Nella stessa rubrica

Statement of the Syrians after the shipwreck to the European Union (Italy, october 2013)

Let’s take this sorrow seriously. Giusi Nicolini, Mayor of Lampedusa, answers the mothers and the families of the Tunisian missing migrants

C’est au sérieux que nous devons prendre cette douleur. Giusi Nicolini, maire de Lampedusa, répond aux mères et familles des migrants tunisiens disparus

Prendiamo sul serio questo dolore. Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, risponde alle madri e alle famiglie dei migranti tunisini dispersi.

Appello per i migranti tunisini dispersi/نداء من أجل التونسيين المهاجرين المفقودين/Appel pour les migrants tunisiens disparus/Petition for missing Tunisian migrants/Unterstützungsaufruf für die vermissten tunesischen Migranten

"Da una sponda all’altra: vite che contano". Lettera ai ministri degli interni e degli esteri italiani e tunisini/رسالة للوزراء /Lettre aux ministres (Italia, 14 gennaio 2012, italiano/arabo/francese)

Cie 2011. Cronologia delle resistenze (a cura di Martina Tazzioli, Italia, gennaio 2012)

Una lettera da Adama (Italia, 17 dicembre 2011)

Donne italiane e tunisine: lettera alle giornaliste (dicembre 2011)

Per Mor per Modou (appello del Coordinamento Regionale dei Senegalesi in Toscana, Italia, dicembre 2011)

Cie 2011. Cronologia delle resistenze (a cura di Martina Tazzioli, Italia, gennaio 2012)

Lotte, evasioni, resistenze nei centri di detenzione italiani. Cronologia degli avvenimenti (a cura di Martina Tazzioli)

2011:

1 gennaio: Approfittando dei festeggiamenti di fine anno, una quarantina tra migranti tunisini, marocchini e iracheni hanno tentato un fuga di massa al Cie di Lamezia: sono saliti sul tetto della struttura e hanno cominciato a protestare, in modo da creare confusione tra le forze dell’ordine. 13 di loro sono riusciti a fuggire.

2 febbraio: Sono circa una sessantina i migranti tunisini che hanno messo in atto la protesta andata in scena oggi al Cie di Modena: i detenuti sono usciti in cortile al grido di “libertà, libertà!” . Secondo la stampa locale alcuni di loro hanno tentato di danneggiare la struttura e sono stati arrestati per questo dalle forze dell’ordine.

3 febbraio: 32 migranti tunisini sono riusciti a fuggire dal Cie di Restinco, a Brindisi, dopo aver praticato un foro nel muro della struttura.

7 febbraio: Un gruppo di migranti tunisini ha tentato di fuggire dal Cie di Restinco, a Brindisi, ma sono stati tutti bloccati dalla polizia. Alla mancata fuga sono seguiti atti di autolesionismo da parte dei detenuti.

12 febbraio: Fuga riuscita per 27 migranti tunisini scappati dal Cie di Restinco, a Brindisi. Intanto al Cie di Torino i migranti tunisini sono entrati in sciopero della fame, e anche gli ultimi 50 arrivati oggi da Lampedusa si sono uniti a loro. La stampa locale riporta i fatti di Brindisi sottolineando orchestrazione della rivolta da parte dei tunisini, paragonati a una banda di terroristi. Gli atti di autolesionismo vengono invece descritti come “riti di iniziazione alla battaglia”, mentre i richiedenti asilo sono apostrofati come “pacifici” in contrasto con la violenza dei tunisini: “ennesimo tumulto inizia proprio mentre il questore Vincenzo Carella, respingeva i 120 tunisini in arrivo da Lampedusa, crocevia dello sbarco di massa dal nord Africa dove è ormai – a detta dello stesso ministro dell’Interno Roberto Maroni “emergenza umanitaria”. Ed i riflessi, era da tempo prevedibile, si riflettono sull’Italia e Brindisi in particolare. Tra i 120 nessuno aveva richiesto asilo politico e per questo, vista la situazione esplosiva all’ordine del giorno, il numero uno della questura ha disposto il respingimento, provvedimento che implica l’abbandono del territorio italiano nell’arco di cinque giorni. Due tra loro sono stati arrestati perché colpiti da precedenti provvedimenti da parte di altre questure puntualmente violati. LA RIVOLTA NOTTURNA – Una rivolta ogni due giorni, almeno nelle ultime tre settimane, da quando da Agrigento sono arrivati un gruppo di circa 35 tunisini. Tra loro ci sarebbero molti evasi dalle carceri dopo la rivolta che ha costretto al forfait il presidente Ben Alì. Un gruppo compatto, molto violento, i cui componenti pare provengano non solo dalle patrie galere ma da città vicine, quindi molto affiatato. I tunisini pare non abbiano nemmeno socializzato con il resto degli ospiti del Cie (sono una sessantina in tutto) e che terrorizzino con la loro presenza anche il personale civile in servizio nel centro (mediatori sociali, addetti alle pulizie, ecc. che mai si erano trovati davanti ad una situazione così delicata). Il copione si ripete ogni volta con maggiore violenza. Dormono di giorno, entrano in azione di notte. La notte tra sabato e domenica hanno iniziato con le devastazioni intorno alle 23, gli scontri si sono conclusi intorno alle 5 del mattino. Questa volta hanno preso di mira un punto differente, attuando una nuova strategia che ha ridotto il centro di Restinco in macerie: distrutti mense, alloggi e magazzini. I rivoltosi hanno sfondato la porta di ferro frangi fuoco che separa la mensa del Cie da quella del Cara separate da una scalinata e si sono introdotti nei magazzini dove hanno fatto man bassa di bottiglie d’alcol, estintori, lamette e di qualsiasi cosa potesse essere usata come arma. Dalla mensa del Cara (60 gli ospiti presenti attualmente a fronte di una disponibilità di 128 posti, ndr) si sono diretti verso il muro di cinta dove è iniziata la guerriglia prima che arrivassero a sfondare la rete di recinzione da cui avrebbero potuto facilmente guadagnare la fuga (in questa parte del centro di solito non si verificano scontri perché i richiedenti asilo sono pacifici). Trovata la strada sbarrata da una cinquantina tra poliziotti, carabinieri, finanzieri e militari del “San Marco”, hanno tentato su un altro fronte: dopo aver sfondato un muro dalle loro camerate si sono diretti verso la zona degli uffici della vigilanza dove hanno praticato un enorme breccia nel muro di cinta lanciando i tufi che venivano via contro le forze dell’ordine. Se non c’è stato alcun ferito – nemmeno in seguito ad atti di autolesionismo che i tunisini sono soliti praticare, quasi a mo’ di rito d’iniziazione alla battaglia – è un miracolo” (Brindisireport.it).

