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Sempre aperto, Roma, Italia (racconto di Al Faki, aprile 2004)

“Prima che Al Faki e Deng aprissero lo spaccio dovevamo arrivare fino alla stazione Tiburtina per fare la spesa. Adesso che a Tiburtina c’è l’alimentari se ci serve una cosa basta che ci affacciamo dalla stanza e gridiamo: Al Faki…”

Quando sono uscito dal campo di Crotone era estate, il tempo dei lavori stagionali in campagna, così sono andato a raccogliere i pomodori in Puglia. Di questi mesi non ho solo brutti ricordi. Dopo il campo di Crotone era bello essere liberi, lavorare e guadagnare, avere i soldi per mangiare, ma soprattutto era bello rincontrare nei campi tanti amici sudanesi.

Sono stato a Campo Sant’Anna per 1 mese e 5 giorni. E dopo mi hanno dato il mio permesso di soggiorno, il 7 luglio. Da quel giorno, sono venuto a Roma, sono arrivato a Roma l’8 luglio. Sono venuto in treno, con degli amici. Non sapevo niente di Tiburtina. Il primo giorno a Roma ho pensato “è il mio primo giorno nella capitale d’Italia”, io pensavo sempre “Roma, Roma, Roma”. Così quando ho visto il cartello “Roma Termini”, sono stato felice. Quando siamo scesi dal treno, il mio amico che già stava a Roma ci ha portato con la metro a Tiburtina; erano le 9 del mattino. Siamo arrivati nel capannone piccolo. Sono stato con gli amici, con la mia gente, i miei fratelli. Loro stanno a Roma da moltissimo tempo. Ero felice, perché la città è bella; pensavo che sarebbe stato bello. Speravo.

A Roma non c’è lavoro e i rifugiati sudanesi dormono in questi magazzini a Tiburtina. Ho rinunciato ad affittare una stanza e pure io sono andato come tutti gli altri a Tiburtina. A Tiburtina vedevo le persone andare a fare la spesa a Termini, alla stazione Tiburtina perché vicino ai magazzini non ci sono negozi. Anche quando ti manca una cosa sola per cucinare o fai senza oppure sei costretto a fare una lunga camminata per andarla a comprare. Così pensando abbiamo deciso che si poteva fare un alimentari per le persone che vivono a Tiburtina. Un giorno ho parlato con un mio amico che si chiama Deng, un sudanese della mia stessa etnia, gli ho detto che volevo aprire un negozio ma che non avevo il posto perché nel magazzino grande era tutto occupato. Lui mi ha chiesto che cosa volevo fare, gli ho risposto che volevo fare un piccolo alimentari. Mi ha detto che lui un posto ce l’aveva. Ci siamo messi insieme e dopo aver sistemato il posto bisognava pensare come fare. Abbiamo deciso che ognuno mette duecento euro, così in tutto avevamo quattrocento euro, ma per Deng era un po’ rischioso perché aveva solo quei soldi. Abbiamo cominciato con una spesa di ottanta euro. Abbiamo comprato quelle cose che servono sempre come le lamette per la barba, il sapone per i panni, shampoo, spazzolini e dentifricio.

Il negozio a Tiburtina è iniziato quest’inverno; quando mi hanno mandato via da Campo Sant’Anna, il governo non mi ha dato nessun soldo; mi hanno portato alla stazione senza il biglietto, dandomi solo il permesso di soggiorno, solo il soggiorno. Ho parlato con delle persone perché dovevo andare a Crotone e mi hanno dato dei soldi; ma un po’ di quei soldi li ho conservati, e sono andato da quell’uomo di là, da mio fratello. Da dicembre è iniziato. Con quei soldi ho comprato le cose da vendere nel negozio. Compro cibo e cose, materiali vari al supermercato, Tuo e Dico. C’è un ragazzo sudanese che ha la macchina, e lo pago 20 euro; vado tutti i sabati, e lo pago 20 euro ogni viaggio, e veniamo qui a Tiburtina.

Chi lo poteva sapere come andava? E invece è andata bene. Ho detto a Deng che dovevamo comprare anche tonno e uova, ma Deng non era d’accordo perché diceva che nessuno avrebbe comprato quelle cose perché già c’erano i ristoranti che cucinavano per pochi soldi. Alla fine il tonno e le uova li abbiamo comprati e insieme abbiamo anche preso l’alcool per cucinare. A Tiburtina chi non ha il gas e il fornello cucina con l’alcool. In un barattolo di latta si mette un po’ di ovatta o gomma piuma imbevuta di alcool che fa una piccola fiamma che dura qualche minuto. Piano piano a Tiburtina le persone si sono organizzate meglio con il gas e i fornelli ma comunque ancora adesso tanti cucinano con l’alcool perché ogni settimana vendiamo almeno trenta litri di alcool.

