblica l’archiviazione dei primi 13 casi, in quanto è stato dimostrato che i giovani erano effettivamente minorenni. I restanti 5 sono ancora in attesa di giudizio. I portavoce della Fondazione sostengono che la Regione avrebbe dovuto mantenere in sospeso la loro pratica in attesa della risoluzione del caso, prima di abbandonare i 15 ragazzi senza alcuna tutela.

16 ottobre: Messico. Il 31 ottobre i familiari di migliaia di migranti centroamericani scomparsi durante il loro viaggio verso il Messico, si ritroveranno nella località di Tapachula in Chiapas per dare inizio a una ricerca di gruppo dei familiari lungo i binari ferroviari e altri luoghi battuti dai viaggiatori diretti a nord. Luis Angel Nieto spiega il timore delle famiglie che i parenti siano caduti nella rete di qualche gruppo malavitoso, ricordando la sorte dei 72 migranti massacrati dai gruppi narcotrafficanti. La marcia, costituita principalmente da donne del Guatemala, El Salvador e Honduras, comincerà da Tapachula, alla frontiera messicana con il Guatemala e si concluderà il 9 novembre a Puerto Vallarta sulla costa pacifica, sede del IV Foro Mondiale per Migrazione e Sviluppo.

16 ottobre: Grecia. Un gruppo di 45 richiedenti asilo provenienti dall’Iran ha piantato una tenda di fortuna davanti all’Università di Atene ed ha iniziato uno sciopero della fame, otto migranti si sono cuciti la bocca. I richiedenti asilo, fuggiti dall’Iran a causa delle persecuzioni politiche, affermano che il trattamento in Grecia è deplorevole, con continui maltrattamenti da parte delle forze dell’ordine e trattenimenti prolungati nei centri di detenzione.

17 ottobre : Germania. La cancelliera tedesca, Angela Merkel, durante un convegno dei giovani della Cdu (Unione cristiano-democratica) ha affermato che il tentativo di costruire una società multietnica in Germania è del tutto fallito, mentre un modello migliore è quello in cui gli immigrati imparano la lingua e accettano le norme e le regole culturali del paese di arrivo.

17 ottobre: Italia. La partita di calcio Cagliari-Inter è stata interrotta per qualche minuto a causa degli slogan razzisti rivolti al calciatore Samuel Eto’o, di origine camerunese. L’arbitro ha fatto sapere ai capitani delle due squadre che nel caso in cui gli slogan fossero continuati la partita sarebbe stata definitivamente interrotta.

17 ottobre: USA. Una piccola cittadina dell’Arizona, Tolleson, vicino a Phoenix, ha espresso il suo supporto al Dipartimento di Giustizia, che si e’ pronunciato contro la legge anti-immigrazione SB 1070 dello stato dell’Arizona con una sentenza di incostituzionalità.

17 ottobre: Australia. Il Primo ministro Julia Gillard annuncia una politica di inserimento per i bambini e i giovani. Gillard ha annunciato che sposterà un “numero consistente” di minorenni con le loro famiglie in alloggi di quartiere. Gillard annuncia anche che costruirà due nuovi centri di detenzione a Northam e Inverbarackie, nella parte ovest e sud del paese con una capacità totale di 1.900 posti.

18 ottobre: Malesia. Arrestati due trafficanti di esseri umani mentre stavano trasferendo 87 migranti indonesiani senza permesso di soggiorno nello stato di Johor, nel sud della Malesia. I migranti viaggiavano su un bus e su un camioncino su cui erano attaccati gli adesivi ufficiali del dipartimento immigrazione.