17 febbraio: 5 migranti tunisini, appena trasferiti nel Cie di Modena da Lampedusa, hanno compiuto atti di autolesionismo e sono stati dunque trasferiti al pronto soccorso: due di loro hanno cercato di fuggire e uno di loro è riuscito nell’intento. La Gazzetta di Modena racconta così l’accaduto: “Occupano 50 dei 60 posti del Cie, una cinquantina di tunisini appena approdati e tutti da identificare. Hanno preso il posto delle vecchia guardia e questi ultimi, con il loro foglio di via di competenza, hanno tutti rifiutato posto da dormire e pasti assicurati, offerti dalla Misericordia. E come vuole il galateo, gli ospiti nuovi sono stati subito istruiti dai pochi rimasti al Cie sugli usi e costumi locali. Qual è il modo migliore per scappare via? Farsi portare in ospedale. E così sono iniziati gli episodi d’autolesionismo, con subito cinque feriti, due portati al pronto soccorso, uno scappato, ripreso e poi riportato in ospedale. Se la Misericordia è sotto pressione e chiede lumi in prefettura sul da farsi, la polizia non sta certo meglio, lamentando le solite croniche carenze. In altre parole, ecco che ritorna lo slogan: emergenza al Cie di Modena. L’emergenza è indubbiamente nazionale: le migliaia di tunisini, soprattutto uomini, che da giorni stanno sbarcando sulle coste siciliane vanno identificati, e non è pensabile di riuscire a trattenerli tutti a Lampedusa, tra strutture e ricoveri di fortuna. Così ecco che già da qualche tempo hanno cominciato ad essere trasferiti nei vari Cie italiani, senza per altro disposizioni straordinarie. A Modena hanno iniziato ad arrivare alla spicciolata già giovedì scorso. Prima un gruppetto di tre, poi uno di quattro. «Sabato verso le 15.30 - spiega Daniele Giovanardi, direttore del pronto soccorso del Policlinico e presidente dell’associazione Misericordia - ci hanno avvisati che in serata sarebbero arrivati 25 tunisini da Lampedusa. Il nostro primo pensiero è andato ovviamente a quei 25 che dovevano lasciare il posto ai nuovi arrivati. Persone magari da poco in Italia, da poco a Modena e che avevano 5 giorni per lasciare il paese. Ho pensato di organizzare una rete di supporto per questa emergenza, magari coinvolgendo la protezione civile. Intanto ho subito allestito nella sede della Misericordia in San Cataldo una zona con tende per dare alloggi e organizzato per fornire pasti. Si arriva alle 21 di sabato: arrivano i tunisini, i 25 che devono uscire sono informati dell’opportunità loro offerta. Quanti hanno aderito? Zero. Nessuno. Nemmeno quelli arrivati per primi da Lampedusa e che sono stati fatti uscire: pare che la loro meta fosse la Francia. E intanto dentro i nuovi arrivati si sono ambientati. Questi sono nuovi e non si sa chi sono e c’è di tutto, dai prigionieri, agli sbandati a quelli che chiedono asilo”.

18 febbraio: Tre ragazzi tunisini sono stati arrestati all’interno del Cie di Restinco, a Brindisi, per aver tentato la fuga insieme a un altro compagno che invece è riuscito a scappare. Per provare a rompere i legami tra i prigionieri e riprendere il controllo della situazione, la settimana passata l’amministrazione ha ordinato il trasferimento di una trentina di reclusi di Restinco verso il Centro di Bari-Palese e di altrettanti reclusi di Bari verso Restinco. Ma i risultati di questa mossa, come dimostrano i fatti di oggi, sono ancora nulli.

24 febbraio: Nel Cie di Gradisca d’Isonzo è stato appiccato un incendio, che ha reso inagibili quasi tutte le celle. Il Cie è attualmente inagibile, eppure le persone continuano a essere trattenute all’interno. I 100 reclusi sono costretti a dormire e a mangiare per terra. Secondo la stampa, alla rivolta hanno preso parte una sessantina di tunisini; cinque di loro sono stati poi arrestati e trasferiti nel carcere. Nel frattempo a Bari due migranti tunisini sono stati arrestati con le accuse di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale, dopo che erano stati bloccati dalla polizia nel tentativo di fuggire dal Cie.

25 febbraio: Un migrante tunisino detenuto nel Cie di Crotone si è cucito le labbra per protesta: è stato portato in ospedale e sottoposto a una visita psichiatrica, poi è stato riportato all’interno del Cie.

