Nella stessa rubrica

Figli lasciati al paese

Il ritorno

Il velo

Giovani generazioni

Educare i figli in un paese straniero

La gravidanza

Il lavoro

Matrimonio combinato

Giovani generazioni

Cristina

Io mi chiamo Cristina, ho 26 anni e sono dal Perù. Sono da 8 anni qua in Italia e sono arrivata a 18 anni per via de che mia mamma c’era già qua. Mia mamma è venuta praticamente... Sì, è una estoria un po’... per me è una estoria un po’ da favola perché: perché la mia mamma con el mio padre putroppo si sono separati quando io avevo due anni. Perciò io sono stata con mamma fino a che avevo nove anni.
A mamma in quel trascorso, nel periodo che io avevo sei anni, 9 anni, ha conosciuto el che adesso è il suo sposo e il mio paese essendo molto conservatore più che altro miei nonni, non il mio paese, i miei nonni, non volevano l’unione tra loro due. Allora mamma le è venuto così, ha detto: "io me ne vado da un’altra parte, e me porto mia figlia".
Miei nonni quando hanno sentito questa cosa hanno detto: "o te ne vai da sola ma tua figlia non te la porti.". Mia mamma ha detto, ha rinunciato al lavoro, mamma aveva un bel lavoro là, stava molto bene, però ha deciso di cambiare, perché i miei nonni sono persone molto protettive, molto, moltissimo; perciò non le facevano fare una vita da sola. E mia mamma aveva una cugina qua perciò lei ha deciso di venire qua in Italia. E così io sono rimasta coi miei nonni perché non mi hanno fatta uscire proprio dal paese, e sono arrivata quando ho finito gli studi e quando io da sola ho deciso che voglio stare con mia mamma. Dopo 9 anni e... praticamente ho abitato coi miei nonni. E era... anche se mamma era lontana, cioè, io... io sapeva che era vicina a me perché mi chiamava tutti i giorni.
Poi comunque la mia famiglia è sempre stata molto unita, anche se i miei nonni sono delle persone proprio favulose anche se sono proprio protettive e sempre mi sono sentita molto vicino a mamma, e loro mi facevano capire che pure, che se mamma si era allontanata era perché, va be, lei ha deciso di crescere, comunque, se io voleva, se io decideva a venire qua era perché voleva stare vicino a mamma ma che, cioè, io per mamma sempre sono stata tutto.
E io ho cresciuto con questo, con mamma che mi chiamava sempre e mi faceva... mi faceva sentire voluta, cioè, che lei... li mancavo tanto. E quando lei ha potuto la prima volta, cioè dopo 5 anni, è andata al mio paese per la prima volta. E là l’ho vista e... sempre ho saputo che io volevo stare con mia madre. Mamma...
Mentre mamma stava qua io là ho avuto non solo una mamma, se non cinque che erano mie zie, che sempre stavano dietro di me qualsiasi cosa io facevo, e i miei zii sempre stavano vedendo che doveva fare, gli estudi, tutto. Mamma, e lo so che lei si preoccupava perché lei sempre chiamava a domandare io come stava, e tramite mia nonna lei sapeva più, le cose che forse mia nonna sempre mi diceva quando chiamava mamma: "Dille a tua mamma che stai bene, non farla sentire male" perché, mia nonna non voleva neanche che mamma stesse male, veramente! Io parlava poche volte perché forse sentirla al telefono era una cosa che mi faceva un po’ male, perché era sentirla così lontano, volerle dirle tante cose che non potevo in quel momento perché se io le raccontavo tutto proprio tutto... cioè... Se mi succedeva qualcosa a scuola, se... volevo qualcosa, io non mi sentiva di dirle questo a mamma perché io dicevo: se io le dico a mamma: "ho bisogno di questo, ho bisogno..." cioè forse lei si sente in colpa perché vorrebbe stare qua, però va bè, questa cosa i miei nonni sempre me l’hanno compensata; dicevo, non posso pentirmi di questo.
Però la... cioè, ho sempre avuto questa cosa che... voleva vedere mia mamma, voleva restare vicino a mia mamma. Pensa che, cioè per me, stare adesso con mia mamma è la cosa più... per me... bellissima, cioè, e la mamma è la mamma.