18 ottobre: Gran Bretagna. Dopo la morte di Jimmy Mubenga, avvenuta durante il suo rimpatrio in Angola, alcuni parlamentari chiedono che venga svolta un’inchiesta su quanto è accaduto. Mentre uno gli agenti di sicurezza ha semplicemente affermato che Jimmy Mubenga si sarebbe sentito male durante l’operazione di rimpatrio, senza dare spiegazioni ulteriori, il figlio della vittima afferma che le sue condizioni di salute non avevano mai dato motivi di preoccupazione e i testimoni della scena evocano la violenza con cui sarebbe stato trattato l’uomo, ma l’autopsia non ha potuto stabilire le cause del decesso. Intanto, la polemica riguarda anche la compagnia di sicurezza privata G4S che aveva preso in carico l’uomo per il rimpatrio e la decisione del governo britannico di delegare a una compagnia privata il “lavoro sporco” dei rimpatri. La compagnia G4S sul suo sito, prima della morte di Jimmy Mubenga, si pubblicizzava come la prima compagnia di sicurezza privata al mondo, presente in 110 paesi e in grado di “fare le cose come bisogna”. Nel 2008, l’ong Medical Justice aveva già denunciato i maltrattamenti dei migranti durante i rimpatri da parte delle compagnie di sicurezza private.

19 ottobre: Italia. E’ stata aggiornata al 21 dicembre la data per la sentenza relativa al processo d’appello relativo allo speronamento della nave albanese “Kater I Rades” da parte di una nave della marina militare italiana, “Sibilla”, avvenuto il 28 marzo del 1997, in seguito al quale hanno perso la vita 108 uomini, donne e bambini albanesi. Durante il processo di primo grado il comandante della “Sibilla”, Fabrizio Laudadio, era stato condannato dal tribunale di Brindisi a tre anni per omicidio colposo plurimo e naufragio colposo, mentre Namik Xhaferi, indicato come il pilota della “Kater I Rades”, era stato condannato a 4 anni. Il 25 settembre scorso, nel processo d’appello, il procuratore generale ha chiesto che venisse confermata la condanna di Namik Xhaferi e l’assoluzione, invece, per il comandante della “Sibilla”. Nell’udienza di oggi, l’avvocato difensore di Namik Xhaferi, Francesca Conte, ha invece difeso il suo assistito ribadendo che la sera del 28 marzo non era lui a guidare la motovedetta albanese, ma che egli fu individuato come pilota solo perché serviva trovare un colpevole. La prossima udienza è stata fissata per il 9 novembre, mentre la sentenza definitiva sarà pronunciata il 21 dicembre.

19 ottobre: Indonesia. Arrestati 74 migranti cittadini iraniani e afgani, tra cui 15 donne e 12 bambini, vicino all’isola di Java quando l’imbarcazione su cui viaggiavano diretti verso l’Australia e’ andata in avaria. Trasferiti in un centro di detenzione, verranno consegnati all’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim).

19 ottobre: Spagna. Il Ministero dell’Interno spagnolo, in seguito a una direttiva della UE, ha dato inizio a una settimana di massicci controlli alla ricerca di sin papel. Si tratta dell’operazione “Hermes”, mirata all’identificazione e all’espulsione delle persone che risultano in una situazione amministrativa ritenuta “irregolare”. Fonti poliziesche spagnole ricordano che, durante il mandato della Spagna nell’Unione europea, era stata avviata un’operazione molto simile, chiamata “Carlomagno”, che però, all’epoca, era volta a individuare individui coinvolti nella malavita e nella delinquenza. Nel corso di questa settimana verranno effettuati controlli massicci in particolare sui mezzi di trasporto.

20 ottobre: Spagna. Il piano di “ritorno volontario” del Governo spagnolo permetterà agli aderenti di non disperdere la condizione amministrativa maturata durante la permanenza in Spagna. Le associazioni dei migranti e i sindacati per gli stranieri vedono positivamente questa modifica della legge, ma tuttavia non prevedono un esodo di massa verso i Paesi d’origine, poiché, secondo il portavoce di Fedelatina, per molti migranti il rischio di perdere tutto è troppo alto.

