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Cronologia. Novembre 2011

Novembre 2011:

1 novembre: Ue. Il Parlamento europeo ha approvato lo scorso 27 ottobre la proposta di rifusione della Direttiva Qualificeh, in vista della sua adozione definitiva prevista entro fine anno e della messa in atto del Sistema europeo comune di asilo (EASO) che dovrà entrare in funzione entro il 2012. Questa Direttiva mira a ravvicinare le norme dei Paesi membri relative alla protezione internazionale. Tra le modifiche più rilevanti, si stabilisce che gli Stati possono escludere dalla protezione chi ha accesso alla protezione interna al Paese di origine solo nel caso in cui la persona possa effettivamente e senza pericolo recarsi su quella parte di territorio. Inoltre, in materia di occupazione e di trattamento sanitario, si afferma che i beneficiari di protezione internazionale saranno equiparati ai rifugiati politici. Viene chiarito anche che per avere il riconoscimento dello status di rifugiato, i motivi di persecuzioni possono essere collegati sia ad atti di persecuzione sia alla mancanza di protezione. Invece, non è stato modificato il requisito di “danno grave” come condizione per ottenere la protezione internazionale.

1 novembre: Giappone – Ghana. Un migrante ghanese, che viveva in Giappone dal 1988, è morto il 22 marzo 2010 a causa delle torture subite dagli agenti di polizia sull’aereo che lo stava deportando in Egitto. Nonostante il fatto sia avvenuto da più di un anno e mezzo, né i media né i politici o le associazioni giapponesi si sono mobilitati per aprire un’inchiesta giudiziaria. La legge giapponese prevede che qualunque straniero privo della documentazione richiesta possa essere detenuto per un periodo indeterminato se sospettato di aver violato la legge sul controllo dell’immigrazione. Migranti e richiedenti asilo sono detenuti nelle medesime strutture, denominate “centri immigrazione. Nel corso del 2010, 18.578 persone hanno ricevuto l’ordine di deportazione, mentre il numero degli overstayers presenti sul territorio giapponese nel 2010 ammontava a 91.778.

1 novembre: Regno Unito. Nel centro di detenzione di Harmondsworth, vicino Londra, un gruppo di migranti afgani ha opposto resistenza alle forze dell’Agenzia britannica per le frontiere (UKBA) che erano entrate nelle celle per deportarli: in seguito a una serie di scontri con la polizia, e a feriti da entrambe la parti, il volo charter diretto in Afghanistan previsto per il giorno successivo è stato annullato e i detenuti coinvolti nella rivolta sono stati condotti in ospedale per accertamenti.

1 novembre: Indonesia. Un’imbarcazione di legno con a bordo 60 richiedenti asilo provenienti da Iran, Pakistan, e Afghanistan affonda al largo delle coste indonesiane mentre era diretta in Australia. 48 i sopravvissuti e 8 i morti accertati. Le autorità della guardia costiera porteranno i sopravvissuti al Larisa hotel a Ciamis, nel Giava occidentale, dove verranno detenuti in attesa che le loro richieste di asilo vengono analizzate.

1 novembre: USA. L’interpellanza parlamentare contro “Secure Communities”, il programma che istituisce una collaborazione tra livello federale e locale per facilitare la deportazione di migranti senza documenti, guidata dal Naitonal Day Laborer Organization Network ottiene un primo successo: il governo federale decide che la polizia locale non dovrà più onorare la richiesta dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) federale di trattenere in carcere oltre lo scadere della pena quei detenuti che l’ICE vorrebbe interrogare e controllare per verificare la regolarità dei loro permessi di soggiorno. In questo modo, il governo crea una strada istituzionale per gli stati che vogliano uscire dal programma Secure Communities. Ancor prima di questa decisione alcuni stati avevano già chiuso il rapporto con Secure Communities Cook County in Illinois e Santa Clara e San Francisco in California).

1 novembre: Indonesia. Ritrovati al largo delle coste del Giava Occidentale i corpi di sette migranti di paesi mediorientali, annegati a seguito dell’avaria subita dall’imbarcazione su cui viaggiavano, partita da Pangandaran.

2 novembre: Australia. Il Ministro dell’Immigrazione Chris Bowen raddoppia la durata del permesso di soggiorno per i lavoratori qualificati, alzandola fino a sei anni. Il Ministro annuncia anche altre misure per facilitare l’iter burocratico per le aziende australiane che vogliano assumere lavoratori stranieri qualificati. Le misure entreranno in vigore tra meno di una settimana, il 7 novembre.

2 novembre: Olanda-Angola. La decisione del parlamento olandese di deportare Mauro Manuel, un richiedente asilo dell’Angola di 18 anni, arrivato in Olanda all’età di dieci anni come minore non accompagnato, ha sollevato molte critiche nel Paese ed è diventata l’occasione per le associazioni che lavorano con i rifugiati di lanciare un appello contro la politica di deportazione. Attualmente in Olanda vi sono 75 minori richiedenti asilo che rischiano di essere deportati nel momento in cui raggiungeranno la maggiore età.

2 novembre: Ue- Grecia-Turchia. È stato pubblicato il report di valutazione di Frontex del 2010 relativo alle operazioni del programma RABIT (Rapid Border Intervention Teams) al confine tra Grecia e Turchia. L’agenzia Frontex considera questa operazione cruciale “nell’assicurare e nell’incrementare risposte rapide di fronte alle situazioni di emergenza che si producono ai confini dell’Unione europea”, e dunque un vero e proprio laboratorio politico per testare nuove tecniche di controllo. Il documento sottolinea che la “lotta all’immigrazione irregolare” non può essere affrontata soltanto attraverso il controllo delle frontiere ma deve prevedere la messa in atto di tutta una serie di misure collaterali, rispondenti a quella che viene definita la logica dell’Integrated border management (IBM): politiche di rimpatrio e di detenzione, formazione delle autorità locali, relazioni con i “paesi terzi” e strategie di capacity building. L’operazione in Grecia mirava a produrre un effetto deterrente nei confronti dei migranti privi di permesso di soggiorno provenienti dal confine turco, e nel mostrare la capacità di cooperazione tra i paesi dell’Unione europea. Secondo i dati forniti dal documento, la media giornaliera di attraversamento del confine tra Turchia e Grecia nel dicembre 2010 è scesa del 76% rispetto all’ottobre dello stesso anno, mentre la percentuale delle persone individuate e fermate alla frontiera è aumentata dal 40% (ottobre 2010) al 90% (febbraio 2011). Il budget totale dell’operazione Rabit è stato di cinque milioni e mezzo di euro.

2 novembre: Spagna. La Guardia Civil di Melilla ha localizzato un’imbarcazione con a bordo venti persone di origine sub-sahariana. Nelle stesse ore è stato rinvenuto il cadavere di un uomo, probabilmente di origine nord-africana, nelle acque della città autonoma spagnola. Non sono state ancora accertate le cause della sua morte, tuttavia si pensa che sia annegato nel tentativo di raggiungere a nuoto la costa spagnola di Melilla dal confine marocchino.

2 novembre: Cipro. In un comunicato stampa, l’associazione cipriota Kisa denuncia le condizioni disumane in cui vengono detenuti i migranti nei centri di detenzione dell’isola. L’associazione, che ha avuto l’autorizzazione per visitare il centro di detenzione di Nicosia, fa inoltre sapere che i detenuti sono in sciopero della fame per protestare contro le condizioni di detenzione e per l’arbitrario prolungarsi dei tempi di trattenimento senza alcuna spiegazione da parte delle autorità, né una decisione giuridica a tal proposito.

2 novembre: Turchia-Afghanistan-Pakistan. In un incontro dei ministri degli interni che si è tenuto in Turchia, l’Afghanistan e il Pakistan si sono accordati per dar luogo a un sistema di controllo biometrico alle loro frontiere per monitorare il movimento dei migranti afghani che entrano nel territorio pakistano e, in generale, le entrate e le uscite sui loro rispettivi territori. Il Pakistan e la Turchia, invece, hanno trovato l’accordo per la creazione di una task force congiunta per uno scambio di informazioni sull’arrivo dei migranti in Turchia, informazioni che potrebbero servire a perseguire con azioni legali i trafficanti di esseri umani in Pakistan.

