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Tunisia-Italia. Lettera del sottosegretario del ministero per le Migrazioni tunisino al governo italiano (Tunisia, febbraio 2012)

Prisonniers du désert. Enquête sur la situation des migrants à la frontière Mali-Mauritanie (Cimade, décembre 2010)

"Libya of tomorrow". What hope for human rights? (Amnesty International, june 2010)

Così la Libia imprigiona i profughi (da "L’Espresso", 2 ottobre 2009)

Les harraga brisent la logique du « huis clos » (interview de Ali Bensâad, Aout 2009)

Pushed Back, Pushed Around (Libya/Italy), (Human Rights Watch, september 2009)

Une autre frontière de non-droit: Mali-Mauritanie (Rapport de Mission octobre 2008)

Interviste sulla frontiera. Melilla (interviste di Giacomo Orsini e Silvia Schiavon, ottobre-novembre 2008)

Réfugiés à la frontière (Zimbabwe-Afrique du Sud, par Marie Simon, janvier 2009)

Mappa dei campi libici (dicembre 2008)

Mauritanie. "Personne ne veut de nous", luglio 2008 (Inchiesta di Amnesty International nei centri di detenzione in Mauritania)

Il centro di detenzione di Nouadhibou, in Mauritania, è forse la concretizzazione più evidente di come le politiche europee di controllo o di governo delle migrazioni stiano cambiando vorticosamente tutti i parametri politici e giuridici a cui ci aveva abituato la storia degli stati-nazione. Costruito nel 2006, in seguito alla nuova rotta inventata dai migranti per raggiungere l’Europa, che passava non più per lo stretto di Gibilterra, ormai bloccato dall’ottobre 2005, ma per le isole Canarie, il centro non è stato solo voluto e imposto dalla Spagna, ma anche realizzato dall’esercito spagnolo. Da quel momento, migliaia di migranti, provenienti dal Senegal, dal Mali, ma anche da paesi africani attraversati da conflitti, come la Liberia e la Costa d’Avorio, sono stati trattenuti all’interno del centro prima della loro espulsione dal territorio mauritano. Riportati in Mauritania dopo aver raggiunto le isole Canarie, grazie ad un accordo firmato dalla Mauritania con la Spagna nel 2003, che prevede l’espulsione verso la Mauritania dei migranti che siano transitati o che si suppone siano transitati sul suo territorio prima di raggiungere il territorio spagnolo, o arrestati prima ancora di aver compiuto il viaggio, senza alcuna possibilità di ricorso, dopo i giorni passati in detenzione, i migranti vengono portati alle frontiere del Mali o del Senegal, spesso anche nel caso in cui non siano cittadini di uno dei due paesi. Ulteriore elemento di arbitrarietà: la legislazione della Muritania non prevede il reato di abbandono “illegale” del paese. Così, mentre l’Europa pubblicizza i suoi interventi per democratizzare il regime della Mauritania, impone ad essa la forza dell’esercito di un suo stato membro, una sovranità extraterritoriale per il controllo dei flussi migratori e l’arbitrio più assoluto nelle pratiche di detenzione e di espulsione dei migranti. Durante il mese di marzo 2008, Amnesty International ha svolto un’inchiesta tra i migranti del centro di detenzione, pubblicata poi all’inizio di luglio con il titolo “Mauritanie: personne ne veut de nous”.

(luglio 2008)

per leggere il rapporto:

http://www.amnesty.org/fr/library/info/AFR38/001/2008/fr

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Senegal, 2006