Nella stessa rubrica

Statement of the Syrians after the shipwreck to the European Union (Italy, october 2013)

Let’s take this sorrow seriously. Giusi Nicolini, Mayor of Lampedusa, answers the mothers and the families of the Tunisian missing migrants

C’est au sérieux que nous devons prendre cette douleur. Giusi Nicolini, maire de Lampedusa, répond aux mères et familles des migrants tunisiens disparus

Prendiamo sul serio questo dolore. Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, risponde alle madri e alle famiglie dei migranti tunisini dispersi.

Appello per i migranti tunisini dispersi/نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين/Appel pour les migrants tunisiens disparus/Petition for missing Tunisian migrants/Unterstützungsaufruf für die vermissten tunesischen Migranten

"Da una sponda all’altra: vite che contano". Lettera ai ministri degli interni e degli esteri italiani e tunisini/رسالة للوزراء /Lettre aux ministres (Italia, 14 gennaio 2012, italiano/arabo/francese)

Cie 2011. Cronologia delle resistenze (a cura di Martina Tazzioli, Italia, gennaio 2012)

Una lettera da Adama (Italia, 17 dicembre 2011)

Donne italiane e tunisine: lettera alle giornaliste (dicembre 2011)

Per Mor per Modou (appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana, Italia, dicembre 2011)

Lettera di Dora: storia di una badante rumena (settembre 2009)

Salut, Salve, sono Dora, una giovane rumena, vi voglio raccontare una storia, che purtroppo non è solo la mia. Ho imparato la vostra lingua da qualche mese e, vi parlerò come meglio posso .

A fine estate 2008 mio cugino che da anni viveva in Italia, mi offre di seguirlo, io, diciotto anni appena compiuti, intraprendo un nuovo progetto di vita, quello della migrante. Nella mia mente si apre la possibilità di regalare un futuro migliore ai miei fratelli minori. Grazie a me avrebbero potuto studiare.
Partiamo dal mio paese, a metà settembre , su uno di quei tanti bus che fa spola con l’Italia.
Sapevo dei pericoli che mi aspettavano, ma partivo con un giovane uomo sangue del mio sangue, non con uno sconosciuto.
Alle porte dell’Italia lui mi chiede di affidargli i risparmi che avevo con me per affrontare il primo periodo, io,glieli consegno, tenendomi qualche decina di euro.

Arriviamo dopo 4 giorni in una cittadina tranquilla della Sardegna,e andiamo a vivere a casa . Dopo un paio di settimane trovo un posto come badante, e felice accetto.
Vado a vivere a casa di un anziano. La famiglia mi fa il contratto, mi paga l’assicurazione e mi tratta bene.
Imparo grazie alla mia forza di volontà la nuova lingua, quotidianamente mi esercito con il vocabolario e la grammatica a scrivere e dire frasi compiute.

Mi trovavo bene, mi fanno sentire una loro nipote o una loro sorella.

Intanto i giorni passano dovevo comprare il necessario, ma ancora non avevo il primo stipendio e mio cugino non accennava a restituirmi i soldi,e io non osavo chiederli perkè mi sentivo in debito con lui.
Arriva il primo stipendio, settecento euro! Per me una gran gioia! Non feci nemmeno in tempo a “gustarli” tra le mani che dopo qualche ora, mio cugino mi chiede l’80 % dello stipendio “perchè avevai problemi economici”. Subito consegno a lui quello che mi chiede: volevo sdebitarmi!!

Avevo sentito dai racconti delle donne della mia città che, spesso i rumeni hanno organizzazioni che vivono attraverso il “pizzo”, ma lui, lui era mio cugino non lo avrebbe mai fatto .

