Nella stessa rubrica

Statement of the Syrians after the shipwreck to the European Union (Italy, october 2013)

Let’s take this sorrow seriously. Giusi Nicolini, Mayor of Lampedusa, answers the mothers and the families of the Tunisian missing migrants

C’est au sérieux que nous devons prendre cette douleur. Giusi Nicolini, maire de Lampedusa, répond aux mères et familles des migrants tunisiens disparus

Prendiamo sul serio questo dolore. Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, risponde alle madri e alle famiglie dei migranti tunisini dispersi.

Appello per i migranti tunisini dispersi/نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين/Appel pour les migrants tunisiens disparus/Petition for missing Tunisian migrants/Unterstützungsaufruf für die vermissten tunesischen Migranten

"Da una sponda all’altra: vite che contano". Lettera ai ministri degli interni e degli esteri italiani e tunisini/رسالة للوزراء /Lettre aux ministres (Italia, 14 gennaio 2012, italiano/arabo/francese)

Cie 2011. Cronologia delle resistenze (a cura di Martina Tazzioli, Italia, gennaio 2012)

Una lettera da Adama (Italia, 17 dicembre 2011)

Donne italiane e tunisine: lettera alle giornaliste (dicembre 2011)

Per Mor per Modou (appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana, Italia, dicembre 2011)

