Nella stessa rubrica

The illegalization and deportation of refugees in Tunisia (by Debora Del Pistoia, Glenda Garelli, Martina Tazzioli) (november 2015)

Rifugiati in Tunisia: tra detenzione e deportazione (dossier a cura di Glenda Garelli, Federica Sossi, Martina Tazzioli, aprile 2015)

Migrants in Tunisia: Detained and Deported (dossier by Glenda Garelli, Federica Sossi, Martina Tazzioli, April 2015)

Réfugiés en Tunisie: entre détention et déportation (dossier établi par Glenda Garelli, Federica Sossi, Martina Tazzioli, avril 2015)

"UNHCR told us, the refugee from Choucha, to come back to Libya. They protect only our body flesh, but not our lives", Interview with a refugee from Choucha camp (Tunisa, July 2014)

"On n’a que Choucha comme espace", Interview avec Amidou (Tunisie, juillet 2014)

Questa non è una vita. Reportage su Choucha/Cela n’est pas une vie. Reportage de Choucha. (Tunisia agosto 2013/Tunisie août 2013, reportage et vidéos)

Tunisi, 6 settembre 2013/Tunis, 6 septembre 2013.

Ridateci indietro le nostre vite. Choucha, manifestazioni dei rifugiati (Tunisia, aprile 2013)

We are refugees of Choucha camp. We are in An open hunger strike خامس ايام الاعتصام واليوم الثاني للاضراب جوعا

Esigiamo i vostri saperi. Appello delle madri e delle famiglie dei migranti tunisini dispersi

Esigiamo i vostri saperi. Appello delle madri e delle famiglie dei migranti tunisini dispersi.

