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Global Detention Project

Cronologia degli accordi Italia-Tunisia (a cura di Martina Tazzioli, dicembre 2011)

(a cura di Martina Tazzioli)

6 agosto 1998: Primo accordo bilaterale Italia-Tunisia, raggiunto tra il Ministro degli Esteri italiano Lamberto Dini e l’ambasciatore tunisino a Roma. Non si tratta di un trattato scritto ma di una nota verbale, in cui il governo tunisino si impegna a mettere in atto misure efficaci di controllo delle coste in cambio di quote di ingresso annuali in Italia per i cittadini tunisini. L’Italia si impegna a finanziare i centri di detenzione sul territorio tunisino e a vietare le espulsioni collettive. Relativamente agli aiuti economici, il governo Prodi ha promosso un fondo di 150 miliardi di lire da stanziare in tre anni sotto forma di crediti all’industria.

13 dicembre 2003: Siglato l’accordo Italia-Tunisia relativo alla cooperazione di polizia, che ha come obiettivo l’addestramento delle forze di polizia tunisine per il pattugliamento delle coste, attraverso un’assistenza tecnica da parte dell’Italia e a una rafforzata cooperazione tra i due Paesi. Inoltre, vengono stabilite nuove quote di ingresso in Italia per i cittadini tunisini lavoratori.

15 ottobre 2008: La commissione militare mista italo-tunisina ha individuato nel “contrasto all’emigrazione e all’immigrazione clandestina” la priorità delle prossime operazioni militari nelle acque tunisine, rafforzando l’idea di una “guerra a bassa intensità”, ovvero la guerra all’immigrazione “clandestina”.

28 gennaio 2009: Siglato dal ministro italiano dell’Interno Roberto Maroni e da quello tunisino Rafik Haj Kacem un nuovo accordo bilaterale tra Italia e Tunisia che prevede una procedura accelerata per la riammissione dei migranti tunisini senza permesso di soggiorno. Il patto si concretizza nella richiesta alla Tunisia di una più efficace politica di identificazione, in cambio di un aiuto di 50 milioni di euro da parte italiana. L’accordo prevede inoltre il finanziamento dei programmi di “rimpatrio volontario assistito” usufruendo del Fondo europeo per le riammissioni. La cooperazione tra il governo tunisino e quello italiano riguarda inoltre “il contrasto dell’immigrazione irregolare” tramite il rinforzo dei controlli alle frontiere, e la gestione delle quote di ingresso annuali per i migranti lavoratori.

Aprile 2010: È stato attivato dal Ministero degli Esteri italiano il Tavolo Tunisia di cooperazione decentrata tra Italia e Tunisia, progetto teso al rafforzamento dell’attività di cooperazione economica tra i due Paesi. In questo quadro, l’Italia ha accordato alla Tunisia un aiuto finanziario di 200 milioni di euro, prospettando una pratica collaborativa tra i due Paesi fondata sul modello bottom-up e centrata attorno al partenariato territoriale, a partire dalla promozione dello sviluppo locale.

Febbraio 2011: La guerra ai migranti tunisini diretti a Lampedusa e sulle coste siciliane passa anche per le innovazioni tecnologiche: nell’ambito del progetto europeo Integrated border surveillance system (2008) e in collaborazione con Frontex, sulle coste italiane verrà installata per un costo complessivo di 5 milioni di euro, una rete di radar anti-immigrati, capaci di individuare anche le imbarcazioni più piccole. Si tratta di sensori radar di profondità impiegati per la sorveglianza delle coste che verranno installati nelle località marine del centro-sud Italia. Lo scopo, secondo la Guardia di Finanza, è quello di “prevenire l’immigrazione clandestina, i traffici illeciti di armi e stupefacenti, la pesca illegale e gli attacchi terroristici”.