3 novembre: Belgio. Un gruppo di 45 sans-papiers ha occupato la piazza Fernand Cocq a Bruxelles, insieme a qualche attivista appartenente al movimento degli “Indignados”. La decisione di occupare la piazza è stata presa in seguito allo sfratto effettuato il 31 ottobre dell’immobile occupato in cui vivevano i sans-papiers, e al loro rifiuto di fronte alla proposta della polizia di andare a dormire in un tunnel sotterraneo. La polizia ha impedito agli occupanti, che hanno esibito cartelli con la scritta “D’ailleurs nous sommes ici”, di installare tende per ripararsi dal freddo.

3 novembre: Regno Unito. È stato pubblicato il dossier sulle ispezioni nei centri di detenzione del Regno Unito effettuato nel mese di maggio dal Capo Ispettore delle prigioni. Il report sottolinea che, nonostante visibili miglioramenti nelle condizioni di trattamento dei detenuti, specialmente nel centro di Campsfield, restano tuttavia delle misure necessarie da prendere, prima tra tutte “la qualità dei servizi sanitari e la presa in cura dei soggetti vulnerabili; inoltre, è indispensabile che venga garantito l’accesso alle risorse educative”.

3 novembre: Cuba. Venti giorni fa 11 ragazzi cubani sono partiti dall’Isola per raggiungere le coste della Florida con un canotto. Da quel giorno non si è più avuta alcuna notizia sul loro conto. Le autorità cubane e statunitensi non hanno rintracciato nessun corpo al momento e si pensa che i migranti abbiano perso la vita durante la notte della partenza, quando il mare era mosso e le onde hanno sfiorato i dieci metri di altezza. Le famiglie sono in contatto con connazionali che si trovano a Miami e grazie ai quali riescono a mettersi in comunicazione con le autorità migratorie locali.

3 novembre: USA. Sono oltre 46mila i genitori di bambini statunitensi deportati nel primo semestre del 2011. Se l’Amministrazione continuerà a procedere con lo stesso ritmo alle deportazioni di migranti senza permesso di soggiorno, si prevede che nell’arco di due anni verranno deportati più genitori di bambini statunitensi di quanti siano stati deportati nel corso di dieci anni durante le precedenti amministrazioni.

3 novembre: USA-Ue. Il Migration Policy Institute statunitense e l’European University Institute italiano pubblicano oggi un rapporto sui trend dell’immigrazione sulle due sponde dell’Atlantico. Il report testimonia della centralità dell’immigrazione per le economie di entrambe le sponde. In UE, in particolare, si stima che in uno scenario di interruzione dell’immigrazione internazionale e a fronte del costante calo della natalità locale, la popolazione di lavoratori diminuirebbe del 27% (84 milioni di persone) tra il 2010 e il 2050. Anche in una situazione di stabilità delle migrazioni internazionali si regesterebbe comunque un calo della forza lavoro di 35 milioni di persone. La situazione sembra meno marcata negli Stati Uniti dove si prevede che la forza lavoro continuerà ad aumentare nei prossimi decenni, con un aumento dello 0.7% nel prossimo decennio e dello 0.5% dal 2020 al 2030. Anche in questo caso l’aumento sarà dovuto principalmente alla forza lavoro migrante e si prevede che entro il 2030 la crescita della forza lavoro annua sarà da attribuirsi unicamente all’immigrazione.

3 novembre : Ungheria-Serbia. La polizia ungherese ha fornito dei dati sui migranti che hanno attraversato la frontiera ungherese in provenienza dalla Serbia nel corso del 2011 e che sono stati fermati dalle autorità ungheresi: 1260 tra cui 612 rinviati nuovamente in Serbia.

4 novembre: Ue. L’agenzia Frontex ha pubblicato il report annuale relativo al 2010 su Eastern Borders Risk Analysis Network, che prevede la collaborazione di Bielorussia, Moldova, Russia e Ucraina con Polonia, Lituania, Norvegia, Estonia, Finlandia, Romania e Ungheria. Il rapporto rende noto che la situazione ai confini orientali dell’Unione europea non è cambiata in maniera significativa rispetto al 2009 per quanto riguarda il commercio transfrontaliero illegale (sigarette, benzina e auto rubate). Per quanto riguarda l’attraversamento dei confini da parte di migranti senza permesso di soggiorno, il documento sottolinea che la frontiera tra Slovacchia e Ucraina è quella in cui nel 2010 si sono registrate maggiori identificazioni di migranti senza permesso (40% del totale, in prevalenza afgani, somali e palestinesi) . ’Ucraina resta il maggior Paese di transito verso l’Europa sul versante centro-orientale.

5 novembre: Bulgaria. Un reportage di Al Jazeera ha rivelato che la Bulgaria detiene i richiedenti asilo, violando così sia le leggi nazionali che la normativa europea. Il governo bulgaro ha ammesso di usare la pratica di detenzione, giustificandosi però con la scarsità di posti (400 in totale) disponibili nei centri di accoglienza per richiedenti asilo. Dal 2000 a oggi su 15000 domande di asilo, 6000 sono state cancellate, senza che il governo abbia più traccia delle persone in questione: di fatti, di fronte alle difficoltà del sistema di asilo bulgaro, molti preferiscono tentare la domanda in altri Paesi europei. E tuttavia, in base al regolamento di Dublino II del 2003, la maggior parte viene rimandata in Bulgaria dove deve ricominciare pertanto dall’inizio la procedura di asilo. Inoltre, la Bulgaria non prevede il diritto a restare per quei richiedenti asilo che hanno ricevuto il diniego ma la cui nazionalità non può essere accertata.

5 novembre: USA. Alabama. Il Dipartimento di Giustizia informa lo stato dell’Alabama che la legge anti-migratoria approvata dall’Alabama lo scorso 10 giugno e considerata la legge più restrittiva di tutti gli Stati Uniti è sotto scrutinio federale. In particolare, il Dipartimento sta analizzando le disposizioni in materia di istruzione pubblica che potrebbero violare il principio del diritto all’istruzione pubblica per i minori, indipendentemente dal loro permesso di soggiorno: la legge dell’Alabama, infatti, stabilisce l’obbligo per le scuole pubbliche di verificare lo status degli studenti al momento dell’iscrizione, richiedendo il certificato di nascita e il permesso di soggiorno.

5 novembre: Federazione Russa - India. Annunciata l’entrata in vigore, prevista per il 1 dicembre prossimo, dell’accordo tra Russia e India per facilitare la mobilità tra i due paesi.

5 novembre: Serbia. Amnesty International denuncia la situazione di alcune famiglie rom provenienti dal Kosovo che le autorità di Belgrado hanno sgomberato dagli accampamenti informali in cui risiedevano da anni senza offrire loro nessuna alternativa abitativa. Si tratta, inoltre, di famiglie che erano fuggite dal Kosovo dopo la guerra del 1999 e che le autorità serbe si erano incaricate di proteggere, metre, come nel caso di altri rom kosovari, sono state abbandonate a se stesse senza alcun tipo di assistenza né sanitaria né abitativa.

5 novembre: Belgio. Il segretario di Stato all’Immigrazione e all’Asilo, Melchior Wathelet, ha dichiarato l’intenzione di ridurre drasticamente il numero dei richiedenti asilo in Belgio. A tale scopo, verrà redatta una lista relativa ai Paesi “sicuri”, i cui cittadini avranno poche possibilità di ottenere l’asilo in Belgio. Inoltre, il protocollo della domanda si baserà su un’inversione della prova: ai candidati verrà richiesto di provare che hanno realmente bisogno della protezione del Belgio.

5 novembre: Regno Unito. L’Agenzia britannica per le frontiere (UKBA) è sotto accusa per aver effettuato dei controlli di documenti sugli autobus e nelle stazioni al fine di arrestare i migranti senza permesso di soggiorno e di “prevenire che possano usare i mezzi pubblici”. La pratica è illegale per la legge inglese, in quanto stando all’Immigration Act del 1971 gli ufficiali di polizia sono autorizzati a effettuare controlli sui passaporti soltanto negli aeroporti e nelle zone portuali. Tuttavia, le critiche che sono state rivolte alla UKBA riguardano meno la politica stessa di arrestare i migranti senza permesso che non la violazione delle libertà civili che questi controlli significano per tutti i cittadini, andando peraltro contro le promesse del governo di attenuare il sistema di vigilanza sulla popolazione. Di fatti, la coalizione di governo ha deciso di abbandonare la proposta di introduzione della carte d’identità, all’interno di una linea di mitigazione delle politiche di controllo.