Tunisia: settembre 2010, febbraio, marzo, aprile, maggio 2011, settembre, novembre 2012. Tunisia: febbraio 2013.
Le prime date sono quelle delle partenze dei nostri figli, l’ultima, febbraio 2013, è quella in cui scriviamo questo appello.
Siamo madri e famiglie tunisine che da anni ormai continuano a chiedere verità. L’abbiamo fatto in vari modi, con le nostre manifestazioni e sit-in, rivolgendoci ai nostri governi e istituzioni, chiedendo all’Italia, pretendendo dalle autorità dei due paesi lo scambio delle impronte digitali, ma per ora abbiamo ottenuto solo risposte vaghe, impegni formali e nessuna chiarezza rispetto allo scambio avvenuto.
I nostri figli sono partiti per l’Italia e l’Europa subito prima o dopo la nostra rivoluzione, e l’hanno fatto nell’unico modo previsto per loro dalle politiche europee: attraversando il Mediterraneo su piccole imbarcazioni, dal momento che le politiche europee non prevedono che dalla Tunisia si possa prendere un aereo o una nave di linea con la stessa libertà con cui possono farlo i cittadini europei che vengono nel nostro paese.
Di molti di loro non abbiamo più alcuna notizia, altri sono morti in uno dei tanti naufragi del Mediterraneo.
Sono, dunque, figli “dispersi”, sia quelli morti di cui non ci sono stati restituiti i corpi, sia quelli di cui non abbiamo più notizie, per quanto alcune madri e famiglie riconoscano le loro immagini nei reportage televisivi italiani e francesi.
Siamo madri, padri, sorelle e fratelli. Nello stesso modo in cui lo si è in Europa. Ma per centinaia di giovani dispersi solo 6 di noi sono riusciti ad ottenere il visto per l’Italia per cercare di andare a capire che cosa fosse successo. Per le politiche europee, dunque, il nostro affetto e il nostro dolore non hanno lo stesso valore degli affetti che, in un caso simile, verrebbero riconosciuti ai familiari di giovani europei.
Vogliamo che non sia così. Per questo, chiediamo ora all’Unione europea di rendere conto sino in fondo di quanto è successo. Nemmeno noi conosciamo il numero esatto di quanti siano i “dispersi”, ma sono tanti, centinaia, per la sola Tunisia, senza contare i dispersi e i morti che in tutti questi anni hanno trasformato un così breve tratto di mare in un cimitero marino.
Per il nostro dolore, ma soprattutto per i nostri figli “dispersi” vogliamo che sia fatto tutto il possibile per rispondere alle nostre domande. In tutti questi mesi abbiamo raccolto informazioni e sappiamo: quando sono partiti, da quali luoghi, verso dove, con quali imbarcazioni, il numero di persone per ogni imbarcazione, da quali numeri di telefono ci hanno telefonato durante il loro viaggio, l’ora delle telefonate, la compagnia telefonica da cui chiamavano, abbiamo i video dei telegiornali italiani e francesi in cui alcune famiglie riconoscono i loro figli, in un caso l’articolo di un giornale italiano che dà notizia dell’arrivo di una delle imbarcazioni e per alcuni naufragi accertati possiamo indicare i luoghi in cui sono avvenuti.
Questo è il nostro sapere. Ma sappiamo anche che quel tratto di mare è continuamente osservato dagli innumerevoli mezzi tecnologici che l’Unione europea con i suoi stati membri e la sua agenzia Frontex dispiega tra le due sponde del Mediterraneo per il controllo delle migrazioni. Radar, satelliti, motovedette, aerei, elicotteri, e, dopo l’arrivo, impronte digitali. Sappiamo che tutte queste informazioni vengono archiviate. Sappiamo che oltre ai mezzi dell’Unione europea ci sono anche quelli della Nato.
Chiediamo dunque all’Unione europea la formazione di una commissione per metterci a disposizione i suoi saperi, con la partecipazione dei governi italiano e tunisino in quanto stati coinvolti. Chiediamo che alla commissione partecipi un rappresentante delle famiglie per ogni imbarcazione, con il visto per poter prender parte alle riunioni della Commissione. Chiediamo inoltre la partecipazione: dei tecnici europei, italiani e tunisini impegnati nelle politiche di controllo delle migrazioni, dei nostri avvocati italiani e tunisini e, di volta in volta, sui singoli punti, dei tecnici ed esperti che possano aiutarci nel lavoro di ricerca e che saremo noi a indicare, delle persone che ci hanno aiutato nella costruzione del nostro dossier.
Vogliamo sapere e chiediamo:
1) la localizzazione delle imbarcazioni al momento delle telefonate pervenute durante il viaggio e tutte le informazioni raccolte dai mezzi tecnologici di controllo nei giorni interessati
2) il controllo nominale da parte dei nostri tecnici dello scambio di informazioni dattiloscopiche già avvenuto tra le autorità tunisine e italiane e l’approfondimento della ricerca in questo senso sui database europei
3) il confronto tecnico dei video in cui i genitori riconoscono i propri figli con le fotografie degli stessi e la messa a disposizione delle immagini di archivio precedenti e successive a quelle apparse nei reportage televisivi
4) il recupero dei corpi delle persone morte durante i naufragi e il recupero dei relitti

Chiediamo a tutte/i coloro che ci hanno appoggiato e a tutte/i coloro che vogliono farlo di impegnarsi a sostenere la nostra richiesta

Madri e famiglie tunisine dei figli “dispersi”