Allora io sono arrivata in Italia giusto tre giorni dopo di fare i 18 anni. Questa è la cosa che mi ricorderò sempre, era il 1999, perché stavamo per arrivare nel 2000. E mi ricordo tanto che sono arrivata e la prima cosa, l’emozione dei saluti perché poi gli amici, lasciare tutti, proprio. Sono arrivata qua... emozionata per vedere mia mamma, e vedere mia mamma per me è stato tutto, non ci ho pensato più a niente, poi quando ci sono arrivata è come se tu entrasse un sogno, perché così mi è capitato a me. E come se io entrasse in un altro posto, guardava tutto ma non mi sentiva parte di... è come un sogno proprio, che tu ci stai ma non ti senti parte, cioè partecipe di quello. Sono arrivata, e il primo impatto è stato una cosa, non lo so forse è un po’ superficiale ma del punto di vista mio perché poi mi sono resa conto. Io essendo abituata nel mio paese, forse avere una casa grande, avere la mia stanza per me da sola, avere... cioè, quando le mie amiche volevano, conoscere tutto il quartiere, salutare a tutti perché, i nostri paesi penso... penso come il tuo sia così, è molto accogliente. Allora tutti... Si conoscono tutti, e è una cosa bella proprio. E poi va bè, arrivare a casa di mamma, un piccolo appartamento: c’era una stanza dove c’era mamma e il suo esposo, allora praticamente io doveva dormire al salotto con mia sorella. Allora è stato un po’.... impatto de rimanere a dire: "ma io dove dormo?"; forse perché non l’ho mai vissuto questa situazione. Allora il fatto di sentirmi così, poi ho detto... pensarci a casa mia perché, sì, sono arrivata con l’illusioe di vedere a mamma, però quando sono arrivata mi sono sentita il vuoto delle gente che stavano lì, le persone che stavano là. Ho detto: sì, vedo mamma, l’abbraccio, tutto, eh, mamma, sono felice. Però mi sono sentita da sola perché comunque è stato un allontanamento dalle altre persone che comunque io ci tenevo. Allora quella diversità e il diverso modo di vivere, nel senso che mamma si svegliava presto, andava a lavoro e tornava tardi. Questa cosa è... arrivare tu, e vedere che tua mamma va via, e io primo giorno che sono arrivata dicevo: "che faccio?". "Guardo la tv?". Cioè, lei era proprio persa, cioè io proprio quei giorni mi è venuto proprio da piagnere tantissimo, anche se mamma stava vicino, tutto.
Ad essere sincera è stato il primo anno qua che sono stata malissimo, questo sì, è vero, verissimo. Perché non sapevo cosa fare. Mi ricordo c’è la cosa più... non... più bella, non lo so se è bella o no. Miei nonni sono venuti dopo due mesi, per vedere come stava, che facevo. La cosa che mi hanno domandato miei nonni mi hanno detto: "ma tu vuoi restare qua o vuoi tornare con noi?". Ho guardato mia mamma; non l’hanno detto davanti a mia mamma, cioè, però ho guardato mia mamma e ho detto: "no, io rimango con mia mamma". Mi sono resa conto che mentre io stavo là, cioè, ho vissuto una vita molto superficiale. Cioè, perché è anche come se i nostri paesi, cioè, il mio paese è povero, c’è sempre una... C’è una società alta, c’è le persone che stanno bene. E io sono stata forse in quel gruppo cioè delle persone che stavano economicamente bene, e non ho avuto problemi economici, là.
Però quando io sono arrivata qua mi sono resa... mi sono resa conto de che mia mamma proprio... ha lottato tanto, cioè mamma, per guadagnare, ha fatto di tutto, e ha sofferto tanto. Ha iniziato di niente però... adesso... cioè veramente, adesso stiamo molto bene, siamo una famiglia molto unita e anche se io pure ho passato delle cose qua, perché uno... non è semplice vivere in un’altra parte. Perché è vero, non è semplice per niente.
E... mi sono... mi sono messa nei panni di mia mamma e ho detto: se io resto qua è per lei, è perché voglio che lei non senta che tutto quello che ha fatto è stato, cioè, buttato... buttato all’aria, perché lei, se si è spostata, forse non per mancanza de dinaro, ma perché proprio voleva avere la sua vita, e voleva essere independente. Cioè, io voglio stare con lei. Per me è stato così.