27 febbraio: 42 ragazzi tunisini, detenuti nel Cie di Modena, hanno incendiato materassi, vestiti e coperte nel cortile del centro, dopo che da ore la tensione era alta e i detenuti gridavano “libertà, libertà!”. Alcuni sono riusciti a salire sui tetti e a restarvi fino a che le forze dell’ordine non li hanno costretti a scendere.

1 marzo: Nel Cie di Torino una trentina di migranti tunisini (su un totale di 104 trasferiti in questi giorni da Lampedusa a Torino) hanno deciso di rifiutare cibo a oltranza, fino a che non verranno liberati.

5 marzo: Hanno deciso di sospendere lo sciopero della fame iniziato cinque giorni fa, i 104 migranti tunisini detenuti nel Cie di Torino. La decisione è stata presa in seguito alle drammatiche condizioni di salute di alcuni di loro. Tuttavia, attraverso lo sciopero i migranti tunisini sono riusciti a ottenere l’attenzione della stampa, con la pubblicazione di alcuni articoli. La ragione della protesta è la detenzione illegittima a cui queste persone sono sottoposte.

30 marzo: Nel Cie di Restinco, a Brindisi, 4 detenuti si sono tagliati le vene, mentre uno ha tentato il suicidio.

21 aprile: 13 migranti tunisini e 2 marocchini sono riusciti a fuggire dal Cie di Bologna, segando le sbarre con una sega artigianale, e poi scavalcando la recinzione esterna. 7 detenuti sono invece stati fermati mentre cercavano di evadere e sono stati trasferiti in carcere.

2 maggio: Rivolta nel Cie di Milano, che ha portato all’arresto di 7 migranti tunisini, accusati di essere responsabili dei danneggiamenti alla struttura e degli incendio causato. Dopo essere stati processati per direttissima, sono stati trasferiti in carcere.

4 maggio: Il Cie di Vulpitta, Trapani, è stato messo a fuoco da una quarantina di migranti tunisini che hanno bruciato materassi e coperte.

7 maggio: 11 tunisini detenuti nel Cie di Modena hanno cercato di fuggire per evitare il rimpatrio, calandosi dalle grondaie, ma solo due ce l’hanno fatta: gli altri verranno rimpatriati oggi stesso. La polizia è riuscita a fare scendere dai tetti i nove fermati solo dopo molte ore di resistenza.

10 maggio: 200 richiedenti asilo che si trovano nel CARA di Mineo hanno bloccato la statale Catania-Gela per più di tre ore, chiedendo che gli vengano comunicati tempi certi rispetto all’esame delle loro domande di protezione internazionale. Dopo due ore di negoziazioni, i richiedenti asilo hanno ottenuto che la commissione territoriale venga a Mineo entro il 13 maggio.

23 maggio: Tentativo di fuga non riuscito al Cie di Ponte a Galeria Roma, dove i migranti hanno organizzato una protesta, salendo sui tetti del centro e dando fuoco a materassi e coperte. In quell’occasione cinque di loro hanno tentato la fuga ma sono stati fermati dalle forze dell’ordine.

24 maggio: I 200 migranti tunisini detenuti nel centro di prima accoglienza di Lampedusa hanno cominciato uno sciopero della fame per protestare contro un trattenimento che dura ormai da due settimane senza convalida da parte del giudice. Tutti i detenuti si sono uniti allo sciopero e hanno esposto anche un lenzuolo nel cortile con la scritta “Vogliamo la libertà”. Inoltre, i migranti tunisini hanno deciso di dormire in cortile come atto di protesta. Insieme allo sciopero si sono verificati anche atti violenti di protesta, e scontri con le forze dell’ordine, scoppiati dopo che i reclusi chiedevano che le cella venissero aperte per far portare in infermeria le persone colte da malore per lo sciopero della fame.

25 maggio: Circa venti migranti tunisini sono fuggiti dal Cie di Chinisia, Trapani, aperto appena da cinque giorni.

26 maggio: I migranti tunisini detenuti nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa hanno deciso di sospendere lo sciopero della fame che stavano portando avanti da 48 ore. La decisione di sospendere lo sciopero della fame è stata presa dopo che è giunta la voce che il governo provvisorio tunisino probabilmente non rispetterà l’accordo sui rimpatri stabilito con l’Italia il 5 aprile scorso.

31 maggio: Nel giro di 24 ore, una ventina di persone detenute nel centro di prima accoglienza di Lampedusa sono state ricoverate in seguito ad atti di autolesionismo.

1 giugno: Metà dei migranti detenuti (44 persone su un totale di 81 reclusi) nel nuovo Cie di Chinisia, a Trapani, sono riusciti a fuggire: l’evasione è avvenuta semplicemente scavalcando la doppia fila di container che circonda il campo. Si tratta della seconda fuga dal 20 maggio, quando è stato inaugurato il Cie.

2 giugno: 28 migranti detenuti nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa hanno tentato il suicidio, alcuni ingoiando lamette da barba e pezzi di vetro, altri tagliandosi le vene. La protesta è scoppiata subito dopo che i detenuti hanno saputo che i rimpatri collettivi erano ripresi.

7 giugno: Nove migranti tunisini e due marocchini reclusi nel Cie di Bari sono stati arrestati, con l’accusa di aver preso parte alla rivolta (e al tentativo di fuga che ne è seguito) che si era scatenata nella notte tra sabato e domenica.

14 giugno: Al Cie di Modena una decina di migranti tunisini, approfittando del momento della distribuzione della cena, è riuscita a scappare fuori dalle celle a salire sui tetti del centro e a urlare slogan in favore della loro liberazione, chiedendo il permesso di soggiorno. A quel punto sono intervenute le forze dell’ordine per riportare i detenuti nelle celle.