1) Rawafi Samir 2) Werteni om el Khir 3) Cherni Monjiya 4) Bou Ila Fatma 5) Ben Hssin Mostafa 6) Ben Hassin Ahmed 7) Rhimi Hamed 8) Rhimi Mbarka 9) Rhimi Mohamed 10) Rhimi Abedel Kader 11) Mhamdi Zohra 12) Rahali Moncef 13) Boughanmi Khdija 14) Ghanmi Malika 15) Ghribi Mahbouba 16) Ayari Fajra 17) Mathlouthi Chrifa 18) Bouthouri Rebeh 19) Bouthouri Aziza 20) Bouthouri Feleh 21) Bouthouri Khdija 22) Bouthouri Ezzdin 23) Nasri Rachida 24) Nefzi Jamila 25) Manaai Amna 26) Selliti Salha 27) Bou Elali Hayet 28) Ben Sahra Rayes 29) Ben Gharsa Nejya 30) Mejri Najwa 31) Ksouri Salha 32) Kasrawi Fatma 33) Ayaechi Hejer 34) Ouni Nejya 35) Ouni Saida 36) Dachrawi Fadhila 37) Mounira Chakroui 38) Manai Zakia 39) Soltani Hejer 40) Soltani Imed 41) Tayaa Zmorda 42) Abasi Hanen 43) Jdidi Mokhtar 44) Zawi Thouraya 45) Rawahi Souad 46) Sidani Jamila 47) Zayani Mohsen 48) Bejaoui Moufida 49) Ben Ghars Nejia 50) Mathlouthi Crhifa 51) Gsouri Salha 52) ElBarhi Safia 53) Mazhoud Faten 54) Limam Zohra 55) Jiljli Radhia 56) Jiljli Fathia 57) Karoui Fatma 58) Bahri Yamina 59) Habboubi Abdelwaheb 60) Kamoun Abdelaziz 61) Ben Smida Mouhamed 62) Monira Ganouni 63) Salma Nefzi 64) Hanen Kaabachi 65) Ines Bouaazi 66) Dalila Hamdi 67) Bader Medfaaii 68) Abdelkader Bou Tara 69) Hanen Kridis 70) Rebah Selem 71) Anis Hamdi 72) Rihab Sahnon 73) Walid Ben hamouda 74) Anwer Jrir 75) Tawfig Kileni 76) Radiya Ben Mouhamed 77) Sahra Ben Rays 78) Zakiya Manyi 79) Kamel Tarchoune 80) Basma Trablsi 81) Hammza Mrazgiya 82) Ahmed Ben Amara 83) Monjiya Charni 84) Feten Charni 85) Moktar Jdidi 86) Fatma Ben Ataya 87) Rachida Mansour 88) Salha Kasrawi 89) Jamila Sidani 90) Hayet Bouali 91) Sahra Ben Erays 92) Rebah Hamrawi 93) Samia Nakashi 94) Tahher Nakashi 95) Meherzia Chargoui El Rouafi 96) Ayed Jeljli 97) Fahma Rebhia 98) Sonia Janhaoui 99) Mehriz Nakkaji 100) Taher Raouafi 101) Rachida Beji 102) Teber Ajmi 103) Fatma Bent Ali 104) Jasmina Ghribi 105) Hamida Ayari 106) Moungi Delajssi 107) Noureddine Mbarki 108) Jamel Eddine El Mil 109) Wahida Hacheni 110) Ali Ben Mabrouk 111) Mohamed Ali Briki 112) Naima Ben Hadj Selem 113) Rafika Sayedi 114) Moncef Belhadj Ettaleb 115) Riadh Ben Hadj Ahmed 116) Saida Ben Sassi 117) Mohamed Ben Khadhar 118) Younes Ben Ali Khmiri 119) Brahim Addali 120) Romdhana Balhoudi 121) Habib Alaya 122) Mohamed Bayadhi 123) Ali Ayari 124) Fatma Chwaykhi 125) Hedi Ben Youssef Amri 126) Mahmoud Ben Hadj Taleb 127) Fraj Ben Omor Ben Houaydi 128) Karima Ben Lbrahim 129) Mohamed Ben Lasoued 130) Rebah Ben Mohamed Ben Sabeur 131) Taoufik Ben Ali Boughanmi 132) Ahmed Ben Abderrahmen Abbassi 133) Ali Ben Hedi Bouganmi 134) Mohamed Ben Mabrouk Brick 135) Zahani Ben Salm Drbali 136) Nejia Lakdher 137) Naceur Soltani 138) Fawzi Soltani 139) Salah Ben Wsifi 140) Souad Ben Ahmed Ben Ammar Ben Sassi 141) Ouanissa Omri 142) Mohamed Salah Naseri 143) Chedli Ben Bouzayene Salhi 144) Khalifa Ben Ali Salhi 145) Ahmed Tahri 146) Issa Ben Abderraouf 147) Salah Oualhezi 148) Hasna Ben Salah 149) Abderrahmen Amri 150) Fatma Amri 151) Zohra Hajri

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"Repenser les migrations : pour une libre circulation dans l’espace méditerranéen", actes de colloque de Tunis 30 septembre/1 octobre 2011; "Ripensare le migrazioni: per una libera circolazione nello spazio mediterraneo", atti del convegno di Tunisi 30 settembre/1 ottobre 2011.

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