11 febbraio 2011: Circa 1400 tunisini arrivano a Lampedusa nel giro di 24 ore, anche se i primi arrivi post-rivoluzione erano già iniziati a fine gennaio. Il Ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni comincia a parlare di “possibile esodo biblico” e di “emergenza umanitaria causata dalla fuga in massa dall’area di crisi magrebina”, avvertendo che tra i migranti arrivati vi potrebbero essere “criminali e personaggi infiltrati da organizzazioni terroristiche” . Il Ministro ha sottolineato inoltre che il problema viene acuito dal fatto che il governo tunisino non sta rispettando l’accordo bilaterale in vigore in quanto incapace di fronteggiare la situazione di crisi politica in cui si trova il Paese. Tuttavia, già per la settimana prossima, dichiara il Ministro, è in programma un vertice con le autorità tunisine per stabilire come organizzare i rimpatri, che in questi giorni non è stato possibile effettuare, proprio a causa della crisi in corso. Secondo il quotidiano tunisino Effabah, le autorità tunisine hanno arrestato in questi giorni più di mille persone intenzionate a partire verso l’Italia senza documenti. Nel frattempo Maroni ha annunciato che chiederà l’autorizzazione al governo tunisino affinché i contingenti italiani possano intervenire per bloccare le partenze.

11 febbraio 2011: Una nave della Marina militare tunisina ha speronato, al di fuori delle acque territoriali tunisine, un’imbarcazione di propri connazionali diretta verso l’Italia. In seguito allo speronamento la barca è affondata e la maggioranza delle persone a bordo sono morte annegate. Secondo le testimonianze dei superstiti, degli elicotteri italiani stavano sorvolando il cielo durante l’accaduto, senza intervenire a soccorrere i migranti.

12 febbraio 2011: Il Consiglio dei Ministri italiano ha deliberato lo stato di emergenza umanitaria sul territorio nazionale “a seguito dell’afflusso di numerosi cittadini nordafricani nel territorio meridionale”.

14 febbraio 2011: Il Ministero degli Esteri tunisino ha criticato il tentativo di ingerenza dell’Italia negli affari interni della Tunisia, dopo che il Ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni ha dichiarato l’intenzione di inviare le forze di polizia italiane in Tunisia. Questa decisione, secondo Maroni, dipende dall’incapacità mostrata dalle autorità tunisine ad applicare l’accordo sul controllo dell’immigrazione irregolare per come previsto dal trattato bilaterale del 2009. Alle parole di Maroni hanno fatto eco quelle del Ministro degli Esteri Franco Frattini, il quale ha affermato che “in Tunisia non vi è più un sistema di sicurezza e noi siamo quindi disposti a fornire un aiuto logistico in termini di equipaggiamento delle forze di polizia, oltre a mettere a disposizione mezzi sia navali che terrestri per il controllo delle coste tunisine, di fronte all’interesse comune a frenare il traffico irregolare”.

14 febbraio 2011: Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni ha aperto il Centro di prima accoglienza di Lampedusa, che ha una capacità di 800 persone. I tunisini arrivati da inizio anno sono 5258, di cui 343 già rimpatriati, mentre 2644 sono stati trasferiti nei centri di detenzione presenti sul territorio italiano.

20 febbraio 2011: Per far fronte all’ “emergenza immigrati” sul territorio italiano, l’Unione europea ha dato il via alla missione Hermes coadiuvata dall’agenzia Frontex. La missione prevede l’invio di esperti degli stati membri con mezzi aerei e navali “per assistere le autorità italiane nella gestione del flusso migratorio proveniente dal Nord Africa e in particolare degli arrivi dalla Tunisia sull’isola di Lampedusa”. Al tempo stesso, si prevede un coinvolgimento diretto delle autorità tunisine. Gli esperti di Frontex contribuiranno a raccogliere informazioni sugli immigrati giunti in Italia.

