Nella stessa rubrica

Statement of the Syrians after the shipwreck to the European Union (Italy, october 2013)

Let’s take this sorrow seriously. Giusi Nicolini, Mayor of Lampedusa, answers the mothers and the families of the Tunisian missing migrants

C’est au sérieux que nous devons prendre cette douleur. Giusi Nicolini, maire de Lampedusa, répond aux mères et familles des migrants tunisiens disparus

Prendiamo sul serio questo dolore. Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, risponde alle madri e alle famiglie dei migranti tunisini dispersi.

Appello per i migranti tunisini dispersi/نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين/Appel pour les migrants tunisiens disparus/Petition for missing Tunisian migrants/Unterstützungsaufruf für die vermissten tunesischen Migranten

"Da una sponda all’altra: vite che contano". Lettera ai ministri degli interni e degli esteri italiani e tunisini/رسالة للوزراء /Lettre aux ministres (Italia, 14 gennaio 2012, italiano/arabo/francese)

Cie 2011. Cronologia delle resistenze (a cura di Martina Tazzioli, Italia, gennaio 2012)

Una lettera da Adama (Italia, 17 dicembre 2011)

Donne italiane e tunisine: lettera alle giornaliste (dicembre 2011)

Per Mor per Modou (appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana, Italia, dicembre 2011)

La posizione di Isoke Aikpitanyi sull’attuale dibattito sulla prostituzione (giugno 2008)

IN STRADA NON CI SONO PROSTITUTE MA SCHIAVE

Il problema non è la prostituzione e non è la clandestinità

La maggior parte delle ragazze che si prostituiscono nelle strade italiane sono vittime della tratta e sono schiave. Bisogna liberarle e basta, il che vuol dire offrir loro una concreta via di uscita. La via di uscita non può esser permetter loro di prostituirsi in quartieri a luce rossa o in aree "protette", perché saranno sempre i trafficanti a gestire tutto. E non può essere proporre loro di fare delle cooperative e di autogestirsi come prostitute, perché non sono venute a fare le prostitute, quindi se offriamo loro solo questa opportunità, non le liberiamo. Molte "sembrano" determinate a prostituirsi solo perché si sono rassegnate e adattate, perché non possono fare altro, spesso non hanno istruzione e sempre sono respinte dalla società.

Non sono delle criminali, ma delle vittime. Non sono io a dire queste cose, non io sola. Sono solo una voce, ma sono la voce dell’unica associazione vittime ed ex vittime che esiste. Perché politici, operatori sociali, preti e suore, poliziotti, giornalisti tutti vogliono dire la loro e non ascoltano noi? Come si può affrontare un problema e pensare di risolverlo senza ascoltare i protagonisti.

Io, come tante, come quasi tutte quelle che sono uscite dalla tratta, ho atteso a lungo prima di trovare una via di uscita che non mi era offerta; neanche quando mi hanno quasi uccisa perché ho detto il mio NO ai trafficanti, qualcuno mi ha teso una mano e allora è chiaro che da anni ciò che si fa "a favore" delle vittime della tratta è sbagliato o non risolve un bel nulla. Questa è la verità.

Retate, CPT, galera, rimpatri… quel che sta facendo o vuol fare il governo non è una novità, lo hanno fatto tutti i governi, solo che oggi se ne parla di più e se ne faranno di più.

Ma non si dica che così si liberano le schiave, perché è vergognoso raccontare bugie così grosse a persone che muoiono come mosche per arrivare qui, che qui sono uccise da trafficanti e balordi (più di 200 in tre anni), che qui sono massacrate di botte e solo a volte vanno in ospedale, che quando ci vanno è perché sono in condizioni gravissime, che abortiscono in modo terribili, che partoriscono e si vedono togliere i figli o dai servizi sociali o dai trafficanti che li tengono come ostaggi, che devono pagar un debito che arriva a 80 mila euro, che sempre più spesso sono minorenni, che sono senza istruzione e senza cultura, che credono in demoni tribali, che qui si ammalano, che qui sono stuprate ogni giorno, ecc. ecc. E il problema sarebbe la prostituzione?

Gli italiani vedono solo quella, e questo è vergognoso… non il fatto che tante giovani stiano in strada. Queste ragazze non sono un pericolo, ma vivono ogni giorno in pericolo. E i clienti? Ci si renda conto che il maggior numero di ragazze che esce dalla tratta è sostenuta da un cliente-ex cliente-amico-fidanzato-marito. Ma come? I clienti alimentano la domanda e sono responsabili della tratta ma sono anche la risorsa più concreta per le ragazze che vogliono tirarsi fuori? Segno evidente, anche questo, che la risposta data dalla politica e dalla società al problema delle vittime della tratta in genere non è adeguata.

Isoke Aikpitanyi

Associazione vittime ed ex vittime della tratta del Progetto la ragazza di Benin City

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