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In alto mare, testimonianze da un naufragio. Tunisia 8/9 ottobre 2017 (a cura di Monica Scafati, dicembre 2017)

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"Il mio nome è Khalid, vengo dalla Siria. (...)" (video, Italia, Lampedusa, dicembre 2013)

"Sorry for not drowning". The 11th October shipwreck in the Mediterranean Sea (video, october 2013)

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Superstiti e bare: il tradimento dell’Europa (video, Enrico Montalbano ottobre 2013)

Marocco/Spagna: tentativo di superare la frontiera (settembre 2013)

Vulpitta Residence (film di Martino Lo Cascio, novembre 2008)

Jamel, Rabah, Nasreddin, Lotfi, Ramzi, Nasim. Era il 28 dicembre 1999 e il “Serraino Vulpitta” era stato aperto da qualche mese, dopo il voto della Turco-Napolitano, la nuova legge sull’immigrazione che istituiva i Centri di permanenza temporanea e assistenza. Qualche anno di indagini per stabilire di chi fosse la colpa e poi, come al solito, nessun responsabile, tutti assolti, compreso il prefetto di Trapani, rappresentante del Ministero dell’interno e, come tale, responsabile del centro di detenzione. Jamel, Rabah, Nasreddin, Lotfi, Ramzi, Nasim e i loro corpi carbonizzati nel rogo di quella sera di dicembre, per la giustizia italiana sarebbero morti accidentali e un caso chiuso senza nessuna implicazione dello stato e delle sue modalità detentive.

In realtà, quella sera, qualcuno aveva ordinato ai poliziotti di chiudere i detenuti nelle loro celle, dopo un tentativo di fuga da parte di alcuni migranti, e qualcuno, quella sera, dai gestori del centro alle forze dell’ordine, e probabilmente allo stesso questore che si era presentato al centro per sedare la rivolta che aveva fatto seguito alla quasi immediata cattura di tutti i fuggitivi, non trovava le chiavi delle celle. Di una in particolare, quella in cui alcuni detenuti avevano appiccato il fuoco ai materassi, nella speranza di poter riprovare così la fuga e che, invece, aveva preso fuoco troppo velocemente lasciando a terra tre morti e tre corpi agonizzanti, quelli di Lofti, Ramzi e Nasim morti all’ospedale di Palermo qualche settimana dopo per le ustioni riportate.

Pubblichiamo qui il Trailer del documentario Vulpitta Residence, realizzato da Martino lo Cascio per Kappacinema.

Io credo che sia necessario continuare a ricordare, perché… non è soltanto uno slogan …il Serraino Vulpitta è una vergogna di stato” dice nel documentario Valeria Bertolino dell’associazione Semira. Ricordare questa vergogna di stato, il Serraino Vulpitta e la notte tra il 28 e il 29 dicembre del 1999, significa anche riandare all’atto fondativo delle mille detenzioni dell’Italia di oggi, con le vecchie strutture della Turco-Napolitano ancora funzionanti e i nuovi Cie voluti dal ministro Maroni, con i 49 centri provvisori aperti in tutta fretta nell’estate di quest’anno dopo la proclamazione dello stato d’emergenza su tutto il territorio nazionale, indagati ora dalla polizia giudiziaria, e le varie forme di detenzione dai muri invisibili: le morti in mare, i rastrellamenti sugli autobus, l’esercito per le strade, le impronte digitali, i permessi di soggiorno a punti, le circolari municipali, le ronde cittadine, e…..

(dicembre 2008)

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