Marzo 2011: Il Ministero degli Esteri italiano avvierà in Tunisia un progetto di finanziamento in favore dell’ambiente e del turismo, che si concentrerà prevalentemente “sulle regioni costiere dal punto di vista ambientale, turistico e della sicurezza marittima”. Tra i programmi già predisposti vi è quello relativo alla costruzione di una rete radar per il monitoraggio delle coste e contro l’inquinamento marino da 35 milioni di euro a credito di aiuto. 9 milioni di euro saranno invece destinati alla valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale tunisino, al fine di diversificare l’offerta turistica, formando operatori turistici e sostenendo le piccole imprese del settore.

14 marzo 2011: Il Ministero degli Esteri italiano ha lanciato un programma di aiuti economici volti a incentivare lo sviluppo delle aree interne della Tunisia. La Direzione per la cooperazione generale allo sviluppo del Ministero degli Esteri ha dichiarato che “in Tunisia, così come in altri Paesi del sud del Mediterraneo, è necessario mettere in atto delle misure di medio e lungo termine che incidano sulla stabilizzazione e la regolarizzazione dei sistemi economici, in modo che si possa avviare un sistema di crescita che abbia ripercussioni benefiche anche nel nostro Paese”. In quest’ottica, il DCGS ha presentato un pacchetto finanziario da 73 milioni di euro destinato alle piccole e medie imprese tunisine, che si inserisce in un programma più ampio di sostegno per la ripresa economica del Paese. L’obiettivo principale di queste linee di credito è duplice: sostenere i processi di transizione democratica in corso e incentivare lo sviluppo economico nel Paese rafforzando le imprese finanziare, creando occupazione giovanile e garantendo l’accesso al credito da parte delle imprese tunisine, nella convinzione che “solo attraverso un investimento ampio, complesso e di grande portata nella sponda sud del Mediterraneo si può veramente creare sviluppo e tutelare il nostro interesse nazionale in termini di impresa’’ .

17 marzo 2011: Il Ministero degli Esteri italiano ha lanciato il progetto Emergenza Libia relativo all’accoglienza in Tunisia delle popolazioni in fuga dal conflitto libico. L’Italia fornirà al governo tunisino 300 00 euro e si impegna in operazioni di intervento nelle città di Djerba, di Zaarzis, di Ben Guerdane e nel campo profughi di Choucha. Il progetto ha per obiettivo principale di sostenere il governo tunisino e le agenzie internazionali nella gestione della crisi umanitaria prodotta dal conflitto libico, contribuendo alla gestione dei campi di accoglienza e ai rimpatri nei Paesi di provenienza delle persone giunte in Tunisia in fuga dalla Libia. Di fronte alla richiesta del governo provvisorio tunisino di fornire aiuto per il rimpatrio dei cittadini di “Paesi terzi” arrivati in Tunisia per fuggire al conflitto libico, la Direzione generale per la cooperazione allo sviluppo (DGCS) del Ministero degli Esteri italiano ha inviato un’équipe nella zona frontaliera con la Libia di Ras Ajadir, per costituire un presidio di coordinamento internazionale che presieda alle operazioni di rimpatrio. Da parte italiana, i rimpatri saranno effettuati in collaborazione con la Croce Rossa, la Protezione civile e il Ministero della Difesa. L’Italia ha effettuato sei voli di rimpatrio, tre verso l’Egitto, due verso il Mali e uno in Bangladesh, per un totale di 863 cittadini. La Direzione per la cooperazione allo sviluppo contribuirà inoltre con 500 000 euro al Lybia evacuation and stabilisation project lanciato dall’Oim al fine di assicurare efficienti procedure di identificazione e di facilitare il rimpatrio delle persone fuggite in Egitto e in Tunisia dalla Libia.