Le persone comprano, questo posto va bene, ma alcuni prendono in prestito troppo. Se non hanno soldi, vengono e noi scriviamo il nome; facciamo così: qualcuno viene e paga, qualcuno viene e va via. Alcuni tornano per pagare, altri no.

A Tiburtina le persone non hanno molti soldi perché non lavorano e così quando gli serve qualcosa e non hanno i soldi loro prendono quello che gli serve e noi segnamo. Qualcuno ha aperto il conto da quattro cinque mesi e ancora non ha pagato, qualcuno ci deve dare più di seicento euro. Questo lavoro non è per diventare ricchi ma un po’ è per lavorare e vivere e un po’ anche per fare una cosa utile per Tiburtina.

Facciamo i conti alla fine del mese, è meglio che farli ogni settimana. Guadagno 60, 70 euro in un mese: soldi per me. Con i soldi che guadagno a volte cuciniamo, abbiamo molti posti per cucinare di sopra. Anche nelle stanze, abbiamo bombole del gas. Oppure vado al ristorante di Tiburtina: un piatto costa 2,50 o 3 euro. Ogni tanto vado a mensa. Le cose che vendiamo qua, non le facciamo pagare molto di più: se una cosa costa 0,70 qua la paghi 0,75: 10% in più va bene. Qui vendiamo molte cose: sigarette; una sigaretta costa 15, le Benson sono le più economiche, non sono come le Marlboro. La gente compra soprattutto latte, biscotti, scatolette, cioccolata.

Andiamo a fare la spesa nei discount Tuo e Ins. Cerchiamo di comprare i prodotti che costano pochi soldi perché sappiamo che a Tiburtina le persone non lavorano e per questo non possiamo vendere le cose che sono troppo care. Se teniamo i prezzi bassi, noi vendiamo tante cose e le persone possono comprare quello che gli serve. Per esempio compriamo il sapone a settanta centesimi e lo rivendiamo a 85 centesimi. Ogni settimana facciamo una spesa generale. Paghiamo venti euro una persona che vive a Tiburtina e ha la macchina, per accompagnarci ai discount. Ma ogni giorno c’è bisogno di andare a comprare qualcosa e così usciamo a piedi con un carrello della spesa. La frutta e la verdura la compriamo a Piazza Vittorio. Vendiamo banane, arance, mele, frutta di stagione, patate, cipolle, aglio, pomodori, peperoncino, bibite, cioccolata, caramelle, gomme, pacchetti di sigarette e sigarette sfuse (una diana costa 15 centesimi, una marlboro 25 centesimi), uova, tonno, biscotti, yogurt, sale, zucchero, latte a lunga conservazione, succhi di frutta, acqua, ananas in scatola, legumi in scatola, farina, olio di semi, riso, pasta, spaghetti, marmellata, rosette, accendini, taglia unghie.

Siamo in due. Apriamo alle 8 del mattino e chiudiamo a mezzanotte. Siamo sempre aperti; a volte chiudiamo se andiamo a scuola tutti e due. Ma di solito siamo aperti sempre dalle 8 a mezzanotte.

A me piacciono molte cose: mi voglio sposare, voglio mandare soldi alla mia gente. Se non fossi qui, starei perdendo tempo, non avrei quello che voglio. Adesso sono qui, ho i documenti, voglio fare qualcosa di buono per me, per avere soldi per aiutare la mia gente, in Sudan, alla mia famiglia. Per adesso sto ancora provando: a me piace lavorare, ora il mio problema è parlare italiano; ora non so ancora parlare bene italiano: se parlassi italiano, potrei lavorare con qualcuno; chi può prendermi a lavorare con sé, se non parlo bene, se non so discutere. Se sapessi parlare, qualcuno potrebbe dire “quell’uomo è una brava persona, sta provando a fare qualcosa”. Ecco perché ora sto seduto così, ma il lavoro per me è buono. Questo lavoro qui a Tiburtina non va bene, è buono solo per adesso, per ora è buono.

Questo lavoro non è per diventare ricchi ma un po’ è per lavorare e vivere e un po’ anche per fare una cosa utile per Tiburtina. Davanti al nostro negozio c’è un biliardino di una persona eritrea. Lui ha avuto fortuna perché il biliardino lo ha trovato per la strada e ogni partita costa cinquanta centesimi. Vedo sempre tante persone giocare, dalla mattina alla notte, senza orario, finché c’è la luce del generatore. Noi siamo aperti tutto il giorno dalla mattina fino a mezzanotte.

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