Nella stessa rubrica

Statement of the Syrians after the shipwreck to the European Union (Italy, october 2013)

Let’s take this sorrow seriously. Giusi Nicolini, Mayor of Lampedusa, answers the mothers and the families of the Tunisian missing migrants

C’est au sérieux que nous devons prendre cette douleur. Giusi Nicolini, maire de Lampedusa, répond aux mères et familles des migrants tunisiens disparus

Prendiamo sul serio questo dolore. Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, risponde alle madri e alle famiglie dei migranti tunisini dispersi.

Appello per i migranti tunisini dispersi/نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين/Appel pour les migrants tunisiens disparus/Petition for missing Tunisian migrants/Unterstützungsaufruf für die vermissten tunesischen Migranten

"Da una sponda all’altra: vite che contano". Lettera ai ministri degli interni e degli esteri italiani e tunisini/رسالة للوزراء /Lettre aux ministres (Italia, 14 gennaio 2012, italiano/arabo/francese)

Cie 2011. Cronologia delle resistenze (a cura di Martina Tazzioli, Italia, gennaio 2012)

Una lettera da Adama (Italia, 17 dicembre 2011)

Donne italiane e tunisine: lettera alle giornaliste (dicembre 2011)

Per Mor per Modou (appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana, Italia, dicembre 2011)

Lettera dall’Italia (10 gennaio 2006, dal sito di Meltingpot)

Marina Olexyuk Holyck, cittadina migrante di origine ucraina. Pubblichiamo la lettera di Marina Olexyuk Holyck, mediatrice culturale del punto di incontro Madreperla, scritta in occasione dell’inaugurazione della mostra "Corridoio 5 Viaggio a ritroso in Ucraina", presso Officina delle Arti di Reggio Emilia (tratto da Meltigpot).

Quando mi sono laureata mia mamma era felice. Mi disse “Farai una vita meno faticosa della mia, sarà interessante e potrai vivere tra i tuoi libri”. Così fu per 17 anni.
Facevo l’insegnante ed ero innamorata del mio lavoro. Non era facile ma mi dava molta soddisfazione.
È crollato tutto... Meno male che mia mamma non sa come è cambiata la mia vita, a volte penso a voce alta “Sarebbe molto dispiaciuta. Ma è morta prima che accadesse tutto ciò...”
Perché siamo venute in Italia? Dovevamo uscire, invadere strade e piazze, stare in piedi per settimane, mesi, tutto il tempo che occorreva per ottenere il rispetto dei nostri diritti, cambiare realmente il nostro paese.
Mi rendo conto, però , che questa moltitudine di donne immigrate serve...ad aprire gli occhi. Qualcuno doveva fare questo passo, offrire una lezione alle generazioni future. Ma chi ha fatto questo passo? I più deboli o i più forti?
I più deboli, o chi come me, non voleva accettare compromessi per diventare più forte? Io in Italia ho scoperto molte cose. Ho conosciuto un’altra Italia, non quella dei libri, non solo la storia, i monumenti e l’arte. Ma anche i problemi dei ricchi, le lacrime dei famosi, la solitudine dei genitori con 4-5 figli. Poi l’incertezza dei giovani, la poca fede. Un’altra grande delusione è stata la legge Bossi-Fini, non ci credevo: una legge così in un paese democratico!
Attraverso il lavoro di assistente domiciliare (badante) ho conosciuto il vero-altissimo prezzo della libertà.
L’uomo libero non sa quanto è cara la libertà! Ho conosciuto meglio me stessa, le mie forze, le debolezze. Ho imparato la pazienza ed il coraggio, dire “si” e “no” in modo indipendente. So che da un giorno all’altro la vita può cambiare radicalmente, bisogna essere pronti e non mollare. Ho imparato a non avere paura di cambiare. Che ci sono parole, come solitudine e “nostalgia-canaglia”, disperazione e piacere che hanno significato diverso quando le trovi sul dizionario, rispetto a quando macinano il tuo cuore. Quanto è caro un saluto, un sorriso, una stretta di mano sincera...
Il tempo trascorso in Italia mi ha aiutato a crescere, a diventare matura e indipendente. Come se avessi fatto un’altra università. L’università della vita come prova di resistenza. Non potrei mai (adesso, non prima) disapprovare una persona che si è addormentata su una panchina, “sarà stanca -penso- non avrà la propria casa”. Così come chi mangia per strada “avrà fame -mi dico- non avrà tempo per fermarsi”. So che ognuno di noi ha le sue ragioni, chi ride e chi piange, chi urla e chi sussurra. Così come quella che porta il burqa e quella che invece indossa la minigonna e ha l’ombelico scoperto. Ed è giusto così, ognuno ha le sue ragioni.
Rispetto a cinque anni fa, oggi sono un’altra persona. Più forte, matura, decisa e pratica. Ho perso tante cose alle quali tenevo eppure mi ritengo fortunata. Ho incontrato persone meravigliose, che mi hanno regalato amicizia, rispetto sostegno e comprensione. Gli voglio molto bene e prego per loro. Ringrazio tutti coloro che mi conoscono. Questa esperienza, ripeto, se non mi ha arricchito materialmente (come speravo) mi ha arricchito spiritualmente. Adesso scrivendo, sorrido. Sorrido a te, Italia.

Traduzione di Mauro Pizziolo

[ giovedì 23 giugno 2005 ]

Il progetto
Français
English

Interviste e racconti
Africa
Europa
Nord America
Sud America
Australia
Asia

Politiche migratorie e dispositivi di controllo
Interviste e documenti
Cronologia

Immagini e Video
Video
Immagini

Links
scritture migranti
escrituras migrantes
Passaparole Milano

Iscriviti alla Newsletter

Sovereto: centro di seconda accoglienza (2007)

Prigioni libiche (interviste raccolte nel Centro di detenzione di Lampedusa) (2007)

Migranti e capitali a oriente del Nordest (2001-2002)

Gruppo Richiedenti Asilo Roma, 2008

Boat Migration to Italy (2007)

In altre parole

Forme di auto-organizzazione, Venezia-Treviso, Italia, 2002-2004

Corelli: diario di una rivolta (luglio 2008)

Che ci faccio io qui? Storie di donne migranti, Roma 2007 (a cura di Asinitas Onlus)

Castel Volturno

Testimonianze dai Cpt (interviste di Marco Rovelli, Italia 2005)

Io non sono un ladro di fiori, io stesso mi son fatto rosa (dal taccuino di Zaher Rezai, dicembre 2008)

Donne dall’est Europa (interviste di Laura Lobina, Italia 2006)

“Veli svelati”. Soggettività del velo islamico (Interviste di Donatella Romanelli, Italia 2007)

Tunisia Ventimiglia (Italia, interviste audio, 9 aprile 2011)

Mentone Ventimiglia: siamo tutti clandestini. Teatri dell’immedesimazione (Italia, aprile 2011)

Esistenze sospese e resistenze al CARA di Mineo (Italia, gennaio 2012, a cura di Glenda Garelli e Martina Tazzioli)