SOFIA- ERITREA

Io mi chiamo Sofia, ho 17 anni e sono nata a Roma, ma i miei genitori vengono dall’Eritrea. Son venuti, mia madre 34 anni fa, mio padre circa 40 anni fa. Son venuti perché stava... Cioè, mio padre è venuto prima che scoppiasse la guerra, un po’ prima, mentre mia madre è venuta proprio poco prima che scoppiasse la guerra, cioè nel momento in cui è morto ******, nel momento in cui si instaurava l’altra dittatura militare, e poi nel momento in cui i guerriglieri iniziavano... cioè qualche mese prima proprio che scoppiasse la guerra vera e propria, effettiva. E son venuti, mia madre è venuta col contratto di lavoro e ha vissuto a Bari per 8 anni e poi è venuta a Roma, e mio padre anche, poi sono stati, si sono instaurati qua, si sono conosciuti qua e... hanno creato la loro vita qua.
Rispetto al... comunque... Sicuramente non mi sento italiana, perchè comunque credo che questo paese, rispetto comunque all’integrazione con gli stranieri, rispetto comunque al dialogo, anche al rispetto, siete proprio a zero.
E mi dispiace, no mi dispiace, sembra brutto, però io credo comunque che non è che... cioè, si sia fatto tanto perchè comunque vabbe. Cioè comunque stranieri qua ci stanno relativamente da poco, rispetto magari ad altri paesi, perché poi io faccio il confronto con altri paesi come possono essere Inghilterra, Germania, no?
Mi sento... io mi sento cittadina del mondo in quanto.. cioè, io non sto da una parte né dall’altra, e comunque non... non mi piace proprio ritrovarmi sotto.. in un... comunque in un’identità, di una nazione. Comunque io mi sento Sofia con tante sfumature e con tante cose a prescindere poi dal paese in cui vengo perché comunque anche rispetto alle persone eritree io son diversa comunque, perché essendo cresciuta qua, ho assimilato un’altra cultura. Però rispetto anche a un italiano vengo da un altro tipo di famiglia che hanno... cioè altri... un’altra educazione, altri pri...altri comunque valori, come personalità, come modo di vivere, come modo di pensare, di essere.
Quindi posso dire che mi sento... io mi sento proprio cioè, cittadina del mondo in quanto cioè, il mondo è un posto bellissimo, grande, con tantissime cose da scoprire rispetto all’Eritrea, Italia o... tanto altro. Io in Eritrea ci vado... spesso. Mi piace, mi piace tantissimo, in quanto è un posto assolutamente... Va bè è un posto assolutamente diverso da questo comunque perché va bè, un’altra cultura, un altro modo di vivere, un’altra proprio visione della vita, proprio... tutt’altro.
Mi piace tantissimo, mi piace proprio andarci, mi rilasso proprio... è proprio una terapia per me. La lingua la parlo.. così così. In quanto... quando ero tornata da Asmara ce l’avevo imparata, no? Perché comunque vai anno dopo anno, la impari. Però... cioè, dopo du’ anni me la so’... piano piano scordata, cioè perché è una lingua abbastanza difficile, poi mia madre parla italiano a casa, perché comunque essendo tanti anni qua parla molto bene italiano e comunque ti è più facile parlare con me anche perché arriva sempre la sera non è che si mette "****". Però ho un rapporto bellissimo con l’Eritrea, sicuramente.
Le cose che mi fanno sentire concretamente straniera... l’elenco adesso non mi viene, però sicuramente il fatto che mia madre fa un lavoro da schiavisti, cioè, forse si parla di schiavismo perché cioè, fare la domestica significa che vai in una famiglia, dove ti possono far fare qualsiasi cosa quando vogliono loro e come vogliono loro, perché sanno che comunque tu hai un sacco di problemi perché comunque non è facile trovare lavoro qua, perché non c’è lavoro per gli italiani ti pare che lo danno agli stranieri.
