Nella stessa rubrica

Ljupco Horvat e Tanja Novakovic (coppia croata), Pordenone (Italia), luglio 2001 (interviste raccolte da Devi Sacchetto)

Afrim Rodiqi (kosovaro), Brescia (Italia), maggio 2002 (intervista raccolta da Devi Sacchetto)

Damir Tomicic e Danilela Kakarić (bosniaci), Treviso (Italia), ottobre 2002 (interviste raccolte da Devi Sacchetto e Graziano Merotto)

Ionica Voinea (rumena), Padova (Italia), giugno 2002 (intervista raccolta da Devi Sacchetto)

Ilir Bregu (albanese), Pordenone (Italia), Luglio 2001 (intervista raccolta da Devi Sacchetto)

Ljupco Horvat e Tanja Novakovic (coppia croata), Pordenone (Italia), luglio 2001 (interviste raccolte da Devi Sacchetto)

Mi spiegate un po’ quando siete arrivati in Italia? Come mai avete deciso di venire via da Spalato?

INTERVISTATA: La decisione è stata mia. Io sinceramente avevo l’idea di venire parecchi anni fa, cioè ancora non c’era niente di guerra. Perché mi ero stufata. L’unica cosa che mi stufava era... non vedevo come risolvere il problema della casa. Lei sa che nei tempi del socialismo il governo, dopo un tot di anni, ognuno prendeva un appartamento, ma quello si contava come proprio. Non c’era differenza, ad esempio, dove vivono i miei genitori e una casa propria. Ormai c’è, perché hanno dovuto tutti comprare gli appartamenti dove vivono e oggi come oggi pagano per poter dire: “noi siamo proprietari”. Ma quella volta era diverso. Allora come noi eravamo destinati a vivere sempre in affitto, ma vivere in affitto in Italia è una cosa tutta diversa perché ad esempio - almeno nelle mie esperienze - quando sono arrivata, sono arrivata proprio qua, in questo condominio qua. Era troppo piccolo... con la mia decisione siamo arrivati qua, e nessuno mi dice “guarda, devi uscire”. Invece da noi sono sempre stati troppo furbi: non ti lasciano neanche due anni; appena passano due anni allora trovano certe scuse, non so, di...

Allora ti spostano?

Si si. Allora io ero stufa e volevo andare perché ormai conoscevo la vita in Italia, io non facevo mai i sogni, cioè la realtà... Andando ogni anno in Abruzzo vedevo la verità... cioè la realtà...

Andavate in Abruzzo ogni anno?

Ogni anno un mese io andavo. A casa di …. Noi ci siamo conosciuti quando io avevo 15 anni. Poi ho fatto amicizia con...Quella è la triste verità... quello che dice lui. Noi come turisti l’unica cosa che mi stufava era proprio l’affitto. Invece andavo sempre in Austria, in Italia... ma poi è arrivata la guerra e io sono rimasta senza lavoro. Purtroppo lui ha perso, grazie a me, un bellissimo lavoro che non troverà mai in nessuna parte del mondo...

Cosa faceva?

INTERVISTATA: Lui... spiegaglielo!

INTERVISTATO: Sono un perito tecnico. Ho lavorato 20 anni in ospedale a Spalato. Prima della guerra guadagnavo abbastanza bene, 1.600.000 lire circa. Quando è scoppiata la guerra il mio stipendio, buono, perché io ero veramente alto come busta paga, lavoravo anche di notte, prendevo 250.000...

INTERVISTATA: E l’affitto costava 400.000 lire...

Quando siete arrivati in Italia?

INTERVISTATO: Sono arrivato nell’ottobre del 1993. Sì, la guerra era praticamente finita... ma non è che sia stata una vera guerra... proprio dire guerra... si sparava un po’, però non si capiva niente. E’ arrivato odio, è una paura, ma non è stata...

Ma invece la signora cosa faceva?

INTERVISTATA: Io sono... come dire... ogni volta mi scappa in lingua italiana... export-import... reparto acquisto export-import..., ecco, presso una ditta dei cantieri navali di Spalato. Ho fatto l’università di commercio estero.

Come mai ha perso il lavoro, signora?

Non so cosa dire... lui si arrabbia ma io dico sempre la verità, perché mi sono offesa da morire. Un bel giorno, dopo due anni che stavo a casa, tanti di noi... noi eravamo una ditta enorme... i cantieri navali più famosi dell’ex Jugoslavia, quelli di Spalato... Allora, cosa è successo? Eravamo talmente tanti, con cooperative diverse...Eravamo più di 9.000... Oggi come oggi mi pare che siano in 3.600 circa. Cosa è successo? Una cosa molto sporca. Noi non sapevamo. Quando è arrivata la guerra, cioè... praticamente non era neanche iniziata la guerra... già era iniziata una pulizia etnica. Io non sapevo nulla di nulla. E’ successo che tutti noi, ad esempio, da noi c’è un’abitudine: quando si sposa la donna di solito prende il cognome del marito, e quello è il mio caso. Esistono anche le donne, non sono poche veramente, o pittrici... o... che tengono e poi aggiungono il nuovo cognome. E infatti io risultavo, come risulto anche qui in Italia, io qui non mi presento mai con il mio cognome di nascita, perché infatti su tutti i documenti risulta solo quello del marito. E loro sono autoctoni, gli spalatini, anzi nel museo etnografico la famiglia sua esiste da più di 8 secoli. Non ugualmente, dopo ho scoperto, sono andati proprio alla ricerca... Siccome il mio papà è serbo, che si è fermato a Spalato dopo la II guerra mondiale, facendo la carriera militare come ufficiale, già era andato nel 1965 in pensione, cioè non c’entrava niente lui con la guerra, era appunto già vecchio, loro ugualmente hanno fatto una pulizia! Tutti quelli che lavoravano ai cantieri navali di cognome serbo sono stati eliminati.

Il signore è croato?

INTERVISTATA: Ma anch’io sono croata, perché mia mamma è spalatina! Io sono nata lì! INTERVISTATO: Però io sono originario originale... eh eh eh...

INTERVISTATA: ... Ecco...neanche un giorno in Serbia, per dire! Soltanto che tutti i miei parenti sono a Belgrado, io andavo sempre, ma quello non c’entra nulla. Ma io ho scoperto proprio una... in modo triste triste. Un bel giorno un signore che lavorava ai cantieri navali, io spesso per lui facevo delle traduzioni da lingua inglese in croato, un bel giorno mi incontra, con i figli, e mi dice “come mai non ti vedo mai?”. Io gli ho spiegato tutto e lui capì subito ma non voleva dirmi per non offendermi. E poi piano piano mi ha detto quello che era successo, e basta. Io ho pianto come una matta, poi piena di rabbia, di rancore... ho detto “voglio andare via! Non mi interessa dove... vado fino alla fine del mondo, ma comunque l’Italia mi è piaciuta sempre, almeno la mentalità...

Quando siete arrivati in Italia dove siete andati?

INTERVISTATO: Noi avevamo amici qui già da tanti anni fa, e loro mi hanno trovato la casa, mi hanno trovato il lavoro. Sono arrivato con tutti i documenti, e la prima giornata ho cominciato a lavorare e abbiamo avuto l’appartamento.

Ma i vostri amici li avevate conosciuti perché venivano in vacanza?

Sì sì. Proprio quel signore abruzzese

Che lavoro ha trovato qui?