25 marzo 2011: Non si è giunti a nessun accordo sull’immigrazione tra Tunisia e Italia, in occasione della missione in Tunisia del ministro degli Esteri Franco Frattini e del Ministro dell’Interno Roberto Maroni, dopo che il governo italiano aveva annunciato un aiuto alla Tunisia per 80 milioni di euro per la lotta contro “l’immigrazione clandestina” e 150 milioni di euro a sostegno della ripresa dell’economia tunisina. Le misure di rimpatrio immediato, previste dagli accordi bilaterali del 1998 e del 2009, di tutti i cittadini tunisini arrivati a Lampedusa dal gennaio di quest’anno, non sono state rispettate dal governo tunisino, ha dichiarato il Ministero degli Esteri italiano. La Tunisia ha risposto facendo appello alla solidarietà nei confronti del popolo tunisino in questo momento politico particolare, ricordando che la Tunisia sta accogliendo al momento 150 000 persone provenienti dalla Libia.

31 marzo 2011: Mentre a Lampedusa sono cominciati i primi trasferimenti dei migranti con le navi verso i centri di detenzione sulla terraferma, il Primo Ministro italiano Silvio Berlusconi ha dichiarato che il governo tunisino non sta rispettando gli accordi bilaterali tra Italia e Tunisia, nonostante avesse annunciato di bloccare le partenze verso l’Italia. Del resto, ha spiegato Berlusconi, l’Italia ha garantito aiuti finanziari alla Tunisia per la ripresa economica, ma questo in cambio di controlli più efficienti lungo le coste. Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni ha aggiunto che finora la Tunisia non ha accettato il rimpatrio dei propri 19 000 cittadini finora identificati a Lampedusa dal mese di gennaio 2011.

5 aprile 2011: Siglato a Tunisi dal Ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni e dal suo corrispettivo tunisino Habib Hessib l’accordo tra Italia e Tunisia per gestire l’“emergenza immigrazione”. Il trattato prevede da parte tunisina l’impegno a rafforzare i controlli delle coste e ad accettare le misure di respingimento diretto che verranno adottate dall’Italia nei confronti dei migranti tunisini senza permesso di soggiorno che arriveranno sulle coste italiane dopo il 5 aprile. “I migranti tunisini che arriveranno d’ora in poi sulle coste italiane verranno rimpatriati in maniera diretta e con procedure semplificate” stabilisce il comunicato del Ministero dell’Interno italiano. “Sarà necessario infatti che la persona venga riconosciuta dalle autorità consolari senza altre formalità e senza l’invio delle schede dattiloscopiche”. Il governo transitorio tunisino ha invece respinto la proposta italiana che prevedeva il rimpatrio massiccio dei ventimila tunisini finora arrivati da gennaio. L’accordo fissa nel numero di sei motovedette, quattro pattugliatori e un centinaio di fuoristrada l’equipaggiamento tecnico che l’Italia fornirà alla Tunisia, per un corrispettivo di 100 milioni di euro, affinché il Paese nordafricano riprenda e implementi i controlli sulle coste, che dalla rivoluzione del 14 gennaio fino a oggi sono risultati praticamente assenti. In termini di aiuti economici promessi dall’Italia per la ripresa dell’economia tunisina, il Ministro degli Esteri italiano Franco Frattini ha stanziato 150 milioni di euro per sostenere le attività dei giovani tunisini con sistemi di microcredito e nuove occupazioni. Tuttavia, il patto non contiene alcuna indicazione specifica circa le date e le modalità di svolgimento dei rimpatri, concedendo soltanto che il rimpatrio dovrà avvenire solo successivamente all’accertamento della nazionalità del migrante; tema quello dei rimpatri su cui peraltro si sono registrati forti dissensi tra i due governi: se il Ministro Maroni sta spingendo nella direzione di rimpatri forzati, il governo tunisino ha precisato di voler sostenere i rimpatri di tipo volontario. Inoltre, sul piano militare l’accordo garantisce all’Italia un margine di manovra pressoché illimitato alle operazioni di pattugliamento delle coste tunisine, mentre spetterà alla Marina Militare e alla Garde Nationale tunisina il compito di bloccare le imbarcazioni dei migranti e di ricondurle sul territorio tunisino. Il governo italiano, in base all’Art. 20 del testo unico sull’immigrazione relativo all’istituzione delle misure di protezione temporanea, ha emanato un decreto “visto l’eccezionale afflusso di cittadini dal Nord Africa” - alla luce del decreto del 12 febbraio 2011, in cui è stato dichiarato lo stato di emergenza umanitaria sul territorio fino al 31 dicembre 2011 - in base a cui i migranti senza permesso di soggiorno giunti dal Nord Africa in Italia da gennaio 2011 fino alla mezzanotte de 5 aprile potranno richiedere un permesso di soggiorno per ragioni umanitarie, della validità di sei mesi, mentre chi arriverà a partire dal 6 aprile non beneficerà della misura speciale e verrà rimpatriato. Il permesso dovrebbe consentire, ai titolari in possesso di un documento di viaggio, la libera circolazione nei Paesi dell’Unione europea, conformemente a quanto stabilito dalla Convenzione di applicazione dell’accordo di Schengen e dalla normativa comunitaria. Il decreto individua come potenziali soggetti che potranno fare richiesta del permesso “i cittadini appartenenti ai Paesi del Nord Africa”, senza fornire alcuna indicazione sugli Stati che apparterrebbero a quest’area geografica. In ogni caso, il Ministro Maroni ha precisato che resteranno tuttavia esclusi dalla concessione del permesso “tutti i soggetti socialmente pericolosi ai sensi della Legge 1423 del 1956 e della Legge 565 del 1975, le quali escludono dal permesso di soggiorno chi sia destinatario di un provvedimento di espulsione già notificato e chi risulti denunciato per una serie di reati” .

