Nella stessa rubrica

Statement of the Syrians after the shipwreck to the European Union (Italy, october 2013)

Let’s take this sorrow seriously. Giusi Nicolini, Mayor of Lampedusa, answers the mothers and the families of the Tunisian missing migrants

C’est au sérieux que nous devons prendre cette douleur. Giusi Nicolini, maire de Lampedusa, répond aux mères et familles des migrants tunisiens disparus

Prendiamo sul serio questo dolore. Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, risponde alle madri e alle famiglie dei migranti tunisini dispersi.

Appello per i migranti tunisini dispersi/نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين/Appel pour les migrants tunisiens disparus/Petition for missing Tunisian migrants/Unterstützungsaufruf für die vermissten tunesischen Migranten

"Da una sponda all’altra: vite che contano". Lettera ai ministri degli interni e degli esteri italiani e tunisini/رسالة للوزراء /Lettre aux ministres (Italia, 14 gennaio 2012, italiano/arabo/francese)

Cie 2011. Cronologia delle resistenze (a cura di Martina Tazzioli, Italia, gennaio 2012)

Una lettera da Adama (Italia, 17 dicembre 2011)

Donne italiane e tunisine: lettera alle giornaliste (dicembre 2011)

Per Mor per Modou (appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana, Italia, dicembre 2011)

Vogliamo essere liberi come dei gabbiani e volare. Scioperi e rivolte nei Cie (Italia, marzo 2010)

Iniziata nella notte del primo marzo al Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria, a Roma, con una forte protesta dei migranti, la protesta si è poi estesa in altri centri italiani, tra cui quelli di Milano, di Torino e di Bologna. Qui di seguito pubblichiamo le lettere, le interviste, gli appelli, le testimonianze dei detenuti e delle detenute che stanno partecipando alle proteste, raccolte dai comitati che li stanno sostenendo all’esterno.

(7 marzo 2010)

Corrispondenza audio dal Cie di Ponte Galeria, 2 marzo 2010

http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/100301/pontegaleria.mp3

Lettera dei detenuti del Cie di Corelli, all’inizio dello sciopero della fame, 3 marzo 2010:

“Siamo stanchi di non vivere bene. Viviamo come topi. La roba da mangiare fa schifo. Viviamo come carcerati ma non siamo detenuti. I tempi di detenzione sono extra lunghi perché 6 mesi per identificare una persona sono troppi. Siamo vittime della Bossi Fini. C’è gente che ha fatto una vita in Italia e che ha figli qua, gente che ha fatto la scuola qui e che è cresciuta qui. Non è giusto. Non siamo delinquenti. L’80 per cento di noi ha lavorato anni per la società italiana e si è fatta il culo. I veri criminali non ci sono qui. Una settimana fa uno di noi ha cercato di suicidarsi. Poi sono arrivati i poliziotti coi manganelli per picchiarci come criminali o animali. Siamo stanchi di questa vita. Vogliamo essere liberi come dei gabbiani e volare. Però sei mesi sono troppi per un’identificazione, qui è peggio, peggio della galera. La gente uscita dal carcere viene riportata qui altri sei mesi dopo che ha pagato la sua pena, non è giusto. La gente che ha avuto asilo politico dalla Svizzera o da altri stati in Europa e del mondo qui in Italia non li accettano, non è giusto. I motivi dello sciopero è che i tempi sono troppo lunghi e abbiamo paura perché due di noi sono morti dopo che sono stati espulsi altri sono pazzi e noi non sappiamo cosa fanno loro dopo l’espulsione, e per andare ti fanno le punture e diventi pazzo, alcuni muoiono. Entrando qui eravamo tutti sani e poi usciamo che siamo pazzi. Inoltre rimarremo in sciopero fino a che non fanno qualcosa per quelli arrestati di Torino che hanno fatto tante cose per noi e che ora son in carcere.Come scrive Dante il grande poeta: Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”

(raccolta dal Comitato antirazzista milanese)

Intervista da Corelli, 4 marzo 2010: http://www.autistici.org/ondarossa/archivio/silenzioassordante/100304_corelli.mp3

programma radiofonico di Rai Tre sui Cie e le proteste di questi giorni, Passpartù 22: Trappole italiane A cura di Marzia Coronati • 5 Marzo 2010: http://amisnet.org/files/2010/03/pp22.mp3