Racconto di Nina, Mestre, Italia, giugno 2008

Sono Nina, vengo dal sud della repubblica Moldava, da un paesino che si chiama Zirnesti nella provincia di Cahul.
In Italia sono arrivata nel marzo del 2000. Conoscevo di questo meraviglioso paese la sua architettura con le storiche opere come il Colosseo, i fori Imperiali, i grandi pittori come Leonardo da Vinci e Michelangelo, la lirica con i suoi teatri la Scala e la Fenice, la moda con i suoi stilisti e sicuramente che è il paese del sole.
La cosa che mi ha spinto a venire in Italia è stato il fatto, che dopo lo scioglimento dell’Unione Sovietica 1989/1990, la maggior parte delle persone partiva per l’Europa.
I primi anni non pensavo minimamente di lasciare la mia terra, poi col passare del tempo l’economia del paese peggiorava. I salari mensili erano molto bassi rispetto ai prezzi della vita che sono tuttora ahimè alti. Il mio stipendio di infermiera professionale era all’epoca venticinque euro e sebbene oggi sono raddoppiati ma i prezzi triplicati e quadriplicati. Così un giorno ho pensato di venire in Italia, sono arrivata con le mie amiche a Roma, dopo una settimana mi sono trasferita a Padova. Sono stata ospitata per un paio di giorni da un amico.
Poi è cominciato il mio percorso, le mie esperienze, che mi hanno fatto e fanno crescere, se non ogni giorno posso dire che quasi tutti i giorni imparo qualcosa di nuovo sia dalle cose positive che da quelle negative. Oggi è domenica sono quasi le ventuno dopo una giornata intensa di piacevole studio per un corso di comunicazione che sto frequentando e di cui parlerò più avanti, sono nella mia stanza dell’appartamento in affitto che condivido con una amica ucraina. Mi piacciono questi momenti, quando sono nella mia cameretta piccola ma molto accogliente, luminosa e molto calda dove ho i miei ricordi e le mie emozioni, con le domande e le risposte dove spesso trovo la pace e serenità. Tornando a quello che conosco dell’Italia, in questo momento mi vengono in mente le persone che hanno accompagnato e segnato la mia vita qui in Italia.
Ho avuto diverse esperienze lavorative e di conseguenza ho conosciuto diverse persone. Alcune delle quali ho nel cuore e in questo momento mi viene in mente la prima persona che ho assistito. Ero in provincia di Vicenza in un piccolo paese bello e pittoresco che si chiama Valdagno. Assistevo la signora Vittoria, una donna alta, elegante, bel portamento e con un carattere forte, che purtroppo alla sua età di ottantacinque anni soffriva di demenza senile. Quindi per me oltre alla difficoltà di gestire lei con la sua malattia, avevo difficoltà anche con la lingua non sapendo nulla di italiano. D’altronde penso che per tanti altri miei connazionali questa è stata una delle prime fatiche e forse anche paure che abbiamo quando si ha un lavoro e non sai esprimerti e temi che se non capisci e non ti fai capire potrebbero lasciarti senza lavoro. Così fai molto in fretta ad imparare la lingua perché sei costretta. Mi è capitato sentire alcune volte dei miei amici o conoscenti italiani che ci fanno i complimenti per come noi impariamo presto a parlare la lingua ai quali io rispondo che il bisogno e la necessità ti aiutano ad imparare. Nel mio caso con la signora Vittoria posso dire che sono stata fortunata perché se è vero che lei aveva la sua malattia, il suo carattere forte, io mi sono sentita aiutata, protetta e forse in un certo senso coccolata dalla figlia Rosalina e da suo marito. Grazie a loro, alle mie paure e fatiche sono riuscita a costruirmi delle buone basi nel mio cammino in Italia.
Un’altra esperienza interessante che ho avuto in Italia è stata quella con la signora Elena. Con lei ho lavorato per due anni e mezzo. In questo periodo che sono stata insieme a lei ho avuto la possibilità di conoscere molto bene Venezia. Pensando adesso quanto curiosa ero di conoscerla perché quando ero a scuola un’insegnante di Storia ci aveva raccontato dell’esistenza di una città costruita sull’acqua. Mi veniva in mente ogni tanto da quando avevo saputo di Venezia, anche non ricordandomi bene il nome, mi chiedevo come potrebbe essere una città sull’acqua, come e dove camminavano le persone? Finché sono arrivata a Mestre.
Dimenticavo di dire, che per tre anni ero clandestina. È molto triste lavorare da clandestina. Sei molto insicura, non hai la possibilità di vedere i tuoi amici che abitano in altre città, non puoi girare tranquillamente per paura di essere fermata dai carabinieri ed essere espatriata, per mia fortuna non sono mai stata fermata.
Dopo questi tre anni di permanenza in Italia sono riuscita ad avere il benedetto permesso di soggiorno. La signora che assistevo era autosufficiente, cosi facevamo le passeggiate a Venezia. Il mio interesse per questa città accontentava la signora Elena. Si camminava per calli e callette, campi e campielli in tutte le stagioni, con la nebbia e con il sole, in una parola in tutto il suo splendore. Ho conosciuto le isole, i musei, le chiese e ho visitato diverse mostre. È magnifico lavorare e nello stesso tempo avere la facoltà di conoscere e vedere Venezia, che credo sia il sogno di tante persone.
Un’altra opportunità che ho avuto lavorando qui è stato la fortuna di avere tempo libero. Nel tempo libero ho frequentato un corso breve di informatica, di lingua inglese e andavo in piscina dove vado tuttora. Ho fatto amicizia con persone italiane. Ho avuto una bella storia d’amore con un ragazzo che è durata tre anni... da poco ci siamo lasciati.
Adesso mi piacerebbe parlare del mio presente. Attualmente lavoro nella casa di accoglienza ebraica a Venezia. Questo lavoro mi ha portato e mi porta a conoscere una cultura diversa dalla mia che mi affascina tanto e mi arricchisce. Parallelamente al lavoro sto studiando. Quest’anno mi sono iscritta alla scuola di formazione in “Counseling GNL Sistemico” all’Istituto Modelli di comunicazione di Milano.
Questo è un corso triennale, l’ultimo anno bisogna iscriversi all’università Jean Nonnet di Bruxelles per ottenere il diploma di Counseling (lo scopo è quello di dare un sostegno psicologico alle persone che li aiuta ad aiutarsi da sole). Faccio volentieri e con grande passione questi studi, prima per la mia crescita personale e poi voglio aiutare le persone straniere ad integrarsi meglio in Italia, sperando di poter fare la mediatrice culturale. Adesso collaboro con un formatore del GNL a Mestre facendo dei corsi di building e leadership in un’azienda.
Parlando del futuro mi vedo realizzata come donna con una famiglia, e una brava formatrice.
Per concludere il mio racconto ringrazio tutte le persone che mi hanno aiutato e sostenuto nel mio percorso lavorativo e personale qui in Italia e dire a tutti gli emigrati di ricordarsi delle proprie origini, della propria cultura nonostante siamo in un paese straniero e siamo venuti per lavoro e cercare di vivere meglio possibile.

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