20 ottobre: Consiglio d’Europa-Ue. Su iniziativa del segretario generale del Consiglio d’Europa, Thorbjorn Jagland, si sono riuniti oggi a Strasburgo, i rappresentanti dei 47 Stati membri del Consiglio d’Europa, dell’Unione europea e della comunità rom. Nel corso della riunione è stato approvato un testo comune di condanna sulla diffusa discriminazione nei confronti dei rom in molti paesi europei. Il testo individua alcune priorità e chiede a tutti gli stati membri di compiete uno sforzo in tal senso: a) non discriminazione, cittadinanza, diritti di donne e bambini; b) inclusione sociale, segnatamente in materia di istruzione, alloggio e assistenza sanitaria; c) conferimento di responsabilità e miglior accesso alla giustizia. A Tal fine, il Consiglio si impegnerà nella formazione di mediatori e avvocati rom che dovranno assistere le varie comunità.

20 ottobre : Belgio. Il segretario di stato alla Politica dell’immigrazione e dell’asilo, Melchior Wathelet, ha annunciato in un comunicato che il Belgio sospenderà temporaneamente il trasferimento dei richiedenti asilo verso la Grecia, sospendendo, dunque, come già la Gran Bretagna, la Norvegia e l’Olanda, il regolamento di Dublino II. L’alto commissariato per i rifugiati aveva, infatti, invitato più volte gli stati membri dell’Ue a sospendere, per quanto riguarda la Grecia, il regolamento di Dublino II, che prevede che i richiedenti asilo e i rifugiati siano trasferiti nel primo paese Ue di arrivo, dal momento che la Grecia non prevede una corretta politica in materia di asilo politico.

20 ottobre: Algeria. La polizia di frontiera algerina si è dotata di nuovi mezzi per lottare contro la criminalità transnazionale, tra questi, la creazione di una brigata speciale che ha come missione la “ricerca delle reti di migranti, la loro localizzazione, identificazione e il loro smantellamento”. Secondo i responsabili della polizia di frontiera tale brigata è indispensabile per evitare il rischio dello sfruttamento dei migranti da parte dei gruppi criminali e terroristi.

21 ottobre: Ue. Nell’ambito della sua presidenza dell’Unione europea, il Belgio ha lanciato il progetto di una rete europea di polizia aeronautica con l’obiettivo di aumentare la sicurezza degli aeroporti dell’Ue grazie a una maggiore collaborazione tra gli stati membri. Il progetto “Airpol” verrebbe così ad aggiungersi alle altre reti europee già esistenti: quella stradale (Tispol), dei trasporti ferroviari (Railpol) e delle vie navigabili (Aquapol).

21 ottobre: UE-Serbia-Macedonia-Montenegro. I funzionari dell’Unione Europea stanno pensando di rettificare la modalità di accesso dei cittadini dei Balcani Occidentali, in seguito a un recente aumento di richieste di asilo da parte di molti dei loro cittadini, in particolare in Paesi come la Germania, la Svezia e il Belgio. Circa un anno fa l’UE annullò l’obbligo del visto di entrata per i cittadini di Serbia, Macedonia e Montenegro, ma, se i numeri dovessero aumentare considerevolmente, l’UE annuncia che rintrodurrà l’obbligo del visto. Nella sola zona della Bavaria, quest’anno sono stati registrati i casi di 130 cittadini serbi e 260 macedoni, a fronte dei soli 59 dell’anno passato. La Svezia ha invece registrato la richiesta di 4000 cittadini serbi, rispetto ai 421 del 2009. Dall’altro lato il Governo serbo ha annunciato che introdurrà misure di controllo alle frontiere per prevenire l’uscita di troppe persone. Recentemente la polizia serba ha respinto un autobus proveniente dalla Macedonia su cui viaggiavano richiedenti asilo diretti in Germania, ma il Ministro dell’Interno serbo, Ivica Dacic, ha affermato che in realtà molti dei richiedenti asilo che passano per la Serbia sono in realtà Rom o Albanesi che non possono invece attraversare le frontiere senza visto. Dacic dichiara inoltre che le persone dirette in Europa non hanno intenzione di richiedere diritto d’asilo per ragioni politiche e che in realtà lasciano il loro Paese solo per motivi economici.