5 novembre: Usa-Messico. Il noto muro digitale o elettronico tra Usa e Messico, una barriera fatta di torri di controllo, radar e telecamere automatiche che corrono lungo i 3.200 km di reti alla frontiera fu approvato nel 2005 dal Congresso a fronte di un costo iniziale di 2 mila dollari anche se anni dopo è emerso che la spesa sarebbe ammontata a 15 volte tanto per un totale di 30 miliardi di dollari. Il progetto avrebbe dovuto concludersi per il 2011 ma attualmente l’unico tratto realizzato è stato quello in prossimità dell’Arizona: si tratta di 85 km di muro, per i quali sono già stati spesi 10 milioni di dollari a chilometro.

7 novembre : Serbia. La polizia della città di Sabac ha arrestato 50 migranti privi di permesso di soggiorno, la maggior parte dei quali di origine afgana e somala. Gli arresti sono dovuti alle forti proteste che gli abitanti di Banja Koviljaca stanno facendo da alcuni giorni contro la presenza sul loro territorio del centro per richiedenti asilo, dopo l’episodio di violenza sessuale subito da una donna britannica e per il quale è sospettato un migrante. La polizia di Sabac ha annunciato che i migranti arrestati saranno deportati, ma che gli ostacoli per un effettivo allontanamento dei migranti dal territorio serbo sono molteplici. Intanto, un manifestazione per chiedere lo spostamento del centro per i richiedenti asilo si è tenuta nei giorni scorsi mentre molti genitori di Banja Koviljaca come forma di protesta non mandano i loro figli a scuola. Secondo i dati forniti dalle autorità serbe sono circa 10.300 i richiedenti asilo presenti in Serbia.

7 novembre: Belgio. All’interno del centro di detenzione 127 Bis, nelle vicinanze di Bruxelles, un gruppo di migranti ha deciso di iniziare lo sciopero della fame per protestare contro il loro trattenimento e contro le condizioni in cui vengono detenuti nel centro.

8 novembre: Lussemburgo. Nel centro di detenzione di Findel i migranti hanno incendiato materassi e coperte. Il centro di Findel è stato aperto quest’anno nel mese di agosto.

9 novembre: Spagna. Il soccorso marittimo e la croce rossa hanno assistito un gruppo di sette migranti che navigavano nelle acque dello stretto di Gibilterra a bordo di un’imbarcazione che stava per affondare. Dopo essere stati avvistati da un peschereccio che ha chiamato i soccorsi, i migranti sono stati aiutati a raggiungere le coste di Tarifa.
9 novembre: Regno Unito. Proseguono i raid contro gli immigrati senza permesso di soggiorno da parte dell’Agenzia britannica per le frontiere (UKBA): nella regione dello Hefordshire gli agenti della UKBA hanno effettuato una serie di controlli nei ristoranti dove sono stati trovati cinque lavoratori (4 di nazionalità bengalese, 1 albanese) senza permesso di soggiorno, per i quali è scattato dunque l’arresto immediato. In attesa di essere deportati, le persone arrestate verranno trattenute in centri di detenzione. Nella regione del Brent sono invece stati arrestati nove lavoratori senza permesso, impiegati nelle serre.

9 novembre: Australia. Viene pubblicata oggi parte del contratto, siglato nel 2009, tra il Dipartimento immigrazione del governo australiano e l’azienda di sicurezza Serco per la gestione dei centri di detenzione in Australia. Nel contratto si stabilisce che la Serco: può autorizzare al servizio guardie che non abbiano intrapreso un percorso di formazione, che può essere posticipato fino a sei mesi dall’inizio del lavoro; considera “incidenti minori” la depressione clinica, la nascita di bambini, e gli scioperi della fame sotto le 24 ore, mentre classifica come “grave incidente” l’accesso non autorizzato di giornalisti all’interno del centro; è tenuta ad occuparsi solo del 10% degli incidenti minori che si verificano nei centri; non è soggetta ad alcun meccanismo di controllo del proprio operato all’interno dei centri; è tenuta a fornire accesso telefonico ai richiedenti asilo ma, nel caso di telefoni cellulari, deve controllare che non siano forniti di video e audioregistratori; deve controllare e limitare l’accesso dei detenuti ai siti internet di pornografia, di protocollo di trasferimento file (usati per scambiare file in rete), e ai “siti proibiti in lingue straniere” (non viene specificato quali siano I siti proibiti); è tenuta a offrire tè, caffè, biscotti, e acqua quando i detenuti ricevono visite e a fornire le aree di incontro di macchinette per le bevande calde e gli snack; deve assicurarsi che i giornalisti entrino nel centro solo dietro specifica approvazione del dipartimento di Immigrazione; è tenuta a risarcire il Dipartimento immigrazione per qualsiasi perdita derivante dalla morte, dal ferimento, dalla malattia di qualsiasi persona nel centro (questa clausola viene mantenuta anche per i successivi sette anni dopo la scadenza del contratto). La parte del contratto pubblicata dal sito New Matilda è stata ottenuta attraverso una richiesta basata sulla libertà di informazione. La Serco ha obiettato alla pubblicazione del contratto e ha ottenuto l’oscurazione di una sezione (“s27 consultation”). La Serco era già stata al centro di numerose polemiche e azioni legali in Australia.

9 novembre: Australia. Il governo riconosce un indennizzo per un gruppo di richiedenti asilo che, tra il 2005 e il 2007, avevadenunciato il governo per detenzione illegale (293 casi) e abusi (111). Secondo i dati del dipartimento immigrazione, in numero di migranti in detenzione amministrativa corrispondeva a 5.061 uomini, 571 donne, e 1.027 bambini a febbraio 2011.

9 novembre: Indonesia. Undici migranti sopravvissuti al naufragio dello scorso 1 novembre nella traversata dal Java all’Australia evadono dal Larissa Hotel dove erano detenuti dalla polizia e dalle autorità frontaliere. Avevano pagato 3mila dollari per la traversata.

9 novembre: Australia. Sciopero dei lavoratori migranti di un’industria alimentare in un sobborgo di Melbourne contro le condizioni di lavoro imposte ai migranti indiani, impiegati senza permesso di lavoro (hanno in genere un permesso di soggiorno per motivi di studio) e pagati 10 dollari l’ora (contro i 15.51 dollari riconosciuti come minimo sindacale) in contanti e in nero.

10 novembre: USA. Un report dell’Applied Research Center stima a 5.100 la presenza in orfanatrofi del paese di minori figli di migranti deportati o detenuti.

11 novembre: Spagna. Il 22 luglio sono entrate in vigore severe restrizioni rispetto alla condizione dei cittadini rumeni in Spagna. Chi, in quella data, non compariva registrato nelle liste di collocamento professionale dell’INEM, quindi come disoccupato, o non in possesso di un contratto di lavoro subordinato, perdeva il diritto a rimanere in territorio spagnolo e di poter lavorare alle dipendenze di un datore di lavoro. Il presidente della federazione rumena d’Europa (Federe), Daniel Tecu, ha dichiarato che la situazione è inaccettabile: più della metà dei cittadini rumeni presenti in Spagna, pur non essendo assunta, non è iscritta alle liste dell’Istituto nazionale dell’impiego e questo non può essere un motivo per escluderli da nuove possibilità di impiego.

11 novembre: Indonesia. Un gruppo di trenta richiedenti asilo afgani viene arrestato dalla polizia indonesiana perché’ senza documenti. Tra i trenta e i quarant’anni, i richiedenti asilo afgani affermano di voler arr
ivare in Australia per fare richiesta d’asilo. L’Indonesia non è una firmataria della Convenzione di Ginevra e tratta i richiedenti asilo come migranti irregolari.

12 novembre: Libia-Italia. Sono stati tratti in salvo i migranti che erano partiti dalla Libia qualche giorno fa e che attraverso un cellulare satellitare avevano lanciato un SOS mentre la loro imbarcazione di trovava in avaria nel Canale di Sicilia. A intervenire sul posto la Marina militare italiana che, dopo il rifiuto da parte delle autorità maltesi di un approdo alla Valletta, hanno trasportato i migranti ad Agrigento. Un donna incinta ha partorito a bordo dell’imbarcazione. L’ultimo arrivo di migranti dalla Libia risaliva al 16 agosto scorso.

