Nella stessa rubrica

Statement of the Syrians after the shipwreck to the European Union (Italy, october 2013)

Let’s take this sorrow seriously. Giusi Nicolini, Mayor of Lampedusa, answers the mothers and the families of the Tunisian missing migrants

C’est au sérieux que nous devons prendre cette douleur. Giusi Nicolini, maire de Lampedusa, répond aux mères et familles des migrants tunisiens disparus

Prendiamo sul serio questo dolore. Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, risponde alle madri e alle famiglie dei migranti tunisini dispersi.

Appello per i migranti tunisini dispersi/نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين/Appel pour les migrants tunisiens disparus/Petition for missing Tunisian migrants/Unterstützungsaufruf für die vermissten tunesischen Migranten

"Da una sponda all’altra: vite che contano". Lettera ai ministri degli interni e degli esteri italiani e tunisini/رسالة للوزراء /Lettre aux ministres (Italia, 14 gennaio 2012, italiano/arabo/francese)

Cie 2011. Cronologia delle resistenze (a cura di Martina Tazzioli, Italia, gennaio 2012)

Una lettera da Adama (Italia, 17 dicembre 2011)

Donne italiane e tunisine: lettera alle giornaliste (dicembre 2011)

Per Mor per Modou (appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana, Italia, dicembre 2011)

L’8 MARZO DELLE SCHIAVE - COSA C’E’ DA FESTEGGIARE? (di Isoke Aikpitanyi, marzo 2008)

Abbiamo ricevuto questo testo da Isoke Aikpitanyi, autrice, insieme a Laura Maragnani, del libro Le ragazze di Benin City (Melampo 2007) e coordinatrice del progetto La casa di Isoke, casa di accoglienza per ragazze vittime e ex-vittime della tratta.

(marzo 2008)

L’8 MARZO DELLE SCHIAVE - COSA C’E’ DA FESTEGGIARE?

Le vittime della tratta giungono in Italia affrontando viaggi allucinanti nel deserto; molte muoiono in viaggio; altre sono fermate nei campi di concentramento libici finanziati dai vari governi italiani per fermare i migranti; di quelle che arrivano, in tre anni ne sono state assassinate 200; la loro storia è fatta di stupri e violenze quotidiane, aborti clandestini e figli sottratti alle madri dai servizi sociali o dai trafficanti che le ricattano, un debito da pagare ai trafficanti che esigono almeno 60 mila euro, fughe durante impietose retate della Polizia, la detenzione in carcere o nei CPT e il rimpatrio con famiglie che le respingono e autorità che le buttano in una galera, uscendo dalla quale non hanno altra alternativa che ricominciare il viaggio; e più cresce la disperazione, più queste ragazze si rassegnano a non ribellarsi alla mafia che le ha schiavizzate: spacciano droga, tacciono sul traffico di bambini e di organi, accettano che arrivino ragazze sempre più giovani (anche 12-14 anni e sono già buttate in strada) e diventano – infine – maman, cioè da vittime si trasformano in sfruttatrici.

Da donna a donna chiedo alle donne italiane, specialmente in questo 8 MARZO, di impegnarsi affinché, mentre lottano per i diritti delle donne, contribuiscano a LIBERARE LE SCHIAVE che non hanno identità, diritti e voce. Non c’è niente da festeggiare, quindi...

Agli uomini dico meno mimose e più fatti, meno clienti e più coscienza maschile e, soprattutto, a quelli che intendono essere risorsa contro la tratta, chiedo di essere i primi ad uscire dalla clandestinità: non è possibile accompagnare una clandestina in un percorso di uscita, se ci si nasconde dietro l’anonimato, se si è sposati e se si vive sostanzialmente una doppia vita, se si è turbati e non ci si fa aiutare dai pari che offrono auto-mutuo aiuto o dagli esperti o dalla famiglia. I clienti POSSONO essere una risorsa contro la tratta, ma non so lo sono di per se e, anzi, ancora oggi troppo spesso diventano complici dei trafficanti e sono i veri responsabili del fatto che la tratta non è sconfitta. Se il vostro 8 marzo non è questo, cari maschi, se il vostro 8 marzo non è un impegno contro ogni violenza sulle donne, vuol dire che state festeggiando un’altra causa: il vostro egoismo.

(Isoke Aikpitanyi, marzo 2008)

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