21 ottobre: Ecuador. Il 70% dei rifugiati colombiani si trova in Ecuador; si tratta di circa 52 mila persone, la cui metà è costituita da donne, secondo i dati forniti dalla Delegazione ecuadoriana dell’UNCHR. La portavoce, Déborah Elizondo, ha manifestato seria preoccupazione per l’instabilità e la pericolosità della frontiera settentrionale dell’Ecuador, in quanto questa zona sarebbe scenario abituale di violenze e abusi ai danni delle donne rifugiate. Da uno studio realizzato su un campione di 709 donne è emerso che il 94% ha subito violenza sessuale. Elizondo dichiara che la maggior parte delle donne sole finiscono col prostituirsi una volta giunte nel Paese confinante. L’Ecuador riceve giornalmente circa 1000 richieste di protezione umanitaria soprattutto dalla frontiera settentrionale.

22 ottobre: Messico. Tra le rotte migratorie pericolose per l’incolumità dei migranti che attraversano il Messico, compaiono anche quelle verso sud. La Deputata messicana María Esthela Beltrán Díaz ha manifestato preoccupazione per i crescenti episodi di estorsione e rapina ai danni dei messicani che fanno ritorno periodicamente in Messico per i periodi di vacanza. Per questo motivo la deputata chiede all’Istituto Nazionale migratorio e alla Polizia Federale la creazione di una sorta di “rotta sicura per i migranti”, nella quale sia garantita loro una protezione dalle bande criminali organizzate.

22 ottobre: Canada. Entra nel dibattito parlamentare una nuova legge finalizzata a disincentivare il traffico di esseri umani. La legge prevede l’obbligo di ordinare la detenzione per chi fosse riconosciuto colpevole di traffico, misure contro i proprietari dei veicoli su cui vengono fatti viaggiare i migranti e interruzione dell’iter di immigrazione per i richiedenti asilo che vogliano fare ritorno nel loro paese per un periodo di vacanza.

23 ottobre: Australia. Scatta il trasferimento di 83 migranti afgani dall’isola di Christmas alla terraferma, nel contesto di un piano per trasferire un totale di 300 richiedenti asilo dall’Isola alla base dell’aereonautica militare di Scherger, vicino a Weipa.

24 ottobre: Grecia-Ue. Il governo greco chiede all’Unione europea di mettere immediatamente a disposizione della Grecia pattuglie di sorveglianza alla frontiera terrestre greco-turca, da dove l’arrivo dei migranti è aumentato negli ultimi mesi. “Recentemente, si è verificato un afflusso massivo di migranti che cercano di arrivare in Grecia per poi dirigersi verso altri paesi Ue”, ha sostenuto il ministro greco della Protezione sociale Christos Papoutsis, che chiede dunque all’Europa un intervento rapido attraverso l’Agenzia per il controllo delle frontiere esterne. Secondo quest’ultima, i tre quarti dei 40.977 migranti intercettati alle frontiere europee durante il primo semestre del 2010 sarebbero passati dalla Grecia provenendo dalla Turchia.

24 ottobre: Australia. Il governo australiano ottiene il sostengo dell’Indonesia per costruire il centro regionale per lo smistamento delle richieste d’asilo a Timor Est, nonostante il parlamento del paese si fosse già espresso in luglio contro l’iniziativa.

25 ottobre: Australia. Intercettata un’imbarcazione al largo dell’isola di Christmas con a bordo 62 persone, presunti richiedenti asilo.