12 novembre: Ue-Libia. L’alta rappresentante Ue, Catherine Ashton, si è recata a Tripoli per incontrare le nuove autorità del paese e aprire un nuovo ufficio Ue in Libia. All’ordine del
giorno la negoziazione di un accordo quadro con le nuove autorità e la collaborazione tra Ue e Libia relativa al controllo delle migrazioni.

13 novembre: Italia. I legali della famiglia di Saidou Gadiaga e alcune associazioni antirazziste chiedono la non archiviazione del caso. Saidou Gadiaga è morto nel dicembre del 2010 in una caserma dei carabinieri di Brescia dove era stato portato in seguito a un controllo in quanto privo di documenti di soggiorno. Un video del quotidiano Repubblica e la presenza di un testimone che racconta di aver sentito le richieste di aiuto da parte di Saidou Gadiaga, malato d’asma, senza che nessuno intervenisse a soccorrerlo, riaprono il caso.

13 novembre: Libia. Il consiglio nazionale transitorio libico annuncia la nuova politica dei visti: i cittadini del Marocco, Algeria, Siria, Egitto, Sudan, Chad e Nigeria per entrare in Libia dovranno essere muniti di visti. La misura non vale per i cittadini della Tunisia né per quelli della Turchia. Il Cnt ha inoltre chiesto alla compagnia Tunisair di controllare nei voli diretti in Libia il visto di entrata dei passeggeri.

14 novembre: Svezia. 42 organizzazione, tra cui Amnesty International e Medici senza frontiere, hanno lanciato un appello affinché il governo estenda anche ai migranti senza permesso di soggiorno e ai richiedenti asilo gli stessi diritti ai servizi medici e sanitari garantiti ai cittadini svedesi, andando oltre pertanto il diritto all’assistenza di urgenza, già previsto dalla legge svedese. Il ministro per l’Immigrazione e le politiche di asilo ha tuttavia risposto che un tale sistema di assistenza completa alzerebbe molto la spesa pubblica, motivo per cui il governo manterrà come indispensabile una distinzione tra cittadini e non nell’attribuzione dei servizi e delle cure mediche.

14 novembre: Italia. E’ stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Dpr 179 che regolamenta il cosiddetto “permesso di soggiorno a punti” che entrerà in vigore a partire dal mese di marzo 2012. Per i migranti che arriveranno in Italia a partire da quella data, di età superiore a sedici anni (salvo nel caso di persone affette da patologie, di minori non accompagnati e di vittime di tratta) sarà necessario un accordo suddiviso per punti: i 16 punti attribuiti in partenza dovranno essere via via integrati da diversi elementi (percorsi formativi, contratto di affitto, scelta del medico di base, corsi di educazione civica). Alla fine di due anni lo Sportello Unico verificherà il raggiungimento dei punti richiesti (trenta in tutto) e potrà prorogare di un anno la possibilità del loro raggiungimento o procedere all’espulsione nel caso in cui il numero dei crediti finali sia pari o inferiore a zero.

14 novembre: Spagna. Il comitato per l’eliminazione della discriminazione razziale dell’ONU si è espresso in merito al rapporto presentato da SOS Racismo Madrid e da altre ong spagnole sulla questione delle retate ai danni dei migranti da parte della polizia spagnola, a sua volta influenzata dalle direttive del ministero dell’interno. Il comitato ha giudicato ‘raccomandabile’ la proposta delle ong di limitare e sradicare tale pratica che si fonda su una selezione di base etnica e razziale degli individui fermati per strada ai fini dell’identificazione.

14 novembre: Indonesia. Un gruppo di trentasei richiedenti asilo afgani e pachistani diretti in Australia è stato arrestato nella provincia indonesiana di Jambi, sulla costa orientale dell’isola di Sumatra. L’Organizzazione internazionale per le migrazioni (OIM) organizzerà i rimpatri.

14 novembre: Usa. Presidio di una cinquantina di persone nel centro di Los Angeles, durante la conferenza della Women’s Coalition, per protestare contro l’”immoralità del governo” che separa le famiglie attraverso le deportazioni dei genitori senza permesso di soggiorno. Tra gennaio e giugno 2011, sono stati deportati più di 46.000 genitori di bambini con cittadinanza statunitense.

14 novembre: USA. Porto Rico. Un gruppo di 16 migranti domenicani viene intercettato al largo di Aguadilla dalla Guardia Costiera portoricana e deportato per ingresso irregolare.

14 novembre: Australia. Intercettata lungo la costa nord dell’Australia Occidentale un’imbarcazione con a bordo 93 richiedenti asilo. I richiedenti asilo sono stati portati su Christmas Island per l’identificazione e la detenzione obbligatoria mentre le loro richieste d’asilo saranno evase.

15 novembre: Australia. Muore un rifugiato politico nel centro di detenzione di Darwin. Dopo aver ricevuto una forte scossa elettrica nel tentativo di scavalcare i cancelli e uscire al centro, l’uomo era stato rinchiuso in una cella di isolamento senza acqua e senza cure mediche. L’uomo aveva ottenuto lo status di rifugiato politico più di un anno fa e non aveva ancora ricevuto i documenti per lasciare il centro. I suoi compagni raccontano che era solito scavalcare i cancelli per andare a trovare alcuni suoi amici in altri compound del centro.

15 novembre: USA. La Corte degli Stati Uniti dichiara incostituzionale la legge anti-immigrazione dello stato dell’Alabama, approvata lo scorso 10 giugno e sospesa il primo settembre scorso e che prevedeva, tra le altre cose, l’obbligo per le autorità locali di detenere una persona sospettata di non avere il permesso di soggiorno. La motivazione avanzata dalla Corte è che la Costituzione sancisce che l’immigrazione è materia di competenza federale e proibisce schemi decisionali o esecutivi a livello statale.

15 novembre: El Salvador. Nel Salvador prenderà piede un progetto senza precedenti: la creazione di un database delle persone scomparse durante il viaggio di emigrazione verso Messico e Stati Uniti. Le organizzazioni che vi prenderanno parte sono il Comitato migranti e familiari scomparsi del Salvador (COFAMIDE), il ministero degli esteri, la segreteria per la difesa dei diritti umani (PDDH) un’equipe di antropologi forensi argentini. I due enti nazionali hanno già registrato 600 casi di scomparse. L’intento del progetto è quello di generare un flusso e uno scambio di informazioni sulle generalità degli scomparsi e sui corpi che sono stati ritrovati dalle autorità. Numerosissimi, infatti, sono i casi di corpi senza identità registrati dai servizi forensi e dai cimiteri municipali di Usa e Messico.

15 novembre: Italia. Mujahid Alì, un migrante pakistano richiedente asilo al Cara di Mineo, in provincia di Catania, è morto ieri all’ospedale di Catania dopo aver subito un intervento al cuore. I suoi connazionali presenti a Mineo denunciano l’assenza di un’adeguata assistenza medica da parte dei medici della Croce rossa.

16 novembre: Ecuador-USA. Quest’anno da gennaio e settembre sono state presentate sette denunce di scomparsa da parte di famiglie di migranti partiti per il nord, diretti negli Stati Uniti. Secondo i dati forniti da Teresita Cabrera, rappresentante di SENAMI (Segreteria nazionale del migrante), nello stesso periodo sono state riportate in Ecuador 83 salme, ma di altri migranti si continua a non avere notizia.

16 novembre: Federazione Russa. Dopo l’arresto di un cittadino russo in Tajikistan scattano una serie di azioni di vendetta istituzionali. Dal giorno dell’episodio, la polizia russa ha infatti organizzato ronde per arrestare lavoratori
migranti di etnia Tajik. Nel corso delle ultime due settimana sono già stati arrestati e deportati in Tajikistan oltre 300 lavoratori migranti di etnia Tajik.

16 novembre: USA. Lousiana. Lo stato della Louisiana porta alla Corte Suprema una petizione che prevede l’esclusione dei migranti senza permesso di soggiorno dal censimento della popolazione degli Stati Uniti. Secondo l’ufficio statistiche governativo, sono 11 milioni i migranti senza permesso di soggiorno che vivono negli Stati Uniti. Gli stati ottengono seggi in parlamento in base al numero della popolazione; la Lousiana ha recentemente perso un seggio a favore degli stati (come la California e il Texas) che hanno un altissimo numero di migranti senza permesso di soggiorno.

