Nella stessa rubrica

Statement of the Syrians after the shipwreck to the European Union (Italy, october 2013)

Let’s take this sorrow seriously. Giusi Nicolini, Mayor of Lampedusa, answers the mothers and the families of the Tunisian missing migrants

C’est au sérieux que nous devons prendre cette douleur. Giusi Nicolini, maire de Lampedusa, répond aux mères et familles des migrants tunisiens disparus

Prendiamo sul serio questo dolore. Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, risponde alle madri e alle famiglie dei migranti tunisini dispersi.

Appello per i migranti tunisini dispersi/نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين/Appel pour les migrants tunisiens disparus/Petition for missing Tunisian migrants/Unterstützungsaufruf für die vermissten tunesischen Migranten

"Da una sponda all’altra: vite che contano". Lettera ai ministri degli interni e degli esteri italiani e tunisini/رسالة للوزراء /Lettre aux ministres (Italia, 14 gennaio 2012, italiano/arabo/francese)

Cie 2011. Cronologia delle resistenze (a cura di Martina Tazzioli, Italia, gennaio 2012)

Una lettera da Adama (Italia, 17 dicembre 2011)

Donne italiane e tunisine: lettera alle giornaliste (dicembre 2011)

Per Mor per Modou (appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana, Italia, dicembre 2011)

Keep our rig (la lotta dei rifugiati a Milano, aprile 2009)

E’ mercoledì 22 aprile, metà pomeriggio. Stendono sulla ghiaia il primo striscione e cominciano a scrivere con lo spray. “Keep our rig”, lo spazio è stato calcolato male, manca un po’ di lenzuolo per arrivare alla fine della frase. Pensano come risolvere il problema, gli striscioni che insieme a loro sfileranno per le vie di Milano sono solo tre e anche questo dovrà essere utilizzato. Più in piccolo, sopra, correggono: “Keep our rights”. Sugli altri le scritte riescono meglio. Oltre agli striscioni arriva il volantino con il loro comunicato.

Si parte. Si abbandona il giardino pubblico di via Palestro, accanto al quale avevano passato la notte, e si comincia a sfilare. “Yes, we can” è lo slogan più urlato, insieme ad altri tra cui “senza casa”, perché non avere una casa è il loro problema principale. Quando i due slogan vengono gridati in successione l’effetto non è molto diverso da quello dello striscione dei diritti dimezzati o dell’inganno. “Yes, we can senza casa” diventa la loro verità, come sostanzialmente vere sono le due frasi dello striscione, l’una sull’altra, “manteniamo o rivendichiamo i nostri diritti”, “teniamoci il nostro inganno”.
Sono un inganno, infatti, i diritti per cui stanno lottando o che dovrebbero mantenere: un dormitorio per 15 giorni è quello che sono riusciti ad ottenere dopo una settimana in cui in tutti i modi i diritti che spetterebbero loro li hanno chiesti e rivendicati.
Per le vie di Milano, dietro ai tre striscioni sono in 300, forse qualcuno in più. Ma erano 400 nel residence abbandonato da anni che avevano occupato a Bruzzano, nella periferia nord di Milano, il 17 aprile. Poi lo sgombero, martedì 22, l’occupazione dei binari della ferrovia nord, le cariche della polizia tra i binari e sulla Milano-Meda, la notte trascorsa all’ex ospedale psichiatrico Paolo Pini, il raduno al giardino il giorno dopo e la manifestazione, la notte successiva passata come la precedente all’addiaccio, ma questa volta in Piazza Oberdan, un nulla di fatto da tutti gli incontri, sino a quello finale con il comune. Per arrivare a portarli al tavolo delle trattative in cui elargirgli la generosità di quei 15 giorni il comune di Milano aveva scelto una via leggera: carabinieri e guardia di finanzia, poi anche la polizia in tenuta antisommossa per circondarli e “chiedere” loro di salire sui pullmini che li avrebbero portati nella caserma di Quarto Oggiaro. Lì, dopo l’ennesima identificazione, il tavolo imbandito con quella proposta.
E’ stata una settimana non facile quella appena trascorsa a Milano dai rifugiati e dalle rifugiate eritrei/e, etiopi, somali/e e sudanesi, alcuni/e in Italia da qualche mese, altri/e da qualche anno.
Non facile, però, è stata anche la loro vita in Italia e a Milano prima di questa settimana. Dall’arrivo a Lampedusa alle strade di Milano, a volte un posto letto in qualche dormitorio da abbandonare al mattino presto e a cui ritornare nel tardo pomeriggio. Sono i diritti o gli inganni che l’Italia offre ai pochi che riconosce come rifugiati.
“Siamo non è animali” hanno urlato per alcuni minuti vicino a Piazza San Babila prima che una di loro suggerisse “Non siamo animali”.
Evidentemente, che si tratti dell’inglese o dell’italiano, le lingue dei rifugiati o dei richiedenti asilo non possono che dire o urlare la verità sulla loro esperienza.

(aprile 2009)

il loro blog:

http://www.rifugiatimilano.blogspot.com/

il video durante l’occupazione, domenica 19 aprile:

video dell’occupazione dei binari e delle cariche (martedì, 21 aprile):

gallerie fotografica dell’occupazione dei binari, martedì 21 aprile:

http://www.globalproject.info/gal-19652.html

http://www.affaritaliani.it/milano/bruzzano_polizia_sgombera_rifugiat_binari210409_mm_143881_mmc_1.html

intervista a Samson:

http://www.meltingpot.org/IMG/mp3/210409_bertolino_02-2.mp3

intervista a Paulus:

http://www.meltingpot.org/IMG/mp3/210409_paulusil-2.mp3

il comunicato, mercoledì 22 aprile:

Siamo rifugiati provenienti da Eritrea, Etiopia, Sudan e Somalia. Siamo in una difficile situazione, stiamo chiedendo che vengano rispettati i nostri diritti. Oggi ci hanno picchiati come animali. Loro non vogliono fare nulla per noi: noi combatteremo fino alla fine della nostra vita.
Ora loro usano la violenza e allo stesso tempo c’è un’uguale e opposta reazione. Noi non vogliamo usare la forza, ma se loro continuano le stesse azioni noi siamo pronti a fare la stessa cosa.
Il governo italiano non vuole rispettare i nostri diritti, e allora stesso tempo non vuole che viviamo nel suo paese.

Non hanno il diritto di ucciderci in silenzio con le loro azioni disumane. Se in Europa c’è davvero umanità, chiediamo che i nostri diritti siano rispettati ora.

I rifugiati occupanti di via Senigallia 6

[ mercoledì 22 aprile 2009 ]

video al giardino pubblico di via Palestro, circondati (giovedì, 23 aprile):

->

caricati sui pullman della polizia:

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