16 giugno: Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto che prolunga fino a 18 mesi il tempo massimo di trattenimento consentito nei Cie. Secondo il ministro dell’interno Maroni, l’Italia si allinea così a quanto previsto dalla Direttiva rimpatri dell’Unione europea.

18 giugno: I migranti detenuti nel Cie di Ponte a Galeria (Roma) dove attualmente sono presenti 255 persone, hanno iniziato in serata lo sciopero della fame per protestare contro il decreto che allunga il tempo massimo di trattenimento nei Cie a 18 mesi. Nella notte, la protesta si è trasformata in rivolta: è stato dato fuoco al settore maschile e l’incendio ha provocato diversi feriti oltre a devastare la parte del centro interessata dall’incendio.

27 giugno: Rivolta nel Cie di Modena, con cancelli sfondati, porte scardinate e duri scontri con le forze dell’ordine. 30 migranti tunisini sono riusciti a fuggire ma 7 di loro sono stati poi catturati e arrestati. La stampa parla di una “regia esterna” che ha reso possibile la fuga. “La Procura ha aperto un fascicolo su resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento aggravato. «Non si è trattato di una protesta - spiegano a Palazzo di Giustizia - ma di un’ attività organizzata da un gruppo che ha usato tecniche da commando. Stiamo valutando anche di procedere per lesioni. Se ci saranno le condizioni valuteremo anche l’espulsione dal territorio italiano». Il giorno dopo la rivolta al Cie di S. Anna si contano i danni e si finiscono le riparazioni per le porte distrutte e gli arredi fatti a pezzi dai tunisini scappati. Il bilancio finale è di 23 fuggitivi e di 15-20 mila euro necessari per rimontare porte e infissi scardinati nei venti minuti di fuoco in cui il Cie è stato ostaggio del nucleo dei “lampedusani”. «Arrivati dalla Sicilia - racconta Daniele Giovanardi, presidente della Misericordia che gestisce il Centro - dove si erano mescolati agli altri profughi, hanno inscenato malesseri simulati, a decine, cercando ogni strada per fuggire». Dal canto suo il consigliere regionale Andrea Leoni (PdL) ha espresso la solidarietà ai militari feriti”. (s.c.)
L’8 luglio gli 8 migranti tunisini sono stati scarcerati per mancanza di prove.

8 luglio: Scoppia una rivolta nel centro di accoglienza di Pozzallo: i 105 migranti egiziani giunti in Italia ieri si sono ribellati durante le procedure di identificazione, scontrandosi con le forze dell’ordine e devastando una parte del centro. 17 di loro sono stati arrestati, e subiranno il processo per direttissima; su di loro pende anche l’accusa di speronamento di una nave della Guardia di Finanza.

14 luglio: è passato oggi alla camera il ddl rimpatri che prevede l’innalzamento del tempo di detenzione a 18 mesi.

15 luglio: Lettera aperta di cinque migranti tunisini detenuti a Ponte a Galeria: Vogliamo che tutti i cittadini italiani sentano la nostra voce, che vicino a Roma ci sono 250 persone che soffrono di brutto, tutti giovani, donne e uomini, gente che è venuta qua in Italia perché sogna la libertà, la democrazia. Perché non abbiamo vissuto la democrazia, abbiamo sentito quella parola ma non l’abbiamo mai vissuta. Noi chiediamo l’aiuto della gente fuori, aiutateci e dovete capire che qua c’è gente che non ha fatto male a nessuno e che sta soffrendo. Noi soffriamo già 6 mesi, figurati 18 mesi. Se passa la legge qui c’è gente che fa la corda perché già così, con i sei mesi, c’è gente che si è tagliata le mani, figurati con diciotto mesi, la gente si ammazza, la gente esce fuori di testa. Chiediamo che la gente là fuori, tutti, anche i partiti politici, faccia di tutto per non far passare quella legge. Chiediamo che la gente fuori, ogni giovedì mattina, vada a vedere a Fiumicino le persone portate via con la forza, che vada a fermare il massacro".

20 luglio: 20 migranti tunisini sono riusciti a fuggire dal Cie di Trapani. La decisione di tentare la fuga sarebbe emersa dalla voce insistente sulle deportazioni imminenti oltre che dalla notizia dei nuovi scontri in piazza a Tunisi, i quali si teme riportino il Paese nel caos. La fuga è stata possibile perché alcuni detenuti hanno protestato contro i rimpatri sbattendo la testa contro il muro o tagliandosi le vene: mentre la polizia accorreva in quell’ala del centro, gli altri hanno approfittato dell’assenza di controlli e hanno scavalcato la recinzione. Tuttavia, solo una parte è riuscita a fuggire: gli altri sono stati fermati e picchiati dalle forze dell’ordine. Si tratta della prima fuga dal Cie di Trapani.

20 luglio: Un gruppo di detenute nel Cie di Bologna ha dato fuoco a materassi e coperte ma la rivolta è stata domata senza grossi incidenti dai vigili del fuoco.

22 luglio: Nell’ultima settimana sono saltate molte espulsioni previste dal Cie di Ponte a Galeria (Roma), a causa delle rivolte e degli atti di autolesionismo dei migranti. Due detenuti nigeriani sono stati fatti scendere dall’aereo che li avrebbe rimpatriati, perché hanno opposto resistenza. Una migrante marocchina invece si è tagliata la pancia con un ferro. Mentre un migrante tunisino e uno marocchino si sono procurati dei tagli alle braccia e alle gambe. Un migrante tunisino che aveva invece ingoiato una lametta, sperando di essere portato in infermeria e di darsi poi alla fuga, non ce l’ha fatta: è stato riportato nel Cie il giorno successivo e picchiato dalla polizia.

