Nella stessa rubrica

Statement of the Syrians after the shipwreck to the European Union (Italy, october 2013)

Let’s take this sorrow seriously. Giusi Nicolini, Mayor of Lampedusa, answers the mothers and the families of the Tunisian missing migrants

C’est au sérieux que nous devons prendre cette douleur. Giusi Nicolini, maire de Lampedusa, répond aux mères et familles des migrants tunisiens disparus

Prendiamo sul serio questo dolore. Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, risponde alle madri e alle famiglie dei migranti tunisini dispersi.

Appello per i migranti tunisini dispersi/نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين/Appel pour les migrants tunisiens disparus/Petition for missing Tunisian migrants/Unterstützungsaufruf für die vermissten tunesischen Migranten

"Da una sponda all’altra: vite che contano". Lettera ai ministri degli interni e degli esteri italiani e tunisini/رسالة للوزراء /Lettre aux ministres (Italia, 14 gennaio 2012, italiano/arabo/francese)

Cie 2011. Cronologia delle resistenze (a cura di Martina Tazzioli, Italia, gennaio 2012)

Una lettera da Adama (Italia, 17 dicembre 2011)

Donne italiane e tunisine: lettera alle giornaliste (dicembre 2011)

Per Mor per Modou (appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana, Italia, dicembre 2011)

Per Abba (settembre 2008)

Abba, lo chiamavano gli amici. E ad Abba dedichiamo questa sezione, costituita per ora da immagini e video di quelli che riteniamo essere stati i momenti più significativi dopo la sua morte.

Abdul William Guibre, un giovane italiano di 19 anni originario del Burkina Faso, è stato ucciso a Milano, domenica 14 settembre, da due cittadini italiani che l’hanno rincorso e preso a sprangate urlandogli “sporco negro”, “vi ammazziamo tutti”. Il motivo?

“Futile”, secondo il linguaggio tecnico del giudice per le indagini preliminari, Micaela Curami, che il giorno dopo ha convalidato il fermo e disposto il carcere per Fausto e Daniele Cristofoli, padre e figlio, proprietari del bar in via Zuretti dove Abdul era entrato con due amici e dal quale, insieme, avevano sottratto tre confezioni di biscotti. Così, mentre i rappresentanti politici della città si affrettavano a cancellare il razzismo dalla motivazione dell’omicidio, proprio il linguaggio tecnico e giuridico volto nella stessa direzione affermava, forse inconsapevolmente, una terribile verità: uccidere per razzismo a colpi di spranga, nell’Italia di oggi, è un “futile motivo”.

“Il razzismo ha ancora ucciso. Abba vive” c’era invece scritto sullo striscione che gli amici di Abdul hanno portato alla manifestazione che il sabato successivo, 20 settembre, si è svolta a Milano per ricordare Abdul. Rompendo il percorso prestabilito dagli organizzatori e forzando i cordoni della polizia, insieme ad alcune centinaia di altri e altre manifestanti – giovani, italoafricani/e, migranti e italiani/e – sono arrivati in via Zuretti per ricordare Abba lì dove il razzismo l’aveva ucciso e lasciare uno striscione che scrive la verità.

Quasi unanime, la copertura mediatica della manifestazione ha parlato di “scontri e incidenti”, tentando di mettere a tacere, criminalizzandola, la loro forza, così come quella non futile verità: “Il razzismo ha ancora ucciso. Abba vive”.

“Per Abba” vorrebbe essere una sezione in cui raccogliere le immagini e le parole di questa forza, fatta di rabbia, consapevolezza e di verità. Continueremo pertanto a raccogliere le immagini, le parole e i pensieri che ci arriveranno o che, trovati sul web, pensiamo l’esprimano.

(settembre 2008)

Alcuni momenti del corteo di sabato 20 settembre 2008:

http://www.youreporter.it/view_video.php?viewkey=5f77c6b34e3006cf2337079c11ff92a0

galleria fotografica della manifestazione, sabato 20 settembre 2008:

http://www.meltingpot.org/articolo13352.html#galleria

http://www.flickr.com/search/?w=all&q=abba+manifestazione&m=text

le dichiarazioni della sorella di Abba, domenica 21 settembre 2008:

http://www.youreporter.it/view_video.php?viewkey=93bdbd5742235dcde9d9cc424f311eca

