Nella stessa rubrica

Statement of the Syrians after the shipwreck to the European Union (Italy, october 2013)

Let’s take this sorrow seriously. Giusi Nicolini, Mayor of Lampedusa, answers the mothers and the families of the Tunisian missing migrants

C’est au sérieux que nous devons prendre cette douleur. Giusi Nicolini, maire de Lampedusa, répond aux mères et familles des migrants tunisiens disparus

Prendiamo sul serio questo dolore. Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, risponde alle madri e alle famiglie dei migranti tunisini dispersi.

Appello per i migranti tunisini dispersi/نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين/Appel pour les migrants tunisiens disparus/Petition for missing Tunisian migrants/Unterstützungsaufruf für die vermissten tunesischen Migranten

"Da una sponda all’altra: vite che contano". Lettera ai ministri degli interni e degli esteri italiani e tunisini/رسالة للوزراء /Lettre aux ministres (Italia, 14 gennaio 2012, italiano/arabo/francese)

Cie 2011. Cronologia delle resistenze (a cura di Martina Tazzioli, Italia, gennaio 2012)

Una lettera da Adama (Italia, 17 dicembre 2011)

Donne italiane e tunisine: lettera alle giornaliste (dicembre 2011)

Per Mor per Modou (appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana, Italia, dicembre 2011)

Siamo in Italia. Brevi racconti di donne (Italia, giugno 2008)

Queste testimonianze, raccolte nel giugno del 2008, nascono all’interno di un breve corso di Lingua Italiana, da me condotto, rivolto a donne che frequentano un corso professionalizzante per Operatrici Socio Assistenziali, promosso dall’agenzia formativa CIOFS di Livorno. Hanno accettato di raccontarsi, usando l’italiano, la lingua del paese in cui si trovano a vivere, mettendo a confronto le loro esperienze diverse, come diverse sono la loro età, la provenienza, la formazione culturale. Ha raccolto le loro narrazioni Cecilia Nencini, una delle corsiste, italiana. È stato uno dei momenti in cui si è costruita tra coloro che erano coinvolte nel corso una feconda relazione, quella stessa che ci ha regalato, pur nelle fatiche del quotidiano, momenti di sorriso, ironia, leggerezza.

Daniela Bertelli, novembre 2008

HAYDE’E:

Penso che nella vita bisogna migliorarsi, i miei genitori hanno vissuto una vita tranquilla a livello sociale, mi hanno dato tutto quello che potevano darmi; avevo il pensiero e l’idea di vivere meglio di potermi creare un futuro migliore. Ho cercato di lavorare di più, ho addirittura pensato di andare negli Stati Uniti con la consapevolezza dell’incertezza del viaggio assai lungo e del non sapere cosa trovare. Mi mancava la sicurezza. Un giorno mi sono trovata con una mia amica di infanzia, e parlando con lei mi ha offerto un lavoro in Italia, lei lavorava già in Italia (penso che un fatto accaduto tanti anni prima abbia coltivato in lei la voglia di farmi partire con lei per l’Italia) e ha dato il mio nome a una signora che cercava un aiuto, io nel frattempo lavoravo in un ospedale militare come infermiera e guadagnavo abbastanza bene, ma come ho detto prima volevo migliorarmi. Potevo lasciare il mio lavoro per due anni e allora ho deciso: “ PARTO” mi sono detta, ho avviato tutte le trafile e dopo un anno mi è arrivato il documento e sono partita: destinazione ITALIA. Sono arrivata il 23/06/2005 e ho cominciato subito a lavorare 24h, parlavo pochissimo di italiano ma grazie alla mia amica imparavo in fretta, però quando a lei è scaduto il contratto ed è dovuta tornare in Perù mi sono sentita sola, è stato un momento difficile che ho superato solo con la voglia di fare bene per me e per i miei figli, è anche per loro che sono qui, voglio che frequentino l’università e solo il lavoro in Italia mi può garantire questo, (un assicurato in Perù guadagna 450 soles pari a circa € 105.00), guadagnando qui posso mantenerli in Perù. Adesso non lavoro più come badante ma lavoro in un ristorante, sono contenta di quello che faccio, guadagno abbastanza bene e sto aspettando mio marito per poter comprare casa e in futuro far venire anche i miei figli.