INTERVISTATO: Qui mi hanno trovato... unico che possibile, sono tutti mobili per uffici...già sono là 8 anni che lavoro al montaggio di mobili. E non hai tanta scelta... però fino a 2-3 mesi fa mi trovavo bene. Mi hanno guardato abbastanza bene, con uno stipendio con straordinari anche elevati. Così si tirava avanti.

Perché ha detto fino a 2-3 mesi fa?

Perché adesso è un po’... meglio lasciar perdere...

INTERVISTATA: No no, possiamo anche dire in poche parole. Dal 1995 sono comparsi i problemi, ma proprio abbastanza gravi, alla mano, al polso destro, infatti sono tendini, una cosa molto complessa, infatti ha fatto pochi giorni fa un intervento e gliene rimangono altri due di interventi. Ma la ditta, da quando hanno scoperto, proprio...

INTERVISTATO: Non ti guardano più. Mi hanno spostato anche... mi hanno messo in un posto dove non riesco a lavorare per questa malattia dei tendini.

INTERVISTATA: ... lavorava già da 8 anni ed era arrivato al III° livello, vuol dire che è stato bravo, perché qua in Italia nessuno ti regala nulla, è vero? In nessuna parte del mondo, ma dico qua perché viviamo qua. INTERVISTATO: Io prendevo 3 milioni al mese, 3.200.000 lire... INTERVISTATA: ...sì ma facendo tante ore di straordinario.

Quando le sono venuti fuori questi problemi al tendine?

INTERVISTATA: Nel 1995. INTERVISTATO: Appena appena sentivo, poi sempre peggio, e adesso ho la mano distrutta che non riesco a lavorare. L’altro giorno sono andato a parlare con il proprietario... e mi ha detto “E’ una sfiga tua. Può succedere a tutti...” INTERVISTATA: Il dottore che ha fatto l’intervento ha scritto un certificato per la ditta, che lui per forza devono spostarlo. Ma lì non hanno messo...

Ma lei che tipo di lavoro faceva?

INTERVISTATO: Montavo mobili. Con il martello sempre devi battere... montare un mobile, poi prendere e mettere sopra lui... ci sono mobili che pesano anche 100 chili. Li alzavamo in due, però...

Quante persone lavorano lì dentro?

Adesso siamo in una settantina. Siamo in abbastanza, è una grande ditta, sì.

Quindi non troverebbero altri posti dove metterla a lavorare?

Mi hanno detto che purtroppo non c’è.

Ci sono altri stranieri dentro la fabbrica?

Adesso, ultimamente, ce ne sono tanti, sì. Tanta gente, neri, africani, e dopo ci sono anche quelli che lavorano per cooperativa. Anche questo è sempre per guadagnare al proprietario, pagano poco e sfruttano al massimo.

Ci sono anche dei lavoratori di cooperative lì dentro?

Sì sì.

Che fanno il suo stesso lavoro?

Eh sì.

Ci sono anche lavoratori stranieri in questa cooperativa?

INTERVISTATO: Ci sono tanti stranieri, sì. Praticamente penso che sono tutti stranieri quelli che lavorano nella cooperativa. Nessuno non è assunto là... INTERVISTATA: Ma dobbiamo distinguere subito. Quello che succede adesso con lui non è perché è uno straniero...Non c’è differenza. Questa è la loro filosofia. Tu sei un numero: finchè fai sei il benvenuto, quando tu ti fermi... come un cavallo io dico! INTERVISTATO: Come scopa! Scopa nuova pulisce meglio! INTERVISTATA: Sì sì, infatti loro lo spostavano da peggio a peggio con la volontà di farlo licenziare da solo. Sapendo, conoscendo benissimo la sua... psiche, .... come è fatto lui. Infatti è arrivato a casa dicendo “no no, io mi licenzio”. “Sei matto?” gli ho detto, “loro non possono e non vedono l’ora che tu lo faccia da solo. Allora gli fai proprio un grande piacere a loro. Sei matto?”. INTERVISTATO: E’ proprio così! INTERVISTATA: “Fai l’intervento, cura la mano e poi vedremo cosa fare”.

Ma a lei che tipo di lavoro le piacerebbe fare?

INTERVISTATO: Ci sono tanti lavori che mi piacerebbe fare, però io non è che cerco un lavoro... tutto! Io sono pronto sempre di lavorare. Il mio mestiere penso che non riesco a trovare. Io sono sempre sotto il controllo dell’Ispettorato del Lavoro. Per caldaie che sono sotto pressione, che hanno 15-20 bar di pressione...

Lei ha il patentino?

Eh quello è sotto l’Ispettorato di Stato, che possono fare il controllo e dopo... e purtroppo i nostri documenti, i nostri titoli di studio non sono riconosciuti qui in Italia... E’ questo il discorso. Sono andato all’Ispettorato del Lavoro e mi hanno detto che tutti i documenti sono veramente a posto e che io ho dei documenti secondo cui io potrei anche lavorare in centrale atomica... cioè il massimo livello.

Come avete vissuto il periodo della guerra in Croazia, anche se a Spalato appunto non è arrivata praticamente. Come si viveva in quel periodo?

INTERVISTATO: Io mi ricordo che c’era tanta confusione e non riuscivi a capire niente. Scoppiata la guerra non si capiva proprio zero! Non so che dire... INTERVISTATA: Forse la presenza dei profughi ti faceva capire un po’ di più... INTERVISTATO: Abbiamo visto Vukovar tutta distrutta... che hanno sparato un po’... tanti aerei che hanno volato sopra Spalato. Io l’ho detto cento volte: “quando volano cento aerei almeno uno schiaccia il bottone!”. Non lo so... Era, secondo me era tutto una messa in scena. Erano d’accordo forse Milosevic e Tudjman, per proprio dividere la Jugoslavia e basta... E forse anche il presidente bosniaco... ma chissa? Questa è politica, io non sono stato mai nella politica.

La Jugoslavia ha cominciato a sfasciarsi nel 1991 praticamente?

INTERVISTATO: Praticamente è cominciato nel 1989. I politici hanno cominciato a girare... fare a tutti che non sono stati d’accordo a... La politica è così. Mancavano soldi, praticamente la ex Jugoslavia aveva un debito di 24 miliardi di dollari... sono uno scherzo! Adesso la Croazia ha questo debito! INTERVISTATA: La Croazia ha superato il debito dell’ex Jugoslavia... INTERVISTATO: Mancavano soldi, sempre questa scusa... però io non penso... Forse è anche la politica da fuori, che...

Ma nei posti di lavoro cos’è che si diceva? Si sentiva molto questa divisione?

INTERVISTATO: Abbastanza... Dove lavoravo io sì, c’era una tensione... alla notte l’ospedale era sempre sotto controllo. Abbiamo lavorato anche con il fucile vicino, che ti aiuta se arriva qualcuno di notte, ma... Una pressione, anche la sera non si poteva muoversi senza un documento. Io ho avuto un documento come lasciapassare. Alla sera senza luci guidavo per 5-6 km... tutta una pressione! Per fortuna noi non abbiamo visto la guerra.

Ma la guerra vi ha fatto sentire più croati di quello che eravate prima?

INTERVISTATO: Per dire sinceramente la verità... c’era una pressione che io ho detto tante volte... c’è un personaggio della Croazia che... quello che faceva la pubblicità... Goebbels, quello personaggio croato... e Goebbels è amatore, a paragone con quello... e siamo stati imputati con canzoni, con canti incazzati... che praticamente tu vieni a un punto, prendi un fucile, corri e vai! Vai vai, andiamo tutti! Siamo arrivati a un punto che andiamo tutti, done e bambini, tutti! Non per odio, però... vanno tutti e vado anche io! INTERVISTATA: Ma stai parlando per te o per loro? INTERVISTATO: Ma tutti! Il 90% era così... era così...

