Nella stessa rubrica

Pastore Wylli, Rabat (Marocco), 3 luglio 2006 (audio: 29 minuti, intervista raccolta da Federica Sossi)

Maman, Rabat (Marocco), 3 luglio 2006 (audio: 22 minuti, intervista raccolta da Federica Sossi)

Makiese, Rabat (Marocco), 3 luglio 2006 (audio: 11 minuti, intervista raccolta da Federica Sossi)

Paulin Kaunzambi, Casablanca (Marocco), 4 luglio 2006 (audio: 1 ora e 17 minuti, intervista raccolta da Federica Sossi)

Fiston, Rabat (Marocco), 26 marzo 2007 (audio: 1 e 18 minuti, intervista raccolta da Federica Sossi)

Roger Lelo a Blanchard Hitombe, Rabat (Marocco), 27 marzo 2007 (audio: 1 ora e 14 minuti, intervista raccolta da Federica Sossi)

Carla Domingas, Rabat (Marocco), 30 marzo 2007 (audio: 33 minuti, intervista raccolta da Federica Sossi, in lingala, con la traduzione in francese di Fiston Massamba)

Keita, Rabat (Marocco), 30 marzo 2007 (audio: 38 minuti, intervista raccolta a Federica Sossi)

Keita, Rabat (Marocco), 30 marzo 2007 (audio: 38 minuti, intervista raccolta a Federica Sossi)

Keita, rifugiato ivoriano in Marocco, membro del Consiglio dei migranti subsahariani in Marocco, racconta il suo viaggio per arrivare in Marocco, la trafila per diventare richiedente asilo e poi rifugiato, gli arresti, la deportazione a Oujda, alla frontiera con l’Algeria, nel luglio del 2006.


