Nella stessa rubrica

Statement of the Syrians after the shipwreck to the European Union (Italy, october 2013)

Let’s take this sorrow seriously. Giusi Nicolini, Mayor of Lampedusa, answers the mothers and the families of the Tunisian missing migrants

C’est au sérieux que nous devons prendre cette douleur. Giusi Nicolini, maire de Lampedusa, répond aux mères et familles des migrants tunisiens disparus

Prendiamo sul serio questo dolore. Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, risponde alle madri e alle famiglie dei migranti tunisini dispersi.

Appello per i migranti tunisini dispersi/نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين/Appel pour les migrants tunisiens disparus/Petition for missing Tunisian migrants/Unterstützungsaufruf für die vermissten tunesischen Migranten

"Da una sponda all’altra: vite che contano". Lettera ai ministri degli interni e degli esteri italiani e tunisini/رسالة للوزراء /Lettre aux ministres (Italia, 14 gennaio 2012, italiano/arabo/francese)

Cie 2011. Cronologia delle resistenze (a cura di Martina Tazzioli, Italia, gennaio 2012)

Una lettera da Adama (Italia, 17 dicembre 2011)

Donne italiane e tunisine: lettera alle giornaliste (dicembre 2011)

Per Mor per Modou (appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana, Italia, dicembre 2011)

Bari: il Ferrhotel occupato ed autogestito. Libertà di movimento! (Italia, novembre 2009)

Comunità somala, via dei Caduti di via Fani, c/o il Ferrhotel occupato ed autogestito

Libertà di movimento!

Ci rivolgiamo a voi per esprimere la nostra voglia di libertà di movimento.

Da quando noi somali siamo arrivati qui in Italia non abbiamo visto riconoscerci nessun diritto, così come nessun aiuto abbiamo ricevuto dalle istituzioni.

Abbiamo dormito per strada in condizioni limite: al freddo e conducendo una vita molto dura.

Siamo fuggiti dal nostro paese a causa di molteplici problemi, dalla mancanza di stabilità all’assenza di pace, senza un governo centrale da quasi 20 anni. Molti di noi sono stati vittime dei conflitti interni che provocano feriti, rapimenti, stupri. Molte altre persone sono state addirittura uccise e torturate.

Una volta fuggiti dal nostro paese, abbiamo attraversato il deserto affrontando problemi fisici e psicologici, abbiamo visto molti di noi morire lungo il tragitto del deserto del Sahara.

Abbiamo visto tanti altri essere rinchiusi per alcuni anni nelle galere della Libia. Molti di noi sono tuttora vittime di torture in quelle carceri. E chi riesce a prendere una barca per l’Italia spesso è morto nel Mediterraneo. Tuttora noi abbiamo nella nostra testa il ricordo di questi fatti.

Dopo aver ottenuto l’asilo politico non abbiamo ricevuto altra accoglienza che la strada, senza sapere dove andare.

Poi abbiamo ricevuto il supporto degli antirazzisti, degli studenti, delle organizzazioni e delle chiese e di molte persone di Bari e della Puglia.

Ora molti di noi frequentano corsi di italiano per migliorare il nostro futuro. Alcuni di noi già conoscono l’italiano e per questo hanno iniziato a cercare un lavoro.

Nel frattempo il Comune ha detto di volersi prendere la responsabilità del ferrhotel. Noi non abbiamo bisogno di questo. Se il Comune vuole aiutare qualcuno, può aiutare le persone che vivono per strada.

Se realmente loro vogliono aiutare qualcuno, possono essere solidali con chi è senza casa.

Noi vogliamo che nessuno ci controlli! Noi vogliamo la nostra libertà di movimento per spostarci in qualsiasi momento per visitare tutte le persone alle quali siamo amici.

Ognuno ha il diritto di muoversi liberamente e la libertà di esprimersi poiché questi sono i diritti più importanti della vita delle persone.

Da quando noi siamo nel ferrhotel il nostro futuro migliora giorno dopo giorno e noi iniziamo a riflettere come migliorare sempre più. Noi vogliamo insieme alle altre persone che vivono qui in Puglia convivere pacificamente e con amore.

Bari, 19 novembre, 2009

Il presidente della Comunità somala

Gli occupanti del Ferrhotel

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