Lei aveva fatto il servizio militare di leva?

INTERVISTATO: No... Avevo un po’ di amicizie, così... Sì, dipende da persona ma... io conosco tante persone, sempre mi muovevo alla sera, vedevo queste cose. Anche ospedale grande... vedevi ogni giorno feriti, morti, che portavano con i camion, buttavano come rifiuti praticamente... cioè, ti viene così... “Bisogna andare! Bisogna andare!”... io per fortuna non sono andato da nessuna parte. Nella guerra non c’è logica, tutto è una propaganda secondo me... anche la prima e la seconda guerra, tutto è una propaganda, questa è politica, non è odio. Come puoi odiare una persona che non conosci?... Uno che conosci e che ti ha fatto male lo puoi odiare, ma uno che non conosci come lo puoi odiare? Non c’è odio, tutto è politica, tutti siamo come marionette che giravamo come volevano loro, come pupazzi...

Volevo chiedere a lei signora, che lavorava nei cantieri. Come si è vissuto lì il periodo, diciamo dal 1989 al 1993?

INTERVISTATA: Ecco io volevo dire soltanto una cosa. Ad esempio, un nostro ex presidente, Tudjman, che è morto, quando ci furono le prime votazioni, praticamente nessuno tra noi - io non ero mai tra gli operai, così non posso dire - perché lui ha guadagnato i punti proprio sulla classe operaia... INTERVISTATO: Non direi tra gli operai... lui ha preso i voti dai piccoli villaggi, dalle piccole città... non ha mai preso voti a Zagabria, Fiume, Spalato, Zadar, Dubrovnik... solo dai villaggi e da quelli della Erzegovina, che hanno tutti votato quella parte lì... questa è verità. INTERVISTATA: No, ma va bene, lascia perdere adesso! Volevo dire che noi eravamo, nel mio reparto di import-export, che eravamo in 9 insieme con il capoufficio, tutti ridevano... chi darà il voto a lui, e poi è successo praticamente, va bene, lasciamo perdere, lui ha vinto come dice lui grazie a quei villaggi piccolissimi... Pensi che una volta un mio collega ascoltava bene una mia discussione al telefono e poi, quando ho finito di parlare, mi disse “ma vedi, io non sapevo che tu a scuola avevi studiato geografia”, perché io avevo parlato al telefono di mandarmi la merce di e di là, tra l’altro era un piccolo paese, gli ho detto “sì sì, la conosco benissimo la geografia”. Ma in lingua croata "Geografia" viene detta o "Gheografia" o "Zemiopis". "Zemiopis" praticamente è letteralmente tradotto in lingua croata... come da voi, non so come sarebbe... "descrizione della terra" in lingua italiana... E lì quella volta io rimasi come una pazza. Dissi: “ma cosa vuoi da me?”. E lui mi ha detto “No. Io a scuola non ho studiato geografia, ho studiato descrizione della terra”, allora ho detto “ma sei matto? Ma sei scemo?”. Se tu hai messo in testa che i serbi sono quelli che hanno inventato le cose... non so, geografia, e tutte le stupidaggini...I cantieri navali sono abbastanza aperti ma comunque le teste, come dice lui, quando arrivano le guerre, all’improvviso succedono dei cambiamenti.

Ma nel suo posto di lavoro con gli altri suoi colleghi cosa parlava?

INTERVISTATA: Io parlavo sempre il croato-serbo. Tutti i croati parlano il croato-serbo! Anche in ex Jugoslavia, e poi viene anche scritto sulla pagella: croato-serbo. Invece un serbo viene scritto serbo-croato, uno sloveno viene sloveno, un macedone è macedone, e via così... Ma noi croati e serbi avevamo sempre ben distinto: noi croato-serbo e loro serbo-croato. INTERVISTATO: In Croazia si parlava croato e in Serbia si parlava serbo. In Croazia non si parlava croato-serbo, si parlava solo croato. Specialmente lingua croata non è serbo! INTERVISTATA: Non è vero! Non è vero! Perché anche nella pagella c’è scritto croato-serbo... da sempre era così...

Voi parlavate anche il serbo?

INTERVISTATO: No.

E per parlare con un serbo come facevate?

INTERVISTATO: Praticamente la lingua è uguale!

Cioè era facile capirsi?

INTERVISTATO: Era facile. Qualche parola è diversa ma la lingua è quasi uguale.

Riuscivate a capire se uno era un croato e uno era serbo?

INTERVISTATO: Al 100%, sì, al 100%. INTERVISTATA: Sì, ma tutti i serbi in Croazia a casa parlavano croato. Cioè parlavano croato-serbo, non è che loro essendo serbi parlavano serbo! Neanche i croati in Serbia. Loro, quando vivevano lì, parlavano in serbo.

Mi potete spiegare un po’ come è stato il primo giorno che siete arrivati in Italia, cioè, prima venivate in Italia come turisti, ma il primo giorno che siete arrivati in Italia cosa avete pensato?

INTERVISTATO: Il primo giorno non pensi niente. I primi due anni erano duri, duri, duri, perché ti manca tutto: ti manca la terra, ti manca tutto, genitori, amici, anche quelli che conoscevi quando camminavi per la strada, tutto ti mancava!...i primi due anni è stata dura... abituarsi a lavorare facendo un lavoro duro, manuale... INTERVISTATA: La nostra vita era diversa. Non si può paragonare con quella della gente che arriva in Italia non avendo nessuno... Noi avevamo tanti amici, da 25-30 anni fa, allora non eravamo soli...

Volevo proprio sapere che cosa avete pensato quando avete chiuso la porta a Spalato, sapendo che magari, non so...

INTERVISTATA: Io niente... INTERVISTATO: No, non è chiusa la porta. Noi non siamo scappati. Possiamo tornare quando vogliamo. Possiamo lasciare questo qui e tornare là a lavorare qualsiasi cosa... INTERVISTATA: Si, ma devo dire che lui è un nostalgico... INTERVISTATO: Però due anni è dura... tanta nostalgia... perché sei andato a scuola e adesso lavori come un operaio senza scuola... Non hai mai libera mezza giornata per andare a camminare... Lavori 11-12 ore al giorno... sabato 4-6... domenica sei stanco come mosca e non riesci neanche a camminare... e così... è vita di cane, vita di cane... Però, piano piano, riesci a capire: o così o si ritorna indietro... lasci quì e torni dove sei partito. Il sistema di lavoro in Italia è molto duro. Non voglio dire che non è umano... per la vita libera rimane pochissimo! Io ho detto tante volte che magari riesco a trovare un lavoro di 8 ore, attorno alle 8 ore, di seguito, anche che mi bastonino, dalle 6 fino alle 2: arrivo a casa, faccio una doccia, mangio, vado a dormire due ore e vado fuori a camminare... già è qualcosa! Ma quando ti alzi alle 6 di mattina e torni alle 7 di sera, stanco, sporco, che non riesci a capire niente, e tutti i negozi sono chiusi, dove puoi andare? E’ vita dura qui, non per me come straniero, per gli italiani, per voi! Per voi è dura, non per me! Io poi posso cambiare, tu non puoi cambiare... non puoi essere profugo per andare fuori... e io invece sì! Io ho fortuna perché posso andare in Croazia...