17 novembre: USA. Il Department of Homeland Security comincerà oggi il riesame degli ordini di deportazione con l’obiettivo di accelerare la deportazione dei migranti con precedenti penali e arrestare il processo di deportazione dei migranti incensurati.

17 novembre: USA. Sempre di oggi la denuncia da parte delle associazioni per i diritti dei migranti sul numero di decessi nei centri di detenzione degli Stati Uniti: 126 migranti sono morti da ottobre 2003 a ottobre 2011 nei centri americani. I cubani sono i migranti maggiormente colpiti, seguiti dai messicani e dai guatemaltechi. Il report pubblicato oggi identifica problemi cardiaci, alta pressione, AIDS, problemi renali e polmonite tra le maggiori cause di morte.

17 novembre: Messico-Canada. Tre lavoratori agricoli messicani denunciano il governo canadese e l’azienda agricola presso cui lavoravano in Ontario per averli licenziati e rimandati a casa senza ragione alcuna e senza nemmeno fornire una spiegazione. I lavoratori richiedono 25.000 dollari di danni l’uno per interruzione immotivata del contratto di lavoro.

17 novembre: Messico. Il console generale del Guatemala, Osvaldo Valdemar Cuevas, ha espresso preoccupazione nei confronti delle autorità messicane dell’INM (istituto nazionale migratorio) per i continui maltrattamenti e abusi rivolti ai migranti centroamericani che attraversano il territorio messicano diretti negli Stati Uniti. Il console fa riferimento a un grave episodio che ha visto coinvolti 14 cittadini guatemaltechi: tratti con l’inganno dagli agenti dell’INM con la scusa di condurli agli uffici per la regolarizzazione dei loro documenti, essi sono poi stati rinchiusi in una cella per otto giorni senza alcuna motivazione.

17 novembre: Spagna-Marocco. Negli ultimi mesi si è registrato un aumento delle retate della polizia marocchina nei confronti dei gruppi di migranti subsahariani accampati nelle aree frontaliere di Melilla, soprattutto in prossimità di Gurugu. Dopo i rastrellamenti nelle aree più a rischio delle città marocchine confinanti, i migranti vengono deportati alla frontiera algerina, nei pressi di Oujda. L’ong spagnola con sede a Melilla, Prodein, segnala che i migranti vengono trasportati rinchiusi in camion e poi abbandonati nel cuore del deserto, lasciati alla loro sorte.

17 novembre: Spagna. L’Associazione Avaaz ha raccolto più di 30.000 firme per chiedere la chiusura dei Cei nel corso della prossima legislatura. Avaaz segnala con preoccupazione che nel corso degli ultimi due anni, durante i quali la nuova legge sull’immigrazione è entrata in vigore, non è mai stato elaborato alcun regolamento che renda noto il funzionamento interno dei centri. Tale tema non è mai stato sfiorato dagli schieramenti politici che hanno partecipato all’ultima campagna elettorale, per questo Luis Morago, direttore della campagna anti-Cie, chiede ai partiti “di impegnarsi affinché sviluppino a breve un regolamento che garantisca la protezione dei diritti dei migranti reclusi”.

18 novembre: Australia. Un gruppo di organizzazioni mediche firma una petizione per chiedere al governo australiano di intraprendere un’indagine sulle condizioni psicologico-sanitarie all’interno dei centri di detenzione per richiedenti asilo. La legge australiana impone la detenzione obbligatoria per i richiedenti asilo e la petizione chiede al governo di prendere in carico la salute psico-fisica dei detenuti-richiedenti asilo.

18 novembre: UK. Il nuovo Migration Advisory Committee del governo propone di alzare il reddito minimo richiesto alle famiglie che vogliono avviare pratiche di ricongiungimento famigliare da 5.500 sterline (6.601 EUR) all’anno a un cifra tra le 18.700 e 25.700 sterline annue (tra i 22.446 e i 30.848 EUR).

19 novembre: Australia-Afghanistan. Primo rimpatrio di un cittadino afgano che ha ricevuto un diniego della richiesta d’asilo in Australia, secondo un accordo siglato tra l’Australia e l’Afghanistan il 17 gennaio 2011. Prima di questo accordo l’Afghanistan si rifiutava di accogliere i propri cittadini che non intendessero rimpatriare volontariamente. Ismail Mirza Jan verrà deportato oggi dal centro di Villawood di Sydney. Jan, di minoranza hazara, ha dichiarato che rischia di subire persecuzioni in Afghanistan. Secondo l’accordo di gennaio potrà essere rimpatriato anche contro la sua volontà.

18 novembre: Messico. Otto persone sono state arrestate dalla polizia di frontiera statunitense per il reato di favoreggiamento all’ “immigrazione clandestina”. La particolarità di questo avvenimento che è all’ordine del giorno nella zona di frontiera tra Messico e Stati Uniti risiede nella tecnica con cui gli accusati avrebbero guidato i sans papiers attraverso la frontiera, ovvero utilizzando dei telefoni cellulari attraverso cui potevano comunicare in diretta con i loro clienti. I trafficanti in questo modo garantivano il loro supporto logistico nascosti sulle cime delle montagne circostanti, evitando il rischio di essere visti dalle autorità in compagnia dei migranti. Secondo le autorità di frontiera federali statunitensi questo nuovo accorgimento sarebbe ormai in via di diffusione.

18 novembre: Svezia. Il Comitato contro la tortura ha criticato la Corte per l’immigrazione riguardo alle modalità e ai criteri con cui vengono valutati i rischi relativi alla deportazione. L’alto numero di deportazioni che la Svezia ha effettuato quest’anno sono anche il risultato della riformulazione della legge sull’asilo avvenuta quattro anni fa, quando l’espressione “ragione umanitaria” è stata sostituita con “circostanze particolarmente dolorose” come motivo per richiedere l’asilo in Svezia.

19 novembre: Regno Unito. Il Migration advisory committee (MAC) ha presentato una proposta di legge in base a cui le persone che beneficiano degli aiuti statali per l’alloggio non potranno domandare il ricongiungimento familiare con una persona proveniente da fuori Europa, a meno che questa non provi di avere entrate economiche sufficienti per vivere nel Regno Unito. Il salario minimo, secondo le stime del MAC, dovrebbe superare i 18 000 £ annui. Se passasse questa misura, più del 50% dei ricongiungimenti familiari verrebbero impediti.

20 novembre: Norvegia. Il consiglio comunale della cittadina di Sandnes ha promosso un appello in cui si chiede al governo di garantire il diritto all’impiego ai migranti senza permesso di soggiorno. L’appello è stato votato in seguito alla decisione del governo norvegese di ritirare le tax-cards, schede rilasciate a tutti i lavoratori in Norvegia che fissano la quota di tasse da versare o l’eventuale esenzione. Una manifestazione a sostegno della medesima causa si è svolta nella città di Stavanger.

20 novembre: Australia. Secondo un rapporto pubblicato oggi dal quotidiano Herald Sun i quasi 60.000 migranti senza permesso di soggiorno residenti in Australia provengono principalmente dagli Stati Uniti, dall’Inghilterra, dalla Cina, dalla Malaysia, e dalla Corea del Sud, sarebbero arrivati in Australia in aereo e sarebbero diventati irregolari per essere rimasti oltre la scadenza dei loro permessi di soggiorno. Uno su tre risiede nel paese da più di dieci anni.

21 novembre: Australia. Un’imbarcazione con a bordo 116 richiedenti asilo è stata intercettata al largo delle coste dell’Australia Occidentale e verrà scortata a Chirstmas Island per le pratiche di identificazione e la detenzione dei richiedenti asilo.

21 novembre: Usa. Termina oggi un raid di quattro giorni dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) che ha portato all’arresto di 53 migranti senza permesso di soggiorno con precedenti penali. Si tratta di 42 uomini e 11 donne provenienti dai seguenti paesi: Albania, Algeria, Brasile, Canada, Capo Verde, Colombia, Repubblica Domenicana, Haiti, Irlanda, Italia, Messico, Portogallo, Vietnam.