La notte tra il 28 febbraio e il primo marzo, mentre in tutta Italia ci si preparava allo sciopero dei migranti, il centro di identificazione ed espulsione di Roma, il Cie di Ponte Galeria si preparava a un importante cambio di gestione. La struttura, da sempre gestita dalla Croce Rossa Italiana, da pochi giorni è passata infatti nelle mani della cooperativa Auxilium. Questa puntata di Passpartù è dedicata a quelle persone che avrebbero voluto partecipare allo sciopero ma non hanno potuto, perchè rinchiuse nei centri di identificazione ed espulsione presenti su tutto il territorio italiano, dodici strutture per una capienza totale di 1806 posti. Entreremo in queste carceri, raccontadovi la vita di chi ci si trova dentro. Parleremo anche di una vicenda torinese: il caso dei sei ragazzi appartenenti al movimento antirazzista piemontese, incarcerati per avere protestato davanti al Cie di Torino. In chiusura Ritmi, l’angolo musicale a cura di Elise Melot.

Testimonianze dal lager di Corelli in sciopero della fame e solidarietà agli antirazzisti torinesi:

Corelli, 07 Marzo, 2010 11:09 A Corelli, dopo giorni di sciopero della fame i detenuti e le detenute cominciano ad essere debilitati ed indeboliti. Ad alcune ragazze del reparto trans sono state fatte flebo di liquidi; una è stata portata in ospedale. I detenuti hanno fatto la richiesta per esser pesati e controllati costantemente da personale medico, come è prassi durante ogni sciopero della fame, ma questo, nel centro di Corelli, non avviene. Tuttavia, nonostante le difficoltà, i reclusi continuano con determinazione, supportati anche dalla solidarietà degli antirazzisti che continuamente portano acqua e succhi al centro e mantengono ininterrottamente i contatti. Anche a Roma una ventina di reclusi continua lo sciopero. I gestori portano il cibo e loro lo rimandano indietro. Alcuni che avevano iniziato autonomamente lo sciopero qualche giorno prima degli altri oramai sono 10 giorni che non mangiano e sono molto provati. A differenza che a Milano i reclusi sembra che siano pesati e monitorati regolarmente ma la nuova cooperativa subentrata alla Croce Rossa nella gestione del centro non permette che i solidali portino i succhi e le bevande dall´esterno. Ciascun recluso ha in dotazione solo un litro d´acqua al giorno diviso in due bottigliette da mezzo litro, una la mattina ed una la sera. E solo con questo portano avanti la loro lotta. A Torino intanto e lo sciopero continua a staffetta. Bologna invece è un caso a parte. Dopo due giorni che non si avevano più notizie da dentro i reclusi hanno risposto alle chiamate dei solidali. Lo sciopero si è interrotto dopo il primo giorno, tranne che per un recluso che continua il suo sciopero della fame in solitaria e per motivi personali. Il motivo di questa difficoltà è presto detto: in questo cie infatti sembra sia una prassi quella di drogare con tranquillanti il cibo dei reclusi, al punto tale che ogni volta che li si chiama rispondono del tutto intontiti ed addormentati, quale che sia l´ora del giorno in cui li si senta.

Di seguito riportiamo alcune dichiarazioni raccolte dalle sezioni trans del cie di Corelli: "Siamo in 20 persone che stiamo facendo lo sciopero della fame. In ogni stanza siamo in 4 persone. I muri son pieni di muffa le lenzuola vengono cambiate una volta alla settimana mentre le coperte non vengono mai cambiato. Ogni 15 giorni ci danno un bagnoschiuma. Alla sera dobbiamo pulire noi la stanza con la scopa e il secchio. Le finestre sono senza tende così la mattina presto entra la luce. Noi siamo obbligate a mettere le coperte sulla finestra per dormire. Il bagno è uno schifo. E´ molto sporco. Gli scarichi son tutti intasati, dobbiamo fare per forza i nostri bisogni in piedi. Alle 8 e mezza di mattina ci portano un bicchiere di latte e una brioche. Non possiamo bere le cose calde se non con la macchinetta a pagamento. Il cibo è molto scadente, ci portano spesso il tacchino. Noi che abbiamo il silicone non possiamo mangiare il tacchino. Per questo a molte di noi sono venute infiammazioni alle protesi ai fianchi al seno nei glutei. Quando andiamo alla croce rossa per i nostri problemi di salute ci danno dei tranquillanti per togliere il dolore, ma queste gocce ci fanno addormentare. Quando abbiamo troppo dolore ci danno la tachipirina".