INTERVISTATA: No, perché i ritmi sono diversi. Lei sa come funziona da noi? Uno inizia alle 6 e finisce alle 2, e la giornata è libera, non c’è il rientro. Io iniziavo alle 7 e finivo alle 3 del pomeriggio, e venivo a casa. Questi sono i nostri tempi. Allora uno deve abituarsi anche lì... INTERVISTATO: Ma specialmente io non so che cosa significa tempo libero. Io in ospedale lavoravo 24 ore, abbiamo lavorato in due così e c’era tempo anche per dormire, mangiare, tutto gratis, e anche buono stipendio, e dopo 3 giorni libero; si cambia un turno... 7 giorni libero. Questa è libertà, eh?... Però non esageriamo... basta avere 8 ore per andare al cinema, prendere il giornale, fare un calcetto, ma ogni giorno! Non solo una volta alla settimana, alla domenica! E qui la vita è dura, eh? E’ dura per questo, non per il lavoro...Anche ho detto tante volte, è pura verità, che voi italiani - io sempre faccio il paragone fra croati e italiani, che siamo molto vicini, che gli italiani 1700 anni fa sono arrivati a Spalato e hanno fatto nostra città..., che ha 17 secoli e anche di più, che siamo molto simili, che anche il dialetto si parla, nel mio dialetto spalatino ci sono tante parole in italiano, io mi metto sempre a parlare in italiano e in croato, proprio il vero spalatino - che voi avete, forse, tempo libero come noi a Spalato... qui si muore di fame! Con gli stipendi che si prendono si può comprare una macchina, i mobili, una casa, prendere il credito, pagare, lavorare, tutta la giornata non vedere niente e non spendere perché non c’è tempo per spendere... che magari hai 8 ore, che prendi due caffè, un whisky, un cognac, una bibita, non lo... e fai 10-15 volte al mese, e con voi è forse un figlio... e questo è il modo di risparmiare. Lavorare tutta la giornata, non vedere niente, e mettere 200.000 lire da parte! Questa non è vita... però il sistema è così!

Voi siete stati anche in altri Paesi, oltre che in Italia?

INTERVISTATI: Siamo stati in Austria e in Germania, ma solo come turisti.

Voi siete religiosi?

INTERVISTATA: Lui sì, io no. INTERVISTATO: Religioso?... Io quando me lo chiede qualcuno dico che io credo... però non è che vada in chiesa... credo che c’è qualcosa però non è che vada in chiesa...

Volevo chiederle qualcosa su Spalato. Adesso come è messa Spalato? C’è lavoro oppure no?

INTERVISTATA: Quando uno viene non riesce a capire nulla, perché vedi le cose che quà sicuramente - senza offesa - non si vedono. Se vai a paragonare... qualsiasi posto, ad esempio di divertimento, è sempre più bello lì, è sempre più lussuoso lì, c’è tanta gente che non ha nulla. INTERVISTATO: Ma tutti piangono che non c’è lavoro, che c’è poco lavoro, però tutti i ristoranti sono strapieni che non trovi neanche una sedia, tutti sono vestiti al massimo, no?

E come si vive?

INTERVISTATO: Eh, non lo so! Questa è una domanda buona... La risposta mi piacerebbe saperla, però non la so...

Quanti abitanti fa Spalato?

INTERVISTATO: 350.000.

Ce ne sono di più adesso? Negli ultimi 10 anni è cambiata la popolazione?

INTERVISTATO: Non lo so. Sono statistiche che non conosco. INTERVISTATA: Forse sono un po’ di meno. INTERVISTATO: C’è tanta gente giovane, proprio che si sono appena diplomati, che vanno via... in Nuova Zelanda, che offre casa, lavoro, stipendi abbastanza buoni, con un corso di lingua inglese di 6 mesi, tutto pagato. Ci sono anche tanti medici neolaureati che vanno là.

Volevo chiedervi un’altra cosa: ma a voi non manca il mare?

INTERVISTATO: Il mare... io il mare me lo sento nel sangue, la mia vita è il mare... INTERVISTATA: Ma è dopo anni che non andiamo... nessuna parte è uguale. Adesso è piena stagione, non siamo andati neanche una volta... ci manca il mare... ma si parte di domenica e poi si recupera...

Ci andate ogni anno a Spalato?

INTERVISTATO: Un paio di volte, forse anche tre: Pasqua, Natale e in estate.

Non avete mai pensato di muovervi da Pordenone?

INTERVISTATA: Lui voleva andare a Pescara. Lui ha detto: “se fosse Pescara andrei subito”, anche da Spalato, quando non voleva, cioè quando non era d’accordo con me. Perché la vita non è... io dico sempre che i Paesi non sono... quando si parla dei diversi popoli, allora non si parla perché quello è stato Italia, quello Croazia, quello... non so... Inghilterra... Si parla sempre di popoli, quelli che vivevano vicino al mare e quelli che sono un po’ all’interno. Perché un zagabrese è quasi uguale a voi, al nord-Italia, con le stesse abitudini, anche come lavoratori, forse trovano più... una ragione diversa. Per loro il lavoro vuol dire di più... cioè non si accontentano forse neanche loro con 8 ore. Invece nei paesi vicino al mare la mentalità è diversa. Io dico sempre, non so...

Che cosa fa lei signora qua adesso in Italia?

INTERVISTATA: In Italia che cosa faccio?.... Lavora?

INTERVISTATA: No, in regola non lavoro, ma comunque ogni mese... per esempio, 4 volte alla settimana vado qua dai miei amici che vengono ogni anno a Spalato a casa nostra; loro hanno un ristorante. Praticamente faccio le pulizie quando sono chiusi, insieme a loro. Poi mi trovo presso l’associazione immigrati extra-comunitari e lì mi chiamano spesso... veramente quest’anno un po’ di meno, come mediatore linguistico. Ecco, proprio la settimana scorsa mi hanno chiamato al Tribunale per fare l’interprete. Poi faccio assistenza sociale, poi non so... sono andata anche alla Banca d’Italia una volta, poi in ospedale...

Ma lei ha provato a cercare un lavoro fisso, o no?

INTERVISTATA: Non esiste una ditta dove non ho lasciato la domanda, ma poi sinceramente lascio sempre le domande... per una operaia, ma possibilmente per tempo part-time. E invece quando ti chiedono cosa sei, allora tu devi dire, cos’hai fatto, cos’hai studiato, e vedo che poche volte mi danno opportunità. Ho lavorato l’anno scorso per 3 mesi e mezzo presso una fabbrica; ero molto contenta, oddio non era una meraviglia ma...

Che cosa faceva, signora?

INTERVISTATA: Era uno stabilimento semi-industriale... come si chiama?...Fanno elementi bagni, ed io ero molto contenta perché ... come diceva lui “vedrai com’è la vita dentro la fabbrica!”, e io avevo la fortuna di fare un lavoro ogni volta diverso, cioè in 5 ore part-time che facevo mi capitava spesso di cambiare 3-4 lavori, e non erano ripetitivi come quello suo, e io stavo benissimo, ma era un contratto a termine e vedremo... forse a settembre mi chiameranno. INTERVISTATO: In Italia manca tanta gente specializzata, che è un peccato che noi stranieri non possiamo inserirci... abbiamo lavorato 20 anni... io per esempio ho lavorato in ospedale come perito tecnico, cioè... altri sono dottori, professori, non lo so... qualsiasi tipo, anche infermieri... questa è una cosa che fa male a noi ma anche è lo Stato che perde.

Lei ha detto che quando siete arrivati in Italia aveva già il lavoro, ha iniziato subito a lavorare. Prima mi stava raccontando che in Italia il lavoro è sostanzialmente disumano. Ma il suo primo giorno di lavoro se lo ricorda?