23 luglio: Nel Cie di Ponte a Galeria, (Roma) tre detenuti sono in sciopero della fame per protestare contro il loro isolamento forzato dal 18 giugno, dopo che nel Cie era scoppiata una rivolta che aveva prodotto l’incendio di una parte della struttura. Chiedono di poter incontrare la delegazione di parlamentari che visiterà il centro il 25 luglio. Intanto, i 7 migranti tunisini che avevano ingoiato una lametta per non essere espulsi verranno deportati lo stesso.

29-30 luglio: Nella notte scoppia una rivolta al Cie di Ponte a Galeria (Roma) dopo che 4 migranti algerini che avevano tentato la fuga sono stati picchiati dalla polizia. Gli altri reclusi a quel punto hanno dato fuoco ai materassi, sono usciti dalle celle rifiutandosi di rientrare. Un gruppo riesce a creare un varco e a raggiungere delle pietre per armarsi contro la polizia. Uno dei detenuti si è tagliato il braccio e la caviglia. Oltre alla reazione di fronte al pestaggio, la rivolta sarebbe scatenata dalla notizia di una violenta espulsione avvenuta ieri, e più in generale dalla legge in discussione in parlamento che prevede di aumentare il tempo massimo di detenzione da 6 a 18 mesi. La rivolta viene sedata con idranti e manganelli e i detenuti sono fatti rientrare a forza nelle celle: per punizione viene lasciata la luce accesa tutta la notte e la mattina successiva le celle vengono tenute chiuse. A quel punto i migranti rifiutano di mangiare dalle sbarre e entrano in sciopero della fame.

30 luglio: Una decina di minorenni detenuti nel centro di prima accoglienza di Lampedusa sono saliti sul tetto del centro per protesta, dopo che due giorni fa erano stati picchiati dalle forze dell’ordine per essersi allontanati dal centro.

30 luglio: I braccianti di Nardò cominciano a scioperare, per protestare contro le condizioni di sfruttamento in cui si trovano a lavorare: “Ieri mattina nella campagna di Nardò è successo qualcosa di sorprendente. Quaranta lavoratori migranti stavano raccogliendo pomodori per 4 euro a cassone, un’ora circa di lavoro. Quando il caporale chiede loro di svolgere un’ulteriore mansione, esigono un adeguato aumento di compenso. Ovviamente non lo ottengono, e fin qui niente di inedito. Ma a differenza delle altre, questa volta tutti e quaranta i lavoratori decidono di non prestarsi all’ennesimo sopruso e di propria spontanea iniziativa abbandonano il campo interrompendo la raccolta. Denunciano lo sfruttamento del lavoro nero e il sistema dei finti ingaggi che consente ai caporali di far lavorare più migranti irregolari sotto un unico ingaggio falso. Pretendono il rispetto dei compensi definiti dal contratto provinciale, stabilendo un minimo sindacale di 6 o 10 euro a cassone a seconda della varietà di pomodoro. Chiedono alle autorità competenti di effettuare in modo sistematico i controlli nei campi ed esigono un impegno reale per l’avvio di meccanismi di incontro tra domanda e offerta in grado di eliminare l’intermediazione del caporalato tra imprenditore e opera ” (Brigate di solidarietà attiva).

1 agosto: Dopo le rivolte del 29 luglio nel Cie di Ponte a Galeria (Roma), 17 migranti egiziani sono stati messi in isolamento e poi rimpatriati.

1 agosto: Rivolta dei richiedenti asilo ospitati nel CARA di Bari Palese, per protestare contro i ritardi nell’esame delle richieste di asilo. I richiedenti asilo hanno occupato la tangenziale e la rete ferroviaria, paralizzando il traffico cittadino. Gli scontri con le forze dell’ordine sono andati avanti per tutta la giornata, con lanci di sassi e la polizia in tenuta antisommossa. 29 sono i migranti arrestati. La rivolta si è placata solo dopo otto ore di mediazioni con il comune e le forze dell’ordine. I richiedenti asilo hanno comunque lanciato l’ultimatum, affermando che se entro mercoledì le commissioni territoriali non prenderanno in esame le domande, le proteste riprenderanno.

6 agosto: Nel Cie di Torino un gruppo di migranti tunisini ha cercato di fuggire arrampicandosi con delle corde sulla gabbia esterna, ma sono stati fermati e perquisiti. 12 di loro il giorno successivo sono stati rimpatriati.

8 agosto: 30 detenuti (tunisini, marocchini e egiziani) sono riusciti a fuggire dal Cie di Ponte Galeria (Roma), due giorni dopo la pubblicazione della nuova legge sui rimpatri, che innalza a 18 il tempo massimo di detenzione. L’azione era preparata da giorni: i migranti avevano tagliato di nascosto un ferro della gabbia e stanotte sono così riusciti ad uscire in massa, e in velocità, senza dare possibilità alle forze dell’ordine di organizzarsi. Tutti sono riusciti a fuggire.

12 agosto: Si è sostanzialmente concluso lo sciopero dei migranti-braccianti di Nardò: “Il decreto d’urgenza emanato ieri dal governo, peraltro all’interno di una vera manovra di classe, introduce all’articolo 12 il reato di “intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro”: sembrerebbe un riconoscimento importante della lotta sostenuta dai lavoratori africani qui a Nardò. Per il momento, però, i caporali continuano indisturbati a muoversi dentro e fuori il campo, nonostante la decina di denunce che gli stessi migranti hanno risolutamente presentato in questi giorni alle forze dell’ordine Le prime falle tra gli scioperanti si erano create venerdì mattina, il 5 agosto, dopo che per sei giorni il blocco era stato pressoché totale. Da un lato si registravano i primi risultati concreti: aumento del cottimo e alcuni contratti regolari. Dall’altro era iniziata su più fronti l’azione di padroni e caporali: suggerimenti da parte dei caporali per alimentare conflitti tra scioperanti di diverse nazionalità; minacce dirette e indirette ai protagonisti più in vista. A questo nel corso dell’ultima settimana si sono aggiunti i tavoli concertativi in Prefettura a Lecce e in Regione a Bari, che hanno spossato lo slancio dei migranti in una lotta nella quale si sono infilati progressivamente molti soggetti. Sul fronte sindacale, la Flai-Cgil è stato l’unico sindacato che ha sostenuto la protesta”.

