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Su una piroga verso le Canarie (2006). Cheikh Ndiaye Touré, Senegal, 4 settembre 2006 (intervista raccolta dall’Association France Presse, in Jeuneafrique.com, traduzione italiana di Maya Breschi – dal sito di Meltingpot)

Su una piroga verso le Canarie (2006). Cheikh Ndiaye Touré, Senegal, 4 settembre 2006 (intervista raccolta dall’Association France Presse, in Jeuneafrique.com, traduzione italiana di Maya Breschi – dal sito di Meltingpot)

Un migrante senegalese racconta il proprio viaggio verso la Spagna. Sogna l’"El Dorado" europeo. Ha fallito una prima volta ma è pronto a ricominciare. Cheikh Ndiaye Touré, mercante ambulante senegalese racconta alla Association France Presse il suo viaggio a bordo di una piroga verso le Canarie, la paura di morire ma anche i momenti di gioia tra i clandestini.

"Abbiamo viaggiato in condizioni più o meno precarie. Stavamo stretti perché sulla piroga eravamo tra le 75 e le 100 persone, Gambiesi, Senegalesi, Guinei," racconta questo padre di famiglia di 31 anni, che vende accessori per telefoni portatili e cinture. "Ma ci aspettavamo una tale situazione. Eravamo a bordo di una grossa piroga come quelle che i pescatori utilizzano per le lunghe distanze" aggiunge al suo ritorno nella capitale gambiese, Banjul, dove si è trasferito diversi anni fa.

Il primo giorno di viaggio, il 15 agosto, è stato penoso: "per molti di noi, si è trattato del battesimo di fuoco in mare. Molti viaggiatori sono stati vittime del mal di mare. Alcuni hanno avuto le vertigini mentre altri hanno vomitato molto. Ma tutto è rientrato nella norma il 2° giorno e le persone a bordo si sono abituate alle correnti. L’atmosfera era positiva. La gente cantava, vociferava o conversava. C’era un forte cameratismo tra di noi, come se ci conoscessimo da anni." "C’era una grande solidarietà tra di noi. Quelli che avevano finito di dormire cededevano il posto a quelli seduti sulle panche."

Secondo lui, la piroga era fornita di materiale GPS che permettava al conducente di orientarsi e di sapere il numero di chilometri percorsi. Bidoni riempiti d’acqua potabile, di cibo, di mecidine, di carburante e perfino di giubotti di salvataggio erano stati messi a bordi. "Dalla Casamance (Sud del Senegal), ci siamo spostati a largo di Dakar. Poi lungo la Mauritania e le coste marocchine. E’ stato a 23 chilometri dalle acque territoriali spagnole (nei pressi dell’arcipelago delle Canarie), dopo cinque giorni di traversata che il nostro sogno si è volatilizzato." "Siamo stati colti da un vento molto violento che ha reso il nostro cammino impossibile, non vedavamo più nulla e il mare stava diventando sempre più agitato, come se non volesse che superassimo l’ostacolo marocchino. E’ stato in quel momento che c’è stato un po’ di panico. La maggior parte dei passeggeri ha avuto paura ed ha costretto il conducente della piroga ad invertire la rotta. E’ così che abbiamo attraccato a Saint-Louis (Nord del Senegal) dopo quattro giorni di navigazione, ovvero un totale di nove giorni andata e ritorno." "Avevamo intrapreso questo viaggio verso la Spagna con il solo obbiettivo di trovare un lavoro là che migliorasse le nostre condizioni di vita a dir poco difficili in Africa. Anche se hai la volontà, è difficile nel nostro paese avere successo se non si hanno i mezzi finanziari". Come anche gli altri suoi compagni di sventura, aveva pagato 20.000 dalasis (400.000 FCFA[1], 740 euro) per fare la traversata. Nonostante la paura, gli enormi rischi incorsi, le condizioni spaventose del viaggio, Cheikh Ndiaye Touré è pronto a ripartire: "se l’occasione si presenta, ritenterò l’avventura. Ce ne sono altri, piu fortunati di noi, che attualmente sono in Spagna. Perché non io?"

[1] Franchi della Comunità Finaziaria Africana.

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Senegal, migranti rimpatriati (2006)