intervista a Keita
Formato file: MP3
Peso: 4.3 Mb

Hai voglia di presentarti, di dire qualcosa? Buonasera a tutti, mi chiamo Keita, sono ivoriano, sono in Marocco da circa tre anni, ho lasciato il mio paese perché, come tutti sanno, c’erano di razzismo e c’era la guerra, sono passato per il Mali, dopo il Mali per la Mauritania e dopo ho raggiunto l’Algeria con l’aereo, il mio obiettivo era di restare in Algeria o in Mali, ma non era facile per me, perché noi, gli ivoriani, non siamo ben accolti in Mali, perché prima dell’inizio della guerra gli ivoriani avevano già dei problemi per la carta di soggiorno, c’erano problemi a livello delle autorità e quindi non siamo ben accolti. E quindi pensavi di restare in Mali? Sì, ma per andare in Mauritania, perché c’ero già stato, per 4 anni, per gli studi all’Università, quindi conoscevo il posto. Ma quando sono arrivato in Mauritania non c’era l’ufficio dell’Hcr e siccome avevo dei contatti, degli amici di quando ero stato lì prima, un mio amico mi ha aiutato per i trasporti in modo che lasciassi la Mauritania per andare in Algeria, con l’aereo, perché avevo il mio passaporto. Poi quando sono entrato in Algeria…l’Algeria per me non è un paese integrato, perché con tutti quei problemi, di kamikaze, con gli attentati…Quando era? L’inizio del 2003. Ho contattato un amico ivoriano ed è lui che mi ha aiutato, mi ha detto “se vieni qui in Marocco c’è l’Hcr e puoi chiedere asilo e se funziona puoi essere riconosciuto come rifugiato”. Quindi è lui che mi ha aiutato ad entrare in Marocco. In Marocco ho aspettato circa un anno per avere la mia domanda di asilo, perché all’epoca non era facile come adesso, all’epoca ti davano un appuntamento, poi all’appuntamento ti davano un appuntamento di un mese o di due mesi. Ma l’ufficio era a Casablanca. No, no, era già a Rabat. Ti iscrivi, poi ti danno un altro appuntamento, io mi sono iscritto credo tre volte così, una volta sono andato il giorno dopo rispetto all’appuntamento e dunque mi hanno dato un altro appuntamento, così per altre volte. Poi ho fatto l’intervista e sono diventato richiedente asilo.
Quindi quanto tempo è passato da quando sei entrato in Marocco prima che tu diventassi richiedente asilo. Sette o otto mesi. E durante questo periodo eri sans papiers? Sì, partivo lì, sotto la pioggia, mi davano l’appuntamento ma non funzionava. Ma cosa chiedono quando c’è l’intervista per diventare richiedenti asilo? Niente, ti chiedono solo l’obiettivo principale che ti ha spinto a lasciare il tuo paese d’origine e se è confermato allora ti danno l’asilo. Ma cosa deve essere confermato? Perché per diventare richiedente asilo fai prima una domanda e dopo l’inscrizione e ti danno un appuntamento, poi vai all’appuntamento e ti danno un foglio da riempire, poi ti chiamano e fai l’intervista a partire dal foglio che hai riempito, se dici il vero allora... Ma non ho capito, quando fai la domanda ti danno il foglio da riempire e tu scrivi il tuo nome, sono angolese, ho lasciato il mio paese…, sono entrato in Marocco…e poi quando ti fanno l’intervista vedono se corrisponde a quello che avevi dichiarato? Esattamente, il giorno in cui ti danno il foglio da riempire tu scrivi, per esempio cominci con il tuo nome, nazionalità angolese, data di nascita, il cognome, riempi tutto questo, dopo ti chiedono che cosa ti ha spinto a lasciare il tuo paese e dopo durante l’intervista ti chiedono il tuo nome, il tuo cognome, per vedere se sei tu, dopo ti chiedono che cosa ti ha spinto a lasciare il tuo paese, per vedere se corrisponde, poi ti danno un appuntamento dopo tre mesi. Io dopo i tre mesi sono arrivato il giorno dopo, e quindi mi hanno dato un altro appuntamento, a quell’appuntamento mi hanno detto di ritornare dopo due mesi. Ma non capisco, perché ti danno tutti questi appuntamenti, non credo che all’ufficio dell’Hcr ci sia sempre così tanta gente. Sì, sì. (Fiston): ma bisogna dire che quando le persone arrivano, l’Hcr fa di tutto per rinviare il più possibile gli appuntamenti e adesso cercano di respingere le persone. Ma dall’inizio 2007 le cose non sono più come negli anni passati, perché prima venivano molte persone in Marocco, adesso non vengono più, dunque l’Hcr cerca di occuparsi delle persone che sono già qui e che sono già rifugiati e richiedenti asilo, e per quelli che vengono ora l’Hcr cerca di rinviare al massimo l’appuntamento.