INTERVISTATO: Il primo giorno io non lo dimentico mai che quando sono arrivato... mi è venuto da piangere alla sera quando sono ritornato a casa... Il mio primo impegno era caricare camion! E parlavo con ragazzi là che... non so... non riuscivano a rispondere a nessuna domanda, sono massa stretti, non lo so... Mi chiedevo “ma dove sei arrivato?”, però dopo ho visto che la vita ha una faccia, non ha due faccie. Sempre parlo con mio figlio che adesso fa il quarto anno di Liceo Scientifico: “o vai a scuola o vai a lavorare, ma è uguale”, secondo me è uguale! Dopo tutta questa esperienza è uguale. A scuola non hai... è uguale! Io adesso la penso così! All’inizio pensavo “ma perché sei andato a scuola? Guarda che cosa fai!”. Però è una vita, è una scelta, potevo lasciare, potevo ritornare, o andare in Africa... non è importante chi sei, basta che sei soddisfatto del lavoro che fai! O che cosa hai fatto. Hai finito l’Università e dopo non ti piace il lavoro?...

Come sono stati i rapporti con i suoi colleghi di lavoro il primo giorno?

INTERVISTATO: Ottimi, ottimi! Ma questo non trovo neanche le parole... Ho avuto colleghi veramente buoni. Specialmente un vecchio che abita qui, …, ottimi ottimi ragazzi... senza... senza che nessuno mi guardasse come uno straniero... una cosa simile no. Sempre, anche dopo. Mai avuto problemi.

E adesso i suoi colleghi cosa dicono di lei?

INTERVISTATO: Ma questi miei colleghi che vedo poco... sono tutti dalla parte mia. Dicono “quelli stronzi fanno così... tu lascia perdere. Tu vieni a lavorare due giorni e poi ti metti in malattia... poi torni, fai due giorni, e poi ancora in malattia...”. No no, gente... gente non parla..., forse il 70% non mi saluta più. Perché ha paura, non di me, hanno paura perché sono come degli schiavi di questi proprietari. Non solo quelli là, sono tutti uguali! Quando passa il proprietario tutti testa a terra e non si parla niente! Infatti nessuno parla. Ma io lo saluto da 50 metri e lui mi fa così, eh? [GESTO] Per me è normale. E’ lui che passa cazzo! Questo è normale... E tutti gli altri muoiono di paura! Con tanta gente ho parlato, ho cominciato a lavorare a 12 anni, e quelli sono già zombi! Loro non possono ragionare con la loro testa. Quando passa qualcuno superiore sono morti di paura, è logico! Sono passati tanti anni e si comportano così! INTERVISTATA: Da noi non succedevano quelle cose lì.

Da voi non succedeva? INTERVISTATA: Da noi un operaio aveva una piena libertà, come qualsiasi... l’unica cosa è che lui non può fare quello che facevo io. INTERVISTATO: Il mio superiore era ingegnere meccanico. Lui alla mattina quando arrivava mi salutava e chiedeva a me che cosa è... ero io che pensavo a tutto il lavoro. E io dovevo rispondere a lui, che era il mio superiore. Poi è una cooperativa tra due personaggi, non c’entra niente che io sono Scuola Superiore e lui ingegnere. Forse che sbagli qualcosa, che ti dice “guarda, si fa così”.

Invece se lo ricorda il suo primo giorno di lavoro in Croazia, quando lei finì la scuola e cominciò a lavorare, per lo Stato?

INTERVISTATO: Posso dire di sì... ero molto giovane...

Me lo descrive un po’?

INTERVISTATO: Sì. Ma una libertà... forse qui avevo la paura... solo la differenza è questa: prima giornata in Croazia, prima giornata in Italia. Il primo giorno che iniziai qui a lavorare avevo paura... lavoro bene, mi comporto bene, mi cacciano via la famiglia... devo lavorare, devo fare una buona faccia... questa è una differenza tra prima giornata in Italia e in Croazia. Differenza sì, può parlare di peso di lavoro, però non c’entra niente, sempre il lavoro è lavoro. Posso paragonare il lavoro che facevo, che ho studiato, però era sempre un lavoro. INTERVISTATA: Ma io credo che ci sia una differenza enorme...

Perché non ha mai cercato un alto lavoro?

INTERVISTATO: Eh... sono 8 anni qui. Non ho guardato mai. Ho sempre lavorato là, 10-11 ore... non avevi neanche il tempo... e dopo... non lo so. Che io non sono neanche tanto abituato a cambiare. Io, mi metto là in un posto e... e basta. Non è che ho tanta voglia di cambiare, ho anche paura a cambiare. Non sono pronto a cambiare. INTERVISTATA: Lui ha fatto 20 anni in Croazia sempre in ospedale. Gli americani dicono “se non hai cambiato 7 lavori non hai fatto nulla!” E’ vero?! Invece a lui piace sempre stare negli stessi posti... INTERVISTATO: Forse è vero, però per certi personaggi... io, io non lo so... non mi piace cambiare. Forse è meglio o peggio, però... o forse uno ha paura, è un freno che non mi dà... che mi butta così. Però adesso... devo cambiare per la terza volta! Dicono che la vita si cambia 3 volte. Spero che sia vero. Io adesso devo cambiare per la terza volta. E vediamo. Mi auguro che vada tutto bene.

Quanti chilometri ha da qua alla fabbrica?

Neanche un chilometro. E’ qui vicino.

Ci va in macchina o a piedi?

Non in macchina. Metto la macchina in garage e vado a piedi, e tutti che mi prendono... e mi dicono “guarda che stronzo, mette la macchina in garage e va a piedi!”. Anche quando vanno in bicicletta, io vado con macchina!”.

Ma lì c’è qualcuno che controlla il suo lavoro sempre o... c’è qualcuno che guarda continuamente il suo lavoro, o no? No, io sono indipendente. Io sono un III° livello, non c’è nessuno che mi guarda o che mi controlla.

Lei sa già che cosa fare?

Sì sì, tutto.

Quanto tempo c’ha impiegato per imparare il suo lavoro?

Dopo un anno e mezzo, due anni, sapevo il 90%. E dopo ho cominciato a lavorare proprio da solo, dopo due anni direi. Però io sono capace di far tutto, anche qualche misura, tutto... Riesco a leggere anche i disegni... e dopo alla mattina, quando arrivo, ci sono i fogli dove c’è scritto tutto quello che bisogna fare per la giornata, o per il giorno dopo. E mi arrangio tutto da solo. Questo era il bello del mio lavoro, che mi piaceva. Nessuno che mi rompeva palle, e si organizza il lavoro. Devi correre, su e giù, sempre il telefono che squillava e capo ordinava “manca questo! dai, fammi un piacere, monta”. Arriva capo “dai, si sono rotte...”. C’è un po’ di stress però. E’ un lavoro dinamico, non è un lavoro da strettoio, dove passa una cosa sotto la macchina, che schiaccia, metti la squadra... lì devi misurare, devi far tutto, tagliare. Dinamico e interessante, però pesante. Per me... mi è piaciuto, ultimamente mi sono abituato, non ho pensato di cambiare.

Lei ha detto prima che ci sono lavoratori assunti direttamente dalla ditta e lavoratori occupati nella cooperativa...

Ultimamente c’è tanta gente che va via, scappa via da … o da altre ditte scappano. Tanta gente che è stata assunta scappa via, e quelli non assumono gente, vengono cooperativa, non so perché. C’ha degli interessi. Secondo me, è una stupidaggine che ti dico adesso, però io penso che queste cooperative sono sue, del mio padrone! Che sono sue! Perché tramite loro, quando c’è la gente, prendono la gente e non pagano le tasse allo Stato! Io penso così.