"Io mi chiamo [...] sono qua da una settimana. Ho subito iniziato lo sciopero della fame perché non possiamo stare qua 6 mesi. Inoltre sono sieropositiva, avevo da fare gli esami del sangue per valutare quali medicamenti prendere invece son stata portata qui e mi hanno fatto saltare la visita. Ho avuto tre giorni la febbre molto alta. Stavo così male che mi hanno portato in ospedale al policlinico per un blocco intestinale. Dopo di che mi hanno riportato in Corelli sempre senza le medicine per l´hiv. Io sono in Italia da nove anni, mi sono ammalata in Italia e non posso stare qua dentro. Abbiamo bisogno di mantenerci e di mantenere la nostra famiglia al paese. Noi vogliamo la nostra libertà perché non abbiamo fatto nulla e ci obbligano a stare qua dentro senza potere fare nulla. C´è una psicologa che viene dentro una volta alla settimana, ma tanto alla fine ci danno sempre 30 gocce di Valium o per dormire e via...poi diventiamo tutte dipendenti".

"Io ho avuto un incidente molto grave fuori da qua. Ero ancora in cura con la fisioterapia e invece mi hanno presa e portata al cie. Mi ero fratturata la scapola sinistra il femore e il ginocchio. Qui spesso la ferita alla gamba mi si infiamma. Vado in infermeria, mi danno una crema idratante e basta. Molte di noi sono state prese a Pisa, chi ci viene a trovare ha diritto a 7 minuti di colloquio dopo 5 ore di viaggio... È pieno ovunque di scarafaggi e vermi nei water e nella doccia. La polizia ci maltratta, ci trattano come cani, ci insultano dicendo che siamo tutti gay, fanno battute sessiste nei nostri confronti. Quando diciamo cose che non gli vanno bene ci danno schiaffoni in faccia, per qualunque cosa ci aggrediscono e ci trattano come se non fossimo come esseri umani, con totale disprezzo. Sappiamo che una trans a Natale s´è suicidata qua dentro... c´è una ragazza dentro da quattro mesi che ha visto quello che è successo quando la ragazza si è suicidata e ora è del tutto fuori di testa, perché una persona normale non può sopravvivere qua dentro e molti vedono come unica uscita la morte... Ci sono persone con casi psichiatrici e dobbiamo vivere tutti assieme in una situazione di conflitto, con diverse patologie tutti assieme e qua entro siamo costretti a convivere con malattie diverse, neppure in carcere è così".

Ed una testimonianza dal reparto donne: "Mi chiamo [...] vi racconterò la mia storia. Sono arrivata in Italia come turista perché mi piaceva molto questo paese. L´ultima volta mi ha fermato la polizia, mi hanno chiesto il permesso di soggiorno. Io avevo solo il visto come turista ma mi hanno portato in questura dove son stata 3 giorni e poi in Corelli. Mi hanno presa il 26 gennaio e avevo in tasca il biglietto dell´aereo per tornare in Brasile il 16 febbraio...beh son ancora qui. Ora dovrò uscire da questo paese come una criminale, scortata dai poliziotti. Non immaginavo che in Italia potesse esistere un posto come questo. Mi sento inutile, sto molto male. Ci trattano come animali, e questo è solo l´inizio... dovremo fare sei mesi in questo inferno per poi uscire di qua con un´espulsione per dieci anni. Chiediamo a tutti che ci ascoltino che anche se ci dicono clandestini siamo gente di buon cuore. Siamo venuti in cerca di una vita migliore. Stiamo facendo lo sciopero per fare capire alla gente che siamo esseri umani e abbiamo il diritto di vivere qua come tutti gli altri e che non ci possono togliere la libertà. Ci dovrebbero esser altri modi per ottenere questo pezzo di carta senza passare da questo inferno. È veramente una legge ingiusta, non so chi l´ha inventata e non vogliamo rispettarla. Per noi l´unica opzione che abbiamo è lottare".

(a cura del Comitato antirazzista milanese)

da: http://noinonsiamocomplici.noblogs.org/post/2010/03/07/testimonianze-dal-lager-di-corelli-in-sciopero-della-fame-e-solidariet-agli-antirazzisti-torinesi

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