MABILA:

Sono partita dal Perù perché avevo un bambino di un anno, non avevo casa e lavoro. Mio marito guadagnava poco o niente, sognavo un futuro felice. Ho scelto l’Italia perché mia sorella è 10 anni che vive a Firenze e un giorno parlando con lei al telefono mi disse: “perché non vieni in Italia, qua si sta bene””. Senza pensarci un attimo ho avviato tutte le pratiche, tante difficoltà, ho dovuto pagare 3000$ per arrivare in Italia: nel primo viaggio che ho fatto sono partita con mia cugina da Lima e siamo arrivate in Francia, una volta in Francia la polizia ci ha arrestate, ci ha ritirato il passaporto e ci ha messe in carcere per 15 giorni, dopodiché ci ha rimandate in Perù. Passato un anno, con la voglia di partire più di prima abbiamo riprovato, abbiamo dovuto pagare nuovamente 3000$, questa volta siamo arrivate in Svizzera, poi con il treno siamo andate a Vienna dove dovevamo incontrarci con una persona che avrebbe dovuto portarci in Italia (TRAMITADOR, questa persona tu non la vedi, non hai nessun contatto ma è lei che ti fornisce il passaporto e tutto il resto per il viaggio), al nostro arrivo a Vienna di questa persona nemmeno l’ombra, aveva preso i soldi e se ne era andata. Ho pensato :“” devo essere forte””. Siamo scappate, ci siamo nascoste nel bagno della stazione per una notte intera, sapevamo che eravamo clandestine e che ci avessero preso ci avrebbero rimandate per l’ennesima volta in Perù. Verso le sei del mattino siamo uscite dal bagno e abbiamo incontrato una signora peruviana, l’abbiamo pregata di aiutarci e lei ci ha fatto cenno di seguirla, l’abbiamo seguita e ci siamo ritrovate fuori dalla stazione, davanti alla stazione dei taxi; ci ha raccontato che anche lei stava andando in Italia, da quel giorno abbiamo intrapreso il viaggio della speranza in tre. Il taxi ci ha portato al confine con l’Italia e lì è sorto il problema più grande, di certo non avremmo potuto attraversare il confine con il taxi:l’abbiamo fatto a piedi, abbiamo camminato per circa 3 ore guardandoci alle spalle dai poliziotti armati di fucile che pattugliavano la zona e poi salendo sul confine per poi scendere in Italia, abbiamo impiegato una settimana camminando di notte per non essere scoperti e nascondendoci tra gli arbusti al minimo rumore. Arrivate al ponte del confine, l’ultimo sforzo, c’era una rete, ci siamo arrampicate e abbiamo oltrepassato il confine:ERAVAMO IN ITALIA!!..Ci siamo fermate in un bar a mangiare e a bere. Abbiamo preso un altro taxi e siamo arrivate a Milano, lì ho chiamato mio fratello che è venuto a prendermi e mi ha portato a Castiglioncello dove lui lavorava, ho cominciato a lavorare come aiutante lavapiatti nel ristorante di proprietà per un periodo, poi ho cominciato a lavorare come badante da un’anziana ( per 1 anno) che mi promise di farmi i documenti e così è stato, grazie ai documenti sono riuscita a fare il ricongiungimento familiare e a far venire mio marito e dopo un po’ con un camion anche mio figlio. Nel 1994 è uscita la legge per mettersi in regola, ci siamo cercati casa e abbiamo cominciato a vivere come persone normali…Adesso mio marito lavora come metalmeccanico e io invece sto frequentando il corso O.S.A. per cercare un lavoro sicuro e per dare un futuro ai miei figli.

NGOZI:

Ho 2 cugini che stanno in Italia Avevo un negozio in Nigeria di sartoria però non stavo bene di salute, i soldi non mi bastavano, io lavoravo con mio marito e mettevo da parte i soldi; poi sono rimasta incinta, mio marito voleva un maschio e invece è nata una femmina, allora mio marito a cominciato ad andare con altre donne (un uomo che non ha un figlio maschio in Nigeria non ha potere) non si è più interessato a me,allora ho cercato da sola di recuperare i soldi per potermi operare. Un mio cugino è venuto in Nigeria, gli ho raccontato tutto, lui mi ha detto che quando sarebbe tornato in Italia si sarebbe informato per farmi operare. Mi ha fatto avere un visto per 3 mesi come turista. Dovevo stare 3 mesi invece nel 2002 quando sono arrivata era l’anno della sanatoria ,ho trovato lavoro come baby sitter e così sono riuscita ad avere i documenti per poter restare, e sono rimasta qui.Il problema era la lingua, sono andata 6 mesi a scuola per imparare l’italiano, nel frattempo un mio cugino era venuto ad abitare a Pisa e io mi sono trasferita da lui nell’attesa del permesso di soggiorno. Ho abitato con lui 7 mesi, ( nell’agosto 2003 è arrivato il permesso di soggiorno, non lavoravo più come baby sitter, mi sono messa in cerca di lavoro e un giorno a una riunione per stranieri ho conosciuto una ragazza nigeriana che mi ha aiutato a trovare lavoro come badante 24h/24h, ho lavorato per circa 3 anni e mezzo ( in realtà mi ha lasciato il suo di lavoro perché lei voleva studiare). Adesso non lavoro, sto facendo il corso OSA. Mia figlia ha 22 anni e sta in Nigeria,sta studiando informatica,vorrebbe andare in Inghilterra perché conosca già la lingua.

MARIZA:

Sono arrivata in Italia nel 1995, lavoravo come colf per la mia madrina. Mia cugina stava in Italia e lavorava in Italia, un giorno mandò dei soldi per far fare i documenti a mia sorella perché voleva che andasse in Italia a lavorare invece mia sorella decise di rimanere in Perù perché frequentava l’università; decisi di partire io, per tutto mi ha aiutato il mio padrino, ho fatto tutti i documenti e poi sono partita. Sono entrata in Italia con un visto da turista per 3 mesi, ho trovato lavoro a Rosignano come badante 24h/24h, dopo 3 mesi mi hanno fatto il contratto, con questo sono tornata in Perù, ho fatto tutti i documenti necessari e dopo 4 mesi sono tornata in Italia. Ho continuato a lavorare per un anno e mezzo dopodiché sono tornata a casa per 3 mesi lasciando il mio lavoro alla mamma di una mia amica. Quando sono tornata ho cercato nuovamente lavoro e ho lavorato per circa 2 anni. Mi sono trasferita a Livorno e ho lavorato per 1 anno con una coppia di anziani. Dopo questa coppia ho lavorato per 5 anni con una signora (dal 2000 al 2005). Nel 2000 mi sono sposata e nel 2001 mi ha raggiunto mio marito che ha abitato con me per 3 anni. Adesso abbiamo una nostra casa e mio marito ha lavorato a Pontedera per 2 anni; attualmente ha una impresa edile di sua proprietà. Sono felice di stare a Livorno e penso che rimarrò qui.

Il progetto
Français
English

Interviste e racconti
Africa
Europa
Nord America
Sud America
Australia
Asia

Politiche migratorie e dispositivi di controllo
Interviste e documenti
Cronologia

Immagini e Video
Video
Immagini

Links
scritture migranti
escrituras migrantes
Passaparole Milano

Iscriviti alla Newsletter

Sovereto: centro di seconda accoglienza (2007)

Prigioni libiche (interviste raccolte nel Centro di detenzione di Lampedusa) (2007)

Migranti e capitali a oriente del Nordest (2001-2002)

Gruppo Richiedenti Asilo Roma, 2008

Boat Migration to Italy (2007)

In altre parole

Forme di auto-organizzazione, Venezia-Treviso, Italia, 2002-2004

Corelli: diario di una rivolta (luglio 2008)

Che ci faccio io qui? Storie di donne migranti, Roma 2007 (a cura di Asinitas Onlus)

Castel Volturno

Testimonianze dai Cpt (interviste di Marco Rovelli, Italia 2005)

Io non sono un ladro di fiori, io stesso mi son fatto rosa (dal taccuino di Zaher Rezai, dicembre 2008)

Donne dall’est Europa (interviste di Laura Lobina, Italia 2006)

“Veli svelati”. Soggettività del velo islamico (Interviste di Donatella Romanelli, Italia 2007)

Tunisia Ventimiglia (Italia, interviste audio, 9 aprile 2011)

Mentone Ventimiglia: siamo tutti clandestini. Teatri dell’immedesimazione (Italia, aprile 2011)

Esistenze sospese e resistenze al CARA di Mineo (Italia, gennaio 2012, a cura di Glenda Garelli e Martina Tazzioli)