21 novembre: Regno Unito. Il sito inglese Open democracy ha pubblicato un dossier critico relativo alle pratiche di detenzione dei minori nel Regno Unito; si tratta di un tema che al momento è al centro del dibattito sull’immigrazione nel Paese, dato che il governo ha ufficialmente dichiarato di voler cessare la detenzione dei minori mentre nei fatti la pratica continua come dimostra l’apertura del centro pre-partenze per famiglie di Pease Pottage avvenuta a settembre 2011. In particolare, le critiche riguardano la mancanza di trasparenza e di informazione da parte del governo nei confronti delle politiche detentive, e le condizioni precarie in cui i minori vengono gestiti nei centri, senza che vengano forniti servizi di assistenza medica e psicologica sufficientemente soddisfacenti.

21 novembre: Ue- Grecia-Turchia. Gli ufficiali dell’agenzia Frontex hanno rilevato l’incapacità da parte delle autorità greche ad effettuare controlli lungo il confine con la Turchia, e stanno pertanto valutando la possibilità di sospendere l’operazione nella regione di Evros. Secondo il direttore esecutivo di Frontex, Ilkka Laitinen, i paesi membri che hanno contribuito al finanziamento dell’operazione di Frontex nella regione di Evros sono reticenti all’idea di proseguire la missione visto lo scarso impegno da parte della Grecia, che non è riuscita a costruire nuovi centri di detenzione differentemente da quanto pattuito. Il report di Frontex mostra che le detenzioni al confine tra Grecia e Turchia sono aumentate del 20% nel mese di ottobre 2011 rispetto all’ottobre 2010; il documento sottolinea inoltre “il record assoluto di 9600 attraversamenti irregolari di confine nell’ottobre 2011, con una media di circa 300 al giorno”. Secondo Frontex questi dati si spiegano con la carenza di strutture detentive sia in Grecia che in Turchia, e con l’assenza di accordi adeguati di riammissione”.

21 novembre : Ue. L’agenzia europea dei diritti fondamentali (FRA) pubblica un report sullo stato dei diritti fondamentali per i migranti in situazione irregolare nell’Ue. Il rapporto mette in evidenza le difficoltà per i migranti privi di documenti di soggiorno residenti negli stati membri dell’Ue – dai 1,9 milioni a 3,8, secondo le stime del progetto “Clandestino” finanziato dall’Ue nel 2008 – ad accedere ai diritti alla salute, all’educazione dei figli e alla giustizia. Si mette in evidenza, infatti, che in molti stati membri l’accesso ad alcuni diritti e servizi basilari comporta il rischio di essere segnalati alle autorità come migranti irregolari.

21 novembre: Ue. Pubblicato il rapporto di Migreurop del 2010, “Aux bords de l’Europe: l’externalisation des controles migratoires” secondo cui sono 400.000 i migranti che sono stati respinti alle frontiere dell’Europa, di cui 336.697 giunti via terra, 50.087 fermati negli aeroporti e 6074 arrivati via mare. Il rapporto si concentra prevalentemente sulla sorte dei migranti al confine tra Turchia e Iran e sui “passeggeri clandestini” a bordo delle navi della marina militare nelle varie zone d’Europa. L’inchiesta sui “passeggeri clandestini” permette di mettere in luce il ruolo di primo piano il trasferimento di responsabilità dalle istituzioni pubbliche agli attori privati nelle operazioni di controllo dei confini e di respingimento. L’inchiesta rileva che, dopo l’attivazione nel 2004 del Codice internazionale per la sicurezza delle imbarcazioni e delle installazioni portuali, il numero dei migranti senza documenti a bordo delle navi è diminuito, e che questo ha reso molto più rischioso il viaggio. Rispetto al confine tra Turchia e Iran, invece, il documento sottolinea la presenza di una zona militarizzata sul versante turco, dove i migranti sono sottoposti a trattamenti disumani da parte delle autorità turche.

21 novembre: Olanda. Il ministro dell’immigrazione ha annunciato che dal primo gennaio 2012 l’Olanda ristabilirà il controllo delle frontiere attraverso l’installazione di telecamere e l’identificazione delle targhe di immatricolazione delle vetture (in modo da scoprire i furti di auto). Il meccanismo di sorveglianza in questione sarà disposto lungo il confine con Belgio e Germania nei 15 punti dove sono stati rilevati maggiori attraversamenti. La Commissione europea verificherà, come aveva già fatto nel maggio di quest’anno nei confronti della Danimarca, che le misure in questione siano conformi alle regole di libera circolazione applicabili nello spazio Schengen. L’Olanda, insieme alla Finlandia, si è pronunciata contro la proposta sostenuta dal Parlamento europeo di fare entrare nello spazio Schengen la Romania e la Bulgaria.

22 novembre: Spagna. Circa 30 migranti residenti nel CETI di Melilla hanno organizzato una manifestazione di protesta di fronte alla sede della delegazione del governo spagnolo per richiedere il loro trasferimento nella penisola. Nelle ultime settimane nuclei familiari già presenti nel centro sono stati trasferiti, godendo della precedenza rispetto agli altri, a prescindere dalla data di arrivo e dal periodo di attesa già maturato.

22 novembre: Consiglio d’Europa. Il Commissario dei diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa, Thomas Hammarberg, pubblica un articolo polemico nei confronti delle politiche dell’Unione europea relativamente alla situazione che si è venuta a creare dopo l’abolizione dei visti di ingresso per i cittadini di alcuni paesi dell’ex-Iugoslavia. Hammarberg ricorda che il diritto fondamentale di lasciare il proprio paese, sancito dalla Dichiarazione dei diritti umani e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, dovrebbe essere applicato senza condizioni e discriminazioni. Cosa che non avviene, invece, da quando in seguito all’abolizione dei visti di ingresso e all’aumento delle richieste d’asilo dei cittadini provenienti da tali paesi, l’Unione europea ha fatto pressioni affinché i governi prendessero delle misure per limitare il fenomeno. La Macedonia si è conformata a tale richiesta con una nuova normativa che stabilisce il reato di utilizzo abusivo del regime di esenzione dei visti dell’Ue. Mentre in altri paesi le persone che vogliono recarsi in un paese Ue devono spiegarne il motivo e dimostrare di potersi finanziare il viaggio e il biglietto di ritorno. In realtà, continua Hammarberg, tali misure servono a discriminare soprattutto i cittadini di origine rom, anche in questo caso presi come capri espiatori.

22 novembre: Belgio. La commissione dell’Interno della Camera ha votato un progetto di modifica della legge sulla regolarizzazione per motivi medici. Se l’attuale procedura prevede che una persona in gravi condizioni di salute abbia il diritto a ottenere il permesso di soggiorno, questa modifica mira a inasprire le condizioni di accettabilità della domanda, al fine di “evitare gli abusi, ossia le domande non fondate”. A tale proposito verrà stabilito un filtro iniziale, attraverso cui un medico dovrà pronunciarsi circa il carattere manifestamente grave o meno della malattia.

22 novembre: Regno Unito. Un report dell’Alto commissariato per i rifugiati (UNHCR) sulle condizioni degli apolidi che si trovano attualmente nel Regno Unito, rileva che spesso queste persone non vengono identificate in Gran Bretagna, e in tal modo i loro diritti, garantiti dalle Convenzioni internazionali del 1954 e del 1961 sullo status degli apolidi, non vengono garantiti. In secondo luogo, il report segnala che molti apolidi sono stati detenuti dalle autorità per l’immigrazione.

22 novembre: Australia. Nel centro di detenzione di Northern a Darwin tre richiedenti asilo curdi della minoranza Faili si cuciono le labbra e due si avvelenano con un’overdose di pillole per protestare contro la detenzione di più di ventun mesi. Le loro richieste di asilo sono state rifiutate ma non sono stati deportati in quanto apolidi: i curdi faili sono musulmani sciiti originari del confine tra l’Iran e l’Irak. Negli anni 70 e 80 Saddam Hussein li ha espulsi dall’Iraq in Iran e gli ha tolto la cittadinanza. I cinque uomini sono sotto cure mediche e stanno assumendo liquidi.

22 novembre: Usa. Utah. Il governo degli Stati Uniti fa causa allo stato dello Utah per il pacchetto di leggi “Utah solution to immigration” approvata il 15 marzo scorso e che prevede un approccio securitario e l’incentivazione dei programmi di guest workers. L’accusa ricorda che l’immigrazione è materia di competenza federale e chiede l’annullamento di alcune parti del pacchetto dello Utah tra cui il compito per la polizia locale di stabilire un’ipotesi (“presunzione”) rispetto al permesso di soggiorno delle persone arrestate.

