Nella stessa rubrica

Figli lasciati al paese

Il ritorno

Il velo

Giovani generazioni

Educare i figli in un paese straniero

La gravidanza

Il lavoro

Matrimonio combinato

Il lavoro

Narrazione 1

Io mi chiamo Marta, sono ecuadoregna. Ho 35 anni (ride) sono venuta qua come tutti… la situazione economica, no?
Sempre ho avuto questa voglia di andarmene dal paese perché noi siamo, almeno la famiglia da parte mia ,economicamente sempre abbiamo stato un po’ male.
Io sono nata in campagna, mia madre è morta quando io avevo 3 anni. Poi sono cresciuta con mia sorella, la più grande. Sempre lei la situazione sua non era tanto bella diciamo cosi, perché lei aveva tre figli, tre maschi e io rimaneva a casa e lei stava a lavorar, sempre lavorava. Non sono tanto studiada perché proprio per questo motivo, no? Perché mia sorella, siccome lei mi è cresciuta no? Allora lei se ce l’aveva per uno non ce l’aveva per un altro, e allora lei mi ha dato quello che ha potuto.
Siamo venuti qua però per me non è stato tanto… si bello per una parte, pero l’altra parte quando sono entrata qui, mamma mia! Mi dispiaceva tanto perché io sapevo che qua è difficile, era difficile è ancora per me difficile ,perché quando sono venuda qua ho trovado cose diverse… almeno de parte mia io ero da sola, sono sola proprio.
Poi avevano passato 3 mesi ho deciso di andare a lavorare perché già era stufa di stare a casa perché aveva paura per el idioma ,no? Io l’italiano non era che lo parlavo tanto bene e poi a mia suocera le ha detto un amico,suo cliente , che c’era un lavoro e sono andata a lavorare. Sempre pulizia facevo, sempre ho lavorato in nero, fino ad adesso non ce l’ho, sono passado 6 anni e ancora non ce l’ho el documento.
Perché quando sono venuda qua, quello è un altro discurso , quando sono venuda qua e noi siamo arrivati en Maggio, poco dopo a Settembre di quell’anno è uscida la legge Bossi-Fini, allora mio marito lavorava in quel tempo in una frutteria. Pero questo signore (il datore di lavoro)è stato un po’ furbo perché lui gli ha chiesto “ma tu vuoi che ti faccia i documenti ?”- “va bene se lo fai volentieri va ben” poi le ha detto “porta tutti i documenti che te li facci”.
Mio marito tutto contento ha portato tutto i documenti e copia, tutto, è andado al commercialista suo e le ha detto “he portado el documento , he portado i soldi che doveva darle”, in quel tempo erano 800 euro per fare la pratica, pero lui, questo commercialista, le ha detto “no, sono 3200 euro” . Allora mio marito è rimasto così immobile , muto perché non se lo aspettava .Allora mio marito le ha detto “lasci perdere meglio sto senza documento che con quel sodi me ne vado al paese e metto un bel negozio , lasci perdere” e non fatto niente.
Se lavora come se può, no? Io faccio ore, ancora lavoro un po’ di ore in settimana . Sabato e domenica faccio parrucchiere insieme con mia suocera ,sempre en nero perché è così. Pure mio marido continua a lavorare così, lui è muratore continua a lavorare in nero. Quando io vado a lavorare o qualcuno chiede se ho bisogno di lavorare io dico sì, “ma ce l’ha el documento?- io le dico no. -Allora niente”, me dicono così.
È molto difficile, fino adesso non ci riusciamo ad avere questo soggiorno perché è un problema e più mi dispiace per mia figlia perché me hanno detto che devo farlo per mia figlia perché sennò fino ai 18 anni c’è il rischio de che ci rimandano al paese. Io sto aspettado ancora che esca questa legge per fare el documento.