26 ottobre: Italia. E’ stato scortato al porto di Catania dalla Guardia di Finanza un barcone con a bordo 128 migranti, dichiaratisi richiedenti asilo in quanto palestinesi; tra di essi anche numerosi minori. Le forze dell’ordine hanno impedito l’accesso al porto alle associazioni antirazziste che temono che non venga garantito ai migranti il corretto accesso alle procedure di richiesta d’asilo e che si proceda a una loro espulsione.

26 ottobre: Italia. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di Pauline N. A., madre di tre figli residenti a Perugia e condannata per sfruttamento della prostituzione a cui era stato notificato un foglio di via. La Corte ha stabilito che il rimpatrio della donna potrebbe avere esiti negativi sull’equilibrio psico-fisico dei figli e che pertanto Pauline N. A. non è passibile di espulsione. La Cassazione, con la sentenza numero 21799, ha stabilito che i "gravi motivi" che, in base alle norme sull’immigrazione, consentono la temporanea autorizzazione del genitore con foglio di via a rimanere in Italia, non devono essere applicati solo alle "situazioni di emergenza o alle circostanze contingenti ed eccezionali strettamente collegate alla salute" del minore, ma a un ventaglio molto più ampio di circostanze.

26 ottobre: UE-Grecia. L’Unione Europea ha deciso di inviare delle pattuglie di sorveglianza armate, composte da guardie di frontiera di altri paesi europei, in supporto della Grecia nelle operazioni di controllo delle frontiere con la Turchia, come era stato richiesto dal governo greco. E’ la prima volta che l’Ue invia delle unità multinazionali armate alle frontiere esterne dell’Unione: “Si tratta di un nuovo fronte. Le pattuglie sono armate, ma possono ricorrere alle armi solo per difendersi”, ha dichiarato un responsabile della Commissione. La decisione UE è giunta dopo aver valutato come “allarmante” la situazione migratoria che sta vivendo la Grecia, in particolare, secondo il Commissario europeo dell’Interno Cecilia Malmström, lungo la frontiera della città greca di Orestiada. Il supporto europeo coordinato dall’Agenzia Frontex sarà sotto il controllo dell’amministrazione locale e avrà un durata limitata nel tempo. L’operazione, chiamata "Rabit" (Rapid Intervention Border Teams), andrà a integrare Poseidon e Attica, i due programmi di controllo via terra e mare attualmente operativi sul territorio greco grazie a Frontex. Per il 2 di novembre è previsto l’invio di 174 guardie armate provenienti dai 25 Stati membri UE le quali sorveglieranno 24 h su 24 la striscia di terra di 120 km che separa la Grecia dalla Turchia, tra le città Orestiada e Alexandroupolis.

26 ottobre: Usa-Messico. Da giugno a settembre di quest’anno, più di 100 mila lavoratori messicani sono stati espulsi dallo Stato dell’Arizona, per effetto della legge anti-migratoria SB 1070, approvata nell’aprile di quest’anno. 23 mila hanno fatto ritorno in Messico, mentre i rimanenti hanno scelto di trasferirsi in altri Stati nordamericani. Questi dati emergono da una dichiarazione di Juan Luis Ordaz, incaricato della BBVA-Bancomer per la Migrazione e lo Sviluppo. L’economista mette in luce gli effetti devastanti della legge sull’economia dell’Arizona, considerando che il milione e 300mila di messicani che vi abitano, tra immigrati recenti e naturalizzati, apportano il 12% del PIL statale.