Passano cosi i giorni e i mesi.Con il mio “nonno” sto bene, nonostante tutto riesco a capirlo la famiglia è contenta del mio lavoro . Sono una di loro, il sabato, la domenica e per le feste pranziamo e ceniamo tutti insieme, facciamo bei progetti e io mi sento sicura tra le pareti di quella casa e in quella famiglia. Ma il diciannove di ogni mese il mio stipendio viene decimato da mio cugino, io non so come fare, a chi raccontare quel che mi accade, non conosco nessuno, se non la sua convivente e una ragazza italiana. che ho incontrato quando ancora parlavo poco italiano ma sola non posso uscire, poi non saprei come trovarla, abito in periferia e non conosco la città.

In un mese di primavera, nel solito giorno di paga, mio cugino mi chiede in prestito altre cento euro, deve andare in Romania. Mentre in camera mia prendo la somma ,lui mi segue e mi sottrae dalle mani 600 euro.Reagisco, gli do uno schiaffo, lui beffardamente ride e se ne va.
Piango, mi sento male, non so cosa fare, anche questo mese non ho lavorato per me!

La sera, disperata , viene a casa la sua convivente una giovane donna dell’est, eravamo diventate “amiche” ed io la accolgo ben volentieri in accordo con la “mia nuova famiglia”.Lei , mi racconta cose che non conosco, inizio ad aver paura. Intanto incontro la ragazza italiana a cui da tanti mesi vorrei parlare e le chiedo il numero di telefono..Un pomeriggio io e la sua donna incontriamo mio cugino nella piazza centrale della città.
Ho paura, lui pretende soldi da me e incomincia ad insultare me e la sua convivente. Arriva la polizia, non mi aiuta di certo, io telefono alla ragazza italiana che mi suggerisce di allontanarmi.E così faccio e torno a casa mia. Da quel momento la ragazza di mio cugino sparisce quasi nel nulla,ogni giorno il cellulare è spento, sempre spento. Mi preoccupo,sapevo che spesso e volentieri lui la picchiava.

La domenica mattina vado alla polizia e racconto i miei timori e soprattutto dichiaro di essere vittima di una sorta di “racket”. Mi sento meglio, quasi più leggera e forte, dopo un paio di ore mi viene comunicato che la ragazza è stata trovata, dove lavorava, un po’ sconvolta ma stava bene.
Quanto nascondiamo noi donne dell’est voi italiani non lo potrete mai capire! O forse è più facile non capire.
Da questo momento, viene sempre più difficile mangiare... ho paura che mio cugino faccia del male a me e alla mia famiglia, spesso mi chiama minacciandomi, vuole soldi. La sua convivente che io credevo amica, mi manda sms che mi umiliano e io mi sento sperduta e sola in questa città non mia, forse però sono meno sola, ho questa “famiglia” che mi protegge e soprattutto ho la mia nuova amica italiana, che sento non mi deluderà.Anche la famiglia è contenta di questa mia amicizia .

Grazie a lei inizio a sentire questa città diversa, le mie ore ed i miei giorni di libertà passano in modo meno monotono.

Arriva agosto, sono felice, a breve ritornerò a casa in Romania, per trascorrere le ferie!

Una sera,tutto precipita.

Mentre trascorrevo alcune ore di “riposo” con la mia amica, il mio datore di lavoro mi chiama al cellulare: devo ritornare subito a casa.Ho un po’ di timore, la sua voce era più forte del solito.
Arrivo a casa poco dopo le 23,lui non mi saluta, non mi guarda ,continua a fumare distrattamente.Io cerco di chiedere perchè sia arrabbiato con me, in fondo il “nonno” dormiva nella sua stanza e io non mancavo più di due ore.

“Prepara la tua roba e vai via”

Io non capisco, non ci credo, chiedo e continuo a chiedere perchè,chiamo la mia amica che mi aiuta a stare calma.Ho paura, mi sento persa, piango, ma lui non mi ascolta continua a ripetere di fare la valigia.
Obbedisco, e sotto consiglio della ragazza italiana, chiedo ancora il perchè e sopratutto la possibilità di restare ancora lì,almeno per la notte

“ Sei stata vista entrare nel night l’altra sera, anche oggi eri al night, prendi la roba e vai via”
Cerco di spiegarmi, non sono mai stata nei nights, faccio la badante, non ero al night, non potevo, sono rientrata pochi minuti dopo le 23. Ma le mie parole volano al vento.