Ai funerali di Abba, martedì 23 settembre 2008:

http://www.youreporter.it/view_video.php?viewkey=93cdd7ea9639ebd0fcdb3c240940c755

http://www.youreporter.it/view_video.php?viewkey=cccc1ea9da5d948972e952acb2e96ff7

gli amici di Abba ai giornalisti, durante i funerali, 23 settembre 2008:

http://www.youreporter.it/view_video.php?viewkey=37568ebbda09405875fbd4a58685ff8d

http://www.youreporter.it/view_video.php?viewkey=7436ff9f59e2bfe0825263821b0c7836

intervista alla sorella di Abdul, da Il Manifesto, 19 settembre 2008:

INTERVISTA «È molto importante che non ci facciate sentire soli» Parla Adia Guibré, sorella del ragazzo assassinato a Milano Giorgio Salvetti MILANO

È difficile parlare con Adia, sorella di Abdul Guibré. Non solo perché suo fratello è stato ammazzato a sprangate, ma perché sulla pelle di quel ragazzo e della sua famiglia si è scatenata la bagarre mediatica e politica. «Nessuno mi può ridare mio fratello. Parlo solo perché quello che è successo a lui non deve più succedere a nessuno, a nessun bianco e a nessun nero».
Cosa credi sia successo davvero domenica mattina all’alba?
Mio fratello è stato ucciso barbaramente. E’ strano che nessuno abbia visto, lancio un appello perché chiunque porti una testimonianza, anche anonima. Non bisogna avere paura, perché purtroppo la stessa cosa può capitare a tutti.
Credi che sarebbe andata diversamente se Abdul non fosse stato nero?
Anche se fosse stato bianco, non è possibile che un ragazzo di 19 anni venga ammazzato in quel modo senza nessun motivo. Ma ad Abdul hanno gridato ’negro di merda’. La moglie di quei baristi il giorno dopo ha dichiarato di essere razzista al 100%. Come può non c’entrare il colore della pelle? E’ una cosa che mi ha fatto molto male. Poi quella signora ha chiesto la nostra comprensione...Che cosa le posso rispondere? C’è gente che si sposta sulle panchine o ci guarda male in metropolitana, o che ci insulta perché siamo neri. Finché sono parole si può anche far finta di niente. Ma negli ultimi anni tutto è peggiorato eppure io stessa non me ne sono resa conto, fino all’altro giorno, fino a quando non è stata colpita la mia famiglia. L’Italia è un bellissimo paese ma ci sono persone che per ignoranza diventano violente. Per fortuna non tutti. Noi siamo italiani e anche ora riusciamo a essere orgogliosi di essere italiani perché tanti di voi ci stanno vicino e ci danno la forza di sentirci concittadini. Mio fratello aveva tanti amici che ci vengono a trovare a casa. Era un ragazzo buono e amato dalla gente. I ragazzi, tutti, bianchi e neri, hanno il diritto di andare a divertirsi senza rischiare di essere ammazzati come è successo a lui.
Di chi è la responsabilità dell’ignoranza di cui parli?
La politica troppo spesso aumenta questa ignoranza teorizzando che gli stranieri devono tornarsene nel loro paese. Ma questo è il mio paese. E’ il paese di tanti neri come me. Molti stranieri lavorano in fabbrica, in fonderia o badano agli anziani, magari curano le vostre madri e i vostri padri. Anche io ho fatto un corso per assistenza agli anziani. Ci sono ragazzi neri che hanno studiato, sono laureati, parlano perfettamente italiano. Quando mandano il curriculum li vorrebbero assumere, ma poi quando scoprono che sono neri, nessuno li vuole. E’ ipocrita usare il lavoro degli stranieri ma volere che non si vedano per le strade. L’Italia è un paese con l’età media molto alta, senza gli stranieri non potrebbe andare avanti: noi siamo il vostro braccio destro. Proprio come lo siete stati voi in America o in tutti quei paesi dove siete emigrati. Non è pensabile che gli stranieri se ne vadano. Mio padre lavora da 22 anni a Cernusco sul Naviglio, nella stessa fabbrica, siamo una famiglia rispettabile, tanto che ci avete riconosciuto la cittadinanza. I miei figli crescono in questo paese.
Domani tanti cittadini milanesi manifesteranno per tuo fratello, che ne pensi?
Hanno detto che la famiglia non voleva che la politica si occupasse della vicenda. Ci hanno fatto dire tante cose. Anche per questo sto valutando se sia opportuno andarci, ma sono contenta che le persone manifestino per Abdul e li ringrazio. E’ giusto che lo facciano. Sono persone intelligenti. La solidarietà che ci è stata data in questi giorni è molto importante. Sono queste persone che mi danno coraggio, altrimenti in questo momento non riuscirei neppure ad alzarmi in piedi.

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