Nella stessa rubrica

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In alto mare, testimonianze da un naufragio. Tunisia 8/9 ottobre 2017 (a cura di Monica Scafati, dicembre 2017)

A volte tornano. Un uomo tunisino sopravvissuto al sequestro libico (video, Italia-Tunisia-Libia, novembre 2017) (Imed Soltani, Monica Scafati)

"Il mio nome è Khalid, vengo dalla Siria. (...)" (video, Italia, Lampedusa, dicembre 2013)

"Sorry for not drowning". The 11th October shipwreck in the Mediterranean Sea (video, october 2013)

Syrians blocked in Calais (video, November 2013)

"Siamo i siriani del naufragio avvenuto l’11 ottobre 2013...." (video, Italia, novembre 2013)

Roma: funerale per il naufragio del 3 ottobre (Italia, ottobre 2013)

Superstiti e bare: il tradimento dell’Europa (video, Enrico Montalbano ottobre 2013)

Marocco/Spagna: tentativo di superare la frontiera (settembre 2013)

Dal Palanitta al Cairo: espulsione di 68 immigrati sbarcati a Catania (26-27 ottobre 2010, video)

In meno di trentasei ore, 68 dei 128 immigrati sbarcati il 26 ottobre a Catania sono stati rispediti in Egitto, mentre 46 minorenni sono stati trasferiti in centri di accoglienza. Tutto è avvenuto in piena violazione dei diritti umani e civili. Rinchiusi nel centro sportivo Palanitta a Librino, sono stati identificati senza controlli accurati della nazionalità (palestinesi o egiziani? Non si sa). Nessuno ha potuto incontrare un mediatore culturale né un avvocato. A nessuno sono state illustrate le procedure per la richiesta di asilo politico. Sono state tagliate fuori le organizzazioni umanitarie. La Prefettura ha interdetto a Save the children, Acnur, Iom e Arci l’accesso al Palanitta. Un divieto che ha significato, da un lato, la negazione di ogni forma di assistenza e di tutela dei migranti, dall’altro l’assenza di informazione sullo status di protezione internazionale. Ma queste irregolarità non sono passate sotto silenzio, perché sin dall’arrivo del peschereccio al porto di Catania, decine di persone si sono mobilitate facendo un presidio permanente davanti al Palanitta per ottenere il rispetto dei diritti civili e quindi l’accesso delle associazioni umanitarie all’interno della struttura. La Prefettura è rimasta però irremovibile nel diniego. Gli antirazzisti hanno fatto di tutto per ottenere almeno la verifica della nazionalità in presenza di un legale dell’Arci e di un mediatore culturale. Hanno fatto di tutto, dal blocco dei pullman all’occupazione dei varchi di accesso per la sala imbarchi in aeroporto. Nonostante ciò, in tarda serata è decollato il charter forzato per Il Cairo. In tutta questa vicenda permangono pesanti interrogativi per le irregolarità commesse, e in particolare: l’estromissione delle associazioni umanitarie, la mancanza di assistenza al Palanitta, l’attribuzione esatta della nazionalità e dell’età in tempi così celeri; la possibile presenza di richiedenti asilo politico; il numero stranamente elevato di "scafisti" arrestati (18 per un barcone sembrano un po’ tanti); il divieto di avere un avvocato e l’impossibilità di presentare un ricorso davanti al Tribunale. Perché prassi ormai è questa: il "contrasto all’immigrazione illegale" si traduce di fatto in espulsioni di massa barbare e inumane, vere deportazioni in contrasto con i diritti umani e civili, con la Costituzione della Repubblica e coi trattati internazionali cui l’Italia ha aderito. In questo caso tutto è stato semplificato dagli accordi italo-egiziani sui "clandestini": che procedono parallelamente a quelli in cui si parla di denaro. Ma l’Egitto, che non riconosce alcuna forma di protezione internazionale, resta un paese in cui sono consentite le torture e mancano norme a tutela dei diritti umani. Solo pochi mesi fa Khaled Said, un egiziano di 28 anni, è stato torturato da due poliziotti fino alla morte. Dove sono adesso i sessantotto emigranti deportati? Cosa stanno vivendo in questo istante? Venivano dall’inferno, hanno attraversato l’inferno in una stiva per 10 giorni, hanno trovato un’accoglienza infernale nell’Italia civile. Sono stati rigettati all’inferno della miseria feroce e dell’assenza di libertà. (Sonia Giardina, U Cuntu n.92)

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