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“Spariamogli direttamente a mare” tuonava la Lega qualche anno fa. La scena era quella di Lampedusa, teatro privilegiato in questi anni dello spettacolo dell’arrivo dei migranti e dello stato italiano che difende il proprio territorio. Che con l’andare degli anni, dai primi arrivi alla fine degli anni Novanta ad anni più recenti, la composizione dei migranti in arrivo sia cambiata, per luoghi di provenienza, sesso, età, non sembra aver colpito né i politici leghisti né i governi che in questi anni si sono succeduti. Importante era bloccarli, dopo aver puntato i riflettori quasi esclusivamente su quegli arrivi. Nel frattempo, quelle che sembravano le solite “sparate” leghiste, raggiungevano i loro effetti, l’isola si militarizzava e le navi della marina militare erano ormai una consuetudine al largo delle sue coste, mentre poliziotti, carabinieri, guardia di finanza accrescevano, non solo nei mesi estivi, il numero dei suoi abitanti.

A qualche anno di distanza, con i nuovi accordi raggiunti con la Libia grazie alla firma del “patto di amicizia” per i risarcimenti del periodo coloniale, sui migranti si spara veramente. Non direttamente a mare, ma ancor più “direttamente”: lo si fa infatti sulle spiagge libiche, prima ancora che i migranti riescano a partire. Lo documenta un video messo in rete dal quotidiano “La Repubblica” e diffuso da qualche telegiornale.

Nel succedersi degli accordi tra l’Italia e la Libia i finanziamenti italiani sono via via aumentati: dalle motovedette per il pattugliamento delle coste ai container per la deportazione dei migranti nel deserto, passando per le prigioni e i campi, ai sacchi di plastica per impacchettare eventuali cadaveri. Forse anche le pallottole, ora, e probabilmente non solo ora, rientrano nel calcolo degli “strumenti” di cui l’Italia deve dotare la Libia nella loro lotta congiunta all’immigrazione, o nella loro guerra ai migranti.

Del resto, da una parte e dall’altra dell’Africa del nord lo scenario è molto simile. Si spara. “Direttamente sulle spiagge”, che siano quelle libiche per difendere il territorio italiano, che siano quelle marocchine, per difendere il territorio spagnolo. Si spara, direttamente sulle spiagge e “direttamente sulle persone” senza il bisogno di ricorrere alla retorica dei danni collaterali quando muore qualcuno e con l’avvallo di tutti: istituzioni europee, stati membri, agenzie varie, governi, rappresentanti politici.

pubblichiamo qui il video messo in rete dal quotidiano “La Repubblica”.

(5 maggio 2009)

per vedere il video:

http://tv.repubblica.it/copertina/cosi-i-libici-fermano-i-gommoni/32395?video

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