Nella stessa rubrica

La frontière de tous les dangers (Photoreportage par Martin Beaulieu et Sophie Mangado, États-Unis-Mexique, juin 2011)

Frontière Grèco-Turque et Turco-Bulgare-2011 (reportage fotografico di Sara Prestianni, maggio 2011)

Harraguantanamo. Reportage fotografico di un migrante tunisino (di Ilyess ben Chouikha, Tunisia-Italia-Francia, maggio 2011)

Faces of the displaced (Tunis, march 2011, photos )

Fronteras invisibles (di Olmo Calvo, Spagna 2010)

Immagine bianca. Najoua e le sue labbra cucite (Italia, maggio 2010)

Lezioni di resistenza: al campo rom di via Triboniano a Milano (Italia, maggio 2010)

El muro del Atlántico (reportage fotografico di Juan Medina, 2010)

Search for survival in Europe (slide show, Msf, december 2009)

"Réfoulés à Tinzaouaten" (reportage photographique, Sara Prestianni, décembre 2009)

Immagine bianca. Najoua e le sue labbra cucite (Italia, maggio 2010)

Resta una non-immagine, solo del bianco. E un silenzio. Dal momento che con le labbra cucite non si può parlare e che se si decide di cucirsi le bocca all’interno di un Centro di identificazione ed espulsione nessuno, se non le altre detenute e coloro che ti detengono, potrà vederti. Voleva l’asilo politico, Najoua, per non tornare in Tunisia dove era stata ripudiata dalla famiglia perché era diventata mamma senza essere moglie. Ma un Centro di identificazione ed espulsione è solo un luogo di detenzione e, alla fine, eventualmente, di espulsione, non il luogo più adatto per inoltrare una domanda d’asilo. Così, al Cie di Bologna, Najoua era ricorsa a quel gesto estremo, un atto di autolesionismo scelto come pratica di resistenza quando i corpi e le parole vengono messe a tacere. Non è la prima volta che succede, i gesti estremi sono gesti e tentativi di azione ricorrenti negli spazi di detenzione che ormai da anni hanno invaso il mondo lacerando lo spazio di esistenza, di azione, di parola, di cui ogni corpo umano avrebbe bisogno e creando, per i e le migranti, uno spazio a sé, diverso dalla spazio comune del resto dell’umanità. Oggi, 27 maggio, a sei giorni dalla sua decisione, Najoua è stata rilasciata dal Centro di via Mattei, a Bologna, senza il permesso di soggiorno ma forse con la possibilità di attendere l’esito del ricorso al rigetto della sua domanda di asilo. Siamo contente per lei, e ci limitiamo a pubblicare quest’immagine bianca come segno del vuoto della possibilità di parola e azione che pervade le vite di tutti e di tutte quanto alcuni e alcune hanno bisogno di ricorrere a un gesto simile per fare sapere semplicemente la loro esistenza.

(la redazione di storiemigranti, 27 maggio 2010)

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reportage Cachan (Sara Prestianni)

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Centri di detenzione (foto di Chiara Tamburini)

La loi des jungles (photos de Sara Prestianni)

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