26 ottobre: Italia. E’ uscito il nuovo dossier Caritas sull’immigrazione relativo al 2010. Secondo il dossier, sono 4 milioni e 919 i migranti presenti in Italia con il permesso di soggiorno, con un aumento di circa un milione nell’ultimo biennio, tra cui 570 mila nati in Italia. Il rapporto sottolinea come i migranti rappresentino un fattore di equilibrio demografico in un paese che tende all’invecchiamento della popolazione. Rispetto ai paesi di provenienza, la maggioranza dei migranti proviene dalla Romania, mentre, in generale, con più della metà degli immigrati che vengono dall’Europa (53,6%) e gli altri dai restanti paesi del mondo (Africa 22%, Asia 16,2%, America 8,1% e Oceania 0,1%). Il rapporto disegna un’Italia “multiculturale”in cui i migranti sono il 7% della popolazione residente, mentre contribuiscono per l’11% del Pil, e per il 10% sui lavoratori dipendenti, con un inserimento maggiore nel settore familiare, nell’edilizia e nell’agricoltura. Sempre secondo il dossier i migranti hanno contribuito al risanamento del bilancio dell’Inps, in quanto nella maggioranza sono lontani dall’età del pensionamento, dal momento che il rapporto è di 1 pensionato su 30, mentre quello relativo ai cittadini italiani è di 1 su 4. Anche la relazione tra le spese pubbliche per i migranti e il contributo di quest’ultimi in termini di tasse è a vantaggio delle casse dello stato italiano: con un uscita di circa 10 miliardi di euro (2,8 miliardi per la sanità; 2,8 miliardi per la scuola; 450 milioni per i servizi sociali comunali, 400 milioni per le politiche abitative, 2 miliardi a carico del Ministero della Giustizia (tribunale e carcere), 500 milioni a carico del Ministero dell’Interno (Centri di identificazione ed espulsione e Centri di accoglienza), 400 milioni per prestazioni familiari e 600 milioni per pensioni a carico dell’Inps) di contro a un’entrata di 11 miliardi.

27 ottobre: Ecuador. Il Servizio Gesuita per i Rifugiati e il Gruppo Migranti Ecuador hanno denunciato detenzioni arbitrarie ai danni di migranti colombiani, peruviani e cubani, nella totale violazione dei diritti umani. Il comunicato giunto all’Agenzia EFE riporta che “le detenzioni sono state effettuate con l’inganno e attraverso estorsione, compromettendo anche i diritti dei minori che in quel momento si trovavano con i genitori detenuti”. I detenuti sono stati condotti nel Centro di Detenzione Temporanea della Provincia di Quito, dove vi rimarranno per due mesi in "condizioni disumane”. Il comunicato dei Gesuiti segnala, inoltre, che “in questo Centro, i migranti non possono comunicare tra loro, si trovano in condizioni di salute compromesse, senza cibo e patiscono maltrattamenti verbali e psicologici da parte della polizia”.

27 ottobre: Messico. Sono stati liberati 23 migranti sequestrati da un gruppo di trafficanti di origine messicana. Le vittime si trovavano recluse in un edificio di Villahermosa, capitale di Tabasco. Da quanto è emerso dalle indagini, i migranti sarebbero stati individuati a Palenque, in Chiapas. Durante il periodo del sequestro sono state estorte informazioni sulle famiglie d’origine dei migranti, in modo da richiedere il riscatto ai familiari in cambio della loro liberazione. Secondo la Commissione Nazionale dei Diritti Umani Messicana, nel secondo semestre del 2009 sono stati quasi 10 mila i casi di sequestro a danni dei migranti di passaggio.

27 ottobre: Italia. Mentre numerose associazioni di difesa dei diritti dei migranti continuavano a protestare per il modo in cui il ministero degli interni italiano stava trattando i richiedenti asilo dichiaratisi palestinesi arrivati ieri al porto di Catania, trattenendoli in una struttura improvvisata e vietando l’accesso persino a i rappresentanti dell’Alto commissariato per i rifugiati, di Save the Children e dell’Oim, il ministero degli interni, in serata, fa sapere con un comunicato che un apposito volo charter è stato preparato per l’espulsione in Egitto di 68 cittadini egiziani, che 19 persone, sempre cittadine egiziane, sono state arrestati con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in quanto membri dell’equipaggio dell’imbarcazione, e che 44 cittadini egiziani, minori, sono stati affidati a strutture di accoglienza dei minori.