Come sono i rapporti con questi lavoratori delle cooperative? Avete o non avete rapporti?

INTERVISTATO: Poco, c’è gente che rimane un anno, c’è gente che va là una settimana o un mese. Rapporti normali direi, non ci sono problemi. E’ gente buona, è gente brava. C’è gente che arriva anche da fuori, anche si fanno 30 chilometri, abitano fuori. Rapporti normali.

Ma quando diceva che ci sono 70 persone che lavorano lì si riferiva alle persone fisse che lavorano per la ditta o... INTERVISTATO: Adesso come cooperativa dovrebbero essere una settantina. Prima erano 100-110.

E adesso quanti ce ne sono della cooperativa, grosso modo?

INTERVISTATO: Una ventina. Ci sono anche dei pensionati che lavorano. Sono già in pensione e lavorano! INTERVISTATA: Tantissimi. INTERVISTATO: Sì, sono pensionati che continuano a lavorare, in nero. E ci sono giovani che sono senza lavoro. E qui ci sono tante cose che non vanno bene. In Italia si parla tanto... la politica sempre si gira su Tv... Un ispettore del lavoro basta che si metta in macchina davanti a una ditta e vede quanta gente esce alle 18.30-19.30, e se lavora il lavoro fisso è fino alle 17.15. E’ tutta gente che lavora in nero e nessuno dice questo. Si lavora anche il sabato. Ufficialmente in Italia non si lavora il sabato! Però io non sono mai stato libero il sabato. Mai! Potevo dire “guarda, io non ci vengo”, però dopo mi guardano male. Non è la paura, però è vita così. Devi fare 11 ore, “dai, fammi un piacere, bisogna farne 12”. Ti portano anche la pizza la sera, e mangi come un cane questa pizza con le mani sporche per fare 12 ore. Ma non è per questo che guadagni. Quando dici “guarda io devo andare”, “la prossima volta”, “devo andare”... e la terza volta “devo andare”. E già il comportamento lui dice è sbagliato. Sono fatti così eh?

Si può parlare mentre si sta lavorando?

No. Non si può parlare. 10 ore lavori e non parli. Arrivi a casa e comincia qualcuno a parlare e ti disturba, perché sei abituato come in fabbrica.

Cosa diceva del suo primo giorno?

INTERVISTATO: La mia prima giornata non me la dimenticherò mai. Questo signore mi ha chiesto “tu bevi il caffè?”. E da noi si beve il caffè, in bar, bevi l’espresso. Invece a casa si beve il caffè tuo. C’è un po’ di differenza però è sempre caffè. Io gli detto di sì: “dove si compra il caffè?”. “Io me lo vado a comprare però si butta 500 lire”. Ma io non avevo spiccioli. “Non c’è problema, dai, lascia stare”. Mi hanno portato il caffè... tutti hanno presso il caffè e hanno fatto [IMITAZIONE DEL GESTO CHE SI BEVE IL CAFFE’ IN UN SORSO]… Cazzo!... Da noi si beve il caffè, si fuma una sigaretta, anche due magari... INTERVISTATA: Vabbè, sapevi che non si fuma sul posto di lavoro... INTERVISTATO: ...Si, sapevo che non si fuma, ma cazzo, che hanno bevuto il caffè e l’hanno buttato giù... sono rimasto così... e ho cominciato a ridere... “Perché ridi? Che cazzo hai?”. “Ma così hai bevuto il caffè?” “Sì!”. Così si beve acqua, io non riesco a capire. Questo non lo dimentico mai, proprio. Era una cosa molto simpatica per me... eh eh eh... e infatti anch’io adesso bevo il caffè così, eh eh eh...

Lei diceva prima che questi delle cooperative fanno un altro tipo di lavoro...

INTERVISTATO: Non è un altro tipo di lavoro, fanno lavori specializzati, tipo il mio lavoro non lo fanno. C’è un lavoro di macchina che lui non sa, non può fare.

Cosa fanno?

INTERVISTATO: Fanno lavori normali, praticamente aiutano. Non è che lavorano soli, non è come il dipendente che lui può fare, dare un foglio con ordine che lo impara. Non sono capaci. Forse ci sono persone però... anche scaricano...

Oppure lavorano con qualcuno dipendente della ditta?

INTERVISTATO: Sì, anche me aiutavano, tante volte. Non è gente specializzata, è gente che magari lavora un paio di mesi con questa cooperativa e che poi cambia e lavora con altre ditte. Così si arrangiano, piano piano.

Mi può dire quanto sarebbe il suo stipendio ufficiale, senza straordinari e senza niente in più?

INTERVISTATO: Con gli assegni familiari sono 2.150.000.

E quante ore fate di straordinario al mese, più o meno?

INTERVISTATO: In media 60 ore.

Quindi lei arriva ad oltre 200 ore mensili?

INTERVISTATO: Sì. Gli straordinari si pagano di più. Io prendevo 18.000 all’ora.

Gli straordinari glieli pagano tutti in busta paga o anche in nero?

INTERVISTATO: Fuori, fuori busta. Qualcosa mettono dentro.

Ma questa pratica di pagare fuori busta c’è anche in Croazia?

INTERVISTATO: ... Non posso parlare dei tempi d’oggi. Prima non esisteva. C’era qualcuno che faceva 1 o 2 ore ma era difficile... forse nei cantieri navali, nell’industria grande, si metteva come ore e poi si prendeva una giornata libera. O magari, sì, volendo ti pagavano, però erano controllati.

La guerra in Bosnia è andata avanti per molto tempo, almeno fino al ’94. Che cosa pensavate guardando da qua?

INTERVISTATO: Vedevi quella gente là e ti faceva male vedere... che cosa puoi pensare? Puoi pensare solo... INTERVISTATA Per me era una tristezza, sinceramente... perché io sentivo proprio rancore dentro... perché il nostro presidente diceva sempre che i croati non fanno la guerra in Bosnia, invece quella povera gente aveva i conflitti mortali sia dalla parte dei serbi che dei croati. Tutti e due erano nemici per loro. Sto parlando di gran parte di loro, dei musulmani. INTERVISTATO: Là sono stati tutti nemici, hanno sparato tutti contro tutti! INTERVISTATA: Infatti... Come si chiama? Del Ponte! Il magistrato internazionale...

INTERVISTATA: Lei diceva: “se fosse vivo, Tudjman oggi per come stanno le cose sarebbe lì! Perché lui tutti gli anni di guerra negava la presenza dei croati in Bosnia! E invece non era vero! Il suo primo cugino... allora la casa dove sta la zia... quel suo lontano cugino quanti anni stava in Bosnia, facendo la guerra? E lui stesso, poverino, diceva “ma dovrebbero uccidere quel pazzo che dice che noi non siamo in Bosnia? Cosa stiamo facendo noi in Bosnia?”. Quella è la tristezza, che mi ha fatto male... Ma a parte quello, faceva proprio... era tremendo vedere la gente... INTERVISTATO: La cosa interessante è che in Bosnia ci sono 3 popoli diversi. Praticamente è uno Stato. Secondo me dovrebbe essere uno Stato, non diviso in 3 parti, dove c’è un popolo parte serbo, parte croato e parte musulmano... Una cosa molto interessante, quando è scoppiata la guerra in Bosnia: un croato prendeva la lettera che deve andare a fare il militare con croato; un serbo a militare serbo; e musulmano con la parte dei musulmani... Quello è molto interessante e molto brutto!