Faccio l’ultimo tentativo, in lacrime entro nella stanza del “nonno” che dorme lo saluto, prendo la valigia chiedo di nuovo scusa al mio datore di lavoro, spero ancora qualche istante infinito. In cambio lui mi apre la porta e mi dice “Buona fortuna”

Ho una valigia grandissima, la borsa e tre buste, piango mentre scendo quelle scale, ho paura e freddo tantissimo freddo nonostante la notte estiva.

Non so cosa fare, mi sento nuda e persa, vago e mi siedo in una panchina di un parco.

E’ l’una di notte.

Chiamo la mia amica italiana, non posso, ho vergogna di chiedere ospitalità, mi sento sporca, anche se non ho fatto niente, mi sento male.

Passano minuti che mi sembrano ore, tremo, piango, non riesco a parlare, e lei, arriva, a prendermi via dalla strada dove persone che avevo imparato a voler bene mi hanno gettato come uno straccio vecchio.

Adesso ho anche paura che lei, non si fidi di me, ma lei e la sua madre mi accolgono fraternamente, io mi sento dentro uno strano sogno, non so dove sono e perchè sono lì. Intanto spero che la famiglia mi chiami, spero sia uno scherzo di pessimo gusto, ma tutto tace, la mattina seguente la moglie del datore di lavoro mi chiama per sapere perchè mi ero comportata così male andandomene via ed abbandonandoli in piena notte!

Io spiego la mia versione ma mi si continua ad accusare di essere “una che lavora nei nights”. Non capisco, fino a qualche giorno prima ero “una figlia”.

Si, sono una rumena, la vita di una rumena vale meno di quella di un’italiana, ad una rumena puoi abbandonarla di notte, perchè le rumene lavorano nei nights, le rumene si prostituiscono, le rumene sono ladre.

Però la rumena, questa rumena è anche quella che ha ridato il sorriso a nonno, è la stessa che ha imparato le nennie sarde da cantare per farlo addormentare , è la stessa che tutte le mattine gli faceva la barba amorevolmente e lo lavava , è la stessa a cui tu hai dato la chiave di casa e una fiducia falsa pronta a togliergliela per motivi inesistenti.

Eppure sapevi che ero sola in quella città, eppure sapevi di mio cugino, eppure sapevi delle telefonate che non mi lasciavano nemmeno dormire, sapevi tutto di me ogni mio respiro.

Forse nel tuo cuore hai sperato di sentire il giorno dopo che a pochi metri da casa tua era stato rinvenuto un corpo martoriato di una giovane donna?

Invece ho trovato chi amorevolmente mi ha protetto ed accolto e con loro ho trascorso alcuni giorni prima della mia partenza.

Torno a casa in Romania con una valigia piena di dolore e tristezza, ho conosciuto in 12 mesi i peggiori aspetti dell’essere umano, comprendendo che non sono storie scritte sui romanzi o narrate nei film europei, è la tragica realtà.
Esiste chi ha il barbaro coraggio di lasciare per strada nel cuore della notte una giovane donna, esiste chi la sfrutta e le fa del male quotidianamente.

Vado via da questa città con tanta tristezza, ma con l’abbraccio sincero di chi mi ha accolto in quella triste notte e per me rimarrà pur sempre mia sorella.

A lei affido questa mia storia perchè si sappia quale è spesso la vera vita di una sorridente ed amorevole badante.

Grazie per avermi ascoltato.

tratto da: Associazione El gato Obrero "la battaglia per i diritti è una lotta di civiltà" visita il nostro blog http://gatoobrero.blogspot.com/

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