17 agosto: I tunisini detenuti nella caserma di Pantelleria hanno dato fuoco ai materassi, facendo scoppiare la rivolta e devastando la struttura: 10 di loro sono riusciti a evadere. La loro detenzione è totalmente illegale, in quanto la caserma in questione non è un carcere né un centro di detenzione. Nessuno di loro ha ricevuto la convalida del giudice.

19 agosto: Nella caserma di Pantelleria i migranti tunisini hanno dato fuoco a parti della struttura, già devastata dalle proteste dei giorni precedenti. In seguito, i migranti si sono diretti in paese dove hanno manifestato chiedendo una migliore sistemazione e la possibilità di telefonare in Tunisia.

19 agosto: Intera notte di proteste e violenza al Cie di Torino, dopo che due migranti tunisini giacevano a terra feriti (uno aveva tentato l’impiccagione, l’altro si era tagliato) senza essere prontamente soccorsi. Gli altri detenuti hanno dunque cominciato a protestare dando alle fiamme alcuni celle mentre la polizia ha invaso l’area in tenuta antisommossa, usando manganelli, spray urticanti a cani antidroga. Nel frattempo un gruppo ha tentato invano di darsi alla fuga. I due feriti hanno raccontato di essere stati spogliati e poi picchiati dagli agenti.

19-20 agosto: Due giorni di rivolte nel Cie di Modena. La tattica adottata è la stessa da un paio di mesi a questa parte: non più sui tetti a piccoli gruppi ma piuttosto in massa contro i cancelli. 3 detenuti sono riusciti a fuggire, la polizia ha represso con violenza la protesta. La sera precedente, una ventina di detenuti tunisini avevano dato luogo a una protesta sfasciando le celle. Il presidente dell’ente gestore, la Misericordia, ha dichiarato: “Per come si stanno organizzando, per come si comportano durante le rivolte o i semplici tafferugli, questo “contingente” è formato da malfattori comuni, ex carcerati, gente che poco ha del profugo in senso stretto”.

20 agosto: Il giorno successivo alla rivolta, i detenuti del Cie di Torino hanno indetto uno sciopero della fame per protesta, e sono saliti sui tetti indossando maglie con la scritta “libertà per tutti”.

22 agosto: Al Cie di Milo due migranti tunisini sono riusciti a evadere, mentre la polizia sparava gli idranti sui detenuti che avevano dato luogo alla protesta. Pochi giorni fa la polizia aveva usato i lacrimogeni per reprimere la rivolta. In seguito all’aumento di rivolte, le forze dell’ordine hanno sequestrato le stringhe e tagliato le scarpe ai migranti. Inoltre, al fine di impedire la diffusione delle immagini, si assiste alla sistematica distruzione delle videocamere incorporate nei cellulari dei migranti.

23 agosto: Di fronte alla voce sempre più ricorrente di un rimpatrio imminente per tutti, 104 migranti tunisini detenuti nel centro di Pozzallo si sono ribellati, seguendo un preciso piano di azione: un gruppo ha simulato una lite per una brandina, distraendo le forze dell’ordine; a quel punto gli altri hanno reperito ferri e calcinacci smontando i letti e si sono diretti compatti contro l’uscita principale, mentre un altro gruppo cercava di passare per l’uscita secondaria. 54 detenuti sono riusciti a fuggire. 26 sono stati tuttavia rintracciati nella campagna, di cui 13 si trovano già in stato di arresto.

23 agosto: Nel Cpa di Cagliari due ragazzi algerini per evitare il rimpatrio hanno ingerito delle bustine di shampoo e sono quindi stati ricoverati. Durante i controlli medici sono riusciti a fuggire. Venuti a conoscenza della notizia, anche altri (60 migranti algerini) hanno tentato la medesima strategia ma la polizia ha predisposto che i controlli medici avvenissero questa volta all’interno della struttura. Tutti sono al momento detenuti a Cagliari senza la convalida del giudice.

24 agosto: Nel Cie di Bologna un gruppo di donne protesta contro la nuova legge che innalza a 18 mesi il tempo massimo di detenzione nei Cie. La forma di protesta che hanno intrapreso è lo sciopero della fame, domandando al tempo stesso di essere liberate. Poiché sono stati anche incendiati dei materassi, la polizia ha fatto irruzione: 3 di loro sono rimaste ferite dalle manganellate dei poliziotti, la tensione nel centro era alta già da luglio, quando un gruppo di donne aveva incendiato una delle aree della struttura.

29 agosto: 45 migranti hanno tentato di fuggire dal Cie di Brindisi, sfondando il cancello. Immediatamente però sono stati bloccati dalle forze dell’ordine, tranne 6 che sono riusciti a fuggire.

6 settembre: Rivolta nel Cie di Corelli a Milano: i detenuti hanno appiccato il fuoco in diverse camerate e sono poi saliti sui tetti, da cui la polizia li ha fatti scendere a manganellate. A quel punto la polizia li ha radunati nel cortile, costringendoli a inginocchiarsi nudi mentre venivano perquisite le camerate. Nessuno è riuscito a scappare, alcuni sono stati feriti mentre due sono già stati trasferiti in carcere.