Invece rispetto all’ultima guerra del Kosovo, cosa avete pensato della guerra della Nato?

INTERVISTATO: Io rispondo per me è lo stesso... non per lei... [RISATE GENERALI] In fondo in fondo tutti noi siamo un po’ cattivi, anch’io sono un po’ cattivello. Io ho detto - questa è verità - che meritavano un po’, che prendono bacchetta anche loro. Hanno sparato a Slovenia, hanno sparato a Bosnia, hanno sparato a Croazia, però non è giusto fare la guerra che hanno fatto gli americani, che yankies possano fare che cosa vogliono. Sparare contro i civili io non sono d’accordo. Sparare alla sede della Tv, dove ci sono 300 persone, io non sono d’accordo. Che hanno fatto contro i militari è un’altra cosa. Però hanno distrutto praticamente la Serbia, l’hanno messa in ginocchio, ma i cannoni e tutte le armi non le hanno distrutte. Loro hanno sbagliato. Hanno sbagliato, non hanno fatto bene. Dopo, quando ho visto tutto, ho detto: “non è giusto quello che hanno fatto”. Non è giusto.

C’era anche l’Italia però in quella guerra, no? Lei ci abita in Italia.

INTERVISTATO: Ma l’Italia è un supporto che deve fare per forza. Tutti gli altri, anche l’Inghilterra, sono un supporto. Comanda solo uno. Anche il G8, hai visto cosa hanno fatto a Genova? Che assolutamente non sono d’accordo. Là forse sono stati 300 ragazzi, veramente hooligans... che bisogna mettere in carcere e tenerli dentro per 15 anni... Ma tutto il resto non sono hooligans. E’ uno che comanda il mondo... Anche qui gli americani hanno deciso di attaccare, ma l’Italia che poteva rispondere? L’Inghilterra? La Francia?

Lei signora invece diceva che ha un’altra idea, no?

INTERVISTATA: Certo, io sono di un’altra idea perché per quel poco che ho visto veramente erano tantissimi, tantissimi delinquenti...

No no, rispetto al Kossovo...

INTERVISTATA: Ah, ma... è vero che la Serbia faceva sempre la guerra fuori dalla Serbia, ma come dico sempre la gente è brava perché io, come croata, ad esempio - va bene, per mio papà in quel senso posso pensarla in altra maniera - ma non avendo neanche il papà serbo, essendo proprio croata croata, perché dovrei essere contenta se poi si sposta la guerra in Serbia? Per me sono sempre i politici e poca gente cattiva che fanno le guerre. Invece tutti gli altri sono proprio... quelli che fanno per loro. E allora, pensando che c’è tanta gente brava, per me non è gioia vedere... neanche quando facevano vedere non so, proprio la capitale dell’ex Jugoslavia, dove la gente moriva di fame... cioè negozi vuoti vuoti. Lai sà cosa vuol dire vedere un supermercato di Belgrado dove non c’è niente? Ma come può esserci un sorriso sul viso? Io non posso, non so... Io non posso ricordarmi “guarda, loro hanno fatto questo, questo e questo!” e provare gioia... Per me quello non è una gioa! INTERVISTATO: Gli americani hanno fatto una cosa sbagliata al 100%. E nessuno parla che è stata una cosa sbagliata, eh? Non si può fare così. Adesso hanno messo Milosevic ed anche altri personaggi, così si fa la giustizia, ma hanno sbagliato... hanno sbagliato... INTERVISTATA: Tutti, non ci sono innocenti, tutti. Vedrà cosa porterà il futuro! Ecco, noi negli ultimi anni siamo già un po’ fortunati: ritornano italiani, tedeschi, etc. sulla costa adriatica. Poi i bosniaci hanno fatto un sacco, cioè, senza di loro... sicuramente gran parte di questi soldi ce l’hanno data loro. Poi pian piano saranno i serbi. Allora si dimenticheranno tutte le guerre e rimane quella questione: perché abbiamo fatto la guerra? Per le sedie di quei pazzi? Ma loro non hanno mandato nessuno: né figli, né nipoti, non so... INTERVISTATO: La gente normale non è stata mai... Tanti personaggi, gente normale, gente semplice, hanno proclamato “stop war”, anche da parte di Serbia, di Croazia e di Bosnia, però per una macchina, per un motore a 200 km/h, bisogna avere dei freni abbastanza buoni per fermarsi. E la guerra quando scatta è difficile fermarla. La gente comune non può fare niente. Può parlare, può urlare, però...

A Spalato c’erano anche movimenti pacifisti durante la guerra in Bosnia, o no? C’era gente contro la guerra?