23 novembre: Australia-Pakistan. Dal primo dicembre le domande di ricongiungimento famigliare di residenti in Pakistan e Afghanistan (a eccezione di chi abbia la cittadinanza afgana) saranno analizzate dall’Alto Commissariato australiano di Islamabad, in Pakistan. I cittadini afgani residenti in Afghanistan o Pakistan continueranno a fare domanda presso il consolato australiano di Dubai.

23 novembre: Canada. Un gruppo di 300 persone di vari paesi asiatici, africani, europei e medio-orientali fanno causa al governo canadese per la lentezza con cui sta analizzando le loro domande di immigrazione, alcune delle quali risalgono addirittura al 2004.

23 novembre: Ue-Iraq. Il ministro iracheno per l’immigrazione, Dindar Najman, ha reso noto che l’aeroporto di Baghdad non ammetterà più iracheni che sono stati deportati con la forza dagli Stati europei. La decisione è stata presa dal neo-costituito Comitato contro le deportazioni forzate, promosso dal governo stesso, in seguito alle critiche ricevute dalla Federazione internazionale dei rifugiati iracheni (IFIR) per avere stretto accordi sui rimpatri dei propri cittadini con i Paesi europei. Tra gli Stati che nel 2005 hanno cominciato le deportazioni forzate verso Bagdad vi sono la Danimarca, la Finlandia, la Norvegia e la Svezia. Secondo l’IFIR, dal 2005 a oggi sono stati deportati tra i 5000 e i 6000 rifugiati iracheni dall’Europa, di cui la maggioranza sono Curdi.

23 novembre: Svizzera. La “cartografia” dei centri di detenzione amministrativa in Svizzera, effettuata dal ricercatore americano Michael Flynn, mette in evidenza come la prigione sia a oggi la soluzione più impiegata in Svizzera per trattenere i migranti senza permesso di soggiorno. Pertanto, il centro di detenzione di Frambois a Ginevra, considerato “modello eccellente di detenzione amministrativa” non è che un’eccezione all’interno di un panorama che vede soltanto 11 centri di detenzione specifici su 32 che detengono i migranti senza permesso. Il secondo elemento di critica riguarda la pratica delle deportazioni: le statistiche svizzere segnalano che tra le persone rimpatriate più del 70% hanno precedenti penali. In realtà, secondo l’analisi di Flynn, si tratta di una strategia per cui “la Svizzera utilizza la categoria del soggiorno illegale come strategia per deportare i piccoli delinquenti”.

23 novembre: Italia. Dopo le numerose giornate di protesta da parte dei lavoratori della logistica dell’Esselunga di Pioltello, è ora la volta anche dei lavoratori della SDA di Carpiano, in provincia di Milano, quasi tutti migranti, che questa notte hanno organizzato un picchetto per bloccare il carico merce da parte dei camion. Chiedono un orario di lavoro sicuro per tutti, pause limitate ad un’ora per turno, passaggio al contratto logistica trasporto merci e spedizioni con il corretto inquadramento e il rispetto degli scatti di anzianità.

23 novembre: Ue. In base ai dati della ricerca europea Fleeing Homophobia in cui per la prima volta viene condotto uno studio sui 27 paesi dell’Ue relativo ai diritti dei migranti e dei richiedenti asilo LGBTI “è possibile stimare che nell’Unione Europea arrivino ogni anno 10.000 richieste di asilo da parte di persone LGBTI”. La ricerca fa emergere le notevoli differenze nel modo in cui gli stati membri Ue trattano le richieste di asilo di persone LGBTI, ma sottolinea contemporaneamente come molti siano rimpatriati in paesi in cui rischiano la persecuzione a causa delle loro scelte sessuali e come quest’ultime spesso non siano considerate sufficienti per garantire l’asilo. I problemi concernenti il riconoscimento dello status d’asilo alle persone LGBTI hanno iniziato a essere considerati in modo specifico solo da alcuni anni: l’UNHCR ha pubblicato nel 2008 le Linee guida sulle richieste di asilo legate all’orientamento sessuale e sull’identità di genere, mentre nel 2011 il Commissario per i diritti umani del Consiglio d’Europa ha pubblicato un rapporto sulle discriminazioni subite da persone LGBTI.

24 novembre: Serbia. Il governo serbo ha deciso di chiudere il centro per richiedenti asilo di Banja Koviljača contro il quale da alcune settimane sta protestando la popolazione della zona in seguito a un episodio di violenza sessuale su una donna di origini britanniche per il quale era sospettato un immigrato. La discussione verte ora sul nuovo luogo in cui istallare il centro.

24 novembre: Ue-Africa. Alla conferenza euro-africana sulle migrazioni che si è tenuta a Dakar, alla quale hanno partecipato una sessantina di paesi africani ed europei, si è parlato della creazione di un terreno comune nella “gestione concertata” delle migrazioni. Il programma adottato dalla conferenza, che fa seguito a quella di Rabat nel 2006 e di Parigi nel 2008, dal titolo “Strategia di Dakar” per il periodo 2012-2014 si basa sulla gestione della migrazione legale, la lotta all’immigrazione irregolare e il rafforzamento della sinergia tra migrazioni e sviluppo. Secondo il direttore generale agli affari interni della Commissione europea Stefano Manservizi, il documento finale della conferenza rispetta l’interesse di tutti i paesi, poiché “è interesse dei paesi di destinazione, di transito e di origine lavorare insieme per la riduzione della migrazione irregolare e contro le reti criminali di traffico dei migranti e della tratta degli esseri umani”. Come le prime due conferenze, anche la conferenza di Dakar è stata contestata da una rete di associazioni che hanno organizzato un contro vertice di denuncia delle politiche europee e africane di controllo e gestione delle migrazioni.

24 novembre: Regno Unito. L’ultimo report dell’Ufficio nazionale di statistica rivela che l’indice netto di immigrazione relativo al 2010 è stato di 252 000 persone, rimanendo sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Il numero delle domande di asilo (4912), provenienti prevalentemente da cittadini di nazionalità pakistana e iraniana, è aumentato in maniera sostanziale rispetto al 2009. Questi dati sono dunque indice di una parziale sconfitta della politica del governo inglese, che mira a ridurre il tasso netto di immigrazione annua entro il 2015 al di sotto di qualche decina di migliaia.

24 novembre: Regno Unito. Il ministero dell’Interno ha annunciato che procederà al rimpatrio dei minori afgani richiedenti asilo (di 16 e 17 anni) che hanno ricevuto il diniego. La decisione è stata fortemente criticata dal Refugee Action e dal Refugee Children’s Rights Project.

24 novembre: Regno Unito. 5 lavoratori di nazionalità brasiliana senza permesso di soggiorno sono stati arrestati dagli ufficiali dell’Agenzia britannica per le frontiere (UKBA) nel quartiere londinese di Earl Court. Tutti erano impiegati in ristoranti della zona; i proprietari dei
locali dovranno pagare una somma di 50 000 £ come sanzione, mentre i 5 lavoratori verranno trasferiti in centri di detenzione in attesa di essere deportati.

24 novembre: Mauritania. Il rappresentante della Caritas a Noudhibou denuncia le condizioni in cui vengono detenuti i migranti nel centro di detenzione aperto nel 2006 con il sostegno della Spagna. Migranti rinchiusi per l’intera giornata nelle celle, maltrattamenti, mentre la durata della detenzione dipende dalla disponibilità dei veicoli per le deportazioni collettive. Denuncia inoltre una “politica delle cifre” che l’Unione europea sta implementando anche nei paesi africani, attraverso i soldi che arrivano con i Fondi europei allo sviluppo, una parte dei quali dedicati al capitolo immigrazione. Mentre i viaggi verso le isole Canarie sono diminuiti notevolmente – da più di trentamila nel 2006 alle tremila del 2009 – non è infatti diminuita la cifra dei migranti trattenuti nel centro di detenzione di Noudhibou voluto dalla Spagna come uno degli strumenti per arrestare i viaggi. Secondo le cifre rese note dalla Croce rossa spagnola sino all’estate del 2008 la media delle persone detenute era sempre di 360 al mese. Un numero che si spiega solo con gli arresti avvenuti sul territorio mauritano in base al semplice sospetto dei tentativi di immigrazione “clandestina”.