9 settembre: 9 detenuti sono fuggiti dal Cie di Ponte a Galeria nella notte. Si tratta della quarta fuga in un mese dal Cie di Roma.

10 settembre: Fuga riuscita per 12 migranti tunisini dal Cie di Torino. I migranti hanno lavorato un mese al piano di fuga, segando di giorno in giorno le sbarre della recinzione della zona viola. Tutti i detenuti della zona viola hanno partecipato al piano.

18 settembre: Tentativo di fuga fallito per i migranti tunisini reclusi nel Cie di Modena che avevano provato ad arrampicarsi sui tetti per poi calarsi con le lenzuola, con la medesima tecnica dunque già sperimentata più volte. Ma la polizia del centro ha chiamato rinforzi: dieci vetture della polizia, e poi Guardia di finanza, carabinieri e esercito.

18 settembre: Sette detenuti tunisini hanno tentato la fuga nella notte dal Cie di Gradisca d’Isonzo ma solo uno è riuscito a fuggire. Durante la giornata i detenuti avevano appiccato il fuoco, e la tensione nonostante l’incendio fosse stato spento, era rimasta alta.

20 settembre: Evasione riuscita dal Cie di Brindisi per 62 reclusi: una sassaiola è stata scatenata contro la polizia, e poi è stata divelta una panchina che è stata usata come ariete per sfondare la recinzione. Si tratta della terza evasione a Brindisi nell’ultimo mese dopo quelle del 29 agosto e del 4 settembre.

20 settembre: sull’isola di Lampedusa i migranti tunisini detenuti nel Cpa si sono rivoltati dando fuoco al centro, dopo che il Ministro per la Difesa La Russa aveva annunciato due giorni prima il rimpatrio per tutti i tunisini ancora presenti nel centro di Lampedusa. L’incendio ha distrutto la struttura e la maggior parte dei migranti sono stati trasferiti dunque all’interno dello stadio dell’isola.

21 settembre: Dopo l’incendio del Cpa di Lampedusa gli abitanti dell’isola hanno innescato una vera e propria guerriglia violenta contro i migranti tunisini. Numerosi i feriti ricoverati al poliambulatorio dell’isola, mentre per un migrante tunisino in condizioni gravi è stato disposto il trasferimento in elicottero all’ospedale di Palermo. Il sindaco di Lampedusa De Rubeis ha dichiarato alla stampa “Vogliamo essere liberati da 1500 delinquenti. Siamo in presenza di uno scenario da guerra, - aggiunge - lo Stato mandi subito elicotteri, navi per trasferire i tunisini che vagano per l’isola”.

22 settembre: Dopo le violenze sui migranti tunisini da parte di alcuni abitanti e delle forze di polizia sull’isola di Lampedusa, il ministero dell’interno italiano che accusa di violenza e di atti vandalici i migranti, fa saper che nel giro di 48 ore tutti i migranti tunisini saranno fatti evacuare dall’isola per essere in seguito espulsi. Sono già 300 i migranti trasferiti. Nel frattempo, per le violenze della giornata di ieri e per l’incendio del centro sono stati arrestati alcuni migranti tunisini: 7 accusati di aver fatto scoppiare l’incendio e 4 come passeurs. Il governo dichiara Lampedusa “porto non sicuro” per le operazioni di salvataggio di modo che i migranti intercettati in mare non saranno più portati sull’isola ma a Porto Empedocle.

22 settembre: Fuga dal Cie di Torino per 22 migranti tunisini che sono riusciti a scappare nella notte, aprendosi dei varchi nella recinzione per poi scavalcare il muro, mentre 10 loro compagni sono stati arrestati. Decine i feriti, sia tra i migranti che tra le forze dell’ordine. Si tratta della fuga finora più importante dal centro di Torino. I detenuti due settimane prima avevano capito che unendo le forze era possibile riuscire a scappare. Ma soprattutto sono state le notizie e le immagini relative alle fughe negli altri Cie d’Italia e la rivolta a Lampedusa che ha dato coraggio ai tunisini di Torino. In risposta, la questura ha fatto arrivare un metal detector per evitare che entrino seghetti nel centro, e ha sospeso il diritto a ricevere pacchi dall’esterno.

26 settembre: 57 migranti tunisini detenuti nel Cie di Modena hanno cercato di evadere ma sono stati fermati. La tattica sempre la stessa: cercare di raggiungere i tetti, appiccando il fuoco nelle stanze, e poi saltare il muro di cinta. Nonostante siano stati bloccati, la protesta non si è però fermata e uno dei migranti è stato arrestato con l’accusa di avere incendiato dei materassi.

27 settembre: Quinta evasione del mese al Cie di Ponte a Galeria, a Roma, dove oggi 60 detenuti (per la maggior parte tunisini appena trasferiti da Lampedusa) sono riusciti a fuggire, mentre altri 20 sono stati arrestati. Da inizio agosto sono fuggite 190 persone da Ponte a Galeria. L’escalation delle rivolte nei Cie in quest’ultimo mese e mezzo è dovuto principalmente a due fattori: alla nuova legge che ha alzato il tempo massimo di detenzione a 18 mesi e all’accordo siglato con la Tunisia sui rimpatri che prevede 100 persone rimpatriate al giorno. Approfittando della minore sorveglianza che si registra la domenica, i migranti hanno sfondato un cancello e sono dunque riusciti ad arrivare al muro di cinta che hanno poi scavalcato.