Narrazione 2

Mi chiamo Ahlem, ho 36 anni, sò venuta dell’Algeria, e sò 5 anni che sto in Italia. In Algeria facevo la segretaria alla direzione dell’università, lì ho trovato tanti disturbazioni quindi, ho lasciato.
Ho fatto insegnante per bambini elementari, ho piaciuto tanto questo lavoro e poi sono sposata e sono venuta en Italia, e ho fatto un altro lavoro .
Sono venuta en Italia perché ho seguito mio marito. Per dire la verità non ho piaciuto tanto perché non volevo lasciare mi genitori, mia famiglia però da noi in Algeria la donna che si sposa deve seguire il marito , dove va deve seguire e quindi ho seguito mio marito e sono venuta en Italia. Poi quando sono venuta in Italia stavo male perché non parlavo la lingua e non c’avevo nessuno e quindi me trovavo male. Dopo cominciato la scuola per imparare la lingua e lì ho imparato. Prima di imparare la lingua ho cominciato un lavoro, un lavoro che lo facevo a casa , facevo lavoro di sbucciare le cipolle. Sbucciavo le cipolle a casa, mio marito le comprava al mercato e le portava a casa e io sbucciavo le cipolle,le lavo e lascio a asciuga’ e le metto nelle bustine e le vendo per ristorante. E una idea di… tanti stranieri che fanno questo lavoro e quindi,ho detto a mio marito pure io volevo far questo lavoro perché come non parlo la lingua non posso lavorare . Allora “come (visto che) sto a casa me compri le cipolle e lo faccio io”. Tanti stranieri non sposati fanno questo lavoro e quindi io stavo sempre a casa, uscivo solo con mio figlio, c’avevo tempo libero e quindi ho scelto questo lavoro per una prima esperienza.
E poi questo lavoro non è che guadagniamo tanto, dipende da quanto lavori, se lavori tanto hai il guadagno tanto , se lavori poco hai il guadagno poco, dipende di lavoro: 4 sacchi di 5 Kg il sacco fanno 80 euro al giorno , 20 kg so 80 euro al giorno, a sbuccia’ 20 kg di cipolle prendono 4 o 5 ore. Per dire la verità, non mi piace tanto perché quando sbucci le cipolle …le lacrime , il naso e tutto quanto e quindi non ho piaciuto perché un lavoro che non mi piacevo. Ho studiato, non è che ho studiato tanto, però, studiare per sbucciare le cipolle non è tanto bello pure! Quindi ho lavorato quasi un anno, poi smetto questo lavoro. Il sogno mio è magari continuo di studiare, perché comunque è rimasta un po’… non ho continuato di studiare, ho studiato solo a terzo liceo e volevo , magari, continuare di studiare così finisco e faccio bel lavoro. In Italia è difficile trovare lavoro soprattutto quando è straniero. Prima cosa una persona che è laureata non può lavorare perché non è laureata in Italia. Seconda cosa qualche volta la lingua, il problema di lingua, secondo me in tutto il mondo è difficile non solo qui, soprattutto perché io sono qui dico che è difficile, ma in tutto il mondo è difficile, anche al paese mio è difficile.
Ormai sono abituata qui, so 5 anni, non posso anda’, ritornare al paese mio definitivo è impossibile , guarda… impossibile.

Narrazione 3

Mi chiamo Sara vengo dal Marocco, sono venuta qua , diciamo, per migliorare la mia vita ,per cercare un lavoro. Al Marocco lavoravo,facevo la segretaria all’assicurazioni delle macchine. Facevo la segretaria e dopo l’ho lasciato perché guadagnavo poco, però per aiutare la famiglia l’ho lasciato e sono venuta qua.
Allora volevo aiutare la famiglia, per quello ho deciso di venire qua e lasciare tutto anche se era duro per me perché avevo 9 fratelli. Allora, siccome mio padre ha fatto la seconda guerra mondiale, quando ha finito la seconda guerra, la Francia sono andati via . Mio padre ha fatto pure il militare anche al Marocco, allora dopo che è finito tutto l’hanno chiamato e l’hanno dato questo lavoro come guardia de riserva per il re.
Però lo stesso non guadagnava tanto e con una famiglia grande, non c’avevamo casa perché solo la casa ti da il re. Mentre lavori c’hai una casa dove vai, perché loro cambiano sempre posto, re sta qua , tu stai lì , quando cambiano città cambia pure lui (padre). Li danno sempre casa, ma quando lui finisce lavoro suo esce da casa del re, non c’è più casa, rimane senza.
Per quello, lui mentre lavorava non guadagnava tanto, ma senno lui faceva casa. Guadagnava poco, soltanto per vivere, per farci vivere. Per quello io ho deciso di venire qua, per fare una casa per lui. Poi ho lavorato con quella famiglia dove sono arrivata prima, per tre anni e mezzo senza documenti. Immagina come era dura perché non poteva andare giù per vedere la famiglia , allora sono rimasta qua finché è uscita la legge del ‘90. Ho fatto il permesso di soggiorno e poi lì ho cambiato lavoro . Sono andata a lavorare da un’altra famiglia per un anno e mezzo , però io guadagnavo pure lì poco perché lavoravo solo part-time, e non ce la facevo ad arrivare subito a fare questa casa.
Allora io ho lasciato quella famiglia dove lavoravo, facevo la domestica part-time , ma non mi bastava. E questa signora(il datore di lavoro), veramente l’ho raccontato, mi ha aiutato a trovare un altro lavoro, così lavoravo da lei , e poi, finisco e andavo vicino al palazzo dove c’è altra signora lavoravo a una lavanderia , stiravo la roba. Così, diciamo, guadagnavo un poco di più, facevo due ore e guadagnavo 10 mila lire all’ora. Siccome non mi bastavano i soldi per fare questa casa subito perché la mia famiglia soffriva giù ,perché l’ha levata la casa. Così ho trovato un altro lavoro ad un albergo. Lì guadagnavo un po’ di più , mi sono trovata bene , ho lavorato per 5 anni mezzo . Mandavo li soldi sia per loro,per aiutarli a mangiare, sia per quanto c’è qualche festa, per quando entrano i miei fratelli nella scuola li aiutavo e anche per la casa. Quando ho fatto li documenti, permesso di soggiorno e ho avuto un po’ abbastanza li soldi sono andata giù. Ho preso un pezzo di terra, 100mq, e poi ho fatto una casa per loro. Mio padre era talmente contento, per me è stato bello, vedendo un padre che ha sofferto , un padre che ha vissuto una vita sempre nella guerra , sempre…Pure ha fatto la guerra, diciamo, con li figli e con la vita. Per fortuna io ho fatto questa cosa per lui, perché è un padre molto affezionato a li figli , e molto affettuoso. Era una cosa bellissima per me, non mi scordo mai quel giorno, quando io le ho detto: “dai , vai papà ecco li soldi sono pronti , andiamo sceglie tu il pezzo di terra che ti piace” Era contentissimo, veramente!