7 aprile 2011: Il Ministero dell’Interno italiano ha esteso alla regione del Nord Africa lo stato di emergenza umanitaria che era stato dichiarato rispetto al territorio nazionale in data 12 febbraio 2011. Il Ministero ha inoltre dichiarato che a partire dai prossimi giorni verranno rilasciati i permessi temporanei della validità di 6 mesi ai tunisini giunti in Italia entro la mezzanotte del 5 aprile (23 000). Il Ministro ha criticato la decisione della Francia di porre strette limitazioni all’ingresso su suolo francese dei tunisini muniti del permesso temporaneo rilasciato dall’Italia: in data 6 aprile il governo francese ha diramato una circolare che stabilisce come condizioni di ingresso, per una permanenza in Francia per un periodo non superiore ai tre mesi, il possesso di un titolo di viaggio, di sufficienti risorse finanziarie (62 euro al giorno, e 31 nel caso in cui si venga accolti da qualcuno), di un documento di soggiorno in corso di validità, oltre a non costituire una minaccia per l’ordine pubblico, e a non essere entrati in Francia da più di tre anni.

7 aprile 2011: è partito il primo volo di rimpatrio di tunisini direttamente dall’isola di Lampedusa, due giorni dopo la firma dell’accordo con la Tunisia, mentre la Marina militare tunisina ha effettuato la prima intercettazione in mare, bloccando una nave diretta verso l’Italia con a bordo 190 tunisini.
8 aprile 2011: Il decreto emanato in data 5 aprile è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale e prevede il rilascio, insieme al permesso temporaneo di 6 mesi per i tunisini arrivati entro il 5 aprile, anche di un titolo di viaggio. Il decreto specifica che le persone interessate dovranno fare domanda del permesso entro 8 giorni dalla data odierna.
12 aprile 2011: Il Ministro dell’Interno francese Claude Guéant ha comunicato la decisione della Francia di continuare a impedire l’ingresso nel territorio francese ai tunisini che, seppur muniti del permesso di soggiorno temporaneo rilasciato dall’Italia, non adempiono alle altre condizioni stabilite dal governo francese. Intanto centinaia di tunisini stazionano a Ventimiglia in attesa di passare la frontiera con la Francia.