INTERVISTATO: Qualcosa c’è stato, però il nostro presidente, quello che è uscito fuori, non so da dove perché nessuno lo conosceva, il famoso Tudjman, ha fatto una separatura proprio dura, militari, polizia e agenti civili. Non si scherzava eh? Alla sera si prendeva... si rientrava a casa e buttavano la gente fuori... Fare un meeting in quei tempi... nessuno ci andava, avevamo paura, alla sera si sparava come matti, nessuno ti attaccava ma... INTERVISTATA: Noi dobbiamo riconoscere che veramente... forse esistevano gli studenti ma comunque non si è fatto vedere nessuno. Invece lei si ricorda quando era in Serbia, tutto il mondo ha visto, quanti quanti studenti veramente progressivi che hanno fatto veramente tante cose, hanno fatto vedere al mondo... INTERVISTATO: Ma sai che sono più forti di noi su queste cose? Hanno più coraggio, più volontà... e sono più uniti di noi, come popolo hanno più rispetto l’uno per l’altro che noi croati. Noi croati siamo "calienti" però non è che ci guardiamo...... loro si guardano, si rispettano... INTERVISTATA: Si è fatto più vedere l’odio che le idee pacifiche, pacifiste, quello è chiaro. E’ una vergogna. INTERVISTATO: Per capire la guerra, nessuno ha la testa così grossa per capire al 100% perché è arrivata. Quando è scoppiata? Da parte di serbi, da parte, o la Slovenia, che è stata una giornata e non c’è stato niente, o due anni prima? Quando è scoppiata? Nessuno lo sa. Però c’è tutto scritto, tutto documentato. Al tempo dei giorni più brutti, quando è scoppiata la guerra, tra Croazia e Serbia, Bosnia e Serbia, i croati vendevano il gasolio ai Serbi, che erano sotto l’embargo. E’ una roba da strapparsi i capelli: noi, la gente comune, non sapevamo queste cose. C’è una guerra tra due Stati e uno vende gasolio all’altro, per far funzionare i suoi cannoni e carri armati! E in Bosnia musulmani e croati sono stati praticamente da una parte contro i serbi, quando è scoppiata la guerra, quando i serbi hanno girato un po’. Almeno sembrava così. Dopo, i croati sono andati contro i musulmani, e quando mancavano le munizioni o i cannoni se li facevano prestare dai serbi. I serbi prestavano i cannoni ai croati per sparare ai musulmani. Là è un casino che... forse un giorno uscirà che cosa è, ma io spero che si possa risolvere anche presto. Quel personaggio, che secondo me è per psichiatria al 100%, Milosevic, lui sa tante cose, e penso che ha tante cose scritte, firmate! Anche da parte del nostro presidente e di tutti gli altri presidenti ex jugoslavi. Forse magari esce qualcosa fuori. Ma la gente comune non può capire niente. Sai che cosa è? Noi della Croazia siamo un Paese che per nostra fortuna siamo messi bene: tra la Slovenia, vicino all’Austria, all’Italia, all’Ungheria, alla Cecoslovacchia e Bosnia... Invece la Serbia ha la Bulgaria, che non sono mai stati bene; l’Albania, che rompe le palle a tutta l’Europa: ultimamente si muovono però più con testa e non con armi. Ma si sa, tutti noi dell’ex Jugoslavia, sapevamo che Kossovo voleva la sua indipendenza... INTERVISTATA: Ma aveva la sua indipendenza!... INTERVISTATO: Indipendenza... erano sotto la Serbia, non indipendenti. La Serbia ha voluto fare la stessa cosa con la Croazia, e io non ci sto. Non puoi dividere uno Stato in 3 diverse parti! I kossovari sono di origine albanese, che sono là da 15-20-100 secoli, non è importante... è terra sua... però sono sotto lo Stato serbo, e loro vogliono uscirne fuori. Ultimamente tutti scappano, Cecoslovacchia, ex Jugoslavia... quando è cascato il muro di Berlino sono successe queste cose. Ma la Serbia non può lasciare il Kossovo: “me ne lavo le mani e andate via...”. Dopo c’è la Vojvodina, che in parte è come il Kossovo: ci sono ungheresi, croati, gente mista... Forse il 30% sono serbi di origine... Io non lo so... forse Milosevic anche questa volta è andato per primo ed ha attaccato il Kossovo, però oggi come oggi c’è una verità: che nessuno può dire che i kossovari non vogliono la loro indipendenza, anche di più..., che attaccano macedoni, che vogliono dividere anche Macedonia, che vogliono togliere una parte là e tutto portare in una grande Albania, che è un sogno degli albanesi da secoli e secoli e secoli... Che tutti sappiano queste cose! Questa è politica, non è voglia della gente! Ci sono un paio di gente, come Tudjman che è uscito fuori da non so dove, e uno Slobodan Milosevic che nessuno conosceva neanche, e sono usciti fuori come sopra acqua, che nessuno li conosceva!...E si sono messi d’accordo politicamente: “Bisogna dividere: io ti mando croati e tu mi mandi serbi!”. Questo è il discorso... Gli americani hanno fatto bene perché la guerra si è fermata... però si poteva fermare che entrano militari dentro. Loro hanno bombardato un po’ la gente del Kossovo ma non hanno beccato niente, eh? Io ho letto anche i giornali croati. Hanno bombardato abbastanza Belgrado. A Belgrado tu non puoi uccidere il presidente di Stato con le bombe! Fammi il piacere...Anche in Irak!... Quanti anni sono sotto l’embargo? E Cuba? Fidel Castro perché c’entra? Perché non sta d’accordo con l’America gli fanno l’embargo da 50 anni! E’ politica. Noi non potevamo sapere cosa c’era nel fondo, però i kossovari io ci metto la mano sul fuoco che fanno il loro Stato. Tutto il mondo non è d’accordo però io sono sicuro che faranno il loro Stato! Sono sicuro al 100%!... Hanno sbagliato. Hanno tirato fuori una bella parte dove storicamente ci sono i monasteri, tutti dei serbi, loro sono ortodossi, come i greci e i russi. E infatti adesso c’è una guerra secondo me molto brutta in Macedonia, perché è vicina alla Grecia... in Turchia sono musulmani, che stanno dalla parte dei kossovari che sono anche loro musulmani... invece i macedoni sono ortodossi. E’ un casino!... Può scoppiare ancora un casino là!...Ma dopo c’è il discorso delle armi. Noi, come ex Jugoslavia, siamo stati terza forza mondiale come fornitori di armi...Era una roba incredibile... che ha fatto Tito, sempre anche lui inventava... La Croazia è stata senza armi, e c’è stato l’embargo. Ma anche gli italiani hanno venduto armi... tante armi sono arrivate da qui.

Posso farvi un’ultima domanda: prima lei diceva che non era possibile manifestare, chi era pacifista in Croazia... C’erano i sindacati in Croazia?

INTERVISTATO: Noi abbiamo i sindacati ma... non voglio fare il paragone con i sindacati italiani perché ho visto anche peggio! Forse ci sono sindacati forti, che ho tutto il rispetto, ma quei sindacati che ho visto nella mia vita ... Esempio: noi abbiamo avuto i sindacati zero di zero, però ti avevano sempre fatto appoggio, in che senso? Che alla fine dell’anno ti facevano fare un viaggio, tutto pagato, anche tre volte all’anno, viaggio in hotel tutto pagato. Se vuoi comprare cibo per l’inverno che non devi andare in negozio, puoi comprare anche un maiale, o 100 chili di patate, per esempio... paghi a rate con un costo più basso...Ma il sindacato come sindacato non aveva tante... non aveva una forza che tu... neanche serviva! Adesso i sindacati fanno tanta guerra... Adesso in Croazia sono abbastanza forti e proclamano scioperi, fanno scioperi, cercano di migliorare gli stipendi... Tutti i discorsi proprio sindacali fanno. Prima non esisteva.

Nella sua fabbrica non c’è il sindacato?

INTERVISTATO: Qui nella mia fabbrica c’è. Abbiamo due personaggi che sono zero di zero. Primo: non sono personaggi; secondo: parlano sempre a nome del padrone. Anche quelli che arrivano da fuori sono già istruiti su quello che devono fare... Così io non vedo una forza del sindacato... quelli piccoli così, gli altri non li conosco. Di politica me ne intendo proprio poco... anche una parte del sindacato è politica. E’ politica dura contro lo Stato, contro i proprietari, che non è facile. Anche non posso parlare tanto perché non me ne intendo tanto di queste cose.

Lei non è mai stato iscritto al sindacato?

INTERVISTATO: No, mai. Né al sindacato, né in politica, né con nessuno. Io sono proprio... anti-politico, eh eh eh. Non mi interessa... forse è sbagliato però... INTERVISTATA: Ai tempi nostri il sindacato serviva a tutt’altra cosa. Come dice lui, era per fare i viaggi... Ad esempio si vedeva la cosa umana: se uno stava in malattia... INTERVISTATO: Si portavano fiori, mezzo chilo di caffé, queste cazzate... questo è stato praticamente il sindacato... Non è che servisse per coprirti le spalle quando qualcuno ti attaccava, da parte dello Stato, perché era tutto statale. Così avevi più sicurezza...L’anno scorso ho lavorato per due settimane intere 12 ore al giorno. Al sabato 7 ore. Abbiamo fatto tanto lavoro, ma tanto tanto lavoro. E prima di fare le vacanze di Natale sono arrivati questi del sindacato e hanno cominciato un discorso. Solo la prima parola: “non avete raggiunto nessun parametro”. Mi sono girato e sono andato via! Questo non è un discorso da sindacalista. Tu del sindacato devi parlare per me, e pensare che cazzo parli, e io ti pago. Quelli là sono nuovi, o non sanno fare il loro mestiere. Uno è andato in pensione. Era bravo, non so come si chiama. Era bravo, eloquente, parlava bene, si comportava bene, ti chiedeva se ti serve qualcosa... .. Adesso sono arrivati due personaggi nuovi ma... niente, proprio niente.

Il progetto
Français
English

Interviste e racconti
Africa
Europa
Nord America
Sud America
Australia
Asia

Politiche migratorie e dispositivi di controllo
Interviste e documenti
Cronologia

Immagini e Video
Video
Immagini

Links
scritture migranti
escrituras migrantes
Passaparole Milano

Iscriviti alla Newsletter