Narrazione 4

Mi chiama Babita, ho 25 anni sono venuta dal Bangladesh. Qui in Italia da 5 anni. Nel mio paese ho studiato 2 anni fino a diploma per la lingua inglese. Anche ho lavorato come una maestra per la scienza, per 2 anni ho fatto corsi di ricupero per i ragazzi, mi piace tanto quello mio lavoro che ho fatto al mio paese. Mi piace qualcosa da insegnare per aiutare la gente,le persone.
Sono arrivata qui in Italia per motivi di famiglia , perché mio marito viveva qua, e così sono arrivata in Italia. Pero quando sono arrivata qui, in Italia, senza lingua.. una cosa difficile. Non è che solo in Italia, è nel mondo dove io devo andare senza mia lingua molto difficile per vivere. Diciamo che, per andare per parte del dottore, per andare al supermercato , per parlare con la gente, per capire, molto difficile. Anche mio marito mi ha aiutato tanto per andare alla scuola per imparare la lingua. Lui è molto interessato che io vado a scuola e imparo la lingua, così capisco tutto, anche aiuterò un po’ a lui.
Così sono andata alla scuola e quando ho visto che tanti miei paesani che non capiscono la lingua per andare alla parte del dottore, in un ufficio per fare un documento, per loro molto difficile. Io ho imparato la lingua , prima sono andata alla scuola delle donne (“scuola senza libri”) e qui ho imparato la lingua, anche per imparare un po’ più avanzato sono andata alla C.T.P. (Centro Territoriale Permanente), e così ho fatto la licenza media . Dopo sono andata un’altra scuola per imparare corso di mediatore interculturale- linguistico, ho fatto il corso ,proprio ho preso il certificato ,dopo ho lavorato. Pure adesso lavoro come mediatrice per aiutare miei paesani, perché quando ho visto che tanti miei paesani che non capiscono la lingua italiana per andare da parte del dottore, per fare un documento in un ufficio, questo, diciamo un macello per loro senza lingua, quindi per aiutare miei paesani ho diventato mediatrice interculturale – linguistico , così aiuto miei paesani. Sono contenta. Dentro consultorio, se arriva una donna dal mio paese che non capisce la lingua , quindi io parlo prima con questa donna dal mio paese, che cosa lei voleva dire , che problema lei ha, tutto quanto io sento, allora dopo io racconto al dottore o alla dottoressa. Dottore dice che cosa fare per questa donna,allora io dico lei che cosa deve fare , come deve fare e tutto quanto e così.
Mi piace questo tipo di lavoro per il mio progetto di futuro, per diventare una maestra per gli stranieri.
Quando ho visto i problemi dalla lingua per i miei paesani sopratutto ho pensato io divento una maestra per loro , così imparano bene e imparano subito , io spero così.

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