17 aprile: Il governo francese, di fronte ai tentativi dei tunisini di passare il confine a Ventimiglia, supportati dall’iniziativa “Un treno per la dignità” promossa dalla campagna “Welcome”, ha deciso di sopprimere i treni che passavano tra Ventimiglia e la città francese di Mentone. I treni hanno ripreso a circolare solo a fine giornata. I tunisin hanno protestato per l’impedimento a passare la frontiera che ormai dura da alcuni giorni, indicendo una manifestazione nel paese di Ventimiglia.

7 maggio 2011: Il Ministro dell’Interno Roberto Maroni ha reso noto che la Tunisia, per la prima volta in seguito all’accordo bilaterale raggiunto il 5 aprile, ha fermato un’imbarcazione al largo delle coste tunisine diretta in Italia.

9 maggio 2011: Cominciano a fallire alcuni rimpatri di cittadini tunisini, nonostante gli accordi bilaterali tra Italia e Tunisia firmati il 5 aprile scorso. L’aereo decollato da Roma diretto a Tunisi con a bordo 29 persone non ha ricevuto l’autorizzazione ad atterrare all’aeroporto di Tunisi.

17 maggio: Sono stati sospesi per il momento i rimpatri verso la Tunisia, dopo che anche oggi un aereo decollato dall’Italia e diretto a Tunisi con a bordo 30 cittadini tunisini si è visto negare l’autorizzazione ad atterrare.

2 agosto 2011: Il parlamento italiano ha approvato il nuovo decreti rimpatri, che innalza da 6 a 18 mesi il tempo massimo di trattenimento nei Cie per i migranti sprovvisti di permessi di soggiorno. Tra le norme contenute è prevista inoltre l’espulsione immediata per coloro, tra i migranti senza permesso di soggiorno, che possono costituire un pericolo per il mantenimento dell’ordine pubblico. Il decreto introduce il “permesso per motivi umanitari” e il “rimpatrio volontario” come “alternativa al rimpatrio forzato”.

21 agosto 2011: Respingimento collettivo da parte della Marina italiana di un’imbarcazione con a bordo 130 cittadini tunisini in prossimità dell’isola di Lampedusa. L’operazione è avvenuta con la collaborazione della Marina tunisina. Quanto è avvenuto viola il principio di non refoulement sancito dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, dalla Convenzione a salvaguardia dei diritti dell’uomo e dalla Convenzione di Ginevra.

28 agosto 2011: Un’indagine pubblicata dall’Agenzia di stampa Redattore Sociale ha reso note le modalità con cui vengono effettuati i respingimenti collettivi in Tunisia: le unità navali che avvistano le imbarcazioni di migranti dirette verso Lampedusa avvertono la Marina militare italiana, la quale comunica con la Guardia di Finanza, a cui spetta il controllo delle frontiere e dell’immigrazione irregolare. Quando viene valutato che l’imbarcazione sia proveniente dalla Tunisia, i migranti vengono imbarcati sulle navi italiane e poi trasbordati su quelle tunisine, che si occupano del rimpatrio. L’inchiesta rivela che l’identificazione delle persone a bordo dell’imbarcazione avviene in modo assolutamente sommario, sulla base della carnagione dei migranti e non individualmente, senza dunque dare la possibilità di valutare se tra di essi vi sono dei potenziali richiedenti asilo.

16 settembre 2011: I voli di rimpatrio dall’Italia verso Tunisi previsti per oggi sono stati bloccati dalle autorità tunisine. Il primo volo, partito da Milano, ha potuto far scendere soltanto 30 cittadini tunisini, numero che secondo il governo tunisino corrisponde al tetto massimo di rimpatri giornalieri pattuiti. I 19 migranti rimasti a bordo sono bloccati all’aeroporto di Tunisi con una scorta di 90 poliziotti. L’altro aereo sta attendendo a Palermo l’autorizzazione a decollare da parte delle autorità tunisine.

