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Quelli della Pinar (Video di Enrico Montalbano, aprile 2009)

“Un disguido tra amici”, l’ha definito il premier maltese Lawrence Gonzi. 154 naufraghi lasciati per quattro giorni sulla nave che li aveva soccorsi, un cadavere a bordo, condizioni igieniche e sanitarie pessime, i continui allarmi inascoltati lanciati da parte del comandante sono per il premier maltese e forse anche per l’amico chiamato in causa, il ministro degli interni italiano, Roberto Maroni, “un disguido tra amici”. Ed effettivamente, prendendo alla lettera le sue parole, l’amicizia di un pensiero comune si ritrova al fondo di tutta la vicenda: vite umane dimenticate in mezzo al mare sinché non si stabilisce quanti finanziamenti potranno essere ottenuti e da chi per salvarle.

Stiamo parlando dell’ultimo episodio accaduto nelle acque del Mediterraneo tra Malta e l’Italia, del reciproco scaricabarile tra i due paesi, “è competenza dell’altro”, quando si tratta del salvataggio di naufraghi o di imbarcazioni in avaria. Questa volta è toccato a “quelli della Pinar”, come suona il titolo del video di Enrico Montalbano, girato al momento del loro arrivo, lunedì 20 aprile 2009, a Porto Empedocle, quando finalmente l’Italia ha consentito “per ragioni umanitarie” il loro approdo. I due amici, infatti, si stavano rendendo complici di un omicidio di massa, stando all’allarme lanciato sulle condizioni di salute dei naufraghi dai due medici che nel pomeriggio del 19 aprile avevano raggiunto il cargo turco che aveva salvato i migranti giovedì 16 aprile e al racconto del giornalista di Repubblica che, nella stessa giornata, era riuscito a raggiungere il cargo e a salire a bordo: “uomini e donne sfiniti, ammalati, ustionati, che non avevano neanche la forza di parlare. Disperati: quasi tutti raccolti a prua della nave, ammassati come carne da macello, in mezzo a bottiglie d’acqua di plastica vuote, cartacce, residui di biscotti e pane che le autorità italiane avevano inviato per non farli morire anche di fame”.
Non è la prima volta che Malta abbandona in mezzo alle acque di sua competenza i migranti che vi fanno naufragio, lasciandoli in alcuni casi ad aspettare tra le reti dei tonni o raccogliere, già cadaveri, da navi battenti altre bandiere rifiutando ad essi anche i suoi cimiteri. E non sarà l’ultima, dal momento che la sua zona SAR (Search and Rescue) è estremamente estesa e corrisponde, pressappoco, alla zona di esclusivo interesse economico (ZEE) dove la posta in gioco tra Malta, la Libia e l’Italia non sono i migranti ma le piattaforme petrolifere. L’episodio, però, si colloca in un quadro più generale: perché mentre l’Unione europea con i suoi stati membri parla all’unisono quando si tratta di esternalizzare le proprie frontiere e proporre tramite gli accordi sulle migrazioni strane forme di co-sovranità soprattutto ai paesi africani, non è raro vedere i suoi stati membri litigare sulle proprie reciproche competenze e sovranità quando i migranti arrivano tra acque europee o sui territori dei singoli stati.

Pubblichiamo qui il video dell’arrivo dei naufraghi e una galleria di immagini

(aprile 2009)

per vedere il video:

http://www.enricomontalbano.it/blog/index.html

galleria fotografica dell’arrivo:

http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/pinar-sbarco/25.html

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