28 ottobre: Italia. Le associazioni in difesa dei diritti dei migranti denunciano l’espulsione dei richiedenti asilo dichiaratisi palestinesi arrivati al porto di Catania il 26 ottobre come un’ulteriore inasprimento delle politiche governative contro i migranti e di violazione di ogni forma di diritti da parte dei migranti stessi. I richiedenti asilo, infatti, non hanno potuto incontrare nessun legale, nonostante il Pm incaricato delle indagini avesse firmato un nulla osta all’accesso dei legali presso la struttura in cui sono stati trattenuti i migranti, ritenendo insussistenti le particolari ragioni di segretezza addotte in prima istanza dalla Prefettura per negare loro l’accesso. Le associazioni fanno inoltre notare che i minori non sono stati ospitati immediatamente in strutture apposite, come prevede la normativa, denunciano il fatto che i 10 richiedenti asilo che erano stati ricoverati all’ospedali per le loro condizioni di salute critiche siano stati visitati senza un interprete, affermano inoltre che è inspiegabile l’arresto di ben 19 persone individuate come “scafisti” dell’imbarcazione. Nel loro comunicato concludono che: “Ci troviamo in uno stato di polizia che sospende o annulla a suo piacimento i diritti umani, a partire da quello d’asilo (art.10 della Costituzione); nel quale si decide a Roma la nazionalità dei migranti in base ad accordi di riammissione con i peggiori regimi del Nord Africa (Libia, Egitto, Tunisia); impedisce la verifica del rispetto delle procedure alle associazioni umanitarie indipendenti, praticando espulsioni collettive; tenta di oscurare le sempre più frequenti violazioni dei diritti umani”.

29 ottobre: Spagna. Più di 150 persone hanno manifestato per le strade di Lleida contro il corpo di Polizia regionale che non aveva comunicato la notizia della morte di un ragazzo guineano alla propria famiglia. Il giovane portava con sé un documento d’identità al momento del decesso, tuttavia, per motivi che restano ancora da chiarire, la polizia non ha contattato la famiglia. Verrà aperta un’inchiesta per far luce sui fatti.

29 ottobre: Marocco. Domenica scorsa cinque attivisti saharawi hanno tentato di entrare nel campo di protesta situato a est di El Aaiun per manifestare pacificamente contro l’occupazione marocchina dei territori saharawi. I militari di Rabat hanno aperto il fuoco sui cinque e hanno causato la morte di uno di loro, un ragazzo di 14 anni, mentre i compagni sono stati condotti in carcere. Oggi, le famiglie di tre dei cinque saharawi feriti hanno informato che i loro familiari stanno subendo torture per essere spinti a sottoscrivere una dichiarazione di colpevolezza. L’attivista messicano Antonio Velázquez, accampato fuori dalla città, ha comunicato a Europa Press la denuncia della sorella di uno dei detenuti: le autorità marocchine mirano a far dichiarare loro di aver aperto il fuoco sulle guardie alhauite, in modo da far risultare il ricorso ai mitra come legittima difesa.