E dunque tu sei in Marocco da tre anni e che cosa pensi del Marocco? Beh, il Marocco non è un buon paese per noi, i subsahariani, perché spesso c’è razzismo, possono aggredire i migranti in qualsiasi momento, se vai alla polizia e hai i documenti di richiedente asilo o di rifugiato ti dicono “noi non riconosciamo questi documenti”. Prima non sapevi dove andare, adesso c’è un po’ la Caritas, va un po’ meglio. Ma anche se hai i documenti, spesso espellono le persone a Oujda, come nel mio caso, da quando ho il mio statuto sono stato preso due volte dalla polizia locale, la prima volta sono stato dalle dieci del mattino sino a sera, perché in quel caso i miei amici hanno chiamato l’Hcr. Io non pensavo che potessero arrestare così le persone. Noi siamo membri del Consiglio dei migranti e quindi siamo dei leaders, facciamo le interviste, anche alla televisione. Due giorni dopo aver fatto un’intervista ero con un mio amico, lo stavo accompagnando all’ospedale, la polizia ci ha preso con altri due nigeriani, ci hanno chiesto i documenti, e il mio documento l’hanno messo nella tasca e mi hanno detto di salire nella macchina, io non volevo salire, poi mi hanno cominciato a picchiare, il io amico mi ha aiutato e l’hanno fatto salire anche lui, gli altri, che non avevano nemmeno i documenti li hanno lasciati andare, mentre a me, mi hanno portato via e mi hanno portato al commissariato. Quando ho cominciato a difendermi mi hanno detto di tacere. Dopo ho contattato i miei amici, così l’Hcr ha saputo e ha cominciato a intervenire, ma mi hanno fatto passare la notte lì. Quando era? Era subito dopo la Conferenza ministeriale di luglio, quindi era il mese di luglio del 2006, dopo la nostra manifestazione. Dopo mi hanno liberato e sono rientrato a casa.
Dopo tre settimane avevo un appuntamento con un subshariano a Casablanca, ci eravamo dati appuntamento in un caffè vicino alla stazione dei bus, ma sono entrati delle persone che ci guardavano, poi uno guardava delle foto e guardava noi, quando ci siamo alzati ci hanno chiesto i nostri documenti, l’altro ha mostrato il suo passaporto e gli hanno detto grazie, quando hanno chiesto a me i documenti ho dato il mio foglio e il poliziotto mi ha detto “vieni, vieni a verificare al Commissariato”. Mi hanno portato al Commissariato e anche lì hanno guardato le foto e poi me ne hanno mostrato una dicendo “sei tu questo?”, io non ho negato e quindi loro mi hanno chiesto dove fossero i miei amici. Perché la foto era stata presa davanti al Parlamento marocchino (nel luglio del 2006, prima della conferenza ministeriale euro-africana sulle migrazioni alcune associazioni marocchine e europee avevano organizzato una Conferenza non-governativa alla fine della quale c’è un presidio di un’ora a Rabat, davanti al Parlamento marocchino). Ed era lì che avevano preso la foto, e quindi mi chiedevano dove fossero i miei amici che erano nella foto. Io ho risposto che non li conoscevo, che ci eravamo riuniti lì e che subito dopo ci eravamo separati. Mi hanno fatto aspettare. Un’ora circa. Poi mi hanno chiamato di nuovo e mi hanno chiesto la stessa cosa. Io ho risposto di nuovo che non li conoscevo. Questo è durato sino alle dieci di sera, e siccome avevo un appuntamento con Fiston lui mi ha chiamato per chiedermi dov’ero. Il giorno dopo mi hanno richiamato, e mi hanno chiesto ancora dei miei amici, poi il poliziotto mi ha detto “bene, dal momento che non li conosci, questa volta ti portiamo alla frontiera e vi lasciamo nel deserto”. Così ci hanno portato insieme, perché c’erano anche altri due subsahariani. Ho richiamato Fiston, ma lui non aveva ancora chiamato l’Hcr perché pensava che mi avessero rilasciato e ha chiamato l’ufficio solo dopo la telefonata. Poi, durante il viaggio, io ho chiesto di poter andare alla toilette, e ho cercato di telefonare, ma è venuto un poliziotto e mi ha picchiato. Nella vita ci sono cose che puoi perdonare ma non dimenticare. Quindi ci hanno portato alla frontiera e ci hanno gettato lì verso le 21, i gendarmi algerini erano anche lì, e anche loro hanno cominciato a sparare in aria dicendo “ritornate in Marocco, non venite qui, da noi”. E noi abbiamo cominciato a circolare nella terra tra i due fronti, per circa un’ora, un’ora e mezza, perché c’è una terra rossa tra le due forze, la forza algerina e quella marocchina, così abbiamo cominciato a calmarci lì, poi abbiamo iniziato a contornare la strada per ritornare a Oujda per rientrare alla “fac” e lì abbiamo trovato degli ivoriani che erano stati espulsi anche loro e mi hanno detto che l’Hcr aveva chiamato per sapere se ero già tornato. Ho chiamato, mi hanno detto di pazientare e che avrebbero trovato una soluzione, sono rimasto lì tre giorni… dunque, tutto questo è per dirti che con tutti questi documenti abbiamo comunque sempre dei problemi, perché ci possono arrestare durante il giorno o durante la notte. In Marocco, sai, anche con il Consiglio del Marocco, non hai nessun diritto di organizzare, come dire, non puoi organizzare nulla, perché non hai uno statuto giuridico, ci sono cose che non puoi fare perché altrimenti rischi di essere arrestato dalla polizia. Noi non siamo venuti per rimanere in Marocco, se fossimo venuti per restare qui saremmo andati all’ambasciata del Marocco nel nostro paese di origine, prima di arrivare qui. Ma l’idea principale dell’Hcr è di arrivare a integrare le persone qui in Marocco. Perché fanno un po’ la politica dell’Unione europea. Fanno la politica dell’Unione europea rispetto all’esternalizzazione dell’asilo politico…Ma non funziona. Quindi in realtà stanno un po’ cancellando il diritto d’asilo, perché se i rifugiati non sono riconosciuti dallo stato…Sì appunto

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