24 novembre: Canada. Il ministro dell’immigrazione Kenney presenta un provvedimento, approvato senza discussione parlamentare, per impedire a chi è colpevole di un reato grave di chiedere il ricongiungimento in Canda con un parente cittadino di un altro paese. Semp
re oggi Kenney annuncia una drastica riduzione della quota di lavoratrici domestiche straniere ammesse nel paese: 9.000 per il 2012 contro le 16.000 del 2011.

24 novembre: Usa. New York. Passa un’ordinanza comunale che limita la collaborazione tra le prigioni comunali e il dipartimento Immigration and Customs Enforcement (ICE) federale. Secondo la nuova ordinanza i detenuti che abbiano scontato la loro pena nelle prigioni di New York non verranno trattenuti ulteriori 48 ore per controlli relativi al loro permesso di soggiorno da parte dell’ICE, se non nei casi in cui abbiamo precedenti penali, ci siano altri procedimenti aperti nei loro confronti, o rientrino nella lista di potenziali terroristi.

25 novembre. Regno Unito.Le restrizioni relative all’entrata dei migranti di nazionalità bulgara e romena all’interno del mercato del lavoro inglese, entrate in vigore nel 2007, sono state estese fino alla fine del 2013, termine ultimo dettato dall’Unione europea. Le misure di restrizione in questione implicano che le persone richiedano un permesso all’Agenzia britannica per le frontiere (UKBA) prima di cercare lavoro nel Regno Unito.

25 novembre: Regno Unito-Repubblica del Congo. Un’inchiesta pubblicata da Justice First, un’associazione per i diritti umani, emerge che molte delle persone che sono state rimpatriate in Congo dal 2007 al 2011 dall’Agenzia britannica per le frontiere (UKBA) hanno subito persecuzioni una volta rientrate nel Paese. Justice First accusa la UKBA di aver fatto riferimento a dati sulla sicurezza del Paese non più validi, e di non aver garantito alle persone deportate protezione contro possibili torture.

25 novembre: Libia. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, in un rapporto per il consiglio di sicurezza delle Nazioni unite stima che i nuovi dirigenti libici continuino a detenere circa 7000 prigionieri, in maggioranza di origine subsahariana, privi di qualsiasi protezione giuridica. I detenuti sarebbe anche stati sottoposti a torture. A rivelare la notizia del rapporto l’agenzia Reuters.

25 novembre: Italia. L’associazione Migranda pubblica un appello per la liberazione di Adama, una donna di origine senegalese arrestata e detenuta nel Cie di Bologna in seguito alla denuncia di violenza che aveva fatto nei confronti del suo ex-compagno da cui era stata stuprata e picchiata. All’arrivo dei carabinieri, la donna è stata arrestata in quanto priva di permesso di soggiorno. Nell’appello si chiede la sua liberazione e che le venga concesso il permesso di soggiorno.

25 novembre: Grecia-Turchia. La polizia di frontiera greca fa sapere di aver trovato i corpi di due migranti morti alla frontiera tra la Grecia e la Turchia, nei pressi del fiume Evros. Dallo scorso ottobre sono 10 i migranti trovati morti in questa zona.

25 novembre: Marocco-Spagna. L’associazione marocchina per i diritti dei migranti Gadem in un comunicato stampa denuncia le azioni sempre più violente da parte delle forze dell’ordine marocchine e spagnole per impedire l’arrivo in Spagna dei migranti. In particolare, l’associazione riferisce di due episodi avvenuti il 25 ottobre e il 3 novembre scorsi in cui per fermare il passaggio delle imbarcazioni le forze dell’ordine marocchine e spagnole hanno causato la morte di alcuni dei migranti. Secondo le testimonianze raccolte dall’associazione non si tratta di episodi isolati, ma di una pratica ormai ricorrente.

26 novembre: Italia. Nel naufragio di un’imbarcazione a vela vicino alla costa di Brindisi, hanno perso la vita tre migranti. Circa una trentina i dispersi.

27 novembre: Spagna. Con la vittoria del Partito Popolare spagnolo alle ultime elezioni politiche si prevedono nuove riforme in materia di immigrazione, nonostante la recentissima legge sull’immigrazione approvata dal governo Zapatero sia entrata ufficialmente in vigore lo scorso giugno. Dalle parole di Rafael Hernanso, portavoce di Mariano Rjoy, segretario del PP, il partito avrebbe intenzione di restringere notevolmente la normativa vigente sul cosiddetto ‘arraigo social’, ovvero quel processo di ‘integrazione sociale’ che passa attraverso il periodo di residenza, la formazione professionale e l’ottenimento di un contratto di lavoro che dà la possibilità al cittadino straniero di ottenere il permesso di soggiorno, nonostante egli sia entrato in territorio spagnolo come sans papier. Il PP vorrebbe anzitutto regolare tale normativa restringendo notevolmente le possibilità di ottenimento del documento e, in più, introdurre una sorta di ‘visto per la ricerca di lavoro’ della durata di un periodo determinato, ancora da definire. Il cittadino straniero potrebbe con questo visto entrare liberamente in Spagna per cercare lavoro, ma allo scadere del documento dovrà uscire dal paese.

28 novembre: Belgio. I sei partiti della nuova coalizione di governo hanno raggiunto un accordo relativo alle linee future sulla politica migratoria e sul diritto di asilo. I punti principali concernono la pratica del rimpatrio “volontario”, che verrà incentivata come misura prioritaria, l’espulsione immediata dei migranti che verranno arrestati dalla polizia senza permesso di soggiorno, nonché il miglioramento delle condizioni all’interno dei centri di detenzione.

29 novembre: Australia. Parte oggi un programma per scarcerare cento richiedenti asilo al mese dietro il riconoscimento di un permesso di soggiorno temporaneo mentre le loro richieste di asilo vengono analizzate. I richiedenti asilo in Australia sono soggetti alla detenzione obbligatoria durante il periodo in cui la loro richiesta viene analizzata (un periodo che può durare anche anni). 27 richiedenti asilo afgani e dello Sri Lanka sono stati liberati oggi e soggiorneranno presso parenti e amici. Sono 3.800 i richiedenti asilo attualmente detenuti nei centri australiani. Il ministro dell’immigrazione presenta il programma come una risposta ai problemi di sovraffollamento dei centri australiani e come una soluzione dopo il fallimento del 3 giugno scorso dell’accordo con la Malaysia per il trasferimento di 800 richiedenti asilo dal territorio australiano in Malaysia.

30 novembre: Italia. E’ stata rilasciata dal Cie di Bologna Adama, la donna senegalese che dopo aver chiamato i carabinieri per denunciare lo stupro e la violenza subita dal suo ex-compagno era stata arrestata e portata al Cie in quanto priva di permesso di soggiorno e per la cui liberazione era stato lanciato un appello dall’associazione Migranda.

30 novembre: Italia-Libia. Il nuovo ministro degli esteri italiano, Giulio Terzi, ha affermato oggi che è "cruciale riattivare il trattato di amicizia" tra Italia e Libia siglato nel 2008 dal presidente del consiglio italiano Berlusconi e dal colonnello Gheddafi. Per questo, il ministro ha affermato che prossimamente si recherà a Tripoli non appena la struttura del nuovo governo libico guidato da premier Al Kiib sarà pienamente funzionante.

30 novembre: Regno Unito. Un gruppo di migranti detenuti nel centro di Morton Hall, nella regione del Lincolnshire, ha protestato contro la chiusura anticipata delle celle. Uno di loro ha tentato la fuga ma è stato fermato. Nonostante si trattasse di una protesta pacifica, gli agenti della UKBA hanno aggredito le persone che manifestavano il proprio dissenso, e due di loro verranno trasferiti nei centri di detenzione di Dover e Colnbrook.

30 novembre: Belgio. Una manifestazione di protesta da parte della rete di attivisti di NoBorders ha avuto luogo a Steenokkerzeel, nei pressi di Bruxelles, dove verrà inaugurato prossimamente un nuovo centro di detenzione, denominato Caricole.

30 novembre: USA. Durante un raid in un’industria che produce scatole a Detroit (Michigan), vengono arrestati il capo officina e 14 lavoratori sospettati di non avere regolare permesso di soggiorno. Il governo federale dirama una comunicazione a tutti i datori di lavoro annunciando severi controlli e pene per chi assuma lavoratori stranieri senza permesso di soggiorno.

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