29 ottobre: Spagna. Lo scorso 8 settembre due giovani “manteros” (venditori ambulanti) di origine senegalese furono arrestati dalla Polizia a causa della vendita illegale di cd per le strade di Siviglia. Pape Sech tentò la fuga quando si rese conto dell’arrivo dei poliziotti dando il via a un inseguimento per le strade del quartiere di Plaza de Nervion che si concluse con violente percosse ai danni del venditore. I testimoni che assistettero all’arresto dichiararono che fu spinto a terra, nonostante non opponesse alcuna resistenza, fu colpito alla testa violentemente più e più volte e infine ammanettato. In quel momento accorse in suo aiuto Birahim, un suo amico connazionale, il quale tentò di fermare i poliziotti e riuscì a filmare col proprio telefonino le scene delle percosse a Pape. I due furono arrestati e condotti nel CIE di Madrid e poi in quello di Algeciras in attesa dell’espulsione. Nel frattempo i due sans papiers hanno fatto denuncia dell’accaduto e sono in attesa dell’apertura di un processo contro i poliziotti coinvolti, imputati per percosse e aggressione, mentre i due agenti hanno mosso nei loro confronti analoga denuncia. I Difensori Civici locali sono intervenuti per impedire l’esecuzione dell’ordine di espulsione, mentre l’Associazione APDHA (Pro Derechos Humanos) ha emesso un comunicato stampa per esporre la critica situazione dei due senegalesi spiegando che, in applicazione della Direttiva Europea 2004/81/CE del Consiglio d’Europa (29 aprile 2004), i due senegalesi non devono essere espulsi fino alla risoluzione dei tre processi nei quali essi compaiono come vittime, testimoni e imputati.

29 ottobre: Spagna. L’Amministrazione locale di Jaen realizzerà una campagna informativa per avvisare i lavoratori migranti stagionali di non presentarsi quest’anno per la consueta raccolta annuale delle olive. Per il quarto anno consecutivo il Comune ha reso noto di non avere bisogno di ulteriore manodopera dall’estero oltre a quella offerta dai lavoratori spagnoli locali. Lo scorso settembre sono stati registrati alla Previdenza Sociale 53.600 persone per la raccolta agricola a Jaen, delle quali 4.800 erano straniere.

29 ottobre: USA. Fonti governative rivelano che lo stato dell’Arizona ha speso 1 milione di dollari tra maggio e luglio 2010 per difendere la legge anti-immigrazione SB 1070, approvata in aprile e parzialmente revocata dal Dipartimento di Giustizia in luglio.

30 ottobre. Italia. Cariche della polizia e un arresto, a Brescia, contro il corteo che cercava di raggiungere il luogo dove 9 migranti sono saliti su una gru del cantiere della metropolitana. Come rappresentanti di varie comunità, egiziana, senegalese, indiana, pachistana e marocchina, i nove migranti hanno dichiarato che non scenderanno se non sarà aperta una trattativa a livello nazionale per la regolarizzazione di tutti coloro che hanno fatto domanda per la sanatoria di colf e badanti, apertasi nel 2009, e che, per diversi motivi, si sono visti rifiutare la regolarizzazione.

31 ottobre: Marocco. Le Autorità marocchine hanno arrestato 19 sans papiers di origine sub sahariana a sud della città di Bojador in seguito a operazioni di rastrellamento e controlli previsti dalla Commissione provinciale per la “lotta alla clandestinità”. Lo scorso settembre furono più di un centinaio i migranti arrestati dalle forze d sicurezza dello Stato, di cui 95 nel nord del Paese e i rimanenti 22 dopo essere stati condotti a terra dall’imbarcazione alla deriva sulla quale si trovavano al largo delle coste di Kenitra.

31 ottobre: Repubblica Dominicana. Le autorità dominicane hanno consegnato documenti di soggiorno temporaneo a più di 600 cittadini haitiani che lavorano nel settore edile, agricolo e in altri ambiti nella città settentrionale dominicana di Santiago, Moca, La Vega, Valverde, Montecristi e in altre provincie del nord e del nord-ovest. L’Ufficio Migrazioni ha annunciato che questa operazione rientra nelle misure di assistenza alle vittime del terremoto che colpì Port Prince lo scorso 12 gennaio. Tuttavia iniziano a sorgere tensioni sociali con la popolazione locale sul fronte occupazionale, infatti, i sindacati dominicani del settore edile sono insorti sottolineando che l’offerta lavorativa del territorio dovrebbe innanzitutto privilegiare i lavoratori locali e solo in secondo luogo accogliere le richieste degli stranieri.

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