Questa è la loro utopia al massimo. E... quindi già il fatto che comunque la... la mia condizione proprio sociale, no? Proprio a partire dal lavoro che fa mia madre che è un lavoro da schiavisti perché quello non è un lavoro tutelato, e già da qua si parte.
Poi qua si sa, comunque nelle scuole, no? Ti offendono, cioè, per esempio, per dirti, a me all’asilo mi offendevano pesantemente, ma tutti i giorni. Poi comunque nelle classi vedi che resti... cioè, il gruppo di stranieri da una parte, il gruppo degli italiani dall’altra parte. Proprio per dirti, è proprio un razzismo sottile, proprio sottile, per dirti che comunque cioè, a me sembra l’unico paese dove... cioè, dove sono accetate certe cose, va be a livello... veramente le persone proprio, come si comportano. Cioè, non ora, a parte le istituzioni, proprio anche nel modo di fare delle persone per strada, o comunque sì, per esempio io sto spesso negli autobus, per dirti all’ospedale, da qualsiasi parte, cioè, la gente ti offende... senza proprio... senza problemi.
I professori potrebbero fare di più, perchè comunque spesso magari non capiscono che una persona straniera c’ha... ha dei problemi in più rispetto a una persona italiana, cioè, già il fatto dei documenti. Io l’altro anno andavo ogni giovedì alla questura per farmi i documenti, perché comunque non potevo mandare mia madre da sola, no? Quando gli dicevo "no professoressa, so’ andata a fare i documenti", sembrava che non mi credono. Io come mi sento, a ’sto punto? Questo, questo è l’aiuto. Questo è l’aiuto che ti arriva dalla scuola. Cioè, se uno già non sta per terra ti ci mette la scuola, perché comunque non basta l’impegno. Perché poi sono tutti una serie di fattori, come dicevo l’estrazione proprio sociale, no?
Questo segna, perché comunque io sono nata qua. Se io avessi avuto il passaporto italiano, tutti ’sti problemi io non ce li avrei avuti. Ci stanno una serie proprio di complicazioni proprio che i professori proprio non capiscono perché comunque i professori che abbiamo adesso, tutti sessantenni, si sono laureati non so quanti anni, decenni orsono, in un’epoca in cui stranieri non ce n’erano, se ce n’erano erano cinque, non lo so quanti erano, proprio pochissimi. Quindi venivano in una società proprio completamente diversa da quella di oggi, no? Quindi cioè, a me mi sembra assolutamente assurdo che poi una persona di 50 anni vuole venire a capire come sono fatta io, o che razza di problematiche posso avere io. Queste poi son le stesse persone che dicono "io voglio aiutare gli stranieri" senza poi aver nessun contatto con gli stranieri. Per esempio io mi faccio parecchi complessi coi professori, cioè, mi da fastidio, che un professore magari per motivi assurdi mi viene a dar fastidio a me. Al primo anno i professori, cioè, c’era un professoressa che s’era fissata che io non dicevo a mia madre che c’era ricevimento genitori. Cioè, lei non credeva che una persona potesse lavorare dal lunedì alla domenica fino a tardi, invece qua sì, invece. E’ vero che gli italiani non lavorano così, magari, non lo so. Magari in certe zone pure pure, però veramente, tanti stranieri fanno questo tipo di vita.