19 settembre 2011: Piano straordinario per i rimpatri della durata di 3 settimane, concordato a Tunisi dal ministro dell’Interno italiano Roberto Maroni in occasione del suo incontro in Tunisia il 12 settembre con le autorità locali. Il nuovo accordo bilaterale tra Italia e Tunisia regola le misure di rimpatrio per i cittadini tunisini arrivati in Italia dopo il 5 aprile 2011. Il governo tunisino si impegna a ricevere 100 rimpatri al giorno con una frequenza di cinque giorni a settimana, per la durata di tre settimane per un totale di 1500 persone.

20 settembre 2011: Il Centro di prima accoglienza di Lampedusa, che conteneva a oggi 1300 persone, è stato incendiato dai migranti, proprio il giorno seguente alla notizia del nuovo accordo raggiunto tra Italia e Tunisia che stabilisce la frequenza dei rimpatri.

21 settembre 2011: A seguito degli avvenimenti del giorno precedente, alcuni abitanti di Lampedusa hanno scatenato una vera e propria guerriglia contro i tunisini, mentre la polizia anziché fermarli ha caricato gruppi di migranti.

21 settembre 2011: Il governo italiano ha stanziato 230 milioni di euro per far fronte all’ emergenza immigrazione”: 46 milioni saranno impiegati nella gestione dei centri di detenzione, 77 milioni sono destinati alle attività della Protezione Civile, 6 milioni alla Guardia di Finanza e 38 milioni serviranno “a far fronte agli ulteriori oneri previsti dall’accordo anti-clandestini stipulato tra Italia e Tunisia il 5 aprile 2011”. Questi fondi saranno indirizzati al Ministero dell’Interno italiano, ma la nota non specifica a quale attività saranno destinati, né se costituiscono la contro-partita che il governo italiano fornirà a quello tunisino.

22 settembre 2011: Secondo le dichiarazioni del Ministero dell’Interno, l’accordo bilaterale tra Italia e Tunisia sembra essere saltato, in quanto il governo tunisino non sta più rispettando i termini dell’accordo relativi ai rimpatri. In seguito all’incendio del Centro di prima accoglienza di Lampedusa, avvenuto il 20 settembre, il porto dell’isola viene dichiarato “luogo non sicuro per lo sbarco di migranti”, per cui i migranti intercettati in mare verranno portati in Sicilia, a Porto Empedocle, e non più sull’isola di Lampedusa.

23 settembre 2011: Dopo i fatti di Lampedusa (21 settembre) il governo italiano ha deciso di “svuotare l’isola”, rimpatriando finora una parte dei migranti che si trovavano nel Centro di prima accoglienza di Lampedusa, e trasferendo i restanti, in attesa di essere rimpatriati, in centri di detenzione galleggianti, ovvero in tre traghetti ormeggiati al largo del porto di Palermo. Sono circa 700 i migranti detenuti nelle navi prigione, presidiate a turno da 500 uomini delle forze dell’ordine. Il governo tunisino non ha rilasciato nessuna dichiarazione in proposito. 605 sono intanto i cittadini tunisini rimpatriati ad oggi.

26 settembre 2011: Tra i tunisini ancora detenuti nelle navi-prigione nel porto di Palermo, 220 sono stati trasferiti nel centro di prima accoglienza di Elmas (Cagliari) in attesa di essere rimpatriati. 100 sono stati invece rimpatriati oggi da Palermo, mentre in totale a bordo delle due navi restano 300 persone.