12 ottobre: Notizia Ansa: “A seguito della rivolta ad opera di un numeroso gruppo di extracomunitari, ospiti del locale C.A.R.A. in attesa del riconoscimento dello status di rifugiato politico, avvenuta il 1 Agosto u.s., nell’immediatezza furono tratti in arresto in flagranza di reato 28 cittadini di varie etnie. Le serrate indagini effettuate dalla DIGOS hanno permesso di raccogliere dichiarazioni testimoniali di alcuni cittadini extracomunitari, che hanno confermato l’ipotesi investigativa di una "preordinazione", così come confermato dal Questore nella rivolta con ‘gruppi organizzati’ ad hoc. L’attività di p.g. svolta ha permesso di chiarire i ruoli egemoni ricoperti da due ospiti del C.A.R.A. , quali istigatori della rivolta acclarando maggiormente l’ipotesi investigativa che l’azione violenta svoltasi lunedì 1° Agosto fosse stata studiata nei dettagli dai suddetti. A tal fine, per portare a termine il loro progetto di protesta violenta, si erano premuniti di raccogliere strumenti atti ad offendere, immediatamente reperibili e utilizzabili, posizionandoli nei luoghi ove si sarebbe consumata la rivolta, in particolare nella zona ferroviaria, teatro degli scontri violentissimi con le forze dell’ordine. Pertanto la locale Procura, condividendo le ipotesi investigative, ha avanzato richiesta di misura cautelare in carcere accolta dal Gip a carico di 14 cittadini extracomunitari, di varie etnie, ospiti del C.A.R.A. per i reati di Resistenza a P.U. aggravata, lesioni personali aggravate, violenza privata, interruzione di pubblico servizio, blocco ferroviario, danneggiamento seguito da incendio, furto aggravato , eseguendo 10 ordinanze di misura cautelare. Sono in corso ulteriori indagini e ricerche al fine di rintracciare gli altri indagati”.

16 ottobre: Brindisi, fuga riuscita per 18 migranti tunisini dal Cie. Nell’ultimo mese da questo Cie sono scappati circa 100 detenuti. Il numero totale dei migranti evasi da inizio estate si aggira intorno alle 400 persone.

4 novembre: 4 migranti tunisini arrestati e trasferiti dal Cie di Bari al carcere, accusati di aver danneggiato della strumentazione tecnica all’interno del Cie.

20-21 novembre: Due tentativi di fuga nel Cie di Bologna, entrambi falliti. Il primo è avvenuto attraverso lo scardinamento di una porta, mentre l’altro, più organizzato, vedeva alcuni migranti distrarre gli agenti con un lancio di oggetti mentre un altro gruppo cercare di evadere con lenzuola legate.

2 dicembre: Una rivolta è scoppiata nel Cie di Torino, dopo che un detenuto è stato picchiato dalla polizia per aver troppo “insistito” nel richiedere un trattamento sanitario.

5 dicembre: “La procura di Bari ha chiesto il giudizio immediato per 45 extracomunitari indagati per la rivolta del primo agosto scorso, provocata da alcuni ospiti del Cara di Bari-Palese Gli immigrati in quell’occasione bloccarono la statale 16 e il traffico ferroviario. La rivolta fu determinata dai ritardi nell’espletamento delle pratiche per i richiedenti asilo, e soprattutto, nei respingimenti già attuati di gran parte delle domande presentate. Gli imputati sono tutti giovani nordafricani e asiatici, identificati attraverso filmati, fotografie e testimonianze” .(ANSA).

8 dicembre: Nella notte è scoppiata una rivolta molto violenta al Cie di Torino: coperte e materassi sono stati incendiati, e un gruppo di circa cinquanta tunisini ha tentato di fuggire ma è stato bloccato dalla polizia. Tre sono i detenuti rimasti feriti negli scontri con le forze dell’ordine.

9 dicembre: Sono proseguite le proteste al Cie di Torino, dove i migranti hanno indetto lo sciopero della fame e in serata un gruppo di detenuti ha dato nuovamente fuoco a coperte e materassi. La polizia è intervenuta con gli idranti per riportare l’ordine.

13 dicembre: Al Cie di Milo (Trapani) tre tunisini hanno compiuto una serie di atti autolesionistici. Si tratta di persone a cui è stata prolungata la detenzione di sei mesi. Nessun ricovero per loro, tutti sono stati fatti presto rientrare nelle loro celle.

14 dicembre: 14 migranti tunisini sono riusciti a scappare dal Cie di Vulpitta (Trapani) adottando una strategia ormai “collaudata” in più centri: dopo essere riusciti a fare entrare delle lame, hanno segato le sbarre delle celle e sono fuggiti verso il muro che hanno poi scavalcato. 4 dei fuggitivi sono stati invece fermati dalla polizia e trasferiti nel Cie di Milo.

17 dicembre: Durante la notte al Cie di Bologna dieci detenuti sono riusciti a salire sul tetto per tentare di fuggire: tre migranti tunisini e un algerino ce l’hanno fatta mentre gli altri sono stati fermati dalla polizia. La mattina i migranti hanno cominciato uno sciopero della fame e contemporaneamente alcuni di loro hanno cercato di scavalcare la recinzione senza riuscirvi. In serata è scoppiata una rivolta violenta, con una ventina di detenuti che si sono scontrati in maniera diretta con la polizia, lanciando bottiglie di vetro. La polizia ha risposto con gli idranti.

18 dicembre: Prosegue la rivolta nel Cie di Bologna, dove la polizia ricorre ancora agli idranti per fermare i migranti che tentano di fuggire dal centro. Le forze dell’ordine non avrebbero provveduto a fare arrivare in maniera tempestiva i soccorsi per i detenuti rimasti feriti negli scontri, occupandosi invece di ristabilire la calma nel centro.

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