Prendere la cittadinanza italiana non è facile, nemmeno per ragazzi come me che sono nati in Italia. In quanto, per avere la cittadinanza italiana tu, al compimento del 18mo anno di età, e non oltre il diciannovesimo, perché al diciannov.. quando fai 19 anni perdi il diritto, quindi hai solo un anno di tempo. Tu devi portare i documenti, naturalmente da parte.. che siano ufficializzati da istituti comunque riconosciuti dallo stato quindi dalle scuole, gli asili nidi, quindi devi portare i documenti di 18 anni di vita in italia, che tu hai vissuto, hai avuto la residenza continua in Italia per 18 anni, non ti sei comunque allontanato, non hai vissuto all’estero, eccetera eccetera.
Questo è un problema prima di tutto perché: perché tu devi essere iscritto all’anagrafe, devi essere iscritto comunque alla residenza, no? Devi averce… devi essere iscritto proprio alla residenza, in questo paese, anche se stavi qua, però non sei iscritto non è valido. Se per esempio per dirti, non hai fatto l’asilo nido già c’hai un buco. Cioè, sono serie di complicazioni, di persone che comunque non è che quando una persona nasce uno subito capito? Cioè magari non lo sai, no? Quindi poi ti ritrovi a 18 anni ad avere anche un anno di buco e non te la danno per un anno, poi va be, tutta ’sta documentazione è difficile da ottenere, gli asili nidi e anche la scuola materna, dopo un tot di anni buttano i documenti, quindi se tu arrivi là e hanno buttato i documenti, non ce li hai più. Perchè per esempio, soprattutto agli asili, perché non so’ scuole dell’obbligo, tu vai là e non... Non ottieni più i documenti, quindi tu cioè... c’hai il buco. Tu devi fare i documenti subito, mia madre già li ha fatti per me tanti anni fa, quindi eh, come fai? Io ho la cittadinanza eritrea. E’ importante avere la cittadinanza italiana, per diversi motivi. Allora, primo ho sempre diritto al... al dottore, alla sanità, alle cure mediche. Io ho avuto il permesso di soggiorno per due anni bloccato in questura, per due anni io non sono andata dal medico. Perché non posso andare dal medico senza permesso di soggiorno. Primo. Secondo è importante perché comunque va bè, c’hai la questione dei permessi di soggiorno che si rinnovano ogni due anni, ma se due anni stanno fermi in questura io lo riprendo che tra un mese mi scade. Poi io ho il permesso di studio che mi scade ogni tre mesi. Che significa, vai alla questura, fai le file, a fare, ad avere un sacco di problemi, perché comunque ti tolgono il libretto sanitario, eccetera eccetera, sempre per la stessa questione del medico. No, secondo me lo straniero è una risorsa, in quanto i paesi secondo me più... che stanno più avanti, più avanti nel mondo, sono i paesi con più stranieri. I paesi come l’Inghilterra, come l’America. Ho già pensato di tornare a vivere in Eritrea, ho già programmato che... prima va bè, farò la mia vita, poi a 50 anni mi butterò in politica per diventare presidente dell’Eritrea. Mi piacerebbe fare qualcosa di... di serio e concreto e di giusto per il mio paese visto che... penso che ne abbia proprio bisogno. Sicuramente io tornerò in Eritrea quando e se c’arrivo quando ho 50 anni, o su di lì per.. per buttarmi in politica.

Il progetto
Français
English

Interviste e racconti
Africa
Europa
Nord America
Sud America
Australia
Asia

Politiche migratorie e dispositivi di controllo
Interviste e documenti
Cronologia

Immagini e Video
Video
Immagini

Links
scritture migranti
escrituras migrantes
Passaparole Milano

Iscriviti alla Newsletter