6 ottobre 2011: Il governo italiano ha prorogato di sei mesi i permessi di soggiorno rilasciati per motivi umanitari in base al decreto del 5 aprile. Tra le motivazioni principali che hanno portato a questa decisione, si legge, vi è il bilancio positivo delle misure previste dagli accordi Italia-Tunisia e l’obiettivo che la cooperazione tra i due Paesi in materia di immigrazione prosegua e si rafforzi in futuro. Rilevato che, in base all’accordo del 5 aprile 2011 tra il Governo italiano e quello tunisino, sono proseguite con risultati molto positivi sia l’attività di vigilanza sulle coste tunisine, sia l’azione di prevenzione e di contrasto dell’immigrazione illegale, sia le operazioni di rimpatrio dei cittadini tunisini giunti in Italia successivamente alla citata data del 5 aprile 2011; “Preso atto delle rinnovate richieste, che pervengono dal Governo provvisorio tunisino, di proseguire nelle linee di cooperazione e collaborazione già avviate tra i due Paesi; Considerato altresì che tale rapporto di collaborazione dovrà essere confermato ed ulteriormente rafforzato con il nuovo Governo tunisino che si insedierà all’esito delle consultazioni elettorali per l’Assemblea Costituente del 23 ottobre 2011, in particolar modo per il proseguimento dei programmi di rimpatrio volontario e assistito e per una efficace politica di programmazione dei flussi, il Presidente del Consiglio dei Ministri decreta che il termine di sei mesi è prorogato di ulteriori sei mesi alle medesime condizioni di cui al predetto D.P.C.M. 5 aprile 2011”.

7 ottobre 2011: Con il rimpatrio degli ultimi 50 tunisini senza permesso di soggiorno all’aeroporto di Palermo si è completato il “piano rimpatri” straordinario su cui il Ministro dell’interno italiano e quello tunisino avevano trovato l’accordo lo scorso 12 settembre, siglato poi ufficialmente il 19. In seguito all’accordo in questione, sono stati 1490 i tunisini rimpatriati con 30 voli charter, mentre 3385 è il totale dei rimpatri verso la Tunisia effettuati dal 5 aprile a oggi.

10 ottobre 2011: L’ambasciatore italiano Pietro Benassi ha incontrato a Tunisi il segretario generale del partito Ennada, Hamadi Jebali, per discutere della questione immigrazione: il programma politico di Ennada in proposito è quello di ridurre la disoccupazione giovanile, prima causa delle partenze verso l’Italia. Tuttavia è necessario, ha dichiarato il segretario, che l’Italia riapra i canali legali di ingresso poiché “è inaccettabile che Italia e Francia abbiano questa posizione di chiusura totale; proprio loro che hanno approfittato dei magrebini nel periodo coloniale e che hanno appoggiato le recenti dittature”, ragione per cui il governo tunisino ha sbagliato a sottostare ai dettami dei governi europei in materia di controllo delle migrazioni.

15 ottobre 2011: La stampa tunisina mette l’accento sui rimpatri forzati effettuati dall’Italia nei confronti degli harraga tunisini, sottolineando come gli atti di violenza di cui talvolta i migranti si sono resi protagonisti come nel caso dell’incendio del Centro di prima accoglienza di Lampedusa, è il frutto della condizione insopportabile a cui sono sottoposti dal momenti in cui arrivano in Italia. Le autorità italiane, riscontra la stampa tunisina, hanno optato per sistemi di espulsione collettiva: “ce fut un coup dur pour nos harragas, dont le rapatriement se fait chaque jour par des centaines. Il s’agit de la dure réalité d’un rêve brisé […] Entre temps, nul ne peut prévoir la fin de la vague des expulsions que les autorités italiennes, motivées par l’adhesion de l’opinion publique qui la qualifie de “populaire”, semblent déterminées à poursuivre. Advienne que pourra! Basta...” (La Presse)

25 ottobre 2011: Il governo rende noto che con l’ultimo rimpatrio di 60 tunisini avvenuto in settimana con un volo charter decollato da Palermo, si è concluso il piano straordinario per i rimpatri concordato da Maroni con il suo omologo tunisino Hassad Essib lo scorso 12 settembre, e siglato il 19. I tunisini giunti in Italia da gennaio sono 24 769, di cui più della metà (14